Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Ed Wonder si alzò. «Ne troveremo un altro» concluse. «E ora, l’aperitivo prima del pranzo.»
Quando tornarono dal ristorante e attraversarono gli uffici del piano riservato a Ed Wonder, notarono che il personale era aumentato di due dozzine, e che era stata installata una serie di cervelli elettronici con annessi operatori e schede perforate. Ed si chiese a che cosa sarebbe servita tutta quella roba. Probabilmente a niente. Forse Dwight Hopkins voleva solo che fossero a portata di mano nel caso che dovessero venire utili.
Randy, la segretaria, gli annunciò: «Il professor McCord la sta aspettando nel suo ufficio, signor Wonder.»
«Chi diavolo è questo professor McCord?»
«L’ha fatto venire il maggiore Davis, signore.»
«Ah, probabilmente è un esperto in fatto di maledizioni o di prurito, allora.»
Dopo che Ed e Buzz furono entrati nell’ufficio, Randy Everett rimase imbambolata a guardare la porta qualche minuto, sbalordita.
Il professor McCord si alzò al loro ingresso. Dopo qualche minuto in cui si scambiarono i soliti banali convenevoli, si sedettero tutti e tre.
Il professore cominciò: «Sono stato praticamente sequestrato da due agenti di polizia e condotto immediatamente nel suo ufficio. Benché io sia pronto a mettermi al servizio del mio Paese, non ho la minima idea…»
«Lei è professore di che cosa?» domandò Ed.
«Etnologia; sono specializzato nelle tribù dei bantù africani.»
«Il maggiore è più in gamba di quello che pensavo» disse Buzz, scegliendo un nuovo sigaro nella tasca della giacca. «Professore, che cos’è una maledizione?»
Gli occhi profondi del professore si puntarono sul giornalista. «Vuol dire nel senso di uno stregone che maledice qualcuno?» Quando i due annuirono, proseguì. «È l’espressione del desiderio che il male colpisca una persona. Normalmente viene invocato sulle vittime designate un avvenimento dannoso.»
«Allora, forse non abbiamo usato il termine esatto» disse Ed Wonder. Rimpiangeva di non aver dato retta a Buzz, quando gli aveva suggerito di installare un bar automatico nell’ufficio. C’era qualcosa in tutta quella storia che sembrava esigere la presenza continua dell’alcol. Non un bicchierino e basta. Ma un altro bicchierino, e un altro ancora. «Forse la parola che vorrei mi definisse è incantesimo o sortilegio.»
Il professore, ovviamente, non capiva che cosa volessero sapere da lui. «Un incantesimo» disse «è normalmente una combinazione di parole, o di suoni articolati, dalla quale si suppone possa derivare una conseguenza magica. Il termine ci viene dal latino. Il sortilegio è suppergiù la stessa cosa, un atto di stregoneria. Era una parola di uso corrente nel Medio Evo.» Il professore aveva la fronte corrugata dallo stupore.
Ma anche Ed Wonder e Buzz De Kemp erano perplessi.
«Lo so, lo so» disse Ed. «Ma io non volevo solo la definizione. Prendiamo per esempio uno dei suoi stregoni bantu. Scaglia una maledizione su qualcuno, va bene, ma come fa?»
Il professor McCord lo guardò stupito.
«Come fa a scagliare la maledizione?» intervenne Buzz. «Che cosa fa materialmente?»
«Ogni stregone» rispose il professore «usa una procedura diversa. Normalmente si serve di un recipiente intagliato e dipinto, nel quale mescola strani ingredienti, e di una formula composta di parole magiche.»
Ed si sporse in avanti sul tavolo. «Questo lo sappiamo. Quello che vogliamo sapere da lei è che cosa sia una maledizione. Insomma, sa cos’è…?»
Il professore sbatté le palpebre.
«Sto morendo di sete» annunciò Buzz. Si alzò e uscì dall’ufficio.
Ed lo guardò uscire, pieno d’invidia. Si voltò di nuovo verso il professore. «Lo scopo a cui miriamo è quello di scoprire semplicemente che cosa sia una maledizione, un incantesimo, un sortilegio.»
