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L'anno del sole quieto

Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:

Brian Chaney, esperto dell’antica Palestina e di manoscritti biblici, viene reclutato per una missione molto rischiosa: la prima esplorazione fisica del futuro, resa possibile dall’invenzione del Veicolo per la Dislocazione nel Tempo, un progetto coperto dal più assoluto segreto. Chaney possiede tutti i necessari requisiti, ma soprattutto uno di essi lo rende l’individuo ideale per un simile compito: egli è infatti l’autore del più completo ed esauriente studio estrapolativo sul nostro futuro. La prima missione è quella di spostarsi di pochi anni per scoprire l’esito di un’imminente elezione presidenziale, tuttavia quest’epoca a noi vicinissima già comincia ad assumere inquietanti connotati, tra cui la degenerazione di una città come Chicago, sconvolta da sanguinosi disordini e divisa a metà da una sconcertante muraglia. Ma il vero obiettivo di Chaney è uno spostamento temporale di vari decenni, dove sarà testimone di un futuro ancora più tragico e disperato, al di là delle sue più pessimistiche previsioni: qui infatti un clima di paura e desolazione, segnato da violentissimi scontri razziali e da una vera e propria guerra civile, dipinge il crepuscolo degli Stati Uniti. Si è forse avverato ciò che aveva preconizzato un profeta ebraico sugli antichi documenti trovati nel Mar Morto, l’Eschatos o “la fine delle cose”, e che Chaney conosce fin troppo bene perchè ne è stato il traduttore? E sarà ancora possibile cambiare il corso di un futuro già annunciato da millenni? Lucido e vibrante, ma al tempo stesso profondamente toccante e umano, questo capolavoro di Wilson Tucker, maestro indiscusso delle avventure temporali, narra di un futuro in cui si ritrovano in una sintesi di rara forza espressiva tutti i temi d’inquietudine del nostro presente.
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— Molte, molte cose.. credo che siano tutte elencate nei nostri rapporti.

Di nuovo: C osa è accaduto, lassù, Brian?

Lui scosse il capo:

— Seabrooke dovrà accontentai si dei rapporti.

— Questa faccenda non riguarda il signor Seabrooke.

Cautamente: Non so cos’altro potrei dirle.

— È accaduto qualcosa, lassù. Mi rendo conto di un cambiamento, rispetto alla nonna clic prevaleva prima dell’esperimento, e credo che se ne renda conto anche lei. Qualcosa ha creato una discordanza, un i sottile nota disarmonica che è molto difficile definire.

— Il muro di Chicago, suppongo. E la rivolta dei CSMLT.

— Sono stati dei duri colpi pei tutti, ma cos’altro c’è?

Chaney allargò le braccia, cercando una via d’uscita.

— Io ho trovato la vecchia caserma chiusa, sprangata, deserta. Credo che il maggiore e io abbiamo lasciato la base.

— Ma non il comandante Saltus?

— Forse ò andato via anche lui… non so.

— Non ne sembra molto sicuro.

— Non sono sicuro di niente. Ci è stato proibito di aprire porte, di cercare delle persone, di fare delle domande. Io non ho aperto nessuna porta. So soltanto che la vecchia caserma che ci alloggiava è stata chiusa… e non credo che Seabrooke ci abbia invitati nei suoi appartamenti.

— Cosa avrebbe fatto, se fosse stato permesso di aprire delle porte?

Chaney sorrise.

— Sarei venuto a cercarla.

— Lei crede che io mi trovassi nella base?

— Certamente! Lei ha scritto dei messaggi a ciascuno di noi… ha lasciato le ultime istruzioni nel deposito. Ho riconosciuto la sua calligrafia.

Un’esitazione. — Ha trovato prove analoghe sulla permanenza nella base di altre persone?

Con molta prudenza. — No. Il suo messaggio è stato l’unico indizio.

— Perché l’atteggiamento del comandante è cambiato?

Chaney la fissò, e per poco non si tradì.

— Davvero?

— Credo che lei si sia accorto della differenza.

— Forse. Tutti mi guardano e sembrano vedermi in una nuova luce. Mi sento paranoico, in questi giorni.

— Perché il suo atteggiamento è cambiato?

— Oh? Anche il mio?

— Lei sta eludendo le mie domande, Brian.

— Le ho detto tutto quello che posso dirle, Katrina.

Le dita intrecciate di Katrina tamburellarono nervosamente sul piano del tavolo.

— Avverto la presenza di certe riserve mentali.

— Ragazza acuta.

— C’è stata… c’è stata qualche tragedia personale, lassù? Qualcosa che ha coinvolto uno di voi?

Con prontezza: — No. — Sorrise alla donna, per togliere ogni traccia di durezza alle parole che pronunciò dopo: — E, Katrina… se lei è saggia, se è molto saggia, non mi farà più delle domande. È vero, ho certe riserve mentali; continuerò a eludere certe domande. Perché non fermarci adesso?

Lo fissò, delusa e sconcertata.

