Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]
- Автор: Рейнольдс Даллас МакКорд Мак
- Год: 1966
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Antonangelo Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:
«Sì, signore. Per fare più in fretta, potrebbe darmi altri dettagli? Dove lavora? Che cosa fa? Potrebbe non essere in casa.»
«Fa il consulente tecnico, specializzato in rabdomanzia.»
«Rabdomanzia» ripeté il maggiore Davis stupito.
«Sì, rabdomanzia, radioestesia. Va in giro a cercare acqua con i pendolini.»
Il maggiore Davis lo fissò, come se il suo orgoglio fosse stato profondamente ferito.
«Sì, signore. Precedenza assoluta. Portare qui quell’uomo che va in giro con i pendolini» disse dopo un istante di silenzio.
20
Avevano assegnato un appartamento nel Nuovo Empire State Building a Ed Wonder, mentre Helen Fontaine e Buzz De Kemp avevano trovato posto in due alberghi vicini.
La mattina seguente, quando Ed Wonder scese in ufficio presto, i suoi collaboratori, uomini e donne, erano già immersi nel lavoro fino al collo. Chissà che cosa stavano facendo, si chiese distratto. Non aveva impartito tanti ordini da giustificare nemmeno un decimo di quell’attività frenetica. Si fermò di fronte a una scrivania. «Che cosa sta facendo?» chiese all’impiegato.
Il giovanotto alzò gli occhi. «Incantesimi» rispose. Aveva davanti a sé una montagna di libri, opuscoli e manoscritti, e teneva in mano un microfono collegato a un dittafono.
«Incantesimi?» domandò Ed.
L’altro, che era già tornato al suo lavoro, rialzò gli occhi. Ovviamente non riconosceva in Ed il suo capo. D’altra parte, nemmeno Ed lo conosceva. Non l’aveva mai visto prima.
Il giovanotto ripeté: «Incantesimi. Espressione o declamazione di parole ritenute dotate di poteri magici. Sto accumulando informazioni base.»
«Vorrebbe dire che abbiamo un impiegato che lavora tutta la giornata solo per raccogliere dati sugli incantesimi?»
Il giovanotto gli rivolse un’occhiata di compatimento. «Io sto traducendo testi dal serbocroato. Ci sono almeno altre cinquanta persone per le altre lingue. E ora voglia scusarmi, per cortesia» e tornò ai suoi libri.
Ed Wonder entrò nel suo ufficio.
C’erano alcune novità di cui Randy Everett lo mise immediatamente al corrente. Il numero degli uffici e del personale addetto al Progetto Tubber era stato notevolmente accresciuto durante la notte. La sua sezione stava ora lavorando a ciclo continuo con tre turni di personale che si avvicendavano ogni otto ore. Ed non lo sapeva. Il signor De Kemp non era ancora arrivato ma aveva fatto sapere che si sentiva indisposto.
Ed interruppe a quel punto, con una parolaccia, il rapporto della signorina Everett. «Indisposto! Telefoni a quel disgraziato e gli dica di precipitarsi qui, sbornia o non sbornia. Gli dica anche che manderò una squadra di marines se non viene immediatamente.»
«Sì, signore» rispose Randy.
«E adesso mi chiami il maggiore Davis, per cortesia.»
La figura che riempì lo schermo del citofono aveva i gradi di maggiore sulla spallina della camicia ma non aveva la faccia del maggiore Davis.
«Dov’è Lenny Davis?» chiese Ed.
«Davis non è più con noi, signore. Ha avuto una specie di esaurimento nervoso o qualcosa del genere. Il mio nome è Wells.»
«Ah, davvero? Bene, senta, Wells, non voglio più esaurimenti nervosi fra voi dell’esercito, ci siamo capiti?»
«Sì, signore.»
«Se qualcuno può permettersi il lusso di esaurimenti nervosi qua dentro, quello sono io.»
«Sì, signore.»
Ed cercò di ricordare la ragione per cui aveva chiamato il maggiore Davis, ma non ci riuscì. Spense il citofono, che si riaccese immediatamente per mostrare la faccia del colonnello Fredric Williams.
«Il signor Dwight Hopkins desidera vederla immediatamente, Wonder.»
«Ok» disse Ed. Si alzò. Desiderava che ci fosse anche Buzz per sostenerlo moralmente. Nel suo piglio di neo dirigente c’erano ancora delle lacune.
