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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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«Bene, Johnny, solleveremo la botola con una pertica dall'esterno della cabina. Puoi tenerlo sotto tiro?»

Peterson girò su se stesso. La sua .45, già armata, puntò contro la figura. «Lo tengo sotto tiro» disse.

Peterson guardò nel pozzo dell'ascensore, e vide un filo di luce apparire sotto di lui quando gli agenti nell'atrio sollevarono la botola con un grappino dello SWAT. La figura immobile era parzialmente sopra la botola, e un braccio si mosse quando gli agenti spinsero dal basso.

Peterson premette un po' di più il pollice sulla sicura della Colt. «Ha mosso il braccio, tenente, ma credo che sia stata la botola a spostarlo.»

«Ricevuto. Spingete.»

La botola si rovesciò con un tonfo contro la parete del pozzo. Per Peterson era difficile vedere qualcosa, nella luce. «Non si è mosso. Non ha la mano sull'arma.»

La voce che gli risuonava all'orecchio era calma. «Okay, Johnny, aspetta. Stiamo per entrare nella cabina, quindi osserva con lo specchio se ci sono movimenti. Caso mai saremo noi a sparare. Dai conferma.»

«Ricevuto.»

«Nell'atrio, Tate guardò gli agenti entrare nella cabina. Un uomo armato di fucile a proiettili perforanti puntò l'arma contro il soffitto dell'ascensore. Un altro salì su una scala a pioli. Era armato d'una grossa pistola automatica fissata a una torcia elettrica. Uno specchio e la pistola-torcia passarono attraverso la botola. Poi passarono anche la testa e le spalle dell'agènte. Porse a un compagno una .38. «È morto» gridò agli altri.

Tate si chiese se la morte del dottor Lecter significava che anche Catherine Martin sarebbe morta: tutte le informazioni utili erano andate perdute quando la luce si era spenta nel cervello di quel mostro.

Gli agenti lo stavano tirando giù: il corpo passava capovolto attraverso la botola dell'ascensore, veniva ricevuto da molte braccia... una bizzarra deposizione in una cabina illuminata. L'atrio si andava riempiendo, i poliziotti si affollavano per vedere.

Un agente del Dipartimento Correzione e Pena si fece avanti, guardò le braccia tatuate del cadavere.

«Quello è Pembry» disse.

38

Nella parte posteriore dell'ambulanza che correva a sirene spiegate, il giovane infermiere si teneva puntellato per non sobbalzare troppo mentre si accingeva a comunicare via radio con il supervisore del pronto soccorso. Dovette alzare la voce per farsi sentire.

«È in stato comatoso ma i sintomi vitali sono buoni. Buona pressione del sangue. Centotrenta e novanta. Sì, novanta. Polso ottantacinque. Presenta ferite gravi e slabbrate alla faccia, un occhio enucleato. Ho applicato bende a pressione sulla faccia e ho inserito una sonda. Può darsi che abbia una ferita d'arma da fuoco alla testa, non so.»

Dietro di lui, sulla barella, i pugni contratti e insanguinati si rilassano all'interno della cintura. La mano destra esce, trova la fibbia della cinghia tesa attraverso il petto.

«Ho paura di esercitare troppa pressione sulla testa... ha avuto qualche movimento convulso prima che lo mettessimo sulla barella. Sicuro, l'ho messo nella posizione Fowler.»

Alle spalle del giovane, la mano afferrò il bendaggio chirurgico e scoprì gli occhi.

L'infermiere sentì il sibilo dell'aria nella sonda, molto vicino, si voltò e si trovò di fronte la faccia insanguinata. Non vide la pistola che scendeva e

lo colpiva con forza sull'orecchio.

L'ambulanza rallentò, si fermò nel traffico sulla superstrada a sei corsie. Gli automobilisti che la seguivano suonavano i clacson, confusi, esitavano ad aggirarla. Due piccoli schiocchi, come di un ritorno di fiamma, e l'ambulanza si rimise in moto. Sbandò, si raddrizzò, si spostò sulla corsia di destra.

