Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]
- Автор: Нортон Андрэ
- Серия: Il mondo delle streghe #1
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: Ponzoni Editore
- Переводчик: Graziano Ricci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:
Fu il Capitano a trattare la vendita dei cavalli; stava ancora contando i pezzi di metallo a forma di cuneo che servivano come moneta nel ducato, quando raggiunse Simon sulla chiatta. Koris ripose il danaro nella borsa, con un sorriso.
«Ho sangue di mercante, e oggi l’ho dimostrato,» disse. «Una volta e mezzo il prezzo che ero disposto ad accettare: quanto basta per ungere le ruote quando arriveremo a Kars se fosse necessario. E per vivere, fino a quando verrà il momento.» Depose il sacco accanto all’ascia da cui non si era mai separato dal momento in cui l’aveva presa dalle mani di Volt.
Per due giorni scivolarono pigramente sulla corrente del fiume. Verso il tramonto del secondo giorno videro le mura e le torri di Kars che spiccavano non molto lontano, e in quel momento Simon si portò le mani alla testa. La sofferenza lo trafisse di nuovo sopra gli occhi con l’intensità di una percossa. Poi sparì, lasciando una piccola immagine vivida di un vicolo mal lastricato, un muro, ed una porta. Quella era la loro meta: e si trovava in Kars.
«Allora ci siamo, Simon?» Il Capitano gli posò la mano sulla spalla.
«Sì.» Simon chiuse gli occhi ai colori del tramonto che si rispecchiavano nel fiume. In qualche angolo di quella città doveva trovare il vicolo, il muro, la porta, e incontrarsi con colei che attendeva.
«Un vicoletto, un muro, una porta…»
Koris comprese. «Non è molto,» osservò. Scrutava la città come se, con la forza della volontà, potesse far valicare ad entrambi lo spazio che ancora separava la chiatta dal molo.
Poco dopo, risalendo il lungofiume, giunsero alla porta della città. Simon camminava lentamente, recitando il suo ruