Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Nessuno dei suoi amici hakh’hli gli aveva mai fatto notare che il suo odore potesse risultare sgradevole. L’odore non era una cosa rilevante per gli hakh’hli, che del resto non facevano proprio nulla per nascondere i loro odori naturali. Ciò nonostante, si disse Sandy con un certo rimorso, avrebbe dovuto rendersi conto da solo già da tempo del fatto che quasi tutti gli odori gradevoli degli esseri umani della Terra provenivano da qualche tipo di bottiglia di plastica.
Una volta lavato e asciugato, decise di provare la bottiglietta di acqua di colonia prestatagli da Boyle. L’odore era decisamente gradevole, così Sandy si riempì una mano e iniziò a spargersela per tutto il corpo.
Il suo grido di sorpresa fu talmente forte e improvviso da strappare Polly dal suo periodo di intontimento. La hakh’hli gli si avvicinò con aria assonnata per vedere che cosa stesse succedendo. Quando Sandy le riferì indignato che il prodotto prestatogli da Boyle bruciava la pelle, Polly non dimostrò alcuna comprensione. — Probabilmente te lo sei messo nei punti sbagliati — disse. — E comunque sia, questo è un tipico esempio di idiozia umana, e dato che anche tu sei umano, tanto vale che ti ci abitui. Ma adesso vestiti, così possiamo andare a farci interrogare nuovamente.
— Non ci stanno interrogando — la corresse. — Ci stanno solo ponendo una serie di domande, perché è naturale che siano molto interessati a noi.
— Non solo a noi — ribatté Polly cupa. — Che tipo di domande ti hanno fatto ultimamente?
Sandy scrollò le spalle mentre si infilava un paio di pantaloni nuovi e si rimirava con fare ansioso nel piccolo specchio. — Un sacco di cose. Nulla di particolare.
— A me invece hanno posto un sacco dì domande particolari su argomenti molto importanti — disse Polly con tono serio. — Mi hanno chiesto un sacco di cose sulla storia della nave. Mi hanno chiesto se gli hakh’hli hanno mai incontrato esseri intelligenti nel corso del viaggio, e che cosa ne hanno fatto. Mi hanno fatto domande sulla tecnologia dei propulsori della nostra nave, che sono alimentati da ciò che loro chiamano “materia anomala”, anche se non so assolutamente come siano riusciti a scoprirlo. Ma soprattutto, mi hanno fatto un sacco di domande su noi hakh’hli; come ci lasciamo morire quando viene il nostro turno, quante uova teniamo nei congelatori, per quanto tempo le teniamo lì, a che scopo… Insomma, vogliono sapere proprio tutto.
— E non vedo proprio per quale motivo non dovremmo dir loro tutto quanto — ribatté Sandy mentre si pettinava i capelli per vedere se riusciva a farli assomigliare a quelli di Boyle. — In fondo, è proprio per questo che siamo venuti qui. Per scambiare informazioni.
— Esattamente — confermò Polly. — Per scambiare informazioni. E mi sapresti dire quali informazioni ci stanno dando in cambio?
— Sono sicuro che sono disposti a dirci tutto ciò che vogliamo sapere — ribatté Sandy convinto.
Polly gli rivolse uno sguardo sprezzante. — Sei proprio un essere umano a tutti gli effetti — dichiarò. — Spero che ti ricorderai di comportarti come tale, la prossima volta che dormiamo assieme.
Sandy si girò per fissarla, sorpreso dal suo tono. — Ti ho per caso offesa in qualche modo, Ippolita? — domandò.
— Ti sei comportato molto male durante il sonno — annunciò Polly con aria seccata. — Dovresti ingoiare la tua stessa saliva! Stavi forse sognando la scorsa notte? E che cosa stavi sognando, poi? Mi hai svegliata ben due volte, e in entrambi i casi ho dovuto allontanarti da me, poiché sembrava che tu stessi tentando di unirti con me in anfilassi. Si tratta di una cosa tanto sciocca quanto disgustosa, Lisandro! Ti prego quindi di risparmiare certe cose per la tua femmina umana, Marguery Darp.
— Non sai come lo desidero — disse Sandy malinconicamente.
Nel corso del pomeriggio vennero poste loro meno domande del solito, ma Sandy trovò la sessione particolarmente stancante. Evidentemente, le parole di Polly avevano avuto il loro effetto su di lui. Non gli piaceva affatto l’idea di essere “interrogato”, e così iniziò ad annotare mentalmente il numero e il contenuto delle domande che gli venivano poste.
Così facendo, scoprì che Polly non aveva tutti i torti. Le domande infatti spaziavano su tutti gli argomenti possibili riguardanti gli hakh’hli, dal nome che davano al loro sole e alle loro astronavi fino al motivo per il quale ChinTekki-tho, pur essendo un Anziano, non era un Grande Anziano. Hamilton Boyle in particolare dimostrava lo stesso interesse dimostrato da Marguery riguardo ai film terrestri che venivano proiettati sul l’intera astronave, e Marguery insistette affinché Sandy gli spiegasse ancora una volta il meccanismo grazie al quale i repulsori magnetici del modulo di atterraggio riuscivano a bloccare o quantomeno a rallentare la corsa dei frammenti di relitti che circolavano nell’orbita terrestre. Sandy non ne poteva più. Nonostante il fatto che Marguery si fosse complimentata con lui per i suoi nuovi abiti (e quando glielo domandò, anche per il profumo fresco che emanava) non stava godendo affatto di quel tempo trascorso con lei. Così, quando Boyle annunciò che dovevano interrompere la sessione per ascoltare Chiappa che trasmetteva alla televisione direttamente dal modulo di atterraggio, tirò un sospiro di sollievo.
La navetta era cambiata parecchio rispetto all’ultima volta che Sandy aveva avuto modo di vederla. L’equipaggio hakh’hli si era dato parecchio da fare nel corso di quei giorni; la rete protettiva era stata tolta del tutto e una nuova pellicola scintillante veniva montata per il viaggio di ritorno. Inoltre, attorno al modulo di atterraggio era sorta una specie di piccola città. Tre grandi strutture oblunghe dotate di ruote lo circondavano formando un semicerchio (Marguery spiegò che si trattava di “roulotte”) e in più erano state erette anche una mezza dozzina di strutture di tessuto (“tende”) che servivano a ospitare gli umani che lavoravano nelle roulotte. Come al solito, vi erano anche una serie di elicotteri, alcuni dei quali con i rotori che giravano costantemente. Stava piovendo nel Commonwealth dell’Inuit, e di conseguenza gli hakh’hli si trovavano tutti al coperto. Sandy vide per un istante la sagoma di Demmy sullo sportello della navetta, poi l’inquadratura cambiò e apparve sullo schermo l’immagine di Chiappa, accovacciato all’interno di una tenda. Chiappa iniziò subito a spiegare che cosa fosse esattamente il “trampolino orbitale”, dilungandosi sui suoi possibili utilizzi ed elencando i punti della Terra sui quali poteva essere costruito; il compito di Sandy e Polly per quel pomeriggio consistette semplicemente nello spiegare a Boyle e a Marguery alcuni dettagli tralasciati dal loro compagno di coorte.
Alla fine della lunga giornata Sandy si sentiva nuovamente esausto. Tuttavia, aveva scoperto che il caffè lo manteneva sveglio. — Non so se fai bene a berne così tanto — gli disse Marguery con tono preoccupato. — In fondo si tratta di una sostanza completamente nuova per il tuo fisico, non è così?
— Non c’è problema — la rassicurò Sandy. Non sarebbe certo stato un piccolo rischio per il suo fisico a impedirgli di trascorrere del tempo da solo con Marguery. Nonostante tutto ciò, Sandy terminò la frase con un ampio sbadiglio.
Marguery assunse nuovamente un’espressione preoccupata. — Sei sicuro di aver dormito abbastanza, Sandy? — domandò.
— Non riesco a dormire tutte le ore che dormite voi — rispose Sandy, sulla difensiva.
— Be’, se hai voglia di andartene a dormire…
— Oh, no! No, Marguery. Ho voglia di passare un po’ di tempo da solo con te.
Gli rivolse uno strano sorriso da femmina terrestre che Sandy non fu assolutamente in grado di decifrare.