Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Capì tutto quando vide una terza casetta sulla sinistra.
Era Elisio.
Piccoli viottoli si staccavano dalla strada principale a destra e a sinistra. Evidentemente conducevano ad altre abitazioni. Fece una smorfia. Quelle case erano abitate tutto l’anno? La gente viveva lì, completamente tagliata fuori dalla civiltà?
Si accorse che non c’era nemmeno un’antenna televisiva. Anzi, non c’erano neanche i pali del telefono. Concluse che in nessun modo doveva esserci un centro di distribuzione in tutta la comunità, e rabbrividì. Quella gente si faceva da mangiare in casa! Fece scendere al livello del suolo la Volksair per esaminare meglio la situazione. Gli apparvero alla vista tre casette vicine. Non c’era nessuna aeromobile parcheggiata, tranne la sua.
«Roba da matti» mormorò.
Alcuni ragazzi giocavano nel bosco, arrampicati sugli alberi. Passavano da un ramo all’altro come una piccola tribù di scimpanzé. La prima cosa che Ed si chiese fu come mai i genitori permettevano ai loro figli di rischiare l’osso del collo. C’erano mille argomenti contro la TV, ma per lo meno teneva i ragazzi lontani dalle strade e dai giochi pericolosi. Un ragazzetto poteva cacciarsi in una situazione pericolosa, se lasciato in completa libertà come questi. Poi gli venne in mente un’altra riflessione. Forse era un bene esporre i bambini a un certo grado di pericolo nei loro giochi. Un braccio rotto, nel periodo della crescita, poteva anche rientrare in un ampio concetto di educazione, e aveva certamente un valore di esperienza.
Si stava avvicinando ai ragazzi per chiedere indicazioni, quando vide a una certa distanza una persona che riconobbe. Lentamente avanzò con la macchina. Era una seguace di Tubber, una delle donne che dava il benvenuto ai fedeli all’ingresso della tenda a Kingsburg, la sera in cui lui e Helen avevano fatto arrabbiare Ezechiele Giosuè Tubber per la prima volta.
Wonder fermò l’aeromobile accanto alla donna e le disse: «Ah… cara sorella…»
La donna si voltò e aggrottò la fronte, evidentemente sorpresa di vedere un’aeromobile su quella strada… se strada si poteva chiamare un viottolo di Elisio. Evidentemente non lo riconosceva. Esitando, disse: «Buongiorno, caro fratello. Posso esserle di aiuto?»
Ed saltò fuori dal suo scarafaggio e rispose: «Vedo che non si ricorda di me. Ho assistito a un paio di riunioni di… ehm… della Voce della Verità.» Avrebbe dovuto preparare meglio quel primo incontro. La verità era che non aveva la minima idea di quello che avrebbe trovato e stava improvvisando.
«Ho pensato di venire a vedere com’è Elisio» aggiunse.
La faccia della donna si addolcì. «È un pellegrino?»
«Ecco, non proprio. Desidero solo saperne di più.» Lasciò la Volksair lì dov’era e la seguì. A Elisio non c’erano problemi di parcheggio. «Spero di non disturbarla.»
«Oh, no.» La donna continuava a camminare. «Devo solo consegnare alcuni miei scritti al tipografo.»
«Tipografo?»
«Sì, quella casa lì di fronte. È la nostra tipografia.»
Ed Wonder osservò la casa indicata. Differiva di poco dalle altre villette. «Vuol dire che stampate…»
«Tutto quello di cui abbiamo bisogno.» La donna non aveva l’aspetto tetro di quando Ed l’aveva vista al raduno sotto la tenda a Kingsburg. Ma a pensarci bene, rifletté Ed, in quell’occasione lui si aspettava di trovare facce tetre. Gente fanatica, puritana, pronta a condannare le umane debolezze, come il ballo, il bere, il giocare a carte.
«Anche libri?» chiese, quando ormai erano sulla porta. L’idea che Ed aveva della stampa di libri implicava sterminate distese di gigantesche presse, interamente automatizzate, con colossali rotoli di carta che si svolgevano a velocità fulminea da una parte e volumi finiti che uscivano dall’altra, per essere impacchettati e inscatolati, sempre automaticamente.
