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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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Ma questo ancora non abbastava a giustificare la scappatina. Doviva di necessità esserci dell’altro. Il commissario raprì il cassetto a dritta della scrivania: formule, corrispondenza con la Montedison, il permesso rilasciato dalla Questura di Palermo di mantenere armi in casa in qualità di collezionista, un altro foglio uguale ma intestato “Questura di Montelusa”, l’elenco delle armi possedute che il commissario mise a parte supra il tavolino. Il cassetto a mancina era inveci chiuso. Il commissario lo scassinò con un tagliacarte. La prima cosa che vitti fu una chiavi. La pigliò, si susì, andò all’armuar: la chiavi girò, era quella giusta, ma Montalbano non raprì le ante, sinni tornò alla scrivania. Nel cascione c’erano due grosse buste telate, una china fino a scoppiare, l’altra con poca roba dintra, tanto da pariri vacante. Raprì la prima, la capovolose e il piano dello scrittoio si cummigliò letteralmente di fotografie. Tutte a colori. Tutte dello stesso formato. Tutte dello stesso soggetto: fìmmine nude. Dai quinnici ai cinquanta, variamente stinnicchiate sullo stesso letto in disordine. Non collezionava solo armi, il dottor Siracusa. Evidentemente aviva l’abitudine d’immortalare post coitum ogni so’ imprisa. E po’ andava a sviluppari e a stampari nel laboratorio privato. A taci maci, senza occhi indiscreti. Portandosi appresso una foto, il commissario si susì e andò nella cammara matrimoniale: il letto era lo stesso delle fotografie. Coppia apertissima, i Siracusa. Probabilmente, mentre il dottore impignava il letto matrimoniale, la so’ signura tiniva occupato quello della cammara degli ospiti. Tornò nello studio, rimise le foto nella prima busta, pigliò in mano l’altra, la capovolse. Conteneva tri fotografie. Dello stesso soggetto delle altre: una fìmmina nuda cha s’ammostrava prima a panza all’aria, doppo a panza sutta, e appresso ancora a gambe spalancate. La fìmmina era una picciotta che il commissario accanosceva: Rosanna. Ma una relazione tra patrone e criata non bastava a giustificare la scappatina. La facenna doviva essiri assà cchiù complicata. Il commissario s’infilò in sacchetta la foto di Rosanna a panza all’aria, rimise le altre foto nella busta e la busta nel cassetto. Pigliò l’elenco delle armi e raprì l’armuar. Il mobile, costruito su misura, era all’interno interamente ricoperto di villuto blu chiaro. Solo pistole e revorberi d’ogni tipo, dimensione ed èbica. Nenti carabine. Nenti fucili. Erano disposti su quattro file di deci, tre nell’interno dell’anta mancina, quattro sulla parete di fondo, altri tre all’interno dell’anta di dritta. Ogni arma era tenuta appisa con tri chiova dalla capocchia di plastica dorata. Una vera e propia esposizione. Quaranta erano e quaranta erano stati dichiarati. Non mancava un’arma. Nell’armuar c’era ancora spazio per un’altra quarantina di armi corte. Nella parte vascia dell’armuar ci stava un cascione che il commissario raprì. Non c’erano munizioni di nessun tipo, solo fondine, scovolini, olii speciali. Richiuse il cascione e l’armuar e stava per mettere in ordine la scrivania quanno qualichi cosa lo disturbò, qualichi cosa che si riferiva all’armuar delle armi. Tornò a raprire le ante e raprì macari il cascione. Allura si addunò che tra il piano di base dell’armuar e il cascione c’era troppa distanza, almeno un vinticinco centimetri. Lì doveva sicuramente esserci un cassetto segreto. Ma dov’era ammucciato il sistema per raprirlo? Dalla persiana filtrava bastevole luce. Pigliò una seggia, s’assittò davanti all’armuar spalancato, si addrumò una sicaretta. A forza di taliare, l’occhi accomenzarono a fargli pupi pupi. E se si trattava semplicemente di un errore nella costruzione? No, impossibile. E tutto ’nzèmmula capì d’aviri risolto il busillisi. Ogni arma era tenuta orizzontale da tri chiova, pirchì l’ultima della parete di fondo invece ne aviva quattro? Si susì, col dito indice premette le prime tre capocchie dorate. Non capitò nenti. Alla quarta si sintì una specie di clic e un cassetto piatto, ammucciato tra il piano di fondo e la parte superiore del cascione, propio indovi Montalbano aviva intuito, scattò in avanti. Il commissario lo finì di raprire. C’erano una pistola e un revorbaro tenuti fermi col sistema dei chiova perché non si cataminassero quanno il cassetto veniva aperto o richiuso. Allato alle dù armi ci stavano tri chiova, sistimati come se dovessero tenere ferma un’altra arma che però non c’era. Ne restava l’impronta sul velluto. Montalbano pigliò la pistola, miricana, dall’ariata micidiale. Solo l’ariata, pirchì si addunò subito che era stata resa inservibile, la molla del percussore era allentata. Lo stesso lavoretto che era stato fatto sul revorbaro di Rosana. E macari la pistola aviva il numero di matricola abraso. La rimise a posto. Inoltre c’erano tre scatole di cartucce. Una era aperta e ne mancavano sei.

