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L'anno del sole quieto

Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:

Brian Chaney, esperto dell’antica Palestina e di manoscritti biblici, viene reclutato per una missione molto rischiosa: la prima esplorazione fisica del futuro, resa possibile dall’invenzione del Veicolo per la Dislocazione nel Tempo, un progetto coperto dal più assoluto segreto. Chaney possiede tutti i necessari requisiti, ma soprattutto uno di essi lo rende l’individuo ideale per un simile compito: egli è infatti l’autore del più completo ed esauriente studio estrapolativo sul nostro futuro. La prima missione è quella di spostarsi di pochi anni per scoprire l’esito di un’imminente elezione presidenziale, tuttavia quest’epoca a noi vicinissima già comincia ad assumere inquietanti connotati, tra cui la degenerazione di una città come Chicago, sconvolta da sanguinosi disordini e divisa a metà da una sconcertante muraglia. Ma il vero obiettivo di Chaney è uno spostamento temporale di vari decenni, dove sarà testimone di un futuro ancora più tragico e disperato, al di là delle sue più pessimistiche previsioni: qui infatti un clima di paura e desolazione, segnato da violentissimi scontri razziali e da una vera e propria guerra civile, dipinge il crepuscolo degli Stati Uniti. Si è forse avverato ciò che aveva preconizzato un profeta ebraico sugli antichi documenti trovati nel Mar Morto, l’Eschatos o “la fine delle cose”, e che Chaney conosce fin troppo bene perchè ne è stato il traduttore? E sarà ancora possibile cambiare il corso di un futuro già annunciato da millenni? Lucido e vibrante, ma al tempo stesso profondamente toccante e umano, questo capolavoro di Wilson Tucker, maestro indiscusso delle avventure temporali, narra di un futuro in cui si ritrovano in una sintesi di rara forza espressiva tutti i temi d’inquietudine del nostro presente.
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Numerosi elicotteri trasportarono il gruppo presidenziale a Washington, dove il presidente chiese di riattivare immediatamente le reti televisive, per annunciare la notizia del tentato colpo di stato e del suo fallimento. Il Congresso fu convocato in seduta di emergenza, e, a richiesta del presidente, dichiarò il paese sotto la legge marziale. Il gioco era fatto.

Un portavoce della Casa Bianca ammise che il complotto era noto già da tempo, ma rifiutò di rivelare la fonte dell’informazione. Disse che l’azione aveva potuto giungere fino a quel punto solo per accertare il numero e l’identità dei soldati fedeli ai ribelli. Il portavoce smentì recisamente la voce che si era diffusa, secondo la quale i soldati ribelli erano stati colpiti con gas nervini. Disse che i congiurati erano stati formalmente incriminati di alto tradimento, e che veniva trattenuti in prigioni separate; rifiutò di rivelare l’ubicazione delle prigioni, limitandosi a dichiarare che erano a una certa distanza da Washington. Il portavoce rifiutò di rispondere a domande concernenti il numero degli agenti federali impiegati nell’azione; con una scrollata di spalle lasciò cadere le notizie non ufficiali che parlavano di migliaia di uomini radunati per soffocare la rivolta.

L’unica informazione sicura su questi uomini era il fatto che molti, tra loro, erano stati dislocati nelle vicinanze di Camp David, dove erano rimasti nascosti per diversi giorni, prima dell’abortito colpo di stato. Il portavoce si limitò a dire che i gruppi federali avevano coraggiosamente salvato il presidente e i suoi compagni.

Brian Chaney non si accorse dell’abbassamento delle luci, e del rumore di un elastico scagliato contro i timpani, del martello che colpiva l’aria compressa, e del sospiro lento; benché il suono facesse male. Non si accorse che Arthur Saltus se ne era andato, fino a quando non si voltò e scoprì di essere solo.

Chaney si guardò intorno, nel deposito deserto, e gridò:

— Saltus!

Non ebbe risposta.

Raggiunse la porta e gridò, nel corridoio.

— Saltus!

Gli risposero solo delle eco, e poi ci fu il silenzio. Il comandante, in quel momento, stava uscendo dal veicolo, nel punto e nel tempo di partenza.

— Ascolti la parola che viene dalla torre d’avorio, Saltus! Mi ascolti! Quanto vuole scommettere che il presidente non ha rischiato la sua preziosa pelle, sotto un pesante tavolo di legno? Quanto vuole scommettere che lui ha mandato un sosia a Camp David? Non è Riccardo Cuor di Leone, non è neppure il paladino Orlando; non avrebbe potuto essere sicuro dell’esito, malgrado tutti i piani di questo mondo. — Chaney entrò nel corridoio. — Siamo stati noi ad informarlo, idiota… siamo stati noi a passare parola. Noi gli abbiamo detto del complotto e della sua rielezione. Pensa davvero che lui possa avere il coraggio di esporsi? Sapendo che il giorno dopo sarebbe stato eletto per un altro quadriennio? Lo pensa, Saltus?

Le telecamere lo guardarono, le onnipresenti telecamere del corridoio illuminato.

