Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]
- Автор: Уильямсон Джек
- Год: 1952
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Tom Arno
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]». Краткое содержание книги:
Durante le vacanze natalizie, tanti anni prima, lui aveva fatto una corsa a cavallo con Sam e Rex su per un viottolo che serpeggiava tra le colline fino a una vecchia segheria abbandonata. A un tratto, Sam aveva tirato le redini del suo cavallino scozzese per indicare agli altri una striscia fumosa sul dirupo roccioso, ossidato, che strapiombava sul Laurei Canyon. Quella striscia, disse Sam, indicava la presenza in quei paraggi d’una grotta indiana.
Barbee sapeva che Sam doveva avere scelto quella grotta. Lontanissima dalle strade comunemente usate, era tuttavia accessibile a un guidatore come Sam. C’era abbastanza vegetazione per nascondere la macchina, anche a un ricognitore aereo.
Con l’acqua vicina del Laurei Creek, legna a volontà per scaldarsi e un ricovero abbastanza capace e comodo per chiunque non andasse troppo per il sottile, quella grotta era una fortezza naturale, come lo era stata per migliaia di anni.
Per due volte, Barbee fermò la macchina là dove la vegetazione la nascondeva a qualunque occhio indiscreto, e si arrampicò su un’altura a guardare la strada percorsa. Era deserta, segno che nessuno lo seguiva, ma le tracce fresche di pneumatici sul terreno gli indicarono che Sam doveva essere passato di là.
Erano le dodici e mezzo quando il giornalista raggiunse il Bear Canyon. La giornata s’era fatta calda, ma pesanti nuvoloni nascondevano il sole, e aveva cominciato a soffiare dal sud un vento caldo che prometteva la pioggia.
Sotto il poggio rossastro che dominava il Laurei Canyon, scoprì la giardinetta di Sam, abilmente nascosta tra la vegetazione, là dove la strada di montagna serpeggiava fra un enorme masso di granito e una pianta che vi si piegava sopra. Barbee lasciò la sua macchina accanto alla giardinetta, e iniziò la marcia, curvo sotto l’enorme fagotto delle provviste per Sam.
Si teneva bene in vista, salendo, perché conosceva Sam Quain, e cercar di seguirlo furtivamente equivaleva a un suicidio. E aveva la sensazione precisa che Sam tenesse la sua vita in sospeso.
«Sam!», chiamò con voce resa tremante dall’apprensione. «Sono Barbee, con le provviste!»
Ansimò di sorpresa e di sollievo quando vide la testa del fuggitivo apparire dietro il tronco di un’enorme quercia. La testa abbronzata di Sam era nuda, la camicia lacera e sporca di terra. Il corpo ossuto dell’esploratore sembrava piegato in due dalla spossatezza, ma la rivoltella che stringeva in mano era minacciosa come la dura voce che chiedeva:
«Barbee... che diavolo stai facendo qui?».
Barbee rispose informandolo succintamente della situazione e annunciandogli un biglietto di Nora. Ma la faccia minacciosa di Sam non si addolcì.
«Dovrei ammazzarti, Barbee.» La sua voce era cambiata, suonava atona e dura. «Avrei dovuto ammazzarti molto tempo fa... io o Mondrick avremmo dovuto farlo. Ma ritengo che tu non sia del tutto perduto... il tuo avvertimento a Nora mi ha salvato dalla polizia, questa notte, e io ho un gran bisogno di quanto mi hai portato.»
Barbee poté farsi avanti, curvo sotto il sacco, le mani alzate, fino a quando la rivoltella di Sam non gli fece segno di fermarsi.
«Sam, puoi fidarti di me ora?» La voce di Barbee aveva un’intonazione di tremula preghiera. «Io voglio aiutarti, se tu volessi soltanto dirmi che cosa diavolo sta succedendo. Ieri sono andato a Glennhaven, dubitavo della mia ragione, forse è così, ma sento che si tratta di ben altro!...»
Gli occhi arrossati di Quain si socchiusero per osservarlo meglio. «C’è ben altro è vero, molto di più», ribatté la voce aspra di Quain.
Si udì un tuono rotolare brontolando in lontananza e le prime gocce di pioggia cominciarono a cadere, mentre il vento s’era fatto bruscamente freddo e umido.
«Su, prendi il sacco delle provviste», disse Barbee, «leggi il biglietto di Nora e lascia che ti aiuti come posso.»
