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La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]

Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:

L’impero della Terra si estende attraverso una miriade di mondi, mondi antichi ma anche giovani e freschi e ribelli, disseminati nella sconfinata immensità degli spazi galattici. Un impero richiede forza e controllo: un impero diffuso attraverso gli anni luce è un impero destinato a sfaldarsi sotto la spinta di innumerevoli forze disgregatrici. Le colonie stellari più remote sono ansiose di affrancarsi dal gioco pesante del pianeta madre… che ha creato un’avida compagnia interstellare, la Multiplanetaria del Sole, per privare di ogni ricchezza i mondi dei pionieri. Ma la Lega delle Grandi Stelle decide di opporsi a queste spinte contraddittorie... e il nodo cruciale della situazione diventa una titanica stazione siderale situata nel sistema nel Sole di Pell, una colossale base cosmica nota nella Galassia umana come “la Porta dell’Infinito”. E in questa complessa partita a scacchi tra la Terra e la Confederazione dei Grandi Abissi, s’inserisce il fattore vitale della Lega dei Mondi Ribelli… uno scontro tra forze contrastanti ciascuna delle quali può muovere le stelle e i soli della Galassia, forze tra le quali nessuna sembra avere la possibilità di vincere realmente la battaglia… Un gigantesco, splendido affresco galattico, uno dei grandi cicli della fantascienza moderna: tutto questo, e molto di più, è La Lega dei Mondi Ribelli.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
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— Parlate di Bennett — chiese Colosso, perché anche lui, come gli altri di passaggio, da qualunque campo venissero, era passato dall’accampamento degli umani, e aveva conosciuto Bennett Jacint; e c’era stato grande cordoglio, a Lassù, quando era arrivata la notizia della morte di Bennett.

— Parlerò io — disse Satin, perché a lei, l’ultima arrivata, toccava raccontare quella storia, fra tutte quelle che gli hisa raccontavano in quel luogo, e lei si accalorava nel narrarla. Ogni sera, da quando erano arrivati, non si era parlato dei piccoli fatti degli hisa, le cui vite erano sempre uguali, ma delle vicende dei Konstantin, di Emilio e della sua amica Miliko, che avevano fatto sorridere di nuovo gli hisa… e di Bennett che era morto, l’amico degli hisa. Tra tutti quelli che erano venuti a Lassù a raccontare quella storia, non c’era nessuno che poteva dire di averla vista con i propri occhi; e perciò la pregavano continuamente di ripeterla.

— Lui andò al mulino — raccontò Satin, quando arrivò alla fase più trise della storia — e disse agli hisa che erano là di scappare, che ci avrebbero pensato gli umani, gli umani avrebbero lavorato perché il fiume non si prendesse gli hisa. E lavorava con le sue mani, sempre, sempre, Bennett-uomo lavorava con le sue mani, non gridava mai, no, lui voleva bene agli hisa. Gli avevamo dato un nome… io glielo avevo dato, perché lui mi aveva dato il mio nome umano e il mio buon spirito. Io lo chiamavo Venuto-dalla-luce.

Vi fu un mormorio, di apprezzamento e non di critica, sebbene fosse una parola degli spiriti, usata per indicare il Sole stesso. Gli hisa incrociarono le braccia e rabbrividirono, come sempre quando lei raccontava.

— E gli hisa non abbandonarono Bennett-uomo, no, no. Lavorarono con lui per salvare il mulino. Il vecchio fiume era in collera con gli umani e con gli hisa, sempre in collera, ma soprattutto perché i Lukas-uomini avevano spogliato le sue rive e preso la sua acqua. E noi avvertimmo Bennett-uomo che non doveva fidarsi del vecchio fiume, e lui ci ascoltò e tornò indietro; ma noi hisa lavorammo perché il mulino non andasse perduto e Bennett non si rattristasse. Il vecchio fiume salì e salì, e portò via le palizzate, e noi a gridare presto, presto, venite via!, agli hisa che lavoravano. Io, Satin, lavoravo là, io ho visto. — Si batté la mano sul petto e toccò Denteazzurro, abbellendo il suo racconto. — Denteazzurro e Satin hanno visto. Corremmo per aiutare gli hisa e Bennett e i buoni uomini amici suoi; tutti corremmo per aiutarli. Ma il vecchio fiume li prese, e noi arrivammo troppo tardi, troppo tardi. Il mulino si sfasciò, ssst! E Bennett tese le braccia verso gli hisa presi dal vecchio fiume. E il vecchio fiume prese anche lui, con gli uomini che l’aiutavano. Noi gridammo e piangemmo e pregammo il vecchio fiume di renderci Bennett; ma lui lo prese lo stesso. Restituì tutti gli hisa, ma si prese Bennett-uomo e i suoi amici. L’abbiamo ancora negli occhi. Ed egli morì. Morì mentre tendeva le braccia agli hisa, il suo buon cuore lo fece morire, e il vecchio fiume cattivo se lo prese. Gli umani lo trovarono e lo seppellirono. E io piantai i bastoni-spirito intorno a lui e gli portai i doni. E siamo venuti qui, io e il mio amico Denteazzurro, perché era Tempo. Sono venuta in pellegrinaggio qui, dov’è la casa di Bennett.

Vi fu un mormorio di approvazione, un movimento ondeggiante tra coloro che li circondavano. Molti occhi brillavano di lacrime.

Ed era accaduta una cosa strana e impressionante, perché alcuni degli hisa di Lassù si erano portati intorno al cerchio, e anche loro si dondolavano e ascoltavano.

