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Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]

Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:

Dalle prime invasioni di H. G. Wells, il tema della guerra contro i «mostri» di mondi lontani è stato spesso trattato dagli scrittori di fantascienza. Ma crediamo che questo romanzo sia senza precedenti e meriti di essere segnalato particolarmente ai lettori. Si tratta a nostro parere di una delle opere più riuscite e originali nella vastissima produzione di Robert Heinlein. La storia è raccontata in prima persona e in un linguaggio secco e pittoresco da un soldato dell’esercito terrestre, un ragazzo che scappa di casa per arruolarsi nella fanteria dello spazio (regina, a quanto pare, anche delle battaglie cosmiche), partecipa alle operazioni belliche nella Galassia, e «fa carriera» fino a meritarsi i galloni da ufficiale… Ma ciò che costituisce il mordente del libro e lo straordinario verismo, la «fedeltà» quasi cinematografica delle esperienze militari del protagonista. I sergenti cattivi, le marce le esercitazioni a fuoco, la terribile disciplina, la solidarietà fra commilitoni sono cose che molti lettori conosceranno per averle provate di persona. Ma qui anche la «tuta potenziata» l’arma tuttofare della fanteria spaziale, anche i lanci dall’astronave, i rastrellamenti a «saltamontone», le offensive contro i «pelleossa» e i «ragni» dei pianeti nemici sono descritti con una bravura da grande documentarista. Ed è l’apparenza realistica di queste avventure di guerra a renderle più persuasive e soprattutto più drammatiche e avvincenti.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
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Oltre a questi notevoli vantaggi naturali, molto di artificiale è stato fatto per evitare che la licenza venga sprecata. La maggior parte dei civili sembra fare un doppio lavoro. Hanno le borse sotto gli occhi perché stanno alzati tutta la notte per prestare servizi che rendano piacevole la licenza. Su entrambi i lati di Churchill Road, che va dalla base alla città, si susseguono imprese intenzionate a separare senza dolore un uomo dal denaro che non avrebbe saputo investire, con il piacevole accompagnamento di banchetti, divertimenti e musica.

Se si riesce a superare queste trappole, avendo già dilapidato tutta la valuta, in città si trovano altri posti quasi altrettanto soddisfacenti (intendo dire che anche lì ci sono le ragazze) offerti gratuitamente da una popolazione riconoscente: si tratta di luoghi molto simili al circolo di Vancouver, ma in cui si è accolti persino meglio.

Sanctuary, e specialmente Espiritu Santo, la città, dava l’impressione del luogo ideale, al punto che mi divertivo a pensare che avrei chiesto di potermici trasferire una volta che, finita la ferma, mi fossi congedato. Dopotutto, non ero particolarmente angosciato all’idea che i miei discendenti (se mai ne avessi avuti), trascorsi venticinquemila anni, fossero dotati di nuovi lunghi arti verdi oppure disponessero solo dell’attrezzatura con cui ero stato costretto a tirare avanti io. Quel tipo con l’aria da professore del Centro ricerche non mi spaventava affatto con il suo allarmismo circa i rischi provocati dalla mancanza di radiazioni. In ogni caso mi sembrava (da quanto potevo vedere attorno a me) che la razza umana avesse raggiunto l’apice.

Senza dubbio anche un signor maiale dall’aspetto disgustoso pensava la stessa cosa di una signora scrofa dall’aspetto altrettanto disgustoso, ma in quel caso eravamo entrambi sinceri.

Su quel pianeta esistevano anche altre opportunità di svago. Ricordo con particolare piacere un gruppo di Rompicollo che iniziò un’amichevole discussione con un gruppo di appartenenti alla Marina (non della Rodger Young) seduti al tavolo di fianco. Lo scambio di vedute fu piuttosto animato, rumoroso, finché alcuni poliziotti della base intervennero per interromperlo con pistole a scarica elettrica proprio quando ci stavamo appassionando alla disputa. La cosa non ebbe conseguenze, dovemmo solo pagare i danni alla mobilia. Il comandante della base è dell’idea che un soldato in licenza debba potersi prendere qualche libertà, purché non infranga una delle famose trentuno regole.

Anche le baracche dove alloggiavamo erano ottime, non certo lussuose, ma comodissime. Quanto alla mensa, funziona venticinque ore al giorno, e sono i civili che pensano a tutto. Niente sveglia, niente ritirata, praticamente si è in libera uscita continua, e non c’è nessun obbligo di tornare alle baracche per dormire. Io ci tornavo, però. Mi pareva un delitto spendere soldi in albergo quando potevo disporre di una linda branda gratuita. Oltretutto, avevo a portata di mano tanti modi più intelligenti per dilapidare le paghe accumulate.

Anche il fatto che la giornata durasse un’ora in più era piacevole, significava nove ore piene di sonno e tutto il giorno ancora a disposizione. Dopo lo choc dell’Operazione ragnatela il soggiorno mi consentì di recuperare le forze.

Del resto era proprio come stare in albergo. Ace e io avevamo una camera tutta per noi, negli alloggi dei graduati. Una mattina, quando la licenza stava ormai volgendo al termine (purtroppo), mi stavo rivoltando dall’altra parte per ricominciare a dormire, verso mezzogiorno, ora locale, quando Ace venne a scuotermi il letto. — Scat-tare, soldato! I ragni ci stanno attaccando!

