Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
Con Padre Migliaccio a capo della prima squadra e il cuoco al vertice dell’altra, eravamo sistemati ottimamente, corpo e anima. Ma se uno dei due avesse dovuto lasciarci le penne, quale ci sarebbe mancato meno? Quesito interessante che non tentammo mai di risolvere, ma che avrebbe certo fornito argomento di discussione.
La Rodger Young faceva continue missioni di guerra, e noi un buon numero di lanci, sempre diversi. Ogni lancio dev’essere diverso dagli altri, in modo che il nemico non possa attribuirci una tattica di combattimento. Ma non partecipammo più a grandi battaglie, agivamo da soli, perlustravamo, compivamo razzie e incursioni. La Federazione terrestre non era in grado di sferrare offensive su larga scala. La disgraziata Operazione ragnatela ci era costata troppe navi, e aveva seminato troppi vuoti fra le truppe addestrate. Era necessario prendere tempo per tamponare le falle.
Nel frattempo, piccole unità veloci della Marina spaziale, e tra queste la Rodger Young e altre corvette da trasporto, cercavano di essere contemporaneamente dappertutto, costringendo il nemico in posizione difensiva e infliggendogli perdite e danni ingenti. Anche noi subivamo perdite ed eravamo costretti a imbarcare nuovi uomini ogni volta che tornavamo a Sanctuary per rifornirci di capsule. Continuavo ad avere la tremarella a ogni nuovo lancio, ma i veri lanci non avvenivano molto spesso e le permanenze a terra erano molto brevi. In compenso, c’erano giorni e giorni di vita di bordo.
Fu il periodo più felice della mia vita sebbene allora non ne fossi conscio. Anch’io mi lamentavo, proprio come tutti gli altri, e mi piaceva anche farlo.
La prima vera catastrofe ci capitò quando perdemmo il tenente.
Quello, credo, fu il momento peggiore della mia vita, perché mi colse in condizioni emotive di profonda prostrazione: mia madre si trovava a Buenos Aires quando i ragni avevano distrutto la città.
Ero venuto a saperlo molto tempo dopo, un giorno in cui, durante uno scalo a Sanctuary per rifornirci di capsule, ci venne consegnata la posta arretrata. C’era anche un biglietto di zia Eleonora, che non era stato cifrato e trasmesso via radio perché lei si era dimenticata di scriverci sopra URGENTE. Tre sole righe, molto asciutte. In un certo senso, zia Eleonora pareva quasi addossare a me la responsabilità della disgrazia. Se poi fosse colpa mia perché essendo nelle Forze armate avrei dovuto impedire l’incursione, oppure perché, a suo avviso, mia madre aveva fatto quella gita a Buenos Aires per dimenticare il dispiacere della mia assenza, non lo si capiva bene. Pareva piuttosto che zia Eleonora mi accusasse di entrambe le cose.
Stracciai il biglietto e cercai di vincere la disperazione. Pensai che fossero morti entrambi i miei genitori, dato che papà non avrebbe lasciato partire la mamma da sola per un viaggio così lungo. Zia Eleonora non diceva niente di lui, ma non l’avrebbe nominato in ogni caso. Lei si preoccupava solo di sua sorella. In realtà, le cose non stavano così. Seppi più tardi che mio padre sarebbe dovuto partire insieme alla mamma, ma che all’ultimo momento era successo qualcosa per cui aveva dovuto trattenersi a casa, con l’accordo di raggiungerla il giorno seguente. Ma zia Eleonora non me lo disse.
Un paio d’ore dopo, il tenente mi mandò a chiamare per chiedermi se desideravo andare a casa in licenza, mentre l’astronave partiva per una nuova missione. Mi fece notare che avevo accumulato parecchi giorni di licenza e mi conveniva approfittarne, date le circostanze. Non comprendevo come avesse fatto a capire che avevo perso una persona cara, ma era chiaro che lo sapeva. Comunque, ringraziai e rifiutai. Preferivo aspettare che tutta la compagnia andasse in licenza.
E sono contento di avere rifiutato, perché altrimenti non sarei stato con gli altri quando il tenente ci lasciò, e questo sarebbe stato insopportabile.
La disgrazia accadde all’improvviso, poco prima che tornassimo a bordo dopo un lancio. Un uomo della terza pattuglia era stato ferito durante la battaglia, anche se non gravemente. Il vicecaposquadra accorse per raccoglierlo, e restò a sua volta ferito leggermente. Il tenente, che come al solito non perdeva di vista nessuno e senza dubbio aveva verificato a distanza le condizioni fisiche dei due, assicurandosi prima di tutto che il vicecaposquadra fosse ancora vivo, andò lui stesso a raccoglierli, portandone uno per braccio.
Giunto a pochi metri dalla scialuppa li lanciò. I due furono afferrati e tirati in salvo, ma non il tenente che, rimasto a terra senza la protezione del cerchio di uomini, venne colpito e morì.
Ho taciuto di proposito i nomi del soldato e del vicecaposquadra. Il tenente stava raccogliendoci tutti, con il suo ultimo respiro. Forse quel soldato ero io. Non ha importanza chi fosse. L’importante era che la nostra famiglia aveva perso il suo capo, il padre che aveva fatto di noi quello che eravamo.
Dopo che il tenente ci ebbe lasciati, il capitano Deladrier invitò il sergente Jelal a mangiare a prua insieme agli altri capisquadra. Ma lui chiese di essere esonerato. Avete mai visto una vedova con un carattere forte tenere la famiglia unita comportandosi come se il capofamiglia si fosse semplicemente allontanato e potesse tornare da un momento all’altro? Questo è quanto fece Gelatina. Divenne solo lievemente più severo e se mai gli accadeva di dire “Al tenente questo non sarebbe piaciuto”, lo faceva quasi con pudore. E poi non lo diceva tanto spesso.
Il sergente lasciò la nostra organizzazione di combattimento quasi immutata. Invece di spostare tutti, nominò sergente di squadrone (nominale, s’intende) il vicecaposquadra della seconda squadra, lasciando i due capisquadra ai loro posti di responsabilità. A me affidò funzioni di caporale, nominandomi vicecaposquadra (con mansioni soprattutto decorative). Poi lui stesso si comportò come se il tenente si fosse temporaneamente assentato e ci stesse semplicemente trasmettendo i suoi ordini, come al solito.
Questo ci salvò.
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Non ho altro da promettervi che sangue, fatica, lacrime e sudore.
WINSTON CHURCHILL