Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Durante la sessione del pomeriggio, Sandy venne interrogato da solo da tre gruppi separati di intervistatori. Per la maggior parte si trattava di persone che non aveva mai visto prima, e nonostante il fatto che ognuno di loro si presentò con nome e cognome accettando con una smorfia di dolore la sua possente stretta di mano, Sandy non riusciva nemmeno a distinguerli l’uno dall’altro. Quelli del primo gruppo gli posero una serie di domande sulla sua storia personale, partendo dalla scoperta da parte degli hakh’hli dell’astronave dei suoi genitori. Nel corso di una lunga ora, gli domandarono tutto quello che c’era da domandare sulla sua infanzia, sulla sua educazione, sui rapporti che aveva con gli altri membri della sua coorte e con ChinTekki-tho e MyThara. Era la prima volta che Sandy pensava alla sua cara, vecchia tutrice da quando avevano lasciato la grande nave, e di conseguenza gli venne quasi da piangere per la tristezza e il senso di colpa. Il secondo gruppo di intervistatori invece gli pose domande decisamente più specifiche. Nel corso del suo addestramento, dissero, vi erano stati giochi e competizioni. Alcuni di questi erano per caso, be’, di carattere militare? (Oh, no, li rassicurò Sandy: una volta nelle gare di lotta i lottatori combattevano all’ultimo sangue, ma adesso non usava più.) E nessuno usava “armi”? (Certo che no! Perché mai un hakh’hli avrebbe dovuto usare un’arma contro un altro hakh’hli?) E non vi era “polizia”? (Ma certo che no! Gli hakh’hli non hanno alcun tipo di “polizia”. A che cosa servirebbe? I Grandi Anziani non permettono alcun tipo di “crimine”, e nessun hakh’hli si permetterebbe mai di andare contro le volontà dei Grandi Anziani.)
Dopo le prime due sessioni, la terza fu più simile a una semplice chiacchierata. Sandy trovò la cosa di suo gradimento, soprattutto perché fra gli intervistatori vi era anche Marguery Darp. Quest’ultima si sedette di fronte a lui e disse: — Sandy, vogliamo sapere tutto quel che c’è da sapere sugli hakh’hli. Quindi ti prego di iniziare dal principio, o da quello che secondo te potrebbe essere considerato il principio, e di raccontarci tutto ciò che ritieni dovremmo sapere in proposito.
Si trattava di un compito abbastanza semplice. Più Sandy vedeva Marguery Darp, più facile gli riusciva parlarle. Rimase semplicemente seduto sulla sua poltroncina e le raccontò tutto quel che gli veniva in mente a proposito degli hakh’hli, dei titch’hik, del modo in cui i repulsori magnetici facevano sobbalzare il modulo di atterraggio durante l’ingresso nell’atmosfera terrestre, del fatto che sua madre, o perlomeno qualche parte di sua madre, fosse ancora in vita, almeno in un certo senso, nel laboratorio genetico della grande nave. Marguery invece si limitò ad ascoltare. Ascoltò con grande attenzione, e non parlò quasi mai, se non per dargli un piccolo incoraggiamento ogni tanto con frasi del tipo “E poi, cosa è accaduto?” Per il resto, era il suo volto ampio, forte e interessato che parlava per lei.
Quando qualcuno bussò alla porta, Sandy ne fu quasi disturbato. Si trattava di Hamilton Boyle, che riferiva che gli hakh’hli avevano concluso l’intervista pomeridiana e si stavano dedicando al loro “latte coi biscotti”. Sandy voleva per caso unirsi a loro? Fu Marguery a rispondere per lui. — Oh, non credo, Ham. Credo che andremo di sopra a bere qualcosa mentre li aspettiamo… sempre che Sandy non abbia nulla in contrario…
Naturalmente, Sandy non aveva nulla in contrario. Anzi, per lui era la migliore proposta possibile. — Che cosa vuoi bere? — gli domandò Marguery non appena si accomodarono a un tavolino all’aperto sul quale batteva il caldo sole del pomeriggio. — Io prendo un caffè. Vuoi provarne uno anche tu?
