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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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«Oh, splendido» gemette Ed. «State scherzando.»

Hopkins disse: «Wonder, avrà un ufficio e tutto il personale che desidera.»

«No» ribatté Ed.

Dwight Hopkins lo guardò con fermezza. «Signor Wonder, potrei fare una telefonata da questo ufficio ed entro pochi minuti avere in mano un decreto del Presidente che l’arruola nelle forze armate. In tal caso, passerebbe immediatamente sotto il generale Crew e dovrebbe obbedire ai suoi ordini.»

Ed mormorò: «Il vecchio sistema militare di reclutare volontari: Tu, tu e tu, vero?»

Il generale lo fulminò con un’occhiataccia.

Ed si arrese. «E va bene» disse. «Che ne direste di fare il bis col whisky?»

19

Per circa trenta dei suoi trentatré anni, Ed Wonder aveva desiderato diventare un grande dirigente. L’aveva desiderato così intensamente che gli era rimasto in bocca un sapore amaro di cui non riusciva a liberarsi per non esserci riuscito. Nei limiti consentiti da una società stratificata e stagnante, aveva fatto tutto il possibile per realizzare la sua aspirazione. Era cresciuto in mezzo alle credenze popolari del suo Paese, compresa quella fola per cui ogni cittadino della Società del Benessere valeva quanto ogni altro cittadino e aveva le stesse probabilità di ogni altro di diventare un giorno presidente degli Stati Uniti, o qualsiasi altra cosa. Sfortunatamente aveva scoperto che la strada del successo era dura, quando c’era così poco lavoro da fare e la stragrande maggioranza della popolazione era resa inattiva dall’automazione. Chi aveva un lavoro, e perciò un reddito più alto di chi era iscritto nelle liste dei disoccupati, difendeva la propria posizione con le unghie e con i denti. Difendeva il proprio posto con violenta gelosia e, nei limiti del possibile, lo trasmetteva ai figli, ai parenti o, in mancanza d’altro, agli amici.

No. A mano a mano che passavano gli anni, era diventato sempre più chiaro che Ed Wonder aveva pochissime probabilità di diventare un grosso dirigente, con uno stuolo di dipendenti ai suoi piedi, con telefoni e dittafoni a portata di mano per impartire i suoi fondamentali ordini. All’epoca del suo primo incontro con Ezechiele Giosuè Tubber aveva praticamente raggiunto la conclusione che l’unica possibilità rimastagli era quella di sposare Helen Fontaine.

Adesso era diventato un grandissimo dirigente.

E Helen Fontaine era una delle sue dipendenti.

Lo stesso Buzz De Kemp lo era. E altri dipendenti si stavano aggiungendo all’elenco ogni minuto che passava. A dire la verità, era quasi oppresso dal numero delle persone ai suoi ordini.

La promessa di Hopkins in fatto di mezzi a disposizione non poteva essere meglio mantenuta. Dopo un quarto d’ora Ed Wonder si era trovato installato in un ufficio che occupava un piano intero. Nel giro di un’ora il personale era al completo. Tra gli altri c’era il signor Yardborough, che Ed scoprì chiamarsi Cecil; Bill Oppenheimer e il maggiore Leonard Davis. Due degli agenti di polizia assegnati al nuovo ufficio erano Johnson e Stevens, mentre il colonnello Fredric Williams avrebbe mantenuto i rapporti fra Ed e Dwight Hopkins. Hopkins aveva stabilito che il Progetto Tubber avrebbe dovuto essere segretissimo, data la sua natura, e quindi coinvolse solo il personale che già aveva avuto contatti con Ed. Hopkins sospettava che se i giornali ne avessero dato notizia, anche la sua reputazione adamantina ne avrebbe sofferto.

Ed guardò tetro il suo nuovo tavolo di lavoro.

Non sapeva assolutamente da che parte cominciare. Nel suo archivio c’erano solo i tre rapporti che lui, Buzz e Helen avevano fatto su Tubber. Non sarebbe stato molto utile rileggerli. Sapeva tutto sull’argomento e non era molto.

Accese il citofono e lo schermo s’illuminò. «Signorina…»

«Randy, signore. Randy Everett.»

Ed guardò l’immagine della ragazza e sospirò. «Randy, la Moda Domestica non le si addice affatto.»