«Stampiamo libri, opuscoli, persino un piccolo settimanale. Mandiamo questo materiale ai pellegrini di tutta la nazione che non sono ancora del tutto pronti a unirsi a noi qui a Elisio.» Salutò uno dei due uomini che si trovavano nella tipografia. «Kelly, ho finalmente trovato gli ultimi due versi.»
Kelly stava in piedi davanti a una cosa che Ed riconobbe vagamente come una primitiva pressa da stampa. Con la gamba sinistra azionava un pedale, simile al meccanismo che faceva girare le prime macchine da cucire. Contemporaneamente, con la mano destra, prendeva un foglio di carta bianca, lo inseriva con abilità tra i rulli e lo toglieva con altrettanta destrezza con la sinistra, ripetendo il procedimento con veloce regolarità.
«Salve, Martha» disse Kelly. «Molto bene. Se ne occuperà subito Norm.»
Ed stava a guardare affascinato. Se gli finiva la mano fra la matrice e…
Kelly lo guardò sorridendo. «Mai vista una pressa a mano prima d’ora?»
«Veramente no» rispose Ed.
«Kelly, questo è un nuovo pellegrino» gli spiegò Martha. «Ha seguito alcuni raduni di Giosuè.»
Ci fu il solito scambio di banalità. Per parecchio tempo Ed continuò a guardarsi intorno stupito. Non avrebbe potuto essere più sorpreso se fosse entrato in una stanza dove delle donne stessero cardando la lana e altre la stessero filando con i fusi. Ancora non lo sapeva: avrebbe potuto vedere anche quella scena.
Mentre Martha e Kelly discutevano tra loro i particolari tecnici del libro che evidentemente dovevano stampare, Ed si avvicinò all’altro tipografo che stava lavorando nella sala.
L’uomo alzò la testa e lo salutò con un sorriso. «Il mio nome è Haer, caro fratello» disse. «Norm Haer.»
«Ed. Ed Wonder. Che cosa diavolo sta facendo?»
Haer sorrise di nuovo. «Sto disponendo i caratteri a mano. Questo è un California corpo dieci. Un carattere di cui si è perso lo stampo ormai.»
«Pensavo che i caratteri venissero disposti in fila da una macchina che assomiglia un po’ a una macchina da scrivere.»
Haer scoppiò a ridere. «Era il vecchio modo quello. Qui a Elisio facciamo tutto a mano.» Mentre la sua mano andava avanti e indietro, le righe incolonnate nella cassetta crescevano lentamente.
«Senta, perché fa così?» chiese Ed con una certa esasperazione nella voce. «Benjamin Franklin stampava così, ma da allora abbiamo scoperto alcuni accorgimenti.»
Le dita del compositore non rallentavano il ritmo di lavoro. Era evidentemente il tipo d’uomo che non perdeva mai il buon umore. Per lo meno, fino a quel momento aveva continuato a sorridere.
«Ci sono molte considerazioni da fare» disse. «Primo, si prova molta soddisfazione nel creare un prodotto finito con le proprie mani. Specie se si tratta di un prodotto di particolare valore. Il mondo del lavoro ha perduto qualcosa da quando il calzolaio non ha più fatto un paio di scarpe partendo dalla pelle conciata e lavorando con chiodi e martello al suo deschetto, ma è stato invece messo davanti a una macchina gigantesca, per controllare quattro ingranaggi, girare ogni tanto un interruttore o premere un pulsante, per quattro o cinque ore al giorno.»
«Ah, certo» ribatté Ed «ma quel calzolaio di un tempo riusciva a produrre forse un paio di scarpe al giorno, mentre il secondo ne produce oggi dieci o ventimila.»
Il tipografo sorrise. «È vero. Ma il secondo ha l’ulcera, odia sua moglie ed è semialcolizzato.»
Ed Wonder chiese improvvisamente: «Che cosa faceva prima di diventare tipografo compositore per Tubber? Non mi sembra che sia un rozzo…» Lasciò la frase interrotta a metà. Si era accorto che non era molto diplomatica.