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Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]

Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:

Dalle prime invasioni di H. G. Wells, il tema della guerra contro i «mostri» di mondi lontani è stato spesso trattato dagli scrittori di fantascienza. Ma crediamo che questo romanzo sia senza precedenti e meriti di essere segnalato particolarmente ai lettori. Si tratta a nostro parere di una delle opere più riuscite e originali nella vastissima produzione di Robert Heinlein. La storia è raccontata in prima persona e in un linguaggio secco e pittoresco da un soldato dell’esercito terrestre, un ragazzo che scappa di casa per arruolarsi nella fanteria dello spazio (regina, a quanto pare, anche delle battaglie cosmiche), partecipa alle operazioni belliche nella Galassia, e «fa carriera» fino a meritarsi i galloni da ufficiale… Ma ciò che costituisce il mordente del libro e lo straordinario verismo, la «fedeltà» quasi cinematografica delle esperienze militari del protagonista. I sergenti cattivi, le marce le esercitazioni a fuoco, la terribile disciplina, la solidarietà fra commilitoni sono cose che molti lettori conosceranno per averle provate di persona. Ma qui anche la «tuta potenziata» l’arma tuttofare della fanteria spaziale, anche i lanci dall’astronave, i rastrellamenti a «saltamontone», le offensive contro i «pelleossa» e i «ragni» dei pianeti nemici sono descritti con una bravura da grande documentarista. Ed è l’apparenza realistica di queste avventure di guerra a renderle più persuasive e soprattutto più drammatiche e avvincenti.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
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— Ah, sì? Quanti hanno deciso in favore di questo nome?

— La decisione è stata unanime — rispose Johnson.

— Cinquantadue sì, allora, e un no. Il mio. Quindi è no. Nessuno tornò più sull’argomento.

Poco dopo entrammo in orbita attorno a Sanctuary. Ero contento di essere quasi arrivato, perché da due giorni a bordo la gravità artificiale non funzionava, e mentre l’ingegnere capo ci pensava su, noi fluttuavamo in caduta libera, uno stato che odio. Non sarò mai un vero essere spaziale.

L’intero squadrone ebbe dieci giorni di riposo e si trasferì agli alloggiamenti della base.

Non ho mai avuto modo di conoscere le coordinate di Sanctuary, né il nome o il numero di catalogo della stella attorno alla quale il pianeta gravita: quello che si ignora non può scappare detto. La posizione è un segreto militare, noto solo ai comandanti di astronave, agli ufficiali piloti eccetera. Ognuno di loro, comunque, a quanto mi risulta, riceve l’ordine (e la costrizione ipnotica) di suicidarsi, se necessario, pur di evitare la cattura. Così preferisco ignorare quei dati. Nell’eventualità che Base Luna e la Terra stessa venissero occupate, la federazione tendeva ad accumulare riserve di ogni genere su Sanctuary, in modo che un malaugurato disastro sul pianeta principale non rappresentasse la capitolazione totale.

Sono però in grado di parlarvi del pianeta. È come la Terra, ma a uno stadio inferiore.

Insomma, è un pianeta ritardato, esattamente come un bambino che impiega dieci anni per imparare a fare ciao ciao con la mano e a capire che cosa sia un pasticcio di carne. È simile alla Terra quanto un pianeta può essere simile a un altro pianeta: stessa età, secondo i planetologi, anche la sua stella ha la stessa età del Sole ed è dello stesso tipo, come dicono gli astrofisici. Flora e fauna abbondanti, atmosfera uguale, o quasi, a quella terrestre, e condizioni atmosferiche pressappoco identiche. C’è anche una Luna di dimensioni ragguardevoli oltre a maree come sulla Terra.

Nonostante la situazione favorevole, il pianeta è progredito di poco a causa delle rare mutazioni cui è soggetto e del modesto tasso, rispetto alla Terra, di radiazioni naturali.

La tipica forma di vita vegetale di Sanctuary, e quella che ha raggiunto il massimo grado di sviluppo, è una felce gigante molto primitiva. La principale forma di vita animale è rappresentata da protoinsetti che non si sono sviluppati in colonie. Tutto ciò, lasciando da parte la flora e la fauna provenienti dalla Terra, che una volta trapiantate hanno marginalizzato le forme di vita indigene.

Vista l’estrema lentezza del processo evolutivo del pianeta, dovuta alla mancanza di radiazioni e al tasso di mutazione decisamente basso, su Sanctuary le forme di vita indigene non hanno avuto una vera possibilità di svilupparsi e quindi non sono adatte a competere. I loro patrimoni genetici rimangono identici per un tempo relativamente lungo: non si adattano. È un po’ come essere costretti a giocare in continuazione, per l’eternità, la stessa mediocre combinazione a bridge, senza la speranza di averne una migliore.

Finché queste forme di vita si sono limitate a competere fra loro, ciò non aveva molta importanza: deficienti contro deficienti, per così dire. Ma, quando su Sanctuary sono stati introdotti esemplari evolutisi su un pianeta che godeva di un alto coefficiente di radiazioni e di una competizione spietata, gli elementi locali furono surclassati.

Ora, tutto questo è chiarissimo, lo si impara studiando biologia alle superiori, ma il cervellone del Centro ricerche di lassù, che me ne parlava, portò la mia attenzione su una questione alla quale non avevo mai pensato.

Che cosa succederà agli esseri umani che hanno colonizzato Sanctuary?

Non a quelli di passaggio, come me, ma ai coloni che ci vivono in permanenza, molti dei quali ci sono nati e i cui discendenti ci abiteranno per generazioni? Come saranno quei discendenti? Una persona che non subisce radiazioni non incorre in alcun danno, anzi, sotto certi aspetti li evita. Per esempio, la leucemia e alcuni tipi di cancro lassù sono sconosciuti. Inoltre, al momento la situazione economica è favorevole. Quando seminano un campo con grano della Terra, non hanno nemmeno bisogno di estirpare le erbacce: il nostro cereale elimina da solo ogni traccia di flora locale.

Ma i discendenti di quei coloni non si evolveranno. Non molto comunque. Il tizio del Centro ricerche mi spiegava che potranno aumentare un po’ le mutazioni grazie a fattori esterni, come il sangue nuovo apportato da altri immigrati, o per una selezione naturale tra i corredi genetici dei residenti, ma il fenomeno sarà trascurabile se paragonato al quoziente di evoluzione sulla Terra o su qualsiasi altro pianeta normale. E allora, che cosa succederà? Quelli di Sanctuary resteranno cristallizzati al loro livello attuale, mentre il resto della specie umana si evolverà, lasciandoli indietro fino a che saranno fossili viventi, fuori posto nell’universo come un pitecantropo in una nave spaziale?

Oppure si preoccuperanno del destino dei loro discendenti e si autosomministreranno dosi regolari di raggi X, o magari provocheranno di tanto in tanto qualche esplosione nucleare per addensare una riserva di radioattività nella loro atmosfera? (Accettando, naturalmente, i pericoli immediati delle radiazioni per procurare un’appropriata eredità genetica a beneficio delle generazioni che seguiranno.)

Il cervellone del Centro ricerche ha previsto che non faranno niente. A suo avviso la specie umana è troppo individualista, troppo egoista, per preoccuparsi delle generazioni future. La maggior parte delle persone sarebbe del tutto incapace di preoccuparsi dell’impoverimento genetico, dovuto alla mancanza di radiazioni, delle generazioni a venire. Si tratta sempre di una minaccia a lunghissima scadenza. L’evoluzione opera con estrema lentezza anche sulla Terra, e lo sviluppo di nuove specie richiede migliaia e migliaia di anni.

Personalmente, non me ne intendo. Per quanto mi riguarda, non so nemmeno quello che farò io fra sei mesi. Quindi, come posso fare previsioni su come si comporterà una colonia di sconosciuti? Però sono sicuro di questo: Sanctuary è destinato a essere colonizzato completamente, o da noi o dai ragni. O da qualcun altro. Potenzialmente è un’utopia e, considerata la scarsità di territori sfruttabili in questo settore della galassia, il pianeta non resterà certo nelle mani di primitive forme di vita indigene rivelatesi incapaci di farlo progredire.

Detto ciò, Sanctuary è senza dubbio un posto delizioso, decisamente migliore della Terra per trascorrervi alcuni giorni di licenza. Inoltre, i civili che lo abitano, oltre un milione, non sono male per essere dei civili. Sanno che c’è una guerra. La metà circa della popolazione attiva è impiegata presso la base o in industrie belliche, il resto si dedica alla produzione alimentare destinata alla flotta. D’accordo, nella guerra ci trovano il loro tornaconto, però, qualunque siano i motivi che li muovono, rispettano le uniformi e non detestano quelli che le indossano. Al contrario. Se un fante spaziale mobile entra in un negozio il proprietario lo chiama “signore” e lo tratta con molto rispetto, anche se poi cerca di fregarlo sul prezzo.

Ma soprattutto, la metà della popolazione civile è composta di donne.

Per apprezzare questo fatto come si conviene, dovete starvene fuori in missione per un periodo molto lungo. Dovete provare a sospirare che venga il vostro turno di guardia, per avere il privilegio di starvene due ore su sei con la spina dorsale appoggiata alla paratia 30 e l’orecchio teso a cogliere il semplice suono di una voce femminile. Scommetto che la solitudine pesa meno su un’astronave tutta di uomini, ma io preferisco la Rodger Young. È bello sapere che la ragione ultima per cui si combatte esiste davvero, e che le donne non sono un prodotto della fantasia.

Oltre a quel meraviglioso cinquanta per cento della popolazione civile, c’è poi il quaranta per cento della gente che lavora per i servizi federali, anch’esso composto di donne. Fate la somma, e avrete il più meraviglioso scenario di tutto l’universo esplorato.

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Главный герой
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