Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
A bordo del dirigibile, Polly si accovacciò su un divano che scricchiolò sotto il suo peso. Scrutando fuori dal finestrino, si produsse in una serie di acidi commenti su quanto stava vedendo. — Voi terrestri — disse con tono sprezzante rivolta a Sandy — siete veramente degli spreconi. Guarda quanto spazio libero c’è qua sotto, e nessuno che lo usi.
Sandy non rispose nemmeno. Non stava pensando ai difetti degli esseri umani. Stava pensando alla morte del suo migliore amico. Ormai si trovavano circa a metà di ciò che una volta era stata la provincia di Manitoba, e ancora non si era rassegnato alla perdita di Obie.
Certo… si trovava su un “dirigibile”, e quel dirigibile lo stava trasportando in un luogo dove avrebbe avuto modo di fare nuove esperienze nel mondo degli esseri umani.
E in effetti, Sandy non poteva negare che si trattasse di un’esperienza interessante. Il dirigibile era completamente diverso da qualsiasi altro mezzo di trasporto sul quale avesse viaggiato; si trattava di un grosso pallone pieno di elio in grado di trasportare fino a 300 persone. Vi erano cabine, sale per la musica, gabinetti in abbondanza e anche una grossa sala da pranzo. Sul dirigibile non era necessario rimanere seduti con il corpo avvolto da cinture protettive. Sul dirigibile ci si poteva muovere tranquillamente, camminare su e giù e passare da una sala all’altra. Ciò nonostante, non era affatto simile alla grande astronave hakh’hli, poiché si percepiva nettamente il movimento del velivolo sotto i propri piedi; il pulsare dei motori era un fremito costante, la forza dei venti era qualcosa di tangibile e, soprattutto, vi erano ampi finestrini per osservare il terreno che scorreva sotto di loro.
Quando il dirigibile raggiunse una quota sufficientemente priva di turbolenze, Sandy iniziò ad abituarsi alle nuove sensazioni fisiche e il suo umore migliorò un poco. Quando Marguery Darp bussò alla sua porta per invitarlo a bere qualcosa con lei, accettò immediatamente, felice di avere un’occasione per allontanarsi da Polly e ancor più felice di poter godere della compagnia di Marguery.
Si sedettero uno accanto all’altra su un piccolo e soffice divano dal quale si poteva osservare il panorama esterno. Marguery gli spiegò che il viaggio sarebbe durato circa un giorno e mezzo e che la notte sarebbe arrivata piuttosto rapidamente, poiché stavano dirigendosi verso est. Mentre le grandi pianure accarezzate dall’oscurità scorrevano sotto di loro, Marguery prese la mano di Sandy.
— Sono veramente molto dispiaciuta per ciò che è accaduto al tuo amico Oberon — disse.
Sandy le strinse la mano, ma con dolcezza, per non farle male. — Lo so che ti dispiace. Sai, lui era il mio migliore amico.
— Lo so. — Marguery rimase in silenzio per un momento, continuando a fissarlo. — Hai voglia di parlare di lui?
— Oh, posso? — In effetti, scoprì Sandy, era esattamente ciò che aveva voglia di fare. E parecchio, anche. Aveva più voglia di parlare di Obie di quanto non avesse voglia di lavorare sulla nuova poesia che aveva in mente… e persino più di quanto non avesse voglia di fare una serie di altre cose assieme a Marguery Darp. Così, Marguery rimase in ascolto con espressione comprensiva mentre Sandy le raccontava della sua infanzia sulla grande nave hakh’hli, delle piccole litigate che vi erano state inizialmente fra lui e Obie, del modo in cui Obie lo proteggeva dagli altri hakh’hli nel corso dei giochi più duri, del modo in cui usavano alle volte condividere il loro “latte coi biscotti” insieme, separati dal resto della coorte. Le raccontò anche della scena divertente che vi era stata quando Oberon era entrato nel suo periodo di fertilità proprio nel corso dell’udienza con i Grandi Anziani, e di come era stato orgoglioso in seguito del fatto di aver fertilizzato le uova della Quarta Grande Anziana. — Mi manca molto — concluse, stringendo nuovamente la mano di Marguery.
Marguery strinse a sua volta la mano di Sandy e disse: — Però c’è una cosa che mi lascia un po’ perplessa. Voglio dire, mi sbaglio, o gli altri hakh’hli non sembrano essersi dispiaciuti molto per la sua perdita?
— Be’, la morte non è una cosa molto importante per gli hakh’hli — spiegò Sandy. — Tanto per fare un esempio, io avevo una vecchia tutrice… forse potrei definirla una specie di balia. Si chiamava MyThara, e per me era quasi come se fosse mia madre. — Raccontò a Marguery del modo in cui MyThara si era recata dai titch’hik senza alcuna lamentela o protesta dopo essere stata sottoposta a un esame medico che aveva provato il suo stato di salute ormai cagionevole. Marguery venne percorsa da un brivido. — Loro sono fatti così — si affrettò ad aggiungere Sandy. — MyThara era assolutamente convinta di fare la cosa più giusta, sai? Così facendo, sapeva di dare la possibilità di schiudersi a un nuovo uovo. Ma del resto non ho mai sentito parlare di nessuno che avesse qualcosa da obiettare quando si trattava di andare a morire. E nessuno si dispiace mai per la perdita.
— Tu però ti dispiaci, Sandy — osservò Marguery.
— Perché io non sono un hakh’hli — ribatté Sandy con orgoglio.
In quel momento si aprì la porta ed entrò Polly, che attraversò il salottino fino a fermarsi davanti al loro divano. — Sandy — disse con tono lamentoso. — È ora di andare a dormire. Vorrei che tu venissi a coricarti con me. Mi sento… come si dice… sola!
— Ma io non ho voglia di venire a letto con te — disse Sandy tranquillamente. — Voglio stare qui con Marguery.
Polly tirò fuori la lingua in un gesto di delusione. — E Marguery non potrebbe venire a letto con noi?
— Certo che no — ribatté Sandy diventando paonazzo in volto. — Polly, ora ti trovi sulla Terra, e quindi devi imparare i costumi della Terra. Gli esseri umani dormono sempre da soli, tranne quando sono impegnati in anfilassi.
— Ma io non voglio dormire da sola — insistette con tono piagnucoloso Polly. — Anche a me manca Obie!
Quest’ultima frase lo commosse. Naturalmente, Sandy sapeva benissimo che in verità a Polly mancava solo il calore e la compagnia di Obie, dato che era abituata a dormire ammassata con gli altri membri della coorte. Ciò nonostante, quella dichiarazione gli aveva sciolto il cuore. — Credo che dovrei farle un po’ di compagnia, almeno per un poco — disse a Marguery Darp. — Ma probabilmente tornerò. Credo.
In verità, anche Sandy era piuttosto stanco. Alla lunga, anche lui risentiva di quelle interminabili giornate terrestri di 24 ore. Una volta nella cabina di Polly, sdraiato con le braccia avvolte attorno al corpo della hakh’hli che lo stringeva a sua volta, si sentì piacevolmente rilassato.
Nello stesso tempo, però, voleva anche tornare da Marguery Darp. Quando udì il dolce per quanto leggermente sincopato russare di Polly, tentò con delicatezza di liberarsi dalla sua presa. Non gli fu possibile. Polly infatti emise un piccolo gemito e allungò gli arti superiori per riprenderlo e stringerlo nuovamente a sé…