Alla fine, con un gesto della rivoltella sempre stretta nella destra, Sam lo invitò a farsi innanzi.
«Togliti da sotto la pioggia», mormorò. «Non ho idea di quale e quanta possa essere stata la tua parte, conscia o inconscia che sia, in tutto questo complotto demoniaco. Non so fino a che punto posso fidarmi di te. Ma immagino che non peggiorerà certo la situazione dirti quello che so.»
La caverna era invisibile dal basso, anche se quella sottile striscia di fumo la tradiva. Facendosi precedere da Barbee barcollante sotto il sacco su per la salita, Quain, sempre con la rivoltella in pugno, prese ad arrampicarsi su gradini rocciosi in quello ch’era stato il letto d’un ruscello, dove un solo uomo armato avrebbe potuto tenere a bada un centinaio d’inseguitori.
Simile a una fessura orizzontale alla fine di quell’angusta scaletta naturale, la grotta era stata scavata dallo scalpello del tempo fra due strati di durissima arenaria. Il soffitto era annerito dal fumo di fuochi antichissimi. Nascosta nell’angolo più tenebroso, là dove il tetto si abbassava fino a toccare il soffitto, Barbee vide la cassa venuta dall’Asia. Lasciò cadere l’enorme fagotto, guardando la cassa con aria significativa.
«Non ancora», disse Sam, con rabbia. «Prima devo mangiare!»
Barbee disfece la sacca e si mise a preparare il caffè; su un piccolo fornello, fece arrostire la pancetta, e aprì una scatola di fagioli.
Servendosi d’una pietra piatta come di tavola, Quain mangiò e bevve avidamente. S’era posto tra Barbee e la cassa, e mangiava con la rivoltella a portata di mano. I suoi occhi iniettati di sangue, gonfi di stanchezza, andavano senza posa da Barbee a una curva della strada, visibile ai piedi della parete rocciosa.
Il temporale si andava addensando sempre più minaccioso. I tuoni si facevano ancora più fragorosi e frequenti, e raffiche di vento rabbiose portavano fin dentro la caverna gelide gocce di pioggia. Fra poco una pioggia dirotta, si disse Barbee, avrebbe sommerso le piste chiudendoli in trappola in quella caverna. Finalmente Quain ripulì il suo piatto di stagno e Barbee disse ansioso:
«Bene, Sam... dimmi, dunque».
«Lo vuoi proprio sapere?» I febbrili occhi di Quain continuavano a scrutarlo. «Quando avrai saputo, ne sarai ossessionato, Barbee. Il mondo si trasformerà anche per te in un coacervo di orrori. Finirai per nutrire innominabili sospetti per ogni amico che hai... se sei innocente come sostieni di essere. Sapere quello di cui sei curioso potrà forse ucciderti.»
«Voglio sapere», disse Barbee.
«Sarà il tuo funerale.» Quain aveva ripreso la rivoltella. «Ricordi che cosa disse Mondrick lunedì sera all’aeroporto, quando fu assassinato?»
«Dunque, Mondrick fu assassinato?», osservò Barbee dolcemente. «Mediante un gattino nero... strangolato, vero?»
La faccia non rasata di Quain divenne ancora più livida. I suoi occhi si dilatarono in un’espressione di orrore, fissando Barbee, e la sua mano puntò la grossa rivoltella verso il giornalista, mentre con voce rauca Sam chiedeva:
«Come l’hai saputo?».
«Ho visto il gattino. Molte cose orribili sono accadute, che non riesco a capire... ecco perché ho dubitato di avere perduto la ragione.» Guardò la cassa alle spalle di Quain, forse perché il lucchetto scintillava nell’ombra come se fosse d’argento. «Ricordo le ultime parole di Mondrick: “Fu centomila anni fa...”.»
Un’altra raffica di vento e pioggia penetrò nella grotta, facendo rabbrividere Barbee nel vecchio maglione di Sam che Nora gli aveva dato. E quando il tuono si fu calmato, Quain disse: «Ci fu un tempo in cui gli uomini vivevano tutti in caverne come questa. Un tempo in cui gli uomini erano dominati da un terrore così ossessionante da riflettersi ancor oggi nei miti e nelle superstizioni di ogni terra e nei sogni segreti di ogni uomo. Perché quei nostri lontanissimi antenati erano perseguitati e ossessionati da un’altra e più antica razza semi-umana, che Mondrick volle chiamare Homo lycanthropus».