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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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Il burocrate ignorò l’interruzione. «La ragione per cui l’abbiamo fatta venire qui, signor Wonder, è che desideriamo consultarla in merito a un suggerimento che ci è stato fatto. La proposta è di usare le linee telefoniche per immettere nelle case i programmi televisivi. Entro ventiquattr’ore si potrebbero cominciare le trasmissioni sperimentali; entro un mese circa, ogni casa degli Stati Uniti del Benessere sarebbe di nuovo fornita della normale quantità di programmi.»

Ed Wonder si alzò e si appoggiò al tavolo di Dwight Hopkins fissando negli occhi l’anziano uomo politico. «Sa quanto me qual è l’obiezione a questa stupida idea. Vuole davvero infliggere un altro colpo mortale alla nostra economia provocando l’interruzione delle comunicazioni telefoniche e telegrafiche, dopo il disastro della radio e della televisione?»

Hopkins gli restituì lo sguardo.

Braithgale tossì. «Anche noi temevamo questa conseguenza. Allora lei pensa…»

«Sì, lo penso. Tubber scatenerebbe una maledizione sulla “nuova televisione”, immediatamente.»

Sembrava un Edward Wonder più forte e sicuro di sé di quello col quale avevano parlato solo ventiquattr’ore prima. Dwight Hopkins lo squadrò con uno sguardo calcolatore. Infine disse: «Professore, perché non informa il signor Wonder degli ultimi sviluppi della crisi?»

Ed si risedette.

La voce del professore alto e grigio assunse il tono da lezione universitaria. «Siamo al boom degli oratori di piazza.»

«Che cosa diavolo sono questi oratori di piazza?» domandò Ed.

«Lei non era ancora nato. Stavano già scomparendo quando la radio cominciò a stendere la sua rete su tutto il territorio nazionale offrendo una vasta scelta di programmi per il divertimento delle masse. Ci fu un breve ritorno di questi oratori di piazza negli anni Trenta, dopo la grande crisi del ventinove; ma alla metà del secolo, tranne alcuni pochi anacronismi, come il giardino pubblico di Boston e Hyde Park a Londra, erano scomparsi del tutto. Sono oratori che apostrofano i passanti nelle pubbliche vie e piazze dopo aver eretto palchi improvvisati con cassette vuote. Ai vecchi tempi, quando molta gente passeggiava su e giù per le strade nelle serate di primavera e in estate, questi oratori erano in grado di radunare un bel numero di ascoltatori.»

«Bene, e di che cosa parlavano?» chiese Ed serio.

«Di qualsiasi argomento. Alcuni erano fanatici religiosi. Altri erano ciarlatani che vendevano portentose medicine. Altri erano radicali, socialisti, comunisti, anarchici.»

«E allora?» obiettò Ed. «Che parlino. Terranno occupata la gente, specialmente in questi primi tempi e fino a quando non verranno messi in funzione circhi, carnevali e spettacoli teatrali.»

«Non dia troppo credito a quelle anticaglie, Wonder» ribatté Braithgale. «Solo un numero limitato di persone può seguire gli spettacoli all’antica. Il teatro diventa una noia se lo spettatore è troppo lontano dal palcoscenico, e lo stesso dicasi per il circo. Forse è questa la ragione che ha determinato il fallimento della civiltà romana. Dovettero costruire sempre più arene per permettere a tutta la popolazione di godersi gli spettacoli. E accadde che non erano più in grado di organizzare tutti gli spettacoli necessari.»

«Non vedo che cosa ci sia di male in questi oratori di piazza.»

«Signor Wonder» riprese Braithgale «con l’avvento del cinema, della radio e infine della televisione, la voce del dissenso è stata sradicata da questo Paese. I partiti di minoranza e i gruppi di malcontenti non potevano permettersi il costo enorme dei mezzi di comunicazione di massa. Furono costretti a ricorrere alla distribuzione di manifestini, libelli, periodici a scarsa tiratura, giornali settimanali. E, naturalmente, è noto quanto pochi siano coloro che leggono pubblicazioni che richiedono un minimo di concentrazione intellettuale. Anche quelli di noi che leggono si trovano quotidianamente di fronte tanto materiale da essere costretti a una selezione drastica. Per una questione di semplice autodifesa dobbiamo limitarci a scorrere i titoli delle letture che ci vengono presentate e fare una rapida scelta. Solo pochi gruppi di opposizione hanno l’abilità o le risorse economiche per presentare le loro idee nella veste attraente che sanno dare alle loro pubblicazioni gli editori più ricchi. La conclusione di questo discorso è che le idee di chi si oppone alla nostra Società Affluente non riescono più a raggiungere le masse.»

