Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
Il professor McCord ribatté: «Non siate ridicoli.»
Ed accese il citofono. «Bill Oppenheimer» disse.
La faccia di Oppenheimer riempì lo schermo. Era la prima volta che Ed lo vedeva da quando era stato interrogato il giorno prima. «Sì, signore» disse Oppenheimer.
«Ha l’incarico di raccogliere tutti i dati biografici su Tubber» gli comunicò Ed. «Per cominciare, abbiamo rintracciato un elemento che riguarda i suoi studi. Ha preso il titolo di accademico in economia politica a…» fece segno con una mano a Oppenheimer di aspettare e si voltò verso McCord. «Quale università?»
«Harvard.»
Ed Wonder lo squadrò con un’occhiata di disapprovazione. «Non poteva essere qualche piccolo istituto religioso? No. Doveva essere proprio Harvard.» Ritornò a Oppenheimer. «All’università di Harvard. Metta in moto una squadra di uomini. Scoprite tutto quello che si può scoprire su Tubber. Che cosa ha studiato. Qualsiasi libro che abbia anche solo aperto deve essere analizzato, parola per parola. Scovate i compagni di corso e fatevi raccontare tutti i particolari che possono ricordare. Scavate nella sua vita extrauniversitaria. Agganciate tutte le donne con cui abbia avuto un appuntamento: dovrebbero essere sui cinquanta, ora. Ha una figlia. Indagate sulla donna che lui ha sposato. Che cosa è avvenuto di lei. Se è ancora viva… Insomma, non c’è bisogno che aggiunga altro. Vogliamo un rapporto completo su ogni fase della vita di Tubber. Ne parli col generale Crew, se è necessario. Se ha bisogno di uomini, mobilitate l’FBI, la CIA e tutti i servizi segreti.»
«Ricevuto» disse Oppenheimer. «Sì, signore.» La sua faccia si dissolse sullo schermo.
«È così che si fa» commentò Buzz eccitato. «Bravo, Piccolo Ed. Hai la statura del vero capo.»
Perplesso, il professor McCord disse: «Se le interessa controllare Josh Tubber, non troverà molto a Harvard. Ha solo preso il titolo di accademico, là. Se non ricordo male, ha preso la docenza alla Sorbona, e si è laureato a Leyda o a Heidelberg. In filosofia classica, mi pare.»
«Filosofia?» fece eco Ed.
«Prediligeva l’edonismo etnico, se non ricordo male» disse compiaciuto McCord.
Buzz scolò il bicchiere come se fosse disperato. «Edonismo!» esclamò. «Tubber? Vuol dire insomma l’adagio del mangia, bevi e divertiti che tanto domani dobbiamo morire?»
«L’edonismo va molto più in là di questo» ribatté McCord sostenuto. «Detto in poche parole, Epicuro non solo diceva che gli uomini ricercano il piacere di fatto, ma anche che devono fare così perché solo il piacere è bene. Tuttavia, la sua definizione di…»
«D’accordo» lo interruppe Ed. «Allora Tubber aveva il pallino della filosofia. Senta, professore, l’affiderò ai miei collaboratori che prenderanno nota di tutto quello che può ricordare di Tubber e di tutto quello che sa a proposito di liban, stregoni, incantesimi e maledizioni.»
Quando il professore se ne fu andato, Ed e Buzz si guardarono.
«Ho ordinato di far installare in questa stanza un bar automatico» disse Ed.
«Se la prendono comoda. Pensavo che questo progetto avesse la priorità “assoluta assolutissima”» disse Buzz.
Si guardarono negli occhi ancora per qualche istante.
Infine Ed accese il citofono. «Il maggiore Davis» chiese. Quando la faccia del maggiore Davis apparve sullo schermo, Ed disse con aria di rimprovero: «Lenny, gli etnologi sono certamente degli scienziati rispettabilissimi, ma non sanno cosa sia una maledizione o un sortilegio. Trovi qualche studioso che s’intenda veramente di maledizioni. E ce la metta tutta, Lenny. Vogliamo risultati concreti.»
Il maggiore Leonard Davis lo guardò mogio mogio e con aria dispiaciuta aprì la bocca per esprimere le sue proteste o per lo meno un’autodifesa, ma poi la richiuse. «Sì, signore» disse invece. «Studiosi che s’intendono di maledizioni.» La sua faccia svanì.