L'uscita per l'aeroporto era ormai vicina. L'ambulanza continuò a procedere sulla corsia di destra, facendo lampeggiare le luci mentre i tergicristalli si muovevano e si arrestavano, la sirena si smorzava e riprendeva a suonare, si smorzava di nuovo e si spegneva nel silenzio, e finalmente si spegnevano anche le luci lampeggianti. L'ambulanza procedette, svoltò all'uscita per l'aeroporto internazionale di Memphis: lo splendido edificio era inondato di luci nella sera invernale. Prese la rampa e raggiunse i cancelli automatici del vasto parcheggio sotterraneo. Una mano insanguinata si sporse per ritirare lo scontrino. Poi l'ambulanza sparì lungo il tunnel del parcheggio.

39

In una situazione normale, Clarice Starling sarebbe stata curiosa di vedere la casa di Crawford ad Arlington; ma il bollettino sulla fuga del dottor Lecter trasmesso dalla radio della macchina le fece dimenticare ogni altra cosa.

Con le labbra intorpidite e il cuoio capelluto raggricciato per l'orrore, continuò a guidare meccanicamente. Vide la linda casa tipo ranch costruita negli anni Cinquanta senza guardarla, e si chiese vagamente se le finestre illuminate sulla sinistra erano quelle della stanza di Bella. Il suono del campanello le sembrò troppo forte.

Crawford aprì la porta al secondo squillo. Indossava un cardigan un po' sformato e stava parlando nel radiotelefono. «Copley a Memphis» disse. Le accennò di seguirlo e la precedette attraverso la casa continuando a borbottare nel telefono.

In cucina, un'infermiera tolse dal frigorifero una boccetta e l'alzò controluce. Quando Crawford la guardò inarcando le sopracciglia con aria interrogativa, l'infermiera scosse la testa per indicare che non aveva bisogno di lui.

Crawford condusse Clarice Starling nello studio, scendendo due gradini per entrare in quello che era chiaramente un garage doppio ristrutturato. Lo spazio non mancava: c'erano un divano e varie poltrone, e sulla scrivania ingombra un terminale di computer risplendeva di luce verde accanto a un antico astrolabio. Sembrava che la moquette fosse posata sul cemento. Crawford fece cenno a Clarice di sedere.

Poi coprì il ricevitore con la mano. «Starling, so che è assurdo, ma a Memphis lei ha consegnato qualcosa a Lester?»

«No.»

«Niente.»

«Niente.»

«Gli ha portato i disegni e altre cose che aveva fatto togliere dalla sua cella?»

«Non glieli ho mai dati. Quella roba è ancora nella mia borsa. È stato lui a dare a me il dossier. Ed è tutto.»

Crawford tenne stretto il telefono sotto la guancia. «Copley, è una stronzata monumentale. Voglio che salti agli occhi di quel bastardo, e subito. Rivolgiti direttamente al capo, direttamente al TBI. Fai avvertire la linea calda. C'è Burroughs. Sì.» Spense l'apparecchio e lo mise in tasca.

«Vuole un caffè, Starling? Una Coca?»

«Cos'è questa storia? Avrei consegnato qualcosa al dottor Lecter?»

«Chilton sostiene che deve aver dato a Lecter qualcosa che lui ha usato per aprire la serratura delle manette. Dice che non l'ha fatto di proposito... ma per ignoranza.» Qualche volta gli occhi di Crawford sembravano piccoli e irosi come quelli di una tartaruga. La osservava per vedere come l'avrebbe presa. «Chilton ha cercato di metterle le mani addosso, Starling? Per questo ce l'ha con lei?»

«Forse. Il caffè, senza latte e con lo zucchero, grazie.»

Mentre Crawford era in cucina, Clarice respirò profondamente e si guardò intorno. Quando si vive in un dormitorio o in una caserma, essere in una casa dà un senso di conforto. Anche se il terreno le tremava sotto i piedi, si sentiva aiutata dalle sensazioni della vita che i Crawford avevano vissuto li dentro.

Crawford stava tornando; portava gli occhiali bifocali e scendeva cautamente i gradini, reggendo le tazze. Con i mocassini ai piedi, era un po' più basso. Quando Clarice si alzò per prendere il caffè, i loro occhi erano quasi allo stesso livello. Crawford aveva odore di sapone, e i capelli erano soffici e grigi.

«Copley dice che non hanno ancora trovato l'ambulanza. Stanno svuotando le caserme della polizia in tutto il Sud.»

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