L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Moresby: — Ho elettricità, qui, ma quando lascerò il riparo mi servirò delle batterie. Passo.
Voce: — Bene, signore. Se Joliet non fosse raggiungibile, le suggerisco di fare un giro completo a nord-ovest e di venire qui. Il Quartier Generale della Quinta Armata è stato ristabilito a ovest della Base di Addestramento Navale, ma lei attraverserà le nostre linee molto prima di quel punto. Cerchi le sentinelle. Usi molta cautela, signore. Stia in guardia, perché ci sono molti ramjets tra la sua posizione e la nostra. Sono pesantemente armati. Passo.
Moresby: — Grazie, sergente. Cercherò di raggiungere un obiettivo o l’altro, a seconda delle condizioni. Passo e chiudo.
Moresby spense la radio, e staccò i fili di caduta d’antenna. Fatto questo, spense il registratore e lo lasciò sul banco di lavoro, ripromettendosi di usarlo nuovamente al suo ritorno.
Studiò di nuovo la mappa, seguendo le due strade che portavano all’autostrada e la variante che portava a Joliet. Il nemico doveva conoscere bene quelle strade, come pure la ferrovia, e se si era spinto così a sud avrebbe presidiato certamente le diverse vie d’accesso. Non sarebbe stato sicuro usare un’automobile; i grossi bersagli mobili attiravano il pericolo.
Un’ultima, rapida ricerca nella stanza non gli mostrò altri oggetti che avrebbero potuto essergli utili fuori. Moresby bevve un lungo sorso d’acqua stantia, e lasciò il deposito. Il corridoio era polveroso e silenzioso, ma sempre illuminato; le telecamere fissavano il suo passaggio. Guardò le porte chiuse, lungo il corridoio, chiedendosi chi ci fosse, là dietro… a guardarlo. Obbedendo agli ordini, non sfiorò neppure una maniglia, tanto per vedere se le porte erano chiuse oppure no. Continuò a camminare, e il corridoio terminò, e una scala saliva verso la porta delle operazioni. Il cartello che vietava di portare armi oltre la porta era stato cancellato; un tratto di vernice nera annullava le lettere che erano state scritte. In ogni caso, Moresby avrebbe ignorato l’avviso.
Moresby guardò di nuovo l’orologio, controllando l’ora, e infilò le due chiavi gemelle nelle serrature, prima l’una e poi l’altra. Un campanello suonò, in basso, e lui aprì la porta, uscendo all’aria aperta.
L’orizzonte di nord-est era immerso in una luce livida; l’alba era vicina. Erano le cinque meno dieci. Il parcheggio era vuoto.
In quel momento Moresby capì di aver commesso un errore di valutazione.
Il primo suono che udì fu il cupo tonfo del mortaio, a nord-ovest, e il secondo suono fu un crepitio di armi leggere… vicino al cancello est. Moresby chiuse la porta alle sue spalle, si assicurò che le serrature fossero ben chiuse automaticamente, e si gettò al suolo; tutto in un solo movimento. Scoprire che la battaglia era così vicina costituiva uno choc. Imbracciò il fucile, tenendolo davanti a sé, e strisciò a terra verso l’angolo dell’edificio, guardandosi intorno alla ricerca di eventuali oggetti in movimento.
Niente si muoveva nello spazio tra l’edificio del laboratorio e la costruzione più vicina, dall’altra parte. Quando raggiunse l’angolo e lo superò, il rumore degli spari si fece più forte.
Un vento forte spirava sul tetto del laboratorio, portando rifiuti e foglie con sé, e piegando le cime degli alberi piantati lungo il vialetto. Il vento pareva soffiare da ogni parte, da ogni direzione, ululando con intensità sempre più violenta nella sua corsa verso nord-est. Moresby guardò in quella direzione, sbalordito, e capì di avere commesso un altro errore, immaginando che il chiarore fosse dovuto all’alba vicina. Quello non era il sole. La luce sanguigna oltre l’orizzonte era fuoco, e il vento furioso gli diceva che Chicago stava ardendo in una tremenda tempesta di fuoco. Quando l’incendio sarebbe diventato più tremendo, quando l’acciaio avrebbe cominciato a fondersi e il vetro a liquefarsi, un uomo non avrebbe potuto restare in piedi, nell’impeto spaventoso del vento che alimentava le terribili fiamme.
Moresby si guardò di nuovo intorno, guardò di nuovo il parcheggio, poi improvvisamente si alzò in piedi e si mise a correre, attraverso la strada verso il rifugio offerto dall’edificio più vicino. La sua apparizione non fu accolta da nessuno sparo. Raggiunse il muro, si voltò per un istante, e poi girò intorno a un angolo. I cespugli e gli arbusti gli offrivano un parziale nascondiglio. Quando si fermò per riprendere fiato e guardare lo spazio aperto che gli si apriva davanti, si accorse di avere perduto la radio.