Gli dissi che cosa doveva farne, dei ragni.

— Muoviti dobbiamo andare in città — insistette.

— Niente dinero - dissi. La sera prima ero uscito con un chimico del Centro ricerche (di sesso femminile, s’intende, e di conseguenza affascinante). Carl, che aveva conosciuto la ragazza su Plutone, mi aveva scritto di farmi vivo con lei nel caso fossi capitato su Sanctuary. Si trattava di una rossa, snella e dai gusti costosi. Evidentemente Carl le aveva confidato che dovevo essere pieno di soldi, avendo lei deciso che la sera precedente, quella passata insieme, fosse il momento giusto per fare amicizia con lo champagne locale. Io non tradii Carl rivelandole che tutte le mie sostanze consistevano nella paga di soldato, quindi le offrii champagne e per me ordinai un succo d’ananas che del frutto aveva soltanto il nome. Come risultato, ero poi dovuto rientrare a piedi, visto che i taxi non sono gratuiti in nessun posto. Però ne era valsa la pena. Dopo tutto, a che cosa serve il denaro? Mi riferisco al denaro dei ragni, ovviamente.

— Niente paura — mi disse Ace. — Posso finanziarti. La notte scorsa ho avuto fortuna. Ho incontrato uno della Marina che non sa fare il calcolo delle probabilità.

Così mi alzai, e mi feci barba e doccia. Poi ce ne andammo alla mensa per metterci in forze con una colazione a base di uova, patate, prosciutto, frittelle e altre prelibatezze, dopodiché ci mettemmo in cammino per andare a mangiare qualcosa di più sostanzioso. Lungo la Churchill Road ci venne caldo, e Ace propose di entrare in un bar. Lo seguii per vedere se avevano il succo d’ananas (finto). Era un intruglio misterioso, ma almeno era fresco. Non si può avere tutto.

Parlammo del più e del meno, e Ace ordinò di nuovo. Provai il succo di mirtilli: stessa roba, colorata in rosso.

Ace, fissando il contenuto del suo bicchiere, mi disse: — Hai mai pensato di fare l’ufficiale?

— Eh? Sei impazzito?

— Niente affatto. Senti, Johnnie, questa guerra può continuare per un pezzo. Hanno un bel fare propaganda per quelli che restano a casa, tu e io sappiamo benissimo che i ragni terranno duro. Quindi, perché non pensare al futuro? Come diceva quel tale, se proprio devi suonare nella banda, è meglio maneggiare la bacchetta che portare la grancassa.

Ero sconcertato dalla piega che aveva preso la conversazione, specie poi trattandosi di un discorso di Ace. — A che cosa miri, allo Stato maggiore?

— Chi, io? Ripassati i circuiti, figliolo. Ti arrivano le risposte sbagliate. Io non ho studiato e sono di dieci anni più vecchio di te. Ma tu ne sai abbastanza per cavartela agli esami, e hai il quoziente d’intelligenza adatto. Ti garantisco che se ti lanci nella carriera, diventi sergente prima di me, e il giorno dopo ti propongono come ufficiale superiore.

— Adesso sono sicuro che sei diventato matto.

— Ascolta lo zio! Mi dispiace dirtelo, ma sei proprio stupido, zelante e sincero quanto basta per essere il tipo di ufficiale che gli uomini sono disposti a seguire nelle situazioni più disperate. Mentre io… Ecco, io appartengo alla manovalanza per natura. Sono fatto per raffreddare l’entusiasmo di quelli come te. Un giorno diventerò sergente, e dopo vent’anni di servizio mi ritirerò, mi farò dare un lavoro, magari come piedipiatti, e sposerò una donna grassa e simpatica, con i miei stessi gusti semplici. Farò un po’ di sport, andrò a pescare e concluderò la mia vita in santa pace.

Ace fece una pausa per bere. — Tu, invece — riprese — resterai in servizio, e probabilmente arriverai ai gradi più alti. Farai una fine gloriosa e io dirò con orgoglio: “Eravamo amici. Gli prestavo i soldi, quando eravamo caporali insieme”. Allora, che cosa te ne pare?

— Non ci avevo mai pensato — dissi lentamente. — Volevo solo fare la mia ferma.

Sorrise ironico. — Hai già visto rientrare a casa qualcuno di quelli che hanno terminato la ferma, di questi tempi? Pensi di cavartela con due anni di servizio?

Non aveva torto. Finché la guerra continuava, la ferma andava avanti all’infinito, almeno per quanto riguardava i caporali di fanteria. Si trattava principalmente di una differenza di prospettiva, almeno per il momento. Quelli che stavano facendo la ferma potevano perlomeno avere la sensazione che il loro compito sarebbe terminato in breve tempo. Potevamo fare affermazioni del tipo: “Quando questa maledetta guerra sarà finita”. Un militare di carriera non lo diceva mai. Non sarebbe andato da nessuna parte, fino all’età della pensione… o finché non ci avesse lasciato le penne.

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