— Certamente — disse Sandy, preparandosi a un’altra tremenda prova per il suo stomaco. Allo stesso tempo però era felice che gli fosse stata offerta quella possibilità di redimersi per la sua poesia unisex. Quando la cameriera portò le due tazze e la zuccheriera d’argento Sandy si infilò una mano in tasca, ma proprio quando stava per aprire la bocca per parlare, apparvero sul terrazzo Polly e Oberon. Sandy si produsse in una smorfia. — Non credevo che arrivaste così in fretta — disse loro con tono accusatorio.
— Non saremmo nemmeno venuti qui, se i terrestri si fossero comportati in maniera adeguata — ribatté Polly infastidita mentre attraversava il terrazzo assolato. A giudicare dalla sua espressione, sembrava in vena di pizzicotti.
— Che cosa c’è che non va? — domandò Sandy. Polly si rivolse direttamente a Marguery Darp. — Ho appena parlato con i miei compagni di coorte — disse.
— Lo sai che alcuni dei vostri terrestri sono arrivati fino al punto di prendere dei “souvenir”?
Marguery assunse un’espressione perplessa. — Cosa intendi con “souvenir”?
— Hanno rubato dei pezzi dello schermo protettivo del nostro modulo di atterraggio. Tania dice che ne sono stati tagliati via dei pezzi mentre lei e gli altri si trovavano nel periodo di intontimento.
— Oh, mi dispiace molto — disse Marguery con tono contrito. — Hai riferito la cosa a Hamilton Boyle?
— Da quando ho appreso la notizia, non ho ancora avuto modo di vederlo. Dovete occuparvi della faccenda al più presto. Il furto di parti della nostra navetta è una vera e propria offesa nei confronti degli hakh’hli, e non sono disposta a tollerare che avvengano altri furti.
— Io gliel’ho detto che non fa niente, Sandy — intervenne Obie. — Tanto si trattava del vecchio schermo, e sarebbe stato sostituito comunque. — Polly si girò verso di lui, portandolo a chiudersi in guardia. — Ma è vero — aggiunse Obie sulla difensiva.
— No, Obie — disse Marguery Darp con tono fermo. — Polly ha ragione. Si tratta di un gesto poco civile, e vedrò di fare in modo che non si ripeta mai più. Mi dispiace molto, Polly.
L’ira di Polly però non si era affatto placata. — E questo non è tutto — disse. — Il vostro amico Boyle mi ha interrogata per tutto il pomeriggio su come funziona il modulo di atterraggio, sul tipo di carburante che usa, sulla possibilità di ripartire o meno senza fare rifornimento… Insomma, trovo molto stancante rispondere a tutte quelle domande! E poi vi è quell’altra persona che fa la stessa cosa con Oberon, e anche Tatiana, Chiappa, Elena e Demetrio sono stati interrogati. Noi siamo venuti in pace e in amicizia! Non capisco proprio per quale motivo dobbiate insistere con questi interrogatori incrociati alla Perry Mason!
— Chi è Perry Mason? — domandò Marguery. — Mi dispiace molto — aggiunse poi. — È solo che noi terrestri siamo molto curiosi e vogliamo saperne di più su di voi che siete un, uh…, un popolo così avanzato proveniente dallo spazio.
A quel punto Sandy decise di intervenire a sua volta. — Non fa niente, Marguery — disse. — Noi capiamo benissimo questo aspetto. Se avete altre domande da rivolgerci, fate pure.
Marguery ebbe un attimo di esitazione. Si morse il labbro inferiore e abbozzò un piccolo sorriso. — Sei sicuro che non siete troppo stanchi?
— Certo che no!
— Be’… — Ci pensò sopra un istante, poi si produsse in un sorriso leggermente imbarazzato. — In effetti c’è una cosa che mi stavo domandando da diversi giorni. Forse è una domanda un po’ sciocca, ma… insomma, si tratta dei vostri nomi.
Non aggiunse altro. Aspettando la domanda, Sandy tentò di incoraggiarla. — Sì? — chiese. — Che cosa vuoi sapere a proposito dei nostri nomi?
— Be’, diciamo che si tratta di una domanda non ufficiale, di una mia curiosità personale. Siccome non assomigliano per niente a dei nomi hakh’hli, mi stavo domandando da dove li avete presi?
— Ah, quei nomi — disse Sandy arrossendo un poco. — È solo una specie di scherzo fra noi.