Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
Ora è impossibile chiederglielo, perché non fecero in tempo a riprenderlo a bordo della lancia. Da parte mia, ebbi solo la sensazione, dapprima vaga, poi sempre più netta, che tutto era andato nel peggiore dei modi.
Le diciotto ore che seguirono furono un vero incubo. Non posso dirvi molto perché ricordo poco: solo squarci, scene d’orrore da far rizzare i capelli dallo spavento. I ragni mi hanno sempre fatto ribrezzo, velenosi o no: un innocuo ragno domestico nel letto mi dà la pelle d’oca. Alle tarantole poi non ho nemmeno la forza di pensarci e non mangio aragoste, gamberi e niente del genere. Quando per la prima volta mi vidi davanti un ragno, la mia mente schizzò letteralmente via dal cranio e cominciò a ululare. Solo parecchi secondi dopo mi resi conto che lo avevo ucciso e che potevo smettere di sparare. Doveva essere stato un ragno operaio, perché sicuramente non ero tanto in forma da accoppare un guerriero.
Ma, in quel momento, ero comunque più in forma di quanto fossero i corpi K9. Avrebbero dovuto essere lanciati (se il lancio fosse andato alla perfezione) alla periferia dell’intera zona-bersaglio e, secondo i piani, i neocani si sarebbero schierati all’esterno per fornire intelligenza tattica alle squadre di interdizione il cui compito era quello di assicurarsi la periferia. Quei cani ovviamente non hanno altra arma che i loro denti. Si pensa che un neocane senta, veda, annusi e comunichi al suo partner quello che scopre via radio. Tutto ciò che porta con sé sono una radio e una bomba distruttiva con cui farsi saltare in aria (lui o il suo partner) in caso di ferite gravi o cattura.
Quei poveri cani non aspettarono di essere catturati. Pare che la maggior parte di loro si suicidò appena entrarono in contatto con il nemico. Provavano nei confronti dei ragni le mie stesse sensazioni, ma più intense. Adesso ci sono neocani addestrati fin da cuccioli a osservare e fuggire senza fare saltare in aria le loro teste alla sola vista o al solo odore di un ragno. Quelli, però, non lo erano.
Ho già detto che fu tutto un fallimento. Vi ho appena accennato, fu una catastrofe. Al momento, però, non sapevo quello che stava succedendo. Mi tenevo dietro Dutch, cercando di abbattere o incendiare tutto quello che si muoveva e lasciando cadere una granata in ogni buco del terreno che scorgevo. A poco a poco ritrovai il controllo, tanto che riuscii a uccidere un ragno senza inutile spreco di materiale, sebbene non avessi imparato a distinguere quelli che erano innocui da quelli che non lo erano. Soltanto un ragno su cinquanta è un guerriero, però da solo fa anche per gli altri quarantanove. Le loro armi non sono pesanti come le nostre, ma sono altrettanto micidiali: hanno un raggio che penetra attraverso l’armatura e affetta la carne come un uovo sodo. Inoltre in azione sono molto più affiatati di noi perché il cervello che coordina le mosse di una squadra non è lì, esposto ai colpi nemici, ma se ne sta al riparo in uno di quei buchi.
Dutch e io fummo assistiti dalla fortuna per un bel pezzo. Ci aggiravamo per un’area di circa un chilometro quadrato, facendo piovere bombe nelle buche, distruggendo tutto quello che trovavamo in superficie e risparmiando quanto più era possibile i propulsori per i momenti di grave pericolo. La missione che ci era stata affidata consisteva nell’assicurarci il possesso dell’intera zona, permettendo così ai rinforzi e ai mezzi corazzati di toccare terra senza incontrare resistenza. Non si trattava di un’incursione ma di una battaglia per conquistare una testa di ponte, tenerla per un certo tempo, e dare modo alle truppe fresche e ai reparti pesanti di occupare l’intero pianeta e ristabilire l’ordine.
Solo che non ci riuscimmo.
La nostra squadra fece del suo meglio. Si trovava dalla parte sbagliata e aveva perso i contatti con l’altra squadra. Il sergente e il caposquadrone erano morti, e non era più possibile riunirsi ai commilitoni. Tuttavia, una certa area l’avevamo occupata, e la nostra pattuglia di specialisti era riuscita a creare un ottimo sbarramento difensivo: eravamo pronti a cedere la nostra posizione alle truppe fresche, appena fossero arrivate.