Ed cominciava a capire.

Intervenne Hopkins, per il tocco finale: «E invece ora, ogni sera, migliaia di oratori dilettanti scendono agli angoli delle strade ad arringare folle che non hanno altro da fare che stare lì ad ascoltarli. Gente che cerca disperatamente il modo di passare il tempo.»

«Vuole dire che questi oratori di piazza si sono organizzati?»

Hopkins sollevò la mano. «No, non ancora. Ma è solo questione di tempo. Prima o poi salterà fuori qualcuno con un’idea che farà presa sulle masse. Attirerà seguaci, altri oratori della domenica si uniranno a lui. Nelle condizioni in cui si trova ora il Paese, praticamente qualsiasi idea che diventi veramente popolare dilagherebbe in tutto il territorio in poco tempo: una nuova religione, o più probabilmente una nuova teoria politica, di estrema destra o estrema sinistra che sia.»

«Ah!» esclamò Ed. Ora comprendeva perfettamente che cosa passava nella mente politica di Dwight Hopkins. Il governo aveva grosse grane in vista. Gli sforzi di Tubber avrebbero potuto minacciare il clima di pace politica. Quello che Ed non riusciva a capire era che cosa c’entrava lui.

Non ci misero molto a spiegarglielo.

Hopkins proseguì: «Signor Wonder, i giorni passano; dobbiamo fare qualche cosa. È assolutamente necessario metterci in contatto con questo Ezechiele Giosuè Tubber.»

«Penso che sia una buona idea. Forse si potrebbe fare appello al suo patriottismo, o a qualcosa del genere. No, ora che ci penso, il patriottismo non va bene. Pensa che il suo Paese sia governato da una massa di idioti. È contrario alla Società del Benessere.»

«Piccolo Ed» disse a bassa voce Hopkins. «Temo che dovrà andare lei a trovare Tubber. Non riesco a pensare a nessun altro a cui affidare la missione.»

«Oh, no, impossibile! Senta, perché non manda qualche ragazzo dell’FBI? O forse la CIA. Loro sono abituati a cacciarsi nei guai. Io invece lo detesto.»

Dwight Hopkins diede fondo alle sue risorse di persuasione. «Se Tubber è veramente all’origine di tutti i nostri problemi, mandare agenti di polizia di qualsiasi razza sarebbe un disastro. Se invece lui non c’entra, ci copriremmo di ridicolo. No, è lei l’uomo adatto. Lui la conosce, e sua figlia è evidentemente attratta da lei.»

«Ma c’è bisogno di me per dirigere la nuova sezione, il Progetto Tubber…» disse Ed, disperato.

«Il signor De Kemp se ne occuperà fino al suo ritorno.»

«Potete fare a meno di me, vero?» disse Ed con amarezza.

«Se vuole metterla in questi termini, sì» rispose Hopkins.

«Va bene, ma l’avverto che ci saranno nuovi disastri. Mi fa paura l’idea di avvicinarmi a meno di dieci chilometri di distanza da quel vecchio pazzo» disse Ed in tono deciso.

21

Gli avevano dato una carta dettagliatissima della zona di Catskill, nella quale si trovava Elisio. Non era lontano dalla riserva indiana di Ashokan e dalla ex colonia degli artisti di Woodstock.

Ed attraversò la città di Woodstock, e superò Bearsville fino a una baita chiamata Shady. Da lì partiva la strada stretta e polverosa che dopo pochi chilometri conduceva alla comunità di Elisio. Lungo la strada, c’erano un paio di cartelli indicatori. Ed Wonder non aveva mai guidato la Volksair su una strada sterrata, ma a parte la nuvola di polvere sollevata, non trovò nessuna grande differenza.

Passò davanti a una villetta immersa nel verde, a qualche centinaio di passi dalla strada. Forse era meglio chiamarla capanna. Era circondata da un vasto giardino pieno di piante e fiori. Ed Wonder procedette e vide una seconda villetta molto simile alla prima, ma non identica. Senza troppo riflettere, pensò che fossero abitazioni estive di qualche anima solitaria che voleva piantare tutto e tornare alla natura durante i mesi caldi. Non che l’idea avesse per lui molto fascino, però, a rifletterci, potevano esserci dei lati non troppo spiacevoli…

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