«Sì, signore, ha ragione. Ma a dire il vero, se uso cosmetici…»

«Sente prurito» concluse Ed per lei.

Randy spalancò gli occhi. «Come fa a saperlo?»

«Sono un veggente» rispose Ed. «Senta, faccia venire il signor De Kemp.» Spense l’apparecchio. Era la prima decisione del capo del Progetto Tubber.

Buzz entrò strascicando i piedi, sigaro pendente dalle labbra. Si guardò intorno e fece un fischio di ammirazione. «Così, finalmente, il Piccolo Ed Wonder è diventato un pezzo grosso. Lavora sodo, incassa i tuoi quattrini, vota per il partito Democratico Repubblicano e vedrai che arriverai molto in alto. Accidenti, non hai nemmeno dovuto sposare la figlia del capo!»

«Piantala» sbottò Ed «altrimenti ordino al generale Crew di arruolarti nell’esercito.» Sogghignò a quell’idea. «Soldato Buzz De Kemp, il più sudicio e pigro sciacquino dell’esercito.»

«Mi si prende in giro, eh?» disse Buzz.

«Senti, Buzz» chiese Ed «che cosa devo fare?»

Buzz osservò la punta del sigaro con occhio attento, poi guardò ogni angolo dell’ufficio con aria pensosa.

«Per prima cosa» suggerì «penso che tu debba far installare un bar automatico qua dentro.»

Ed lo squadrò da capo a piedi.

Sulle difensive, Buzz spiegò: «Sai, io ne ho già uno nel mio ufficio, ma non possiamo continuare ad andare avanti e indietro. Sei tu il capo del progetto.»

«Bene, e poi?»

«E poi potremmo darci da fare per cercare di scoprire che cos’è un anatema, una maledizione. E quando noi… cioè tu, perché io a quel punto non ci sarò… e quando tu andrai a trovare Tubber un’altra volta, sarà bene che ti porti dietro un bel po’ di munizioni.»

«Che cos’è una maledizione? Ma tutti sanno che cos’è!»

«Molto bene. Dimmelo.»

Ed ci pensò su. Poi accese il citofono. «Il maggiore Davis, per favore.» La faccia di Lenny Davis apparve sullo schermo.

«Sì, signore.» Il maggiore non si era ancora abituato all’idea di avere per capo l’uomo che solo il giorno prima aveva interrogato e quasi cacciato fuori dall’ufficio.

«Vorremmo scoprire che cos’è una maledizione» disse Ed. «Trovi qualche scienziato che sappia tutto sugli anatemi.»

Il maggiore lo guardò esterrefatto. «Quali scienziati sanno che cos’è una maledizione, signore?»

«E anche chi non lo sa» rispose secco Ed chiudendo la comunicazione.

Buzz De Kemp rimase profondamente impressionato.

Ed riprese: «E ora che facciamo?»

«Si va a pranzo. Ma prima andiamo nel mio ufficio a farci un aperitivo. Dovremo far venire anche Helen. A proposito, che cosa sta facendo Helen?»

«Si occupa della sezione Moda Domestica. Deve scoprire tutto quanto è possibile sull’argomento.»

Buzz guardò la punta del sigaro. «È una buona idea. Ha chiesto la collaborazione di studiosi?»

Ed Wonder si morse un labbro. «No. E invece hai ragione tu. Se abbiamo a disposizione mezzi illimitati, è meglio utilizzarli. Dio solo sa quanto tempo ci rimane prima che Tubber entri in azione di nuovo,» Riaccese il citofono. «Maggiore Davis.»

La faccia del maggiore era ancora più tesa della sera prima, pensò Ed. «Sì, signore» disse il maggiore.

«Lenny, mandi una squadra di scienziati anche nell’ufficio di Helen. Vogliamo scoprire che cosa provoca prurito alle donne.»

Il maggiore aprì la bocca, scosse la testa, poi richiuse la bocca. «Sì, signore» disse infine.

Quando la faccia del militare scomparve dallo schermo, Buzz rimase a guardare l’apparecchio pensoso. «Sai» disse «ho idea che il maggiore non durerà molto. Gli vedo già delle ombre verdastre intorno alle branchie.»

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