L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Moresby notò che le sue dita erano bagnate di sangue, e sentì l’inebriante esaltazione della battaglia. Un grido sottolineò la sua gioiosa scoperta. Si gettò al suolo, per ricaricare l’arma, e gridò di nuovo, mettendo in quel grido tutto il suo scherno per il nemico.
Osservò attentamente il terreno dietro il recinto, alla ricerca dei difensori, il corpo di guardia del caporale che aveva intercettato per radio. Avrebbero dovuto unirsi a lui, quando aveva aperto il fuoco contro i nemici in fondo al pendio. Il suo sguardo notò tre uomini, dalla sua parte del recinto, vicino al camion in fiamme, ma loro non avrebbero potuto aiutarlo. Le scarpe vuote e l’elmetto di un quarto uomo giacevano sul terreno bruciato, a dieci iarde dal camion. Nel buco prodotto da un proiettile colse una traccia di movimento… forse era stato soltanto un battito di palpebre, o il tremito di labbia socchiuse… e in questo modo scoprì l’unico superstite. Un viso esangue lo fissava, con occhi sbarrati, dal bordo della fossa.
Moresby strisciò sul pendio, e si calò nella fossa, accanto al soldato.
L’uomo era rimasto con un braccio solo; e su quel braccio c’erano i gradi di un caporale, e stringeva una cinghia che doveva essere stata attaccata a una radio; il resto del corpo e della radio erano saltati in aria, con l’esplosione. Il caporale non si mosse, quando Moresby gli calò accanto, nascondendosi nella fossa insanguinata. Il caporale fissava, impotente, il punto in cui era stato Moresby, la colonna di fumo nero che si sollevava dal camion, il sole nascente, il cielo. Non poteva girare il capo. Moresby gettò via l’inutile sacca delle provviste, e accostò la borraccia alle labbra del caporale. Un po’ d’acqua scese tra le labbra, ma la maggior parte del liquido cadde lungo il mento, e sarebbe andata perduta se Moresby non l’avesse raccolta con la mano, passandola poi sulla bocca dell’uomo. Cercò di farne entrare ancora tra le labbra rigide.
Il caporale mosse il capo, in un lieve, debole gesto di diniego, e Moresby si fermò, comprendendo che l’uomo stava soffocando per l’acqua bevuta; allora versò un altro po’ d’acqua nella mano, e bagnò il viso del caporale; nello stesso tempo, con dolcezza, abbassò le palpebre dell’uomo. Il caporale non vide più il cielo pieno di luce, quel cielo e quella luce che gli facevano male.
Il vento ululava lungo il pendio e per il campo arato, in basso; il vento ululava, soffiando verso il lago rovente, radioattivo, lontano.
Moresby alzò lo sguardo, pei studiare il pendio e il campo. Dietro un tronco d’albero erano visibili un piede e una caviglia, esposti. Con calma — senza la fretta che avrebbe potuto fargli sbagliare la mira — Moresby sollevò il fucile, e sparò contro la caviglia. Udì un terribile grido di dolore, e l’imprecazione che gli veniva diretta. Il bersaglio scomparve alla vista. Lo sguardo di Moresby indugiò sulle scarpe vuote e sull’elmetto caduti a terra, oltre il bordo del piccolo cratere. Decise di muoversi… sapeva che adesso era necessario muoversi, per non cadere vittima dei colpi di quel mortaio.
Sparò di nuovo contro i tronchi, per fare restare ai riparo l’artigliere nemico, e poi si mise a correre verso la breccia nel recinto, dove giacevano i cadaveri dei due assalitori. Si buttò a terra, disteso sul ventre, e sparò un’altra bordata di proiettili, poi si mise carponi, si appoggiò al cadavere più vicino, usandolo come uno scudo. Il vento furioso soffiava nella breccia.
Moresby toccò la camicia del bandito, e strappò il bracciale, portandolo davanti agli occhi per esaminarlo bene.
Era soltanto una striscia di stoffa gialla, probabilmente di cotone, strappata da un telo o da un sacco; sulla striscia era disegnata, con inchiostro di china nero, una rozza croce. Non c’erano parole, o slogan, o altri segni d’identificazione, per stabilire la natura del nemico e del suo movimento. Croce nera su campo giallo. Moresby frugò nella memoria, cercando di identificare il simbolo in qualche organizzazione civile. Doveva far parte di un disegno compiuto, dopotutto. La sua mente precisa e ordinata si occupò del termine sconosciuto: ramjet. Cercò di ricordare qualcosa, anche su quello.
Niente. Né il distintivo né il nome erano stati noti prima del lancio, prima del 1978.
Girò il cadavere sulla schiena, per vedere meglio il volto, e provò una sorpresa sconvolgente, terribile. Il viso nero e insanguinato era ancora contorto nell’agonia di sofferenza che aveva preceduto la morte. Due proiettili, o forse più, erano penetrati nel torace dell’uomo, mentre un altro aveva squarciato la gola, inondando di sangue il mento e il viso; non era stata una morte istantanea. Era morto urlando di dolore, accanto all’uomo che era morto vicino a lui, tentando vanamente di varcare il recinto e di ridurre all’impotenza i difensori.
Il maggiore Moresby era avvezzo da molto tempo alla morte sul campo di battaglia; il modo in cui era morto lo sconosciuto non lo aveva sconvolto… ma il vedere da vicino il nemico lo sconvolse, come niente l’aveva sconvolto prima di allora. Perché bruscamente aveva capito il significato della rozza croce nera tracciata sul campo giallo, benché prima di quel giorno non l’avesse mai vista. Questa era una rivolta civile… un’insurrezione organizzata.
I ramjets erano dei guerriglieri negri.
Il mortaio fece udire un rumore soffocato, in fondo al pendio, e il maggiore Moresby si nascose dietro il cadavere. Aspettò, con impazienza, che il proiettile cadesse da qualche parte dietro di lui, sopra di lui, e allora, per Dio, lui avrebbe preso quel mortaio.
Erano le sei e venti del mattino del 4 luglio 1999. Il sole sorgente ardeva all’orizzonte.
Un artigliere ramjet con la caviglia ferita si affacciò cautamente dietro un tronco d’albero, e si ritenne il vincitore.
Tenente di Vascello Arthur Saltus
23 Novembre 2000