Il rumore martellante e continuo dei mortai lo preoccupava.
Era facile immaginare che il corpo di guardia del caporale, che teneva l’angolo di nord-ovest, fosse stato sopraffatto dal numero dei nemici, e probabilmente già ridotto all’impotenza. La prima voce, alla radio, aveva detto di essere alle prese con una lotta spaventosa… “doppio rosso” era una nuova terminologia, ma non era difficile scoprirne il significato… al cancello o lungo il perimetro orientale, e che non poteva rinunciare neppure a un uomo per difendere l’angolo di nord-ovest. Una decisione sbagliata. Moresby giudicò quell’ufficiale colpevole di un grave errore di giudizio. Poteva sentire il crepitio delle armi leggere al cancello… interrotto di quando in quando dal rumore inconfondibile di un fucile da caccia… e questo faceva immaginare che nella scaramuccia fossero coinvolti dei civili… ma quei mortai martellavano l’angolo opposto della base, e la loro presenza cambiava radicalmente le carte in tavola.
Moresby lasciò di corsa il nascondiglio dei cespugli. Non aveva visto alcun segno di attività intorno al laboratorio, nessun segno di difensori o di nemici.
Si diresse verso nord-ovest, spostandosi frequentemente e approfittando di tutti i nascondigli che gli si offrivano, ma compiendo alcuni tratti di corsa, nella strada, per guadagnare tempo… restando sempre in guardia, pronto a cogliere il minimo movimento. Moresby si rendeva conto, dolorosamente, dello svantaggio dal quale era appesantito in quella azione: lui non conosceva l’identità dei banditi, dei ramjets, come li avevano chiamati, non sai ebbe stato in grado di riconoscere gli amici dai nemici, a meno che essi non indossassero delle uniformi riconoscibili. I fucili da caccia erano delle armi civili; lui non sarebbe certamente rimasto inerte, di fronte a qualcuno incontrato nel recinto della base in abiti borghesi. Sospettava che la maledetta faccenda fosse una rivolta civile, non un’operazione militare.
Il mortaio tuonò di nuovo, seguito da un altro colpo. Se quello schema si ripeteva, voleva dire che i mortai erano due, fianco a fianco. Moresby rallentò il passo, per non restare senza fiato. Pensò all’attacco cinese, alla bomba H che aveva colpito Chicago. Qualcuno l’aveva chiamata, erano state le parole testuali. Ma chi avrebbe potuto attirare i cinesi su di una città americana? Chi avrebbe potuto allearsi con loro?
Passò accanto a una serie di vecchie caserme, poste a una certa distanza dalla strada, e ne riconobbe una… era l’edificio nel quale aveva abitato per alcune settimane… più di vent’anni prima. Ora appariva in condizioni deplorevoli. Continuò ad avanzare senza fermarsi, costeggiando il marciapiede che spesso aveva usato, ai suoi tempi, ritornando dalla mensa. Il vento caldo gli soffiava alle spalle, quasi lo sospingeva. Il colossale incendio che rischiarava l’orizzonte si alimentava di quel vento, e dei detriti che il vento portava con sé.
Seguendo un impulso improvviso… e non dovendo cambiare direzione… Moresby si voltò, e attraversò uno spazio deserto che portava nella Strada E; la piscina era vicina. Guardò il cielo, e vide che era notevolmente più chiaro; la vera aurora stava arrivando, portando la promessa di una torrida giornata di luglio.
Moresby raggiunse il recinto che circondava la piscina e il centro ricreativo, e smise di correre, perché gli mancava il fiato. Cautamente, tenendo pronto il fucile, varcò l’ingresso per esplorare l’interno della zona. Il centro ricreativo era deserto. Moresby camminò fino a raggiungere le piastrelle di ceramica del bordo della piscina, e guardò in basso; la piscina era asciutta, il fondo era pieno di detriti e di oggetti vari… durante quell’estate nessuno vi aveva nuotato. Fece un sospiro di disappunto. Quando aveva visto la piscina per la penultima volta… pochi giorni prima, dopotutto!, malgrado quei vent’anni… Katrina aveva giocato allegramente nell’acqua verde-azzurra, indossando quei costume risibilmente esiguo, mentre Art le aveva dato la caccia come un avvoltoio famelico, senza toglierle mai le mani dal corpo. Un bel corpo, quello di Katrina. Art sapeva quel che faceva. E Chaney era rimasto seduto al sole, mangiandosi con gli occhi la donna, scuro in volto per essere rimasto in disparte… il civile mancava della giusta iniziativa; non sapeva lottare per ottenere quel che voleva.