All’ingresso del Progetto Tubber, Johnson e Stevens, i due cani da guardia, gli si accodarono. Evidentemente era ancora sotto protezione. Era un bene. Da solo non sarebbe mai riuscito a trovare la strada che conduceva all’ufficio di Hopkins. Ebbe la vaga impressione che l’intero comitato, o come diavolo si chiamava ufficialmente, fosse cresciuto di un buon cinquanta per cento durante la notte. La confusione nei corridoi era aumentata, si vedevano macchine trascinate su e giù, altre accatastate negli atrii, nuovi uffici venivano riempiti di scrivanie, mobili archivio, telefoni, citofoni e tutti gli annessi e connessi propri della burocrazia.
Fu immediatamente ammesso alla presenza di Dwight Hopkins e trovò il braccio destro del Presidente sul punto di concludere una riunione alla quale partecipavano quindici o venti personaggi assortiti, dalla faccia efficiente, parecchi dei quali in uniforme militare. Ed non fu presentato, e tutti gli altri se ne andarono tranne il professor Braithgale, l’unico che Ed Wonder avesse riconosciuto.
«Si sieda, signor Wonder» lo invitò Hopkins. «Come va il Progetto Tubber?»
Ed alzò le braccia al cielo. «Come vuole che vada? Abbiamo cominciato solo ieri pomeriggio. Stiamo studiando la natura delle maledizioni. O per lo meno ci stiamo provando. E ci diamo da fare per ricostruire nel modo più particolareggiato la personalità di Tubber, nella speranza di trovare la traccia che spieghi come abbia fatto ad acquistare i suoi poteri straordinari.»
Hopkins si agitò leggermente sulla sedia come se quello che stava per dire non fosse di suo gradimento. «La sua ipotesi, l’ipotesi Tubber, diventa sempre più solida con il passare delle ore, signor Wonder. Mi è venuto in mente che forse non le è noto un aspetto importante della situazione. Sapeva che il radar non è stato colpito?»
«Me l’ero chiesto» gli disse Ed.
«Ma non è nemmeno questo l’elemento che sta facendo diventare matti tutti i nostri tecnici e scienziati. Oltre al radar, funziona anche la radio, limitatamente alle comunicazioni commerciali internazionali, alle comunicazioni navali e aeree e analoghe. E ancora: le pellicole cinematografiche di tipo culturale sono perfettamente visibili. Ieri sera ho passato un’ora intera sull’orlo della pazzia, a guardare l’attuale idolo di Hollywood, Warren Waren, che presentava un documentario realizzato per promuovere l’insegnamento della geografia nelle scuole medie. L’attore si era prestato gratuitamente per quella pellicola. Quando poi abbiamo tentato di vedere uno dei suoi normali film commerciali, La regina e io, usando lo stesso proiettore e lo stesso tipo di pellicola, si è ripetuto quel fantastico fenomeno della persistenza delle immagini sullo schermo.»
Lo sguardo di Dwight Hopkins era fermo, ma c’era qualcosa di frenetico sotto quell’apparente fermezza.
«Nemmeno la TV, impiegata nei video-telefoni secondo gli stessi principi tecnici, subisce interferenze» precisò Ed. «La maledizione è selettiva, come per i libri. Solo la letteratura leggera è diventata illeggibile: e nemmeno tutta; quella che piace a Tubber è rimasta intelligibile. Accidenti, non ha nemmeno colpito il suo fumetto preferito! Ma non c’è niente di nuovo in quello che mi dice. Perché me ne parla?»
Il professor Braithgale parlò per la prima volta. «Signor Wonder, un conto era prendere in considerazione la sua teoria di per sé, appena ce l’ha esposta. Ma ora stiamo rapidamente arrivando alla conclusione che è l’unica teoria fondata. L’ipotesi più assurda di tutte è quella che si dimostra più giusta, o almeno più vicina al giusto.»
«Che cos’è stato delle macchie solari?»
Rispose Hopkins. «L’attività delle macchie solari potrebbe interferire con le onde radio, ma difficilmente potrebbe essere selettiva. Certamente non potrebbe esercitare la censura nei confronti della letteratura leggera.»
«E così sta cominciando a sospettare che io non sia un pazzo mitomane come pensava all’inizio.»