L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
«Ma non può darsi, signor Cyrus, che le acque scorrano lungo il fondo stesso del lago,» disse Harbert «e che vadano al mare per un condotto sotterraneo?»
«Può essere, infatti,» rispose l’ingegnere «e, se così è, saremo obbligati a costruire noi stessi la nostra casa, poiché la natura non ha fatto le prime spese di costruzione.»
I coloni si accingevano, dunque, ad attraversare l’altipiano per ritornare ai Camini, giacché erano le cinque di sera, quando Top diede nuovi segni di agitazione. Esso abbaiava rabbiosamente, e, prima ancora che il suo padrone potesse trattenerlo, si precipitò una seconda volta nel lago.
Tutti corsero verso la riva. Il cane ne era già lontano più di venti piedi e Cyrus Smith lo richiamava vivamente, quando una testa enorme emerse dalla superficie delle acque, che non parevano profonde in quel punto.
Harbert riconobbe subito la specie di anfibio cui apparteneva quella testa conica dai grossi occhi, decorata da baffi di lunghi peli setolosi.
«Un lamantino!» gridò.
Non era un lamantino, ma un esemplare di questa specie, appartenente all’ordine dei cetacei, portante il nome di dugongo, perché le sue narici sono aperte nella parte superiore del muso:
L’enorme animale s’era precipitato sul cane, che cercò invano di evitarlo ritornando verso la sponda. L’ingegnere non poteva far nulla per salvarlo e prima ancora che fosse venuto in mente a Gedeon Spilett o ad Harbert di armare gli archi, Top, afferrato dal dugongo, scomparve sott’acqua.
Nab, con il suo spiedo di ferro in mano, voleva gettarsi in soccorso di Top, deciso a combattere il formidabile animale persino nel suo elemento.
«No, Nab» disse l’ingegnere, trattenendo il suo coraggioso servitore. Frattanto, una lotta si svolgeva sott’acqua, lotta inesplicabile, giacché Top non poteva evidentemente resistere in quelle condizioni, lotta che doveva essere terribile, come si poteva indovinare dalla straordinaria agitazione della superficie del lago; lotta, insomma, che non poteva finire se non con la morte del cane! Ma improvvisamente, in mezzo a un cerchio di spuma, si vide ricomparire Top. Lanciato in aria da qualche forza ignota a una altezza di dieci piedi sulla superficie del lago, esso ricadde in mezzo alle acque profondamente sconvolte e riguadagnò in breve la riva senza ferite gravi, miracolosamente salvo.
Cyrus Smith e i suoi compagni guardavano senza capire. Circostanza non meno inspiegabile, si sarebbe detto che la lotta continuasse ancora sott’acqua.
Indubbiamente il dugongo, attaccato da qualche animale più possente dopo aver lasciato il cane, si batteva ora per suo conto.
Ma lo spettacolo non durò a lungo. Le acque si arrossarono di sangue e il corpo del dugongo, emergente da una gran chiazza scarlatta, che si propagava largamente, venne poco dopo ad arenarsi su di un piccolo greto, all’angolo sud del lago.
I coloni accorsero. Il dugongo era morto. Era un enorme animale, lungo dai quindici ai sedici piedi, che doveva pesare dalle tre alle quattromila libbre. Nel suo collo s’apriva una ferita, che sembrava essere stata fatta con una lama tagliente.
Qual era l’anfibio che aveva potuto eliminare con un colpo così terribile il formidabile dugongo? Nessuno avrebbe potuto dirlo. Abbastanza preoccupati da questo incidente, Cyrus Smith e i compagni fecero ritorno ai Camini.
CAPITOLO XVII
VISITA AL LAGO «LA CORRENTE INDICATRICE» I PROGETTI DI CYRUS SMITH «IL GRASSO DEL DUGONGO» USO DELLE PIRITI SCHISTOSE «IL SOLFATO DI FERRO» COME SI FA LA GLICERINA «IL SAPONE» IL SALNITRO «ACIDO SOLFORICO» ACIDO NITRICO «LA NUOVA CASCATA»
L’INDOMANI, 7 maggio, Cyrus Smith e Gedeon Spilett, lasciando Nab a preparare la colazione, salirono sull’altipiano di Bellavista, mentre Harbert e Pencroff risalivano lungo il fiume, per rinnovare la provvista di legna.
L’ingegnere e il cronista giunsero in breve al piccolo greto, posto alla punta sud del lago, sul quale l’anfibio morto era rimasto incagliato. Già stormi d’uccelli s’erano avventati su quella massa carnosa, e bisognò scacciarli a sassate, poiché Cyrus Smith desiderava conservare il grasso dell’animale è utilizzarlo per le necessità della colonia. Quanto alla carne del bestione, essa poteva anche fornire un eccellente nutrimento, dato che in certe regioni della Malesia essa è particolarmente riservata alla tavola dei principi indigeni. Ma ciò sarebbe stato compito di Nab.
In quel momento, Cyrus Smith aveva altri pensieri per il capo. L’incidente del giorno precedente non si era affatto cancellato dalla sua mente, e non cessava di preoccuparlo. Egli avrebbe voluto penetrare il mistero di quel combattimento sottomarino e sapere che genere di mastodonte o altro mostro marino avesse prodotto una ferita così strana al dugongo.
L’ingegnere se ne stava dunque là, sull’orlo del lago, guardando, osservando: ma nulla si scorgeva sotto le acque tranquille, che scintillavano ai primi raggi del sole.
Intorno al piccolo greto su cui giaceva il corpo dell’anfibio, l’acqua era poco profonda; ma da quel punto il fondo del lago si abbassava a poco a poco, e probabilmente verso il centro la profondità doveva essere notevole. Il lago poteva essere considerato come un’ampia vasca, riempita dalle acque del Creek Rosso.
«Dunque, Cyrus,» disse il giornalista «mi pare che queste acque non presentino niente di sospetto.»
«No, caro Spilett,» rispose l’ingegnere «e non so davvero come spiegare l’incidente di ieri!»
«Riconosco,» rispose Gedeon Spilett «che la ferita fatta a questo anfibio è per lo meno strana; inoltre, non saprei meglio spiegare come ha potuto succedere che Top sia stato così vigorosamente rigettato fuori dall’acqua. Si potrebbe credere che sia stato lanciato così da un possente braccio, e che il medesimo braccio, armato d’un pugnale, abbia poi dato la morte al dugongo!»
«Sì» rispose l’ingegnere, che era divenuto pensieroso. «C’è, in tutto questo, qualche cosa che non riesco a capire. Ma comprendete forse meglio, caro Spilett, in che modo io stesso sia stato salvato, come abbia potuto essere stato strappato ai flutti e trasportato fra le dune? No, vero? Così presagisco anche in ciò qualche mistero che un giorno indubbiamente sveleremo. Osserviamo, dunque, ma non insistiamo con i nostri compagni su questi singolari incidenti. Teniamo per noi le nostre osservazioni e continuiamo il nostro lavoro.»
Com’è noto, l’ingegnere non aveva ancora potuto scoprire per dove se ne andasse l’eccesso d’acque del lago, ma non avendo veduto mai nessun indizio che il lago traboccasse, bisognava necessariamente che esistesse uno scarico da qualche parte. Ora, appunto, Cyrus Smith fu assai sorpreso di notare una corrente piuttosto pronunciata che si faceva sentire in quel posto. Gettò alcuni pezzetti di legno e vide che si dirigevano verso l’angolo sud. Segui questa corrente, camminando sulla sponda, e arrivò alla punta meridionale del lago.
Ivi si produceva una specie di depressione delle acque, come se si fossero bruscamente perdute in qualche fessura del suolo.
Cyrus Smith ascoltò, mettendo l’orecchio a livello del lago, e sentì molto distintamente il rumore di una cascata sotterranea.
«È qui!» disse rialzandosi «è qui che avviene lo scarico delle acque; è qui indubbiamente, che per mezzo di un condotto scavato nel granito, esse vanno a raggiungere il mare, attraverso qualche cavità, che noi potremmo utilizzare a nostro profitto. Sicuro! Saprò approfittarne!»
L’ingegnere tagliò un lungo ramo, lo spogliò delle foglie, e immergendolo all’angolo delle due rive, constatò che esisteva un largo buco aperto a un piede soltanto sotto la superficie delle acque. Quel buco era l’apertura di sbocco, invano cercata fino allora, e la forza della corrente in quel punto era così intensa che il ramo fu strappato dalle mani dell’ingegnere e disparve.