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Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]

Электронная книга - «Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]». Краткое содержание книги:

Il ritorno dalla Mongolia della spedizione del celebre professor Mondrick segnerà forse l’inizio di un’era nuova nella storia dell’umanità. Perchè in una certa cassa che gli esploratori portano dal deserto di Gobi sono contenute le prove di una guerra spietata e segreta, che si combatte da innumeri millenni. E il campo di battaglie è il subcosciente stesso della razza umana, dove il Maligno sembra sferrare i suoi colpi più mortali e insidiosi. Perchè il genere umano, ha scoperto Mondrick, è un ibrido: il sangue dell’Homo sapiens è, ormai, contaminato da quello dell’Homo lycanthropus, l’antichissima razza caina… Ma la scoperta di Mondrick esige le sue vittime e un orrendo pericolo minaccia di nuovo l’umanità. Le forze del male sono scatenate e gli angeli ribelli tentano ancora una volta di rialzare il capo. Metapsichica e psicocinesi sono le strane scienze a cui questo romanzo senza precedenti nella letteratura del “soprannaturale” sembra ispirarsi. E’ un romanzo che non si dimentica!
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«Non lo so... davvero!» Scosse la testa bionda, esasperata. «Non s’è fidato nemmeno di me... è questa la cosa terribile.» Inghiottì ancora, prima di dire: «Ho paura di non vederlo... più!».

«Puoi dirmi esattamente che cosa è successo?»

Lei cercò di vincere i singhiozzi. «L’ho chiamato subito dopo la tua telefo­nata. Gli ho detto che secondo te la polizia sarebbe venuta a cercarlo per interrogarlo sulla morte di Nick.» Guardò Barbee con aria perplessa. «Aveva una strana voce, quando gli ho detto questo. Mi ha chiesto come facessi tu a saperlo.» La sua voce si fece più recisa. «Come lo hai saputo, Will?»

Barbee non riuscì a guardarla negli occhi. «Sai, i miei soliti informatori.» Si mosse a disagio, ripetendo la bugia inconsistente. «Non posso compromette­re chi mi aiuta nel mio mestiere.» Fu per rovesciare il caffè, e mormorò: «Insomma, che altro ha fatto Sam?».

«M’ha detto che doveva assolutamente scappare, ma non poteva dirmi dove. L’ho pregato di venire prima a casa, ma ha detto che non ne aveva il tempo. Perché non poteva dare spiegazioni alla polizia? ho chiesto. Perché non lo avrebbero creduto, m’ha risposto. Ha detto che i suoi nemici lo aveva­no messo nei guai con molta abilità... Ma chi sono i suoi nemici, Will?»

Barbee scosse il capo come un automa.

«È tutto un complotto, Will!», riprese, con voce che il terrore soffocava. «La polizia mi ha mostrato alcune cose che ha trovato... per farmi parlare. Mi ha detto quello che pensa. Non... non ci posso credere!»

«Che cosa ti hanno fatto vedere?»

«C’è un biglietto», rispose Nora debolmente, «scritto su un pezzo di carta gialla con la calligrafia di Sam... o un’imitazione della sua scrittura. Dice come abbiano bisticciato, tornando dalla spedizione, per il tesoro che aveva­no nella cassa. Sam lo voleva per sé, e ha cercato di convincere Nick ad aiutarlo... questo dice il biglietto.»

Nora scosse il capo in una frenetica protesta. «Il biglietto dice anche che Sam avrebbe dato a Mondrick una dose eccessiva della sua medicina per il cuore, per ucciderlo all’aeroporto e impedirgli così di riporre il tesoro nel museo dell’Istituto. Sam poi avrebbe indebolito i freni e lo sterzo della no­stra macchina, così che Rex sbandasse su Sardis Hill... è strano che Sam do­vesse imprestargli la nostra vecchia macchina, quando all’Istituto ci sono macchine molto migliori. E infine il biglietto dice che Nick aveva paura che Sam volesse ucciderlo, per mantenere il segreto sugli altri assassini e avere il tesoro tutto per sé.»

Nora fu scossa da un singulto e la sua voce si fece più acuta. «La polizia crede al biglietto, capisci. Crede che sia stato Nick a scrivere in realtà il bi­glietto. Dicono che Sam e lui erano soli nella stanza. Hanno trovato una sedia spezzata, e una striscia di sangue fino alla finestra. Sono persuasi che Sam abbia ucciso Nick e poi lo abbia gettato dalla finestra... ma tu sai che Nick pativa di sonnambulismo... Ricordi, vero?»

Barbee annuì, e vide la disperata speranza della donna.

«Ricordo», disse, «e non credo che sia stato Nick a scrivere quel biglietto.»

Era stata la lupa, pensò, quand’era balzata sul tavolo di Nick e aveva preso la sua matita nella zampa... ma questo faceva parte della sua pazzia, non poteva parlarne a nessuno, nemmeno a Nora.

Barbee guardò la macchina dell’Istituto dalla finestra della cucina e indi­candola col mento domandò:

«Sam dunque è venuto qui?».