Buzz fece un segno di approvazione a Ed. «Stai imparando in fretta, vedo.»
«Chissà dov’è finito il nostro bar automatico» disse Ed senza badargli.
Si guardarono in faccia di nuovo. Ed riaccese il citofono. «Mi metta in comunicazione con James Westbrook. Vive a Kingsburg, in periferia.»
«Sì, signore» rispose Randy, e dopo pochi istanti apparve sullo schermo la faccia di Jim Westbrook.
«Salve, Piccolo Ed» disse. «Mi dispiace, sono molto occupato. Se non ti secca…»
Ed Wonder ignorò le sue parole. «Senti, l’altro giorno, quando parlavamo di miracoli, tu hai detto che ci credevi. O meglio, hai affermato che tu credi possibili certi fenomeni straordinari inspiegabili per mezzo delle attuali conoscenze scientifiche.»
Jim Westbrook, sullo schermo del telefono, sembrava che avesse veramente fretta, tuttavia trovò il tempo di dire: «Sono contento che abbia corretto il tuo modo di esprimerti. Non mi piace il termine di miracolo.»
Ed riprese: «Una cosa ancora: credi nelle maledizioni?» Aspettò con ansia la risposta dell’altro.
«Certamente. Mi sono anche occupato di questo argomento.»
«Vorrei precisare che non mi riferisco a quei casi di stregoneria in cui la vittima è convinta sin da prima del potere dello stregone e per cui, quando quello scaglia la maledizione, entra in gioco un fenomeno di autosuggestione. Voglio dire…»
Westbrook lo interruppe: «Ho davvero fretta, comunque… Senti amico, lo stregone non ha bisogno di convincere la vittima che inevitabilmente sarà una vittima. La vittima si convince perché effettivamente l’incantesimo agisce. Ho scoperto che non si tratta di superstizioni di cui farsi gioco. Non dipende dalle personali credenze della vittima o dello stregone. Per fare un’analogia, i pendoli della radioestesia funzionano anche in presenza di persone che non credono affatto nel loro funzionamento.»
«Continua» lo incoraggiò Ed.
«Per le maledizioni è la stessa cosa. Ho potuto accertarlo durante una seduta spiritica. Se vuoi provare una sensazione insolita, diciamo profondamente emotiva, cerca d’immaginare di togliere una maledizione che non credevi di poter imporre, perché eri convinto che le maledizioni non agissero; solo che la povera vittima è effettivamente stregata e tu non hai la minima idea di come si faccia a togliere l’incantesimo. Caro mio, è molto, molto peggio del caso dell’ipnotizzatore dilettante che ha messo qualcuno in trance, gli ha impartito un ordine postipnotico e si trova poi nell’impossibilità di revocare l’ordine. Per lo meno, in questo caso, ci sono decine di libri nelle biblioteche e nei negozi che spiegano come si debba fare. Ma prova a trovare un solo libro che ti spieghi come togliere una maledizione di dosso a una persona che hai maledetto senza immaginarne le conseguenze. Mio caro amico, è come se tu dicessi: “Non sapevo che la pistola fosse carica”.»
Westbrook stava per aggiungere ancora qualcosa, ma improvvisamente diede uno sguardo all’orologio. «Senti, Piccolo Ed, non ho tempo di stare qui a parlarti di maledizioni.»
«Ah, è così che la pensi, eh?» ghignò Ed.
Westbrook corrugò la fronte. «Cosa vorresti dire?»
Ed rispose, felice: «Ti comunico che da questo istante sei ufficialmente arruolato. Dovrai parlare, fino a scoppiare, di ogni più piccolo particolare che riguarda le maledizioni.»
L’altro ribatté: «Piccolo Ed, ti consiglio di chiamare un medico al più presto. Arrivederci.» E tagliò la comunicazione.
Ed Wonder, più allegro che mai, esclamò: «Stereotipato, eh?» Accese il citofono. «Maggiore Davis» disse.
Il maggiore Davis comparve sullo schermo, stanco e sulle difensive: «Sì, signore.»
«C’è un certo James Westbrook, che abita nella periferia di Kingsburg. Voglio che lo porti immediatamente qui e che registri tutto quello che sa a proposito di maledizioni. Ah, un particolare, maggiore. Probabilmente non vorrà venire. Tuttavia, è un caso di… ehm… precedenza assoluta. Sarà bene che mandi quattro uomini.»