— Lui — disse uno di costoro, sorprendendo tutti — lui voleva bene agli hisa.

— È vero — disse Satin. Un nodo le strinse la gola, di fronte a quell’ammissione da parte di uno degli estranei che avevano ascoltato la sua angoscia. Cercò a tentoni fra i sacchetti, i suoi doni degli spiriti. Estrasse il pezzo di stoffa colorata, lo mostrò, tenendolo delicatamente fra le dita. — Questo è il mio dono-spirito, il nome che mi ha dato lui!

Altri ondeggiamenti, altri mormorii di approvazione.

— Qual è il tuo nome, narratrice?

Lei si strinse al petto il dono-spirito fissando lo sconosciuto che aveva parlato, e trasse un profondo respiro. Narratrice. Si sentiva accapponare la pelle, per quell’onore che le faceva il Vecchio. — Io sono Il-Cielo-la-vede. Gli umani mi chiamano Satin. — Tese una mano carezzevole verso Denteazzurro.

— Io sono Sole-che-splende-tra-le-nubi — disse Denteazzurro, — amico di Il-Cielo-la-vede.

Lo sconosciuto si dondolò; ormai tutti gli altri hisa si erano avvicinati, tra mormorii di meraviglia, ma sempre mantenendosi a rispettosa distanza da lei.

— Ti abbiamo sentito parlare di questo Venuto-dalla-luce, questo Bennett-uomo. Questo umano era buono, buono, e hai fatto bene a portargli doni. Ti diamo il benvenuto e rendiamo onore al tuo pellegrinaggio, Il-Cielo-la-vede. Le tue parole ci riscaldano, accendono i nostri occhi. Abbiamo atteso molto tempo.

Satin si inchinò ondeggiando, in segno di rispetto per l’età del suo interlocutore e per tanta cortesia. Gli altri mormorarono di nuovo. — Questo è il Vecchio — le bisbigliò Colosso. — A noi non parla.

Il Vecchio sputò, si lisciò sdegnosamente il pelame. — La narratrice dice cose giuste. Segna un Tempo con il suo viaggio. Cammina con gli occhi aperti.

— Ah — mormorarono gli altri, sbalorditi, e Satin ascoltò, turbata.

— Noi lodiamo Bennett Jacint — disse il Vecchio. — Ci conforta, sentire queste cose.

— Bennett-uomo era il nostro umano — disse fieramente Colosso. — L’umano della Porta dell’Infinito; è stato lui a mandarmi qui.

— Ci voleva bene — disse un altro. E un altro ancora: — Tutti gli volevano bene.

— Ci difendeva dai Lukas — disse Satin. — E Konstantin-uomo è suo amico; mi ha mandata qui per la mia primavera, per il pellegrinaggio; ci siamo incontrati sulla tomba di Bennett. Sono venuta per il grande Sole, per vedere la sua faccia, per vedere Lassù. Ma, Vecchio, noi vediamo soltanto macchine, non il grande splendore. Lavoriamo con fatica. Non abbiamo i fiori e le colline, io e il mio amico, no, ma speriamo ancora. Bennett diceva che qui tutto era bello e buono; diceva che il grande Sole è qui vicino. Noi aspettiamo di vederlo, Vecchio. Abbiamo chiesto delle immagini di Lassù, e nessuno le ha viste. Dicono che gli umani ce le nascondono. Ma aspetteremo, Vecchio.

Vi fu un lungo silenzio, mentre il Vecchio continuava a dondolarsi. Alla fine si fermò e alzò una mano ossuta. — Il-Cielo-la-vede, le cose che tu cerchi sono qui. Noi le visitiamo. Le immagini stanno nel luogo dove si radunano i Vecchi degli umani, e le abbiamo viste. Il Sole veglia su questo luogo, sì, è vero. Il tuo Bennett-uomo non ti aveva ingannata. Ma qui ci sono cose che ti farebbero rabbrividire, narratrice. Noi non parliamo di questi segreti. Come potrebbero capirli gli hisa della Porta dell’Infinito? Come potrebbero accettarli? I loro occhi non hanno visto. Ma questo Bennett-uomo ha acceso i tuoi occhi e ti ha dato un nome. Ah! Noi abbiamo atteso a lungo, molto a lungo, e ci riscalda il cuore darti il benvenuto.

«Sst! Lassù non è quello che sembra. Ricordiamo le immagini della pianura. Io le ho viste. Io ho dormito vicino a loro e ho sognato. Ma le immagini di Lassù… non sono per i nostri sogni. Tu ci hai parlato di Bennett Jacint, e noi ti parliamo, narratrice, di uno di noi che non hai visto: gli umani la chiamano Lily. Il suo nome è Il-Sole-sorride-su-di-lei, e lei è la Grande Vecchia, ha molte più stagioni di me. Le immagini che abbiamo dato agli umani sono diventate immagini umane, e vicino a loro un’umana sogna nei luoghi segreti di Lassù, in un luogo pieno di luce. Il Grande Sole viene a visitarla… lei non si muove mai, no, perché il sogno è bello. Giace nella luce, e il Sole riscalda i suoi occhi; le stelle danzano per lei; lei vede tutto Lassù sulle sue pareti, forse ci osserva in questo momento. Lei è l’immagine che veglia su di noi. La Grande Vecchia si prende cura di lei, e l’ama, perché è sacra. Il suo amore è buono, e lei sogna tutti noi, tutto Lassù, e il suo viso sorride sempre al grande Sole. Lei è nostra. Noi la chiamiamo Il-Sole-è-suo-amico.

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