Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
- Автор: Нортон Андрэ
- Серия: Il mondo delle streghe #1
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Graziano Ricci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:
Koris si agitò irrequieto. «Anche i soldati chiacchierano, signora. Un giro delle taverne, compiuto da uno scudo senza stemma con le tasche piene di danaro, potrebbe fornirci notizie in abbondanza.»
La strega lo scrutò, dubbiosa. «Yvian è tutt’altro che stupido. Ha occhi e orecchie dovunque. Se uno come te si presentasse nelle taverne di cui hai parlato, Capitano, ne verrebbe subito informato.»
Koris non sembrava preoccupato. «Koris di Gorm, un mercenario, non ha forse perduto i suoi uomini e la sua reputazione a Forte Sulcar? Non dubitare, avrò una buona storia da raccontare, se qualcuno me la chiederà. Tu,» prosegui, rivolgendo un cenno a Simon, «faresti bene a starmi vicino, perché la frottola che abbiamo raccontato per varcare la porta della città non ci smascheri. Ma… e quel giovanetto?» chiese, rivolgendo un sorriso a Briant.
Simon si sorprese nel vedere che il ragazzo, di solito così serio, ricambiava timidamente il sorriso. Poi guardò la strega, come per chiedere il suo permesso. E Simon rimase altrettanto sorpreso quando lei l’accordò, con la stessa espressione maliziosa di poco prima.
«Briant non è un attaccabrighe, Koris. Ma è rimasto imprigionato qui dentro anche troppo a lungo. E non sottovalutare la sua spada. Posso assicurarti che è in grado di sbalordirti… e sotto più di un punto di vista!»
Koris rise. «Non ne dubito affatto, signora, poiché lo dici tu.» Allungò la mano verso l’ascia appoggiata accanto alla sedia.
«Faresti meglio a lasciar qui quel grazioso gingillo,» l’ammonì la strega. «Almeno quello verrebbe notato.» Posò la mano sull’impugnatura.
Fu come se le sue dita si fossero trasformate in pietra. E per la prima volta dal suo arrivo, Simon la vide perdere la calma.
«Che cos’è, Koris?» chiese con voce un po’ stridula.
«Non lo sai, signora? Mi è stata data dalla bontà di colui che un tempo la faceva cantare. E l’ho cara quanto la mia vita.»
La strega ritrasse di scatto la mano, come se avesse toccato un tizzone ardente.
«L’arma è venuta a te volontariamente?»
Koris scattò, di fronte a quel dubbio. «Non mentirei mai, a questo proposito. È venuta a me, e servirà soltanto me.»
«E allora più che mai ti dico di non portarla per le vie di Kars.» Era per metà un ordine, per metà una preghiera.
«Mostrami un posto sicuro dove io possa riporla,» ribatté il Capitano, senza nascondere la riluttanza.
La donna rifletté un momento, passandosi l’indice sul labbro inferiore. «Così sia. Ma più tardi dovrai raccontarmi tutto, Capitano. Prendila, e ti mostrerò il posto più sicuro di questa casa.»
Simon e Briant li seguirono in un’altra stanza, con le pareti coperte da arazzi così antichi che si poteva soltanto immaginarne i motivi ornamentali. La strega ne scostò uno, scoprendo un pannello intagliato a figure di belve favolose che ringhiavano e guardavano minacciose. Lo tirò; all’interno c’era un armadio, e Koris vi ripose l’ascia.
Come Simon aveva sentito i secoli passati nella città di Estcarp, le onde del tempo che l’investivano con una pressione poderosa, come aveva provato una riverenza sgomenta nella Tomba dove Volt aveva tenuto silenziosamente la sua corte tra la polvere e le ombre, ora avvertiva una sorta di radiazione che emanava dalle pareti, qualcosa di tangibile nell’aria che gli faceva aggricciare la pelle.
Eppure Koris si sbrigò a riporre il suo tesoro, e la strega chiuse il ripostiglio con la stessa indifferenza con cui una massaia avrebbe richiuso il portascope. Perché lui, invece, provava quella sensazione? E ne era così ossessionato che restò quando gli altri se ne andarono. A passi lenti, si portò al centro della stanza.
C’erano soltanto due mobili. Un seggio a schienale alto, di legno nero, che poteva provenire da una sala delle udienze. Di fronte c’era uno sgabello dello stesso colore tetro. E sul pavimento, nel mezzo, una strana accozzaglia di oggetti che Simon esaminò come se cercasse di trovarvi la soluzione dell’enigma.
C’era un piccolo braciere d’argilla in cui poteva ardere una manciata di carbonella, non di più. Era posato su un asse di legno, lucido e levigato. Accanto c’era una ciotola di terracotta, contenente una farina biancogrigiastra, e poi una bottiglia tozza. Una sedia, uno sgabello e quello strano assortimento di oggetti… eppure lì c’era anche qualcosa d’altro.
Simon non sentì che la strega era tornata, e trasalì, quando la sentì parlare.
«Che cosa sei, Simon?»
Lui la guardò negli occhi. «Lo sai. Vi ho detto la verità, a Estcarp. E voi dovete avere i mezzi per distinguere il vero dal falso.»
«Li abbiamo, e tu hai detto la verità. Tuttavia devo chiedertelo di nuovo, Simon… che cosa sei? Sulla strada del mare, hai sentito l’imboscata prima che il Potere mi avvertisse. Eppure sei un uomo!» Per la prima volta, il suo autocontrollo sembrava scosso. «Tu sai ciò che viene fatto qui… lo senti!»
«No. So soltanto che qui c’è qualcosa che non riesco a vedere… eppure esiste.» Ancora una volta, le disse la verità.
«Ecco!» La strega accostò i pugni. «Non dovresti sentire queste cose, eppure le percepisci! Io, qui, recito una parte. Non uso sempre il Potere, cioè un potere maggiore dell’esperienza acquisita nel leggere uomini e donne, nell’indovinare i loro desideri e ciò che hanno nel cuore. Il mio dono è per tre quarti illusione: l’hai visto all’opera. Non evoco demoni, non chiamo nulla da un altro mondo per mezzo dei miei incantesimi, che agiscono soprattutto sulle menti di coloro disposti a credere nei prodigi. Eppure c’è il Potere, e talvolta io posso chiamarlo. Allora posso operare prodigi autentici. Posso prevedere i disastri, anche se non sempre posso sapere quale forma assumeranno. Questo posso farlo… ed è reale! Lo giuro sulla mia vita!»
«Ti credo,» rispose Simon. «Perché anche nel mio mondo c’erano cose che non potevano venire spiegate con la logica.»
«Ed erano le vostre donne a fare queste cose?»
«No. Là il dono poteva toccare all’uno o all’altro sesso. Ho avuto al mio comando uomini che avevano precognizioni di disastri, della morte… la loro o quella di altri. E ho conosciuto certe vecchie case in cui si annidava qualcosa cui non era piacevole pensare, qualcosa che non si poteva vedere o sentire più di quanto possiamo ora vedere o sentire ciò che adesso è con noi, qui.»
La strega lo guardava con aperto stupore. Poi mosse la mano nell’aria, tracciando un segno che, per un istante, sfolgorò come fuoco.
«L’hai visto?» Era un’accusa o un riconoscimento trionfante? Simon non ebbe il tempo di scoprirlo perché nella casa risuonò la nota di un gong.
«Aldis! E sarà accompagnata dalle guardie!» La strega attraversò la stanza per aprire il ripostiglio in cui Koris aveva messo l’ascia. «Entra qui,» ordinò. «Perquisiranno la casa, come fanno sempre, e sarebbe meglio se non sapessero della tua presenza.»
Non gli lasciò il tempo di protestare, e Simon si trovò rinchiuso in quello spazio troppo piccolo. Poi il pannello sbatté. Ma Simon scoprì che era un posto adattissimo per spiare. Tra gli intagli c’erano aperture che gli permettevano di respirare e di vedere nella stanza.
Era avvenuto tutto così rapidamente che lui s’era lasciato trascinare. Ma ora si ribellò: premette le mani sul pannello, deciso ad uscire. Tuttavia scoprì, troppo tardi, che dalla sua parte non c’era serratura, e che lui era stato rinchiuso in cassaforte insieme all’ascia di Volt: doveva attendere che fosse la strega a farlo uscire.
Con crescente irritazione, Simon appoggiò la fronte allo schermo scolpito per guardare la stanza. E rimase immobile quando la donna di Estcarp rientrò, e venne spinta a lato da due soldati che cominciarono ad aggirarsi con fare deciso, scostando gli arazzi.