— Quando questa ricognizione sarà finita, voglio andarmene — le disse. — Farò tutto ciò che sarà necessario per completare il lavoro, quando ritorneremo, ma poi avrò finito, qui; mi piacerebbe tornare all’Indic, se è possibile; mi piacerebbe lavorare sui nuovi studi sui paradossi temporali, se è permesso, ma non voglio restare qui. Qui ho finito, Katrina.

In fretta: — È per colpa di qualcosa che lei ha scoperto lassù? Qualcosa le ha fatto prendere questa decisione, Brian?

— Ah… basta con le domande.

— Ma così mi lascia del tutto insoddisfatta!

Chaney si alzò, e accostò al tavolo la sedia vuota.

— Ogni cosa viene a ogni uomo, se solo avrà gli anni. Sembrerebbe Talleyrand, ma non ne sono molto sicuro; forse ho modificato un poco. Lei ha gli anni, Katrina. Ne viva altri due, due soltanto, e conoscerà le risposte a tutte le sue domande. Le auguro buona fortuna, e penserò spesso a lei nell’Indic… se mi riprenderanno laggiù.

Un momento di silenzio, e poi:

— La prego di non dimenticare l’appuntamento con i medici, signor Chaney.

— Ci sto andando.

— Chieda agli altri di trovarsi qui domattina alle dieci, per un’ultima seduta di istruzioni. Dobbiamo valutare quei rapporti. La ricognizione è prevista per dopodomani.

— Scenderà a vederci partire?

— No, signore. Vi aspetterò qui.

Maggiore William Theodore Moresby

4 Luglio 1999

Vaticinio a carico di Duma.

A me si grida da Seir:

— Sentinella, a che punto è la notte?

Sentinella, a che punto è la notte?

La sentinella risponde:

— È venuto il mattino, ed è notte;

se lo volete sapere,

domandate ancora, tornate, tornate.

Il Primo Libro di Isaia

Capitolo dodicesimo

Moresby era un uomo metodico.

La luce rossa si spense. Lui allungò la mano per aprire il portello, e spinse. La luce verde si spense. Moresby afferrò le due maniglie, e si issò in una posizione più comoda, con la testa e le spalle che sporgevano dal portello. Era solo nella stanza illuminata, come si era aspettato. L’aria era fresca, e sapeva di ozono. Moresby usci dal portello, e si calò lungo il fianco del veicolo. La scaletta non c’era; fu costretto a farne a meno. Riuscì ugualmente a chiudere il portello dall’esterno, poi, in fretta, si diresse verso l’armadietto, per prendere gli abili. Alni due vestiti, appartenenti a Saltus e a Chaney, erano appesi accanto al suo, avvolti nei soliti sacchi di carta, in attesa dei proprietari. Moresby notò che sull’armadietto si era accumulato un discreto strato di polvere. Quando ebbe finito di vestirsi, si lisciò l’uniforme dell’aviazione che aveva stabilito d’indossare, cercando di spianare delle pieghe immaginarie.

Controllò l’orologio. Le dieci e cinque. Guardò il calendario elettrico e l’orologio appesi alla parete, per controllare la data e l’ora: 4 Luglio 99. Erano le quattro e dieci; sei ore di discrepanza dal momento del lancio. La temperatura era normale, circa 22 gradi.

Moresby decise che l’orologio doveva sbagliarsi; si sarebbe fidato del suo cronometro. Il suo ultimo gesto, prima di lasciare la stanza, fu di rivolgere un perfetto saluto militare alle due lenti delle telecamere. Pensò che il pensiero sarebbe stato apprezzato da quelli che si trovavano dall’altra parte del muro.

Moresby percorse il corridoio, immerso in un silenzio spettrale, e si avviò verso il deposito; i suoi piedi lasciarono delle orme, nello strato sottile di polvere che copriva il pavimento. Aprì la porta del deposito, e le luci automatiche si accesero immediatamente. Si guardò intorno ispezionando l’ambiente. Nulla indicava che qualcuno avesse usato il deposito negli ultimi anni; le provviste erano accuratamente riposte, come le aveva viste l’ultima volta. Moresby accese una lampada a petrolio, per controllarne l’efficienza dopo tanto tempo; guardò la rianima brillare, e fu soddisfatto, e poi la spense. Le provviste erano in buone condizioni, dopotutto. Prima di passare oltre, pensò di aprire un contenitore d’acqua, per assaggiarla c giudicarne la qualità: era insipida, stantia. Ma era prevedibile, se quell’anno l’acqua non era stata sostituita. Considerò la cosa una semplice dimenticanza dei tecnici.

Tre scatole gialle erano posate sul banco di lavoro… scatole che non vi aveva mai visto prima.

Aprì la prima scatola, e trovò un panciotto a prova di proiettili, fatto di una sconosciuta libra di nylon. Si tolse la giacca dell’uniforme per il tempo necessario a indossare il panciotto, e poi si mise al lavoro.

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