«Ma gliel’ho appena detto!»
Si guardarono negli occhi per alcuni secondi. Infine Ed allungò una mano e accese il citofono interno. «Randy!»
«Sì, signore?»
«Faccia installare in quest’ufficio un bar automatico il più presto possibile!»
Spense l’apparecchio e tornò al professore. «Crede all’inferno? Sa, Lucifero…»
«No. Ma che c’entra con…»
«O nella magia nera?»
«Non credo in nessuna forma di magia.»
Ed si stava scaldando. Tese un dito contro di lui. «E allora, come fa uno stregone a maledire qualcuno? Non mi dica che non ci riescono! Ci sono troppe prove.»
«Oh!» disse il professor McCord annuendo. «Capisco dove vuole arrivare, finalmente. Sa che cosa sono i liban? Ho preso la docenza studiando quell’argomento.»
Buzz De Kemp rientrò portando una bottiglia e tre bicchieri. Nei bicchieri c’erano alcuni cubetti di ghiaccio. Buzz pose tutto quanto sul tavolo davanti a Ed.
Il professore disse freddamente: «Non per me. Non a quest’ora della giornata.»
Buzz lo guardò con aria di commiserazione e versò da bere per sé e per Ed. Tornò alla propria sedia con il bicchiere pieno e disse: «A che punto siete arrivati?»
«Siamo arrivati ai liban» rispose Ed. Poi, al professore. «No. Pensavo di essermi trovato davanti più o meno tutto quello che si poteva sapere in questo campo, in quel mio strampalato programma Ai limiti del reale, ma evidentemente mi sbagliavo.»
La faccia dell’etnologo assunse un’espressione compiaciuta. «I liban sono una parte così vitale della stregoneria africana che mi stupisce siano un fenomeno così poco noto. Un liban non è esattamente uno stregone, dato che nasce all’interno della casta dominante e non si può diventare liban senza far parte della casta. Si tratta di un gruppo, non numeroso, di famiglie. Il liban è l’eminenza grigia della tribù, e nessun membro della tribù oserebbe intraprendere qualsiasi impresa senza prima consultarlo. Per esempio, se i guerrieri devono partire per una battaglia, lui predice se avranno successo o no, dà ai guerrieri sacchetti di polvere sacra o altri portafortuna da appendere alle lance. Quello che desidero chiarire è che il liban non è un imbroglione. La sua posizione è ereditaria, discende da una tradizione più che millenaria. Credetemi, se un liban maledice un membro della tribù, la maledizione funziona.»
«Come?» chiese Buzz secco.
Il professore lo guardò. «Perché tutti quanti sanno che sarà efficace. La vittima, il liban, e tutti gli altri membri della tribù.»
Era lo stesso tipo di risposta che Ed aveva ricevuto da Varley Dee. Non serviva a niente. La verità era che quasi nessuno dei miliardi di persone coinvolte nemmeno sapeva che Ezechiele Giosuè Tubber esisteva, per non parlare del fatto che spargeva maledizioni a destra e a sinistra.
«Ma questa storia dei liban cosa c’entra con Tubber?» chiese Buzz.
«Tubber?» chiese il professor McCord. «Tubber chi?»
«Ezechiele Giosuè Tubber» rispose Ed in tono scocciato. «Non sa certo chi è.»
«Intende dire Josh Tubber?» domandò ancora McCord. «L’accademico Ezechiele Giosuè Tubber?»
«Accademico?» domandò Buzz.
«Josh ha ottenuto il titolo di accademico in economia politica mentre io mi preparavo alla libera docenza» lo assicurò McCord. «Uno studioso insuperabile.»
Ed Wonder chiuse gli occhi in un muto appello agli dèi del cielo.
«Allora lo conosceva quand’era giovane» incalzò invece Buzz. «Ci dica, a quell’epoca progettava di fondare, ehm… diciamo, una nuova religione? Una religione basata su molte premesse socio-economiche?»
«E, ancora più importante» interloquì Ed «le ha mai confidato qualcosa a proposito di una capacità, un potere di maledire le cose? Di scagliare una maledizione… per esempio, sulla TV?»