«Oh!... Sam me l’ha mandata con un uomo dal garage della Fondazione perché la usassi al posto della nostra... quella in cui Rex si è ammazzato. Sam mi aveva detto al telefono che il nemico non avrebbe riconosciuto la nostra automobile, e invece...»

Barbee abbassò ancora gli occhi sul resto del suo caffè. «E non sai nulla di Sam?»

«So solo che se n’è andato.» Si asciugò le lacrime che continuavano a col­marle gli occhi. «Ma non so dove. Mi ha detto che la morte dei suoi tre amici gli imponeva un dovere importantissimo, che deve adempiere da solo. Non mi ha detto di che si tratta. Gli ho consigliato di prendere questa macchina, ma mi ha risposto che non aveva tempo di venire a casa. Contava di prende­re un furgone dell’Istituto.»

Si soffiò il naso in un tovagliolo di carta. «Will», mormorò, «che cosa pos­siamo fare per aiutarlo?»

«Dobbiamo innanzi tutto trovarlo», disse Barbee, alzando la tazza con mano tremante, per inghiottire l’ultimo sorso di caffè. «Ma io credo di sape­re... di sapere dove posso trovarlo. Perché lui sa che tutti gli agenti di polizia di quattro Stati saranno sguinzagliati alla ricerca di quel furgone entro mez­zogiorno. Credo di sapere dove Sam andrebbe in un caso del genere.»

Nora si chinò su di lui con espressione implorante sul volto.

«Dove, Will? Ti prego, dimmi, dove credi di poterlo trovare?»

«È solo una supposizione», e Barbee si agitò inquieto nella sua vestaglia rossa, «forse mi sbaglio, ma non credo. Se non mi sbaglio, anche questa volta è meglio che tu non sappia. Immagino che la polizia sarà presto di nuovo qui... alla ricerca di me come di Sam.»

Lei si portò le mani alla gola. «La polizia!», ripeté. «Will, non l’avvertirai, vero, del nascondiglio di Sam?», domandò con improvvisa diffidenza. «E non ti farai scoprire?»

«Ma no, mia povera Nora!», non poté fare a meno di sorridere. «Saprò essere prudente, non sono meno in pericolo di Sam, sai. E ora, se tu mi dessi un po’ di roba da portargli? Abiti pesanti, stivali, sacco a pelo, fiammiferi, una padella, un po’ di scatolame, una carabina... immagino che tu abbia qui almeno una parte del suo equipaggiamento leggero della spedizione.»

Lei assentì col capo, pronta a muoversi.

«E avrò bisogno di quella macchina», aggiunse Barbee, «per raggiungerlo.»

«Prendila pure. Prendi tutto quello che ti occorre... e lascia che io gli scriva un biglietto.»

«Sì, ma facciamo presto, Nora. Dobbiamo aiutare Sam per qualcosa ancora più importante della sua sicurezza personale. Lui è l’ultima speranza... con­tro qualcosa peggiore di quanto la maggior parte degli uomini abbia mai te­muto.»

«Lo so, Will. Sam non ha mai voluto dirmi nulla, ma io l’ho sentito, questo, fin dall’istante in cui atterrarono al’aeroporto. È come se qualcosa si anni­dasse nell’ombra, invisibile, sogghignante, orrendo, troppo orrendo per avere un nome.»

Ma l’aveva un nome, pensò Barbee. E questo nome era: il Figlio della Not­te.

17.

Con l’orecchio teso alle eventuali sirene di auto lanciate alla sua ricerca, Barbee si recò nel bagno per cambiare le pantofole e la vestaglia della clinica con un paio di scarpe e un costume kaki di Sam, infilandosi due paia di calze, perché le scarpe erano troppo larghe. Frattanto Nora aveva messo insieme provviste, coperte, indumenti, altre cose di prima necessità. Poi, mentre la donna scriveva il biglietto per il marito, Barbee fece un gran pacco di tutte le robe.

«Non dire ai poliziotti che mi hai visto», ricordò a Nora con un roco sussur­ro. «Non dir nulla... per quello che ne so, la stessa polizia potrebbe operare d’accordo coi nemici di Sam.»

Poi, cogliendo un istante in cui la tranquilla viuzza era deserta, saltò in macchina e si avviò, sorridendo a Nora sulla porta con una speranza che non sentiva.

Percorreva Pine Street alla velocità regolamentare di quaranta chilometri all’ora, quando udì una sirena alle sue spalle; si costrinse a mantenere la velocità legale, e dopo qualche istante respirò di nuovo. Una decina di chilo­metri più innanzi, piegò a nord e imboccò una strada secondaria, piena di fosse, verso le colline.

Mentre guidava, analizzò l’intuizione che aveva avuto sul nascondiglio di Sam. Quain era cresciuto fra quelle colline. Non c’era dubbio che fosse scap­pato dall’Istituto con la cassa, e Barbee era certo di conoscere dove Sam avrebbe cercato di nasconderla.

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