Peccato che non arrivarono. Furono scaricate nel punto in cui dovevamo essere lanciati noi, dove trovarono gli indigeni ostili ed ebbero i loro problemi. Noi non le vedemmo neppure. Perciò restammo dov’eravamo, subendo saltuariamente perdite, e causandone a nostra volta quando se ne presentava l’occasione, mentre le munizioni calavano e le batterie delle tute andavano scaricandosi. Quell’inferno parve durare almeno un migliaio d’anni.
Dutch e io stavamo procedendo veloci lungo una parete, diretti verso la nostra squadra di specialisti in risposta a una chiamata di rinforzi, quando all’improvviso il terreno si spalancò davanti a noi, un ragno fece capolino e Dutch cadde.
Diressi il lanciafiamme contro il ragno, gettai una granata nella buca, che si richiuse immediatamente, poi mi voltai per vedere che cos’era successo a Dutch. Era a terra, ma non sembrava ferito. Un sergente di squadra può verificare sul monitor le condizioni fisiche di ogni suo uomo e distinguere i morti da coloro che non possono farcela da soli e devono quindi essere raccolti. Però lo stesso controllo si può fare anche a mano, usando i pulsanti che si allineano sulla cintura della tuta.
Dutch non rispose quando lo chiamai. La temperatura del suo corpo era molto bassa, cuore e cervello risultavano debolissimi, il che era un brutto segno, però poteva trattarsi di un guasto della tuta. Ingannavo me stesso, dimenticando che l’indicatore della temperatura funzionava indipendentemente dalla tuta. In ogni modo, mi staccai l’apriscatole dalla cintura e tentai di estrarre Dutch dalla tuta, tenendo intanto le orecchie tese e gli occhi bene aperti per avvistare in tempo i nemici.
Poi, nel mio elmetto risuonò un appello che spero di non dover udire mai più.
— Si salvi chi può! Si torna alla base. Alla base. Raccogliere i feriti e tornare alla base. Dirigetevi verso il primo segnale che udite. Sei minuti di tempo! A tutti i combattenti! Attenzione! Raccogliere i feriti e mettersi in salvo. Dirigersi verso la lancia più vicina. Si salvi chi può…
Mi affrettai.
Dutch era morto, me ne accorsi appena aprii la tuta. Lo lasciai dov’era e me la svignai velocissimo. Se fossi stato più esperto di battaglie avrei cercato di recuperare almeno le sue munizioni, ma ero troppo inorridito per riflettere con calma. Balzai via di là e cercai di arrivare al caposaldo al quale eravamo diretti.
Il caposaldo era già stato sgomberato, non c’era più nessuno. Mi sentii solo e smarrito. Poi udii un segnale, non quello che mi aspettavo di udire, cioè Yankee Doodle, se si fosse trattato di una lancia della Valley Forge, ma Sugar Bush, un motivo che non sapevo a chi appartenesse. Non importa, era uno dei nostri segnali. Mi diressi in quella direzione dando fondo alle mie batterie. Giunsi a bordo quando già stavano per chiudere il portello, e poco dopo ero sulla Voortrek, talmente traumatizzato da non ricordare nemmeno il mio numero di matricola.
In seguito, ho sentito definire quella battaglia una “vittoria strategica”. Purtroppo io c’ero, e vi assicuro che fu una disfatta rovinosa.
Sei settimane dopo (ma con la sensazione di essere invecchiato di sessant’anni) alla base navale di Sanctuary fui imbarcato su un’altra astronave, la Rodger Young, e mi presentai al sergente Jelal.
Portavo, al lobo dell’orecchio sinistro, un teschietto d’oro con un osso solo. Al Jenkins era con me, e ne aveva uno assolutamente identico. Micio Smith non era stato scaricato in tempo dalla Valley Forge. I pochi tigrotti sopravvissuti furono distribuiti tra le diverse astronavi; avevamo perso metà delle nostre forze nella collisione tra la Valley Forge e la Ypres, la disastrosa battaglia sul pianeta aveva fatto salire le nostre perdite all’ottanta per cento e nelle alte sfere era stato decretato che non si poteva ricostituire la compagnia tigrotti con i soli superstiti. Meglio scioglierla, archiviare gli schedari e aspettare che le ferite si fossero rimarginate prima di ricostituire la Compagnia K con facce nuove e antiche tradizioni.