Rimise in ordine tutto. Andò nell’ingresso. La signora Bufano si stava facenno ’ntrunari la testa con “Guarda come dondolo, guarda come dondolo, con il twist”. C’era uno sgabello provvidenziale, lo mise sutta alla finestra, raprì, acchianò, satò, richiuì, scinnì, niscì. Olè!! Ecco a voi il commissario Salvo Montalbano: per gli amici, l’acrobata.

La prima cosa che il centralinista gli disse fu che fin dalla matinata aviva pigliato a telefonari l’onorevole Torrisi. Aviva urgenti, anzi urgentissima nicissità di parlargli.

«Quando ritelefona, passamelo.»

Fazio s’appresentò subito doppo.

«Com’è andata con Rosanna?»

«Bene, dottore. Con me’ mogliere pare che va d’accordo. Però mi ha spiato almeno almeno quattro volte quand’è che ci decidiamo ad arrestare a Pino Cusumano. è ossessionata, spasima per vederlo in galera. Che strammo, eh, dottore?»

«Che c’è di strano?»

«Ma come, dottore? Questa picciotta prima è disposta ad ammazzare a uno solo per fare piaciri al so’ innamorato e doppo qualichi jorno lo vuole vedere marcire in galera?»

«Si sente tradita, ci ha detto che Cusumano l’avrebbe tirata fora dai lacci, invece ce l’ha lasciata.»

«Mah. La sapi una cosa? A mia piuttosto mi veni in testa l’òpira.»

«La donna è mobile qual piuma al vento?»

«Ecco, questa, dottore.»

Senza dire ai né bai Montalbano infilò una mano in sacchetta, tirò fora la foto di Rosanna nuda a panza all’aria e la pruì a Fazio. Il quale la pigliò, la tagliò, la lasciò cadiri sul tavolo come se era una cosa vilinosa.

«Matre santa!»

S’assittò ammammaloccuto.

«Come l’ha avuta, dottore?»

«Me la sono pigliata. Ce ne erano altre due, ho scelto questa che è la più presentabile.»

«E da dove la pigliò?»

«Ho perquisito la casa del dottor Siracusa.»

«Come fece a trasire?»

«Da una finestra.»

«Come un latro, dottore?»

«Come un latro, Fazio.»

«Allora sbaglia, perquisire non è il verbo giusto.»

Fazio s’asciucò il sudore dalla fronte con un fazzolettone a scacchi.

«Dottore, io ce lo dico spassionatamente: un jorno o l’altro lei va a finiri in galera. E capace che devo essere io a metterle le manette. Lei ha corso un grosso pericolo, lo sa?»

«Lo so, ma ne valeva la pena.»

Fazio, da sbirro nasciuto e pasciuto, appizzò le grecchie.

«Mi dicisse.»

E il commissario gli contò tutto.

«Che ne pensi?» spiò alla fine.

«Dottore, prima una domanda. Perché Siracusa teneva ammucciate armi proibite?»

«Fa parte della mentalità di certi collezionisti. Vedi, quelle armi sicuramente erano appartenute alla mala, macari erano servite per qualche omicidio. Lui le aveva accattate a caro prezzo. E ogni volta che rapriva il cassetto segreto provava come un brivido di piaciri. E allora che ne pensi di queste novità?»

«Dottore, che ne devo pensare? Siracusa, che non regge davanti a una fìmmina, perde la testa per Rosanna. Si vanta delle armi, capace che gliele fa vidiri e le spiega come funzionano. Rosanna si corca con lui, ma accomenza a pretendere delle cose. Come, ad esempio, che Siracusa scriva la domanda per il colloquio in carcere con Cusumano. E quello lo fa. E gli domanda pure il revorbaro.»

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