Nella sala delle operazioni chiusa, il TDV ritornò per lui, e il suono si udì di nuovo.

Chaney si voltò e ritornò nel deposito. I giornali erano ammucchiati in ordine perfetto, il carico delle attrezzature era stato rimesso al suo posto, i vestiti erano appesi in ordine nell’armadietto. Lui era arrivato e si preparava a partire, e non aveva lasciato tracce del suo passaggio.

La busta aperta attirò il suo sguardo… le istruzioni di Katrina, e i documenti di riconoscimento, e il lasciapassare. Il tutto era stato trasmesso in modo freddo, distante… impassibile, riservato. La moglie di Arthur Saltus gli dava delle istruzioni all’ultimo minuto, per la buona riuscita dell’esplorazione sperimentale. Katrina viveva ancora nella base; lavorava ancora per l’Ufficio e per il progetto segreto… e, a meno che il comandante non fosse stato rispedito sul teatro di guerra, ora lui doveva vivere con la donna.

Ma la caserma era buia e sbarrata.

Brian Chaney provò la forte convinzione di essere andato via… fu certo che lui e il maggiore avevano lasciato la base. Lui non credeva nelle sfere di cristallo, nella chiaroveggenza, nei segni e nella precognizione… il maggiore Moresby poteva continuare ad avere il monopolio, nella sua biblioteca, di tutti i falsi profeti del mondo; eppure quella convinzione era profondamente radicata nella sua mente.

Lui non si trovava, a Elwood Station, lui non c’era, nel novembre del 1980.

Capitolo undicesimo

Chaney avvertì il sottile mutamento delle relazioni. Non si trattava di una cosa palpabile, che si potesse identificare e isolare, ma la sfumatura di differenza c’era.

Gilbert Seabrooke aveva organizzato un party per celebrare la vittoria, la sera del loro ritorno, e il presidente aveva telefonato dalla Casa Bianca per congratularsi con loro del buon lavoro svolto nel migliore dei modi. Aveva parlato di una ricompensa, di una medaglia che avrebbe espresso la gratitudine della nazione verso di loro… benché la nazione non sarebbe mai stata informata della sensazionale impresa. Brian Chaney rispose con un cortese grazie, e tenne a freno la lingua. Seabrooke stazionava nelle vicinanze, vigile e attento.

Il party non ebbe il successo che avrebbe potuto avere. Mancava qualche indefinibile elemento di spontaneità, qualche scintilla elusiva che, una volta accesa, avrebbe potuto trasformare un normale party in una favolosa notte di allegria e amicizia, da ricordare per tutta la vita. Chaney avrebbe ricordato sempre la festa, ma non con un senso di piacere inebriante. Aveva rinunciato allo champagne in favore del bourbon, ma bevve con molta misura. Il maggiore Moresby pareva chiuso in se stesso, tormentato, prigioniero di qualche problema interiore, e Chaney immaginò che fosse già preoccupato dell’incredibile lotta per il potere che distava ancora due anni da loro. Moresby aveva fatto un rigido, impacciato discorsetto di ringraziamento al presidente, cercando disperatamente di assicurargli, senza esprimerlo a parole, la sua fedeltà più duratura. Chaney si era sentito imbarazzato per lui.

Arthur Saltus danzava. Aveva monopolizzato Katrina, fino al punto di ignorare i suggerimenti che lei gli mormorava, avvertendolo che si comportava scorrettamente nei confronti di Chaney e del maggiore. Chaney non volle intervenire. In qualsiasi altra serata, in qualsiasi altro party, prima delle esplorazioni sperimentali, sarebbe intervenuto nel tête-à-tête il maggior numero possibile di volte, ma adesso avvertiva in Kathryn Van Hise lo stesso sottile cambiamento che avvertiva negli altri. La montagna d’informazioni portata da Joliet, dal novembre del 1980, aveva alterato molti punti di vista, e la sfarzosa cornice del party non poteva nascondere questa alterazione.

C’era un estraneo che partecipava al party, l’agente di collegamento delegato dalla sottocommissione senatoriale. Chaney si accorse che l’uomo lo guardava, senza parere.

La stanza d’addestramento offriva il solito panorama.

Il maggiore Moresby stava nuovamente studiando una mappa della zona di Chicago. Con l’indice indicava le molte strade principali e le strade laterali, le autostrade interstatali e distrettuali che col legavano Joliet alla metropoli; con l’indice seguiva anche la strada ferrata che attraversava i sobborghi di Chicago. Arthur Saltus stava studiando le fotografie che aveva scattato a Joliet. Pareva particolarmente compiaciuto della foto di una ragazza attraente, in piedi sull’angolo di una strada ventosa, che guardava un po’ il fotografo e un po’ la strada, aspettando l’arrivo di un’auto o di autobus. La fotografia rivelava la mano di un esperto nel taglio e nella composizione, e la ragazza pareva stagliarsi su uno sfondo di luce, e pareva che il vento l’accarezzasse proprio in quel momento.

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