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Il lungo ritorno [Homegoing - it]

Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
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A quel punto intervenne Obie, nuovamente rilassato grazie al fatto che Polly aveva smesso di fare gesti minacciosi con i pollici. — Sì, è una specie di scherzo — disse con tono felice. — Vengono da un’opera teatrale. Un dramma terrestre che abbiamo messo in scena anni fa per l’intera nave. Sono rimasti tutti affascinati! Abbiamo avuto un grande successo, anche se naturalmente nessuno capiva il linguaggio terrestre. È stata la prima rappresentazione in inglese che abbiamo fatto. Sandy? Possiamo mostrargliela? Polly?

— Mostrarmi cosa? — domandò Marguery Darp con tono leggermente preoccupato.

— Non possiamo — obiettò Sandy. — Non abbiamo Teseo.

Obie si contorse tutto in un moto di protesta. — Non ci serve! Conosco io tutte le sue battute! Sono sicuro che Polly si ricorda ancora la sua parte, e tu magari potresti fare anche Egeo. Dai, facciamolo!

Ridendo sguaiatamente, Obie balzò in cima alla ringhiera del terrazzo e iniziò a declamare:

La nostra ora nuziale, bella Ippolita, si avvicina a passo veloce. Ancora quattro giorni, e sorgerà la nuova luna. Ma lenta mi sembra a declinare questa vecchia, che frena i desideri come matrigna o suocera che lesini, forte dell’usufrutto, i suoi proventi all’erede.

— Ora tocca a te, Polly — la spronò.

Polly assunse un’espressione solenne, ma stette al gioco. — Va bene — sospirò.

I quattro giorni saranno in un soffio calati nella notte; Le quattro notti avranno in un soffio sognato via il tempo. E la recente luna, esile arco d’argento teso in cielo, contemplerà dal cielo la notte dei nostri riti solenni.

Sandy aprì la bocca, tentando di ricordare quali sarebbero state le battute di Egeo, ma a quel punto intervenne Marguery con tono meravigliato. — Ma questo è Shakespeare! — esclamò.

— Esatto, esatto! — gridò Obie con gioia balzando al fianco della donna. — Si chiama Sogno di una notte di mezza estate. Oh, è stato meraviglioso il modo in cui lo abbiamo messo in scena! Vogliamo continuare?

Sandy però ricordava solo una parte della battuta di Egeo. — “Vengo col cuore avvelenato, qui, ad accusare mia figlia Ermia…” — disse, ma poi si arrestò.

— Ah, provaci, almeno — lo spronò Obie. Sandy scosse il capo. — Be’, potremmo provare a metterci in contatto con gli altri via radio — propose dispiaciuto.

Marguery scosse il capo, ancora sorpresa. — No, no, non ce n’è assolutamente bisogno — disse. — Ho afferrato il concetto. È veramente meraviglioso. È così che avete imparato l’inglese?

— Questo era solo uno dei modi — rispose Obie. — Per me era il migliore, solo che poi ChinTekki-tho si è arrabbiato con MyThara perché diceva che così imparavamo il dialetto sbagliato.

— Ma in verità non era così — intervenne Sandy, sempre fedele a MyThara. — Noi ci rendevamo conto della differenza.

— Però ci siamo tenuti quei nomi — disse Obie. — Ed è una grande fortuna per te, Marguery Darp, perché così non hai avuto bisogno di imparare i nostri nomi hakh’hli. Non vuoi continuare ancora solo un pochino, Polly?

Polly agitò l’arto superiore in un gesto negativo. — Io torno a riferire a Tania che Marguery Darp ha detto che gli atti di vandalismo non si ripeteranno — disse secco rivolta a Sandy. — Così lei potrà riferirlo a ChinTekki-tho. Vieni con me, Obie?

— No, no! Io voglio rimanere qui a parlare con Marguery di New York New York, Times Square, Harlem, Wall Street… — Lacrimando di felicità, balzò via canticchiando fra sé.

Marguery lo fissò con aria perplessa mentre balzellava sul terrazzo. — Che cosa intendeva a proposito dei vostri veri nomi? — domandò a Sandy.

Sandy cambiò posizione sulla sedia, cercando di seguire con lo sguardo gli allegri balzi di Obie sull’ampio terrazzo semideserto. — I nomi hakh’hli dicono molto a proposito della persona che li porta. — Continuò spiegando a Marguery come i nomi hakh’hli indicassero la discendenza e la posizione all’interno della società hakh’hli, e come i numeri che li seguivano servissero a indicare le varie partite di uova immagazzinate nel congelatore. Da lì, passarono inevitabilmente a discutere sull’abitudine hakh’hli di congelare le uova non appena venivano deposte al fine di non sovraffollare la nave.

— Polly dice che se anche voi esseri umani aveste fatto la stessa cosa — intervenne Obie, che si trovava a tre tavolini di distanza — non avreste dovuto affrontare tutte le difficoltà che vi siete trovati ad affrontare.

— Ringraziala da parte mia per l’ottimo consiglio — ribatté Marguery. Sandy le rivolse un’occhiata di sbieco. Le parole e il tono non sembravano accordarsi.

— Questo è ciò che chiamate ironia, giusto? — domandò.

Marguery fece per rispondere, ma invece starnutì. — Stai bene? — domandò Sandy, sconvolto.

— Certo, basta che tu dica “salute”. Sto benissimo, grazie. Che cosa mi stavi domandando?

— Ho detto…

— Ah sì, adesso mi ricordo — lo interruppe lei. — Sì, Sandy, era una battuta ironica. Non so come mai, ma la tua amica Polly mi fa un po’ girare le scatole.

Sandy la fissò. — Ti fa girare le…?

— Oh, per l’amor di Dio! Volevo solo dire che alle volte mi irrita. Mi dispiace, ma è così.

— E perché mai dovresti dispiacerti? Irrita anche me. Irrita tutti noi, se è per questo. È sempre stata la più prepotente della nostra coorte.

— Davvero? — domandò Marguery. Sembrava sollevata. — Mi fa molto piacere sentirlo — disse. — Stavo iniziando a pensare che tutti gli hakh’hli avessero la puzza sotto il naso come lei.

— La puzza sotto il naso?

— Voglio dire, è così, uh, altezzosa… Però devo dire che Obie mi piace — disse alzando nuovamente lo sguardo verso il lato opposto del terrazzo, dove Obie era impegnato in una serie di salti altissimi. — È un po’… come dire, infantile, però è veramente simpatico e carino.

— È il mio migliore amico — disse Sandy. Pensò per un attimo di chiederle che cosa significasse esattamente la parola “carino” in quel contesto, ma decise di rinunciarvi. — Sai, io e lui siamo stati assieme per tutta la vita… — Sbadigliò.

— Hai sonno? — domandò Marguery.

— È solo che non riesco a dormire quanto voi — si giustificò Sandy. — Sulla nave dormivamo solo per due dodicesimi di giorno, e adesso faccio fatica a stare a letto per tutto quel tempo. Ieri notte però invece di rimanere a letto senza dormire ho messo a frutto il mio tempo facendo qualcosa.

— Oh?

— È un’altra poesia per te — disse. Le passò il foglio.

Marguery gli rivolse uno sguardo ambiguo e assunse un’aria pensierosa prima di dire alcunché.

— Be’, almeno questa volta hai azzeccato il sesso — commentò infine, restituendogli il foglio.

Sandy in verità aveva sperato in una reazione più entusiastica. — Non ti piace? — domandò.

Marguery lo guardò con dolce esasperazione. — Ma certo che mi piace. Credo. Certo che tu vai sempre subito al sodo, vero? Però credo che qualsiasi donna apprezzi che qualcuno scriva una poesia per lei, non è forse così?

— Non lo so. Io ci speravo.

— Be’, è così. O almeno lo è per me. Solo che… — Ebbe un attimo di esitazione. — Ascoltami, Sandy, questa situazione è molto particolare per me, e mi fa sentire un po’ confusa. In fondo io ho il mio lavoro da portare a termine, e non voglio confonderlo con i sentimenti.

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