Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
E così andammo avanti per un pezzo. I particolari sarebbero inutili e banali. Del resto, avevo altro da fare che prenderne nota.
Parecchio tempo dopo ero a terra, e Ace mi stava gettando acqua sulla faccia.
Poi mi guardò, mi aiutò a rimettermi in piedi, mi spinse contro una paratia e mi sostenne affinché rimanessi diritto. — Colpiscimi! — ordinò.
— Cosa? — Ero intontito, ci vedevo doppio.
— Johnnie… colpiscimi.
La sua faccia pareva fluttuare nell’aria di fronte a me. Raccolsi le forze e allungai una sventola, abbastanza forte da accoppare solo una zanzara gracile. Ace chiuse gli occhi e crollò lungo disteso sul ponte. Io dovetti aggrapparmi a qualcosa per non cadergli addosso.
Lui si rialzò lentamente. — Sta bene, Johnnie — disse, scuotendo la testa. — Ho avuto la lezione che meritavo. Da me non avrai altre grane, né da nessun altro della nostra squadra. D’accordo?
Assentii. La testa mi faceva un male da morire.
— Amici? — fece lui.
Ci stringemmo la mano, e anche quel gesto mi fece vedere le stelle.
Sull’andamento della guerra ne sapevano tutti più di noi che pure dovevamo farla. Ciò che racconto accadde dopo che i ragni, essendo riusciti a individuare la posizione del nostro pianeta grazie alle informazioni dei pelleossa, avevano scatenato alcune incursioni distruggendo Buenos Aires e trasformando gli incidenti e le scaramucce in guerra aperta, ma prima che fossimo riusciti a migliorare le nostre difese e i pelleossa cambiassero idea schierandosi dalla nostra parte. Gli sbarramenti più efficaci fino a quel momento erano stati offerti dalla Luna (noi però non lo sapevamo ancora) ma, parlando in linea generale, la Federazione terrestre stava rischiando di perdere la guerra.
Noi non sapevamo neppure questo. Non eravamo nemmeno a conoscenza degli incredibili sforzi che venivano fatti per sovvertire l’alleanza formatasi contro di noi e portare i pelleossa dalla nostra parte. La volta in cui arrivammo più vicino a esserne informati fu quando, prima dell’incursione in cui fu ucciso Flores, ci ordinarono di usare la mano leggera con i pelleossa, di distruggere quanti più edifici possibile ma di uccidere gli abitanti del pianeta solo se era inevitabile.
Se si viene catturati non si può spifferare quello che non si sa. Nessuna droga, tortura o lavaggio del cervello, nessuna privazione del sonno può strappare un segreto che non si conosce. Così, ci veniva detto solo quello che ci serviva per ragioni tattiche. In passato, gli eserciti erano noti perché se perdevano si dissolvevano a causa del fatto che i loro membri non sapevano per che cosa stavano combattendo e quindi non erano motivati a lottare. La Fanteria spaziale mobile, però, non aveva questo punto debole. In primo luogo, tutti eravamo volontari, chi per un motivo chi per un altro, alcuni buoni, altri cattivi. Ma il punto era che noi combattevamo perché eravamo fanti spaziali mobili. Eravamo professionisti, dotati di esprit de corps. Eravamo i Rompicollo di Rasczak, il miglior corpo di tutta la maledetta Fanteria spaziale mobile. Ci ficcavamo dentro le nostre capsule perché Gelatina ci diceva che era il momento di farlo e quando toccavamo il suolo combattevamo perché è questo che fanno i Rompicollo di Rasczak.
Quei ragni depongono uova. E non le depongono soltanto, le tengono di riserva e se occorre le mettono in incubatrice. Se noi uccidevamo un guerriero, o dieci, o centomila, il morto veniva sostituito prima ancora che noi fossimo di ritorno alla base. Se vi piace lavorare di fantasia, potete benissimo figurarvi un ragno, addetto al controllo della popolazione, che fa una telefonata a qualcuno che sta giù sotto terra dicendogli: “Joe, mettimi in incubatrice diecimila guerrieri e ricordati che mi servono per mercoledì… e avverti che comincino ad attivare le incubatrici di riserva N, O, P e Q, e anche R. Abbiamo bisogno di soldati”.
Non dico che facessero esattamente così, ma i risultati erano quelli. E non commettete l’errore di pensare che i ragni agissero puramente per istinto, come le termiti o le formiche. Le loro azioni erano intelligenti quanto le nostre (le razze stupide non costruiscono navi spaziali) e molto meglio coordinate. Ci vuole come minimo un anno per addestrare un soldato e abituarlo a lavorare di concerto con i suoi compagni. Invece un guerriero ragno salta fuori dal guscio già perfetto.
Ogni volta che uccidevamo mille ragni al costo di un fante spaziale mobile, era una netta vittoria per il nemico. Stavamo imparando, a caro prezzo, quanto efficiente possa essere un comunismo totale quando viene praticato da individui realmente adattati a esso dall’evoluzione. I commissari del popolo dei ragni si preoccupavano di perdere soldati quanto noi munizioni. Forse avremmo potuto immaginare questo aspetto dei ragni osservando le pene che l’Egemonia cinese aveva inflitto all’Alleanza russo-angloamericana. Comunque il problema con le “lezioni della storia” è che di solito le comprendiamo dopo averci sbattuto la faccia contro.
Ma noi stavamo imparando. Le istruzioni tecniche e gli ordini di natura tattica, che venivano elaborati a partire dall’esperienza derivante da ogni schermaglia con il nemico, venivano diffuse per tutta la flotta. Imparammo a distinguere i guerrieri dagli operai. Se si aveva tempo, lo si poteva capire dalla forma del carapace, ma il modo empirico più veloce era: se viene verso di te è un guerriero, se scappa puoi lasciarlo perdere. Imparammo a non sprecare munizioni nemmeno contro i guerrieri se non per difenderci. Invece davamo la caccia alle loro tane. Trovare il buco, lasciarvi cadere una di quelle bombe a gas che esplodono dolcemente qualche secondo dopo, sprigionando un “insetticida” studiato apposta per i ragni (per noi è innocuo) che, essendo più pesante dell’aria, tende a infiltrarsi nel terreno, poi gettare un’altra bomba HE per tappare la falla.
Ancora non sapevamo se il gas penetrava abbastanza a fondo da uccidere le regine, però eravamo certi che ai ragni quella tattica non piaceva affatto. Le spie che avevamo tra i pelleossa e tra gli stessi ragni ce lo assicuravano. E poi con quel sistema eravamo riusciti a fare piazza pulita di un’intera colonia. Forse i ragni riuscivano in qualche modo a sfollare le regine e i cervelli direttivi, ma, se non altro, avevamo imparato a condurre contro di loro azioni di un certo rilievo.
Per quanto riguardava i Rompicollo, le bombe a gas rappresentavano solo un altro tipo di esercitazione, da eseguirsi secondo gli ordini, a turno, scattando.
A un certo punto dovemmo tornare su Sanctuary per prelevare altre capsule. Le capsule sono sacrificabili (come noi, del resto) e quando non ce ne sono più bisogna tornare alla base, anche se la propulsione Cherenkov potrebbe agevolmente permettere ancora due giri della galassia. Poco prima che ciò accadesse arrivò la comunicazione della nomina a tenente di Gelatina, che prese così il posto di Rasczak. Il neopromosso cercò di non gridarlo ai quattro venti, ma il capitano Deladrier rese pubblica la nomina, e questo lo costrinse a consumare i pasti a prua con gli altri ufficiali. Gelatina, però, continuò a passare il resto della giornata a poppa, con noi.
Ormai avevamo effettuato parecchi lanci con Gelatina come caposquadra, e l’unità si era abituata a tirare avanti senza il tenente. La sua perdita era ancora dolorosa, ma avevamo elaborato il fatto che Rasczak non fosse più con noi. Dopo la nomina di Gelatina tra i soldati si cominciò a mormorare che avremmo dovuto ribattezzare lo squadrone con il nome del nostro nuovo capo, come facevano le altre unità.
Fu Johnson che si lece carico di parlarne a Gelatina, portandomi con sé per fornirgli sostegno morale.
— Che cosa c’è? — brontolò Gelatina.
— Ecco, sergente… volevo dire, tenente… abbiamo pensato che…
— Forza, deciditi.
— Ecco… i ragazzi si sono consultati e hanno pensato… ecco, dicono che adesso l’unità dovrebbe chiamarsi i giaguari di Jelal.