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Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]

Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:

Dalle prime invasioni di H. G. Wells, il tema della guerra contro i «mostri» di mondi lontani è stato spesso trattato dagli scrittori di fantascienza. Ma crediamo che questo romanzo sia senza precedenti e meriti di essere segnalato particolarmente ai lettori. Si tratta a nostro parere di una delle opere più riuscite e originali nella vastissima produzione di Robert Heinlein. La storia è raccontata in prima persona e in un linguaggio secco e pittoresco da un soldato dell’esercito terrestre, un ragazzo che scappa di casa per arruolarsi nella fanteria dello spazio (regina, a quanto pare, anche delle battaglie cosmiche), partecipa alle operazioni belliche nella Galassia, e «fa carriera» fino a meritarsi i galloni da ufficiale… Ma ciò che costituisce il mordente del libro e lo straordinario verismo, la «fedeltà» quasi cinematografica delle esperienze militari del protagonista. I sergenti cattivi, le marce le esercitazioni a fuoco, la terribile disciplina, la solidarietà fra commilitoni sono cose che molti lettori conosceranno per averle provate di persona. Ma qui anche la «tuta potenziata» l’arma tuttofare della fanteria spaziale, anche i lanci dall’astronave, i rastrellamenti a «saltamontone», le offensive contro i «pelleossa» e i «ragni» dei pianeti nemici sono descritti con una bravura da grande documentarista. Ed è l’apparenza realistica di queste avventure di guerra a renderle più persuasive e soprattutto più drammatiche e avvincenti.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
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E nemmeno di quella volta che l’allarme ci fu davvero, ma noi lo sapemmo solo a esercitazione finita. E neppure di quell’altra ancora in cui la tenda del cuoco volò via. E non ho mai fatto cenno alle condizioni atmosferiche. Eppure, vi giuro che le condizioni atmosferiche sono molto importanti per un fante. Soprattutto la pioggia e la conseguente fanghiglia. Ma anche se sono fondamentali, a ripensarci, le intemperie non hanno bisogno di descrizioni. Chi non sa cos’è il cattivo tempo? Ognuno può immaginarselo da sé.

Il reggimento era partito con 2009 uomini. Superammo il corso in 187.

Degli altri, quattordici erano morti (uno era stato giustiziato e il suo nome dimenticato) e il resto era stato allontanato un po’ alla volta, chi espulso, chi dimissionario, chi inabile per incidenti gravi, chi congedato per motivi di salute e così via. Il maggiore Malloy ci tenne un breve discorso, ognuno di noi ricevette il suo attestato, fummo passati in rassegna per l’ultima volta, poi il reggimento venne sciolto e i suoi colori infoderati in attesa che (tre settimane dopo) giungesse il momento di spiegarli di nuovo per insegnare a un altro paio di migliaia di civili che cosa significhi diventare veri soldati.

Ero adesso un soldato addestrato, autorizzato a portare un SA invece di un ss (soldato semplice) davanti al mio numero di matricola. Fu un gran giorno, quello.

Il più bel giorno della mia vita.

10

L’albero della libertà dev’essere irrorato di quando in quando dal sangue dei patrioti

THOMAS JEFFERSON, 1787

Cioè, credevo di essere un fante scelto, finché non mi presentai all’astronave alla quale ero stato assegnato. È un delitto essersi fatto un’opinione sbagliata?

Mi accorgo di non avere detto che la Federazione terrestre passò proprio in quel periodo dalla pace allo stato di emergenza e infine alla guerra. Del resto, io stesso quasi non me ne accorsi. Quando mi ero arruolato eravamo in pace, cioè in uno stato di cose normale, almeno secondo il concetto dei civili (e del resto è logico, no?). Poi, mentre ero al campo Arthur Currie, entrammo nello stato di emergenza, ma nemmeno allora ci badai, perché quello che il caporale Bronski pensava riguardo alla mia pettinatura, alla mia uniforme, alle mie esercitazioni e via dicendo era per me molto più importante. Quello che ne pensava il sergente Zim, poi, era importantissimo. In ogni modo, lo stato di emergenza rientra in quello di pace.

La pace, in realtà, è una condizione durante la quale nessun civile si preoccupa delle perdite militari, a meno che non sia parente stretto di una delle vittime. Se mai c’è stato un periodo della storia in cui “pace” ha voluto dire che non si combatteva proprio da nessuna parte, be’, io non sono ancora riuscito a scoprirlo.

Quando mi presentai alla mia prima compagnia, ovvero i tigrotti di Willie, altrimenti noti come Compagnia K, Terzo reggimento, Prima divisione Fanteria spaziale mobile, per essere imbarcato con loro sulla Valley Forge (con quell’attestato ottimistico nel bagaglio), la guerra durava già da alcuni anni.

Gli storici non sanno ancora se definirla Terza guerra spaziale (o Quarta) o se le si addica maggiormente il nome di Prima guerra interstellare. Noi la chiamiamo semplicemente Guerra dei ragni, quando le diamo un nome, cosa che di solito non avviene. In ogni modo, secondo gli storici la guerra iniziò dopo che ebbi preso servizio sulla mia prima astronave. Tutto quanto era accaduto fino a quel momento viene definito “incidente”, “guerriglia” o “azione di rastrellamento”. Ma quando uno è morto, è morto, sia che ci abbia lasciato le penne durante un incidente, sia che ce le abbia rimesse a guerra dichiarata.

Però, per dire le cose come stanno, un soldato si accorge di essere in guerra poco più di quanto se ne rende conto un civile. Salvo la particina che gli spetta (e quando gli tocca è in ballo, e deve ballare), per tutto il resto del tempo si preoccupa più che altro di dormire appena gli è possibile, delle stravaganze dei sergenti e delle probabilità di farsi amico del cuoco per rimediare uno spuntino tra un pasto e l’altro. Tuttavia, quando Micio Smith, Al Jenkins e io ci presentammo per prendere servizio a Base Luna, tutti gli altri tigrotti di Willie avevano già fatto più di un lancio di combattimento: loro erano soldati e noi no. Non per questo si davano arie con noi, almeno non con me, e i sergenti e i caporali erano sorprendentemente amabili in confronto alla calcolata ferocia dei nostri istruttori.

Ci misi un po’ per scoprire che quel trattamento relativamente umano significava solo che per il momento non eravamo nessuno, e che non valevamo nemmeno lo sforzo di una ramanzina fino a che non avessimo dimostrato durante un lancio, un lancio vero, di essere degni di prendere il posto dei veri tigrotti morti in battaglia e di cui per il momento occupavamo solo le cuccette.

Lasciate che vi racconti fino a che punto ero un novellino.

Mentre la Valley Forge era ancora a Base Luna, mi capitò d’imbattermi nel mio capoplotone, proprio mentre stava scendendo a terra, tutto agghindato con l’uniforme da parata. Portava, infilato nel lobo dell’orecchio sinistro, un orecchino: un teschietto d’oro di ottima fattura sotto il quale, al posto delle due convenzionali tibie incrociate, c’era un mucchietto di ossicini d’oro, talmente piccoli che quasi non si vedevano.

A casa avevo sempre sfoggiato orecchini e altri gioielli quando avevo un appuntamento con una ragazza. Possedevo orecchini bellissimi con rubini grandi come la parte finale del mio mignolo che erano appartenuti al mio nonno materno. Amo i gioielli e mi era dispiaciuto molto essere stato costretto a lasciarli a casa quando ero partito per il corso, ma adesso avevo scoperto un tipo di ornamento che evidentemente era ammesso portare con l’uniforme. Non avevo i buchi alle orecchie perché mia madre non li approvava, almeno per i maschi, ma quei teschietti avrei potuto farmeli montare con la clip. Avevo ancora un po’ di denaro rimastomi dalle cinquine che mi erano state liquidate al termine del corso, ed ero ansioso di spenderlo prima che facesse la muffa. — Ehm, sergente, per favore… Dove ha acquistato quel bell’orecchino? È molto grazioso.

Non mi guardò sprezzante, ma non sorrise neppure. Disse soltanto: — Ti piace?

— Molto! — Quell’oro liscio si intonava bene ai galloni dell’uniforme, facendoli risaltare più di quanto avrebbero fatto le gemme. Stavo pensando che due, invece di uno, avrebbero creato un effetto anche migliore, specie se con le due tibie alla base invece di quella confusione di ossicini. — Li vendono, qui?

— No, alla base PX non li vendono. — Poi aggiunse: — Perlomeno, non credo che tu possa acquistarli proprio qui… Non me lo auguro. Ma sai cosa facciamo? Appena arriveremo in un posto dove sarà possibile comperarne uno, farò in modo che tu lo sappia. Te lo prometto.

— Oh, mille grazie!

— Ma ti pare!

Vidi parecchi di quei teschietti, in seguito, alcuni con molte ossa, altri con pochissime. La mia supposizione era dunque esatta: si potevano portare quei gioielli con l’uniforme, perlomeno in libera uscita. Poi ebbi l’occasione di acquistarne uno, più presto di quello che credevo, e scoprii che il prezzo era irragionevolmente alto per un gioiellino così semplice.

Fu durante l’Operazione ragnatela, o Prima battaglia di Klendathu secondo i testi di storia, poco dopo la distruzione di Buenos Aires. Fu necessaria quella catastrofe per fare capire ai più ostinati che c’era qualcosa di pericoloso in aria, visto che la gente che non c’è mai stata non crede veramente all’esistenza dei pianeti. Sa che ci sono, certo, ma non li prende sul serio. Io no, perché sono stato un fanatico dello spazio fin da quando ero piccolo.

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Сюжет
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Главный герой
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