Il silenzio degli innocenti
- Автор: Thomas Harris
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: R. Rambelli
- Жанр: Маньяки
Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:
«Lo porti a Washington, e torni a scuola» disse Krendler aprendo la porta.
«Il signor Crawford mi ha ordinato...»
«I suoi ordini sono quelli che le sto dando io. In questo momento non è sotto la direzione di Jack Crawford. È tornata sotto la supervisione di tutti gli altri allievi, e deve rientrare a Quantico, mi ha capito? C'è un aereo alle due e dieci. Parta con quello.»
«Signor Krendler, il dottor Lecter ha parlato con me dopo aver rifiutato di parlare alla polizia di Baltimora. Potrebbe farlo ancora. Il signor Crawford ha pensato...»
Krendler chiuse di nuovo la porta, con più energia del necessario. «Agente Starling, non sono tenuto a darle spiegazioni ma mi ascolti. L'opinione di Scienza del Comportamento è consultiva e lo è sempre stata. E così tornerà a essere. Comunque, Jack Crawford dovrebbe essere in permesso per gravi motivi di famiglia. Mi sorprende che sia riuscito a comportarsi con tanta efficienza. Ha corso uno stupido rischio con questa storia, tenendola nascosta alla senatrice Martin, e pazienza. Con uno stato di servizio come il suo, così prossimo alla pensione, neppure la senatrice Martin può danneggiarlo molto. Quindi, se fossi al suo posto non mi preoccuperei per la sua pensione.»
Clarice Starling stava quasi perdendo la pazienza. «Ha qualcun altro che sia riuscito a catturare tre mostri pluriomicidi? Conosce qualcuno che ne abbia preso anche uno solo? Non dovrebbe lasciare che sia la senatrice Martin a dare disposizioni, signor Krendler.»
«Lei dev'essere una ragazza sveglia, altrimenti Crawford non le darebbe peso, quindi glielo dirò una volta sola. Impari a star zitta, o finirà a fare la dattilografa. Non capisce? L'unica ragione per cui era stata mandata da Lecter, all'inizio, era scoprire qualcosa che il suo direttore potesse usare nei suoi rapporti con il Campidoglio. Informazioni senza peso su gravissimi reati, lo scoop con il dottor Lecter... sono tutte cose che il suo direttore distribuisce come caramelle quando cerca di farsi approvare il bilancio. I membri del Congresso bevono tutto. Lei è fuori strada, agente Starling, e comunque è fuori da questo caso. So che ha un tesserino supplementare. Me lo consegni.»
«Ho bisogno del tesserino per portare la pistola in aereo. La pistola appartiene all'Accademia di Quantico.»
«La pistola. Gesù. Consegni il tesserino appena sarà arrivata.»
La senatrice Martin, Gossage, un tecnico e diversi poliziotti erano radunati intorno a un terminale video con un modem collegato al telefono. La linea calda del National Crime Information Center stava trasmettendo un resoconto dei progrèssi mentre le informazioni fornite dal dottor Lecter venivano controllate a Washington. C'era una comunicazione dei Centri Nazionali Prevenzione Malattie di Atlanta: l'antrace dell'avorio d'elefante si contrae respirando la polvere che si produce quando si lavora l'avorio africano, di solito per ricavarne manici decorativi. Negli Stati Uniti è una malattia dei fabbricanti di coltelli.
Nel sentire l'espressione "fabbricanti di coltelli", la senatrice Martin chiuse gli occhi asciutti e febbricitanti. Strinse il fazzolettino di carta che aveva in mano.
Il giovane agente che aveva fatto entrare Clarice Starling nell'appartamento portò un caffè alla senatrice. Aveva ancora il berretto in testa.
Clarice non aveva nessuna intenzione di filarsela senza farsi notare. Si fermò e disse: «Buona fortuna, senatrice. Spero che a Catherine vada tutto bene».
La senatrice Martin annuì senza guardarla. Krendler le fece segno di uscire.
«Non sapevo che non poteva entrare» disse il giovane poliziotto mentre Clarice usciva.
Krendler la seguì. «Ho il più grande rispetto per Jack Crawford» disse. «Gli riferisca che ci dispiace moltissimo per... per il problema di Bella e tutto quanto. E adesso torniamo a scuola e diamoci da fare, intesi?»
«Addio, signor Krendler.»
Clarice si ritrovò sola nel parcheggio, con la sensazione inquietante di non aver capito nulla del mondo.
Seguì con gli occhi un piccione che zampettava sotto i camper e le imbarcazioni. Raccattò un guscio di arachide e lo posò di nuovo. Il vento umido gli scompigliava le penne.
Clarice Starling avrebbe voluto parlare con Crawford. Lo spreco e la
stupidità danno i risultati peggiori, le aveva detto. Si serva di questo mo-
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mento e la temprerà. E la prova più dura... non permetta che la rabbia e la frustrazione le impediscano di pensare. E importante per scoprire se è in grado di comandare o no.
Non le importava niente di comandare. E adesso si accorgeva che non le importava neppure di essere l'agente speciale Starling. Non ci teneva affatto, se bisognava giocare a quel tipo di gioco.
Pensò alla povera ragazza morta, grassa e triste che aveva visto sul tavo
lo dell'impresa delle pompe funebri a Potter, West Virginia. Si era dipinta le unghie con lo smalto lucido, proprio come quelle stramaledette barche per lo sci acquatico.
Come si chiamava? Kimberly.
Che mi venga un accidente se questi stronzi mi vedranno piangere.
Gesù, si chiamavano tutte Kimberly, ce n'erano quattro nella sua classe. E tre uomini che si chiamavano Sean. Kimberly, con quel suo nome da sceneggiato televisivo, cercava di farsi bella, si era fatta tutti quei fori nelle orecchie per cercare di sembrare carina, per adornarsi. E Buffalo Bill aveva guardato le sue patetiche tette piatte, aveva puntato nel mezzo la canna della pistola e l'esplosione le aveva tracciato sul petto una stella marina.
Kimberly, la sua sorella grassa e triste che si depilava le gambe con la ceretta. Non c'era da meravigliarsi... a giudicare dalla faccia, le braccia e le gambe, la pelle era la sua cosa più bella. Kimberly, dovunque tu sia, sei indignata? Non c'era stata una senatrice che si era interessata a lei, non c'erano stati jet per trasferire un pazzo. Pazzo era una parola che non doveva usare. C'erano tante cose che non avrebbe dovuto fare. I pazzi.
Guardò l'orologio. Aveva a disposizione un'ora e mezzo prima della partenza dell'aereo, e c'era una piccola cosa che poteva fare. Voleva guardare in faccia il dottor Lecter mentre diceva "Billy Rubina". Se fosse riuscita a sostenere abbastanza lo sguardo di quegli strani occhi marrone, se avesse guardato in profondità, dove la tenebra risucchiava le scintille, avrebbe potuto vedere qualcosa di utile. Pensava che avrebbe potuto scorgere un riflesso di allegria.
Grazie a Dio, ho ancora il tesserino.
Clarice Starling lasciò sull'asfalto una striscia di gomma di tre metri quando uscì dal parcheggio.
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Clarice correva con la macchina nel traffico pericoloso di Memphis, e due lacrime di rabbia le si erano asciugate sulle guance. Si sentiva stranamente leggera ed euforica. Un'innaturale chiarezza di percezione della sua vista l'avvertiva che era portata a battersi, e quindi cercava di controllarsi.
Era passata davanti al vecchio tribunale non molto tempo prima, quando era arrivata dall'aeroporto, e lo ritrovò senza troppe difficoltà.
Le autorità del Tennessee non intendevano correre rischi con Hannibal Lecter. Erano decisi a tenerlo ben stretto senza esporlo ai pericoli del carcere municipale.
La soluzione consisteva nell'ex tribunale con la relativa prigione, una massiccia struttura gotica di granito, costruita ai tempi in cui la manodopera non costava niente. Adesso era una sede degli uffici del municipio, restaurata con zelo un po' eccessivo in quella città prospera e molto sensibile alla storia.
Quel giorno sembrava una roccaforte medievale circondata dalla polizia.
Il parcheggio era invaso da un assortimento di macchine dei tutori dell'ordine: pattuglia della stradale, Dipartimento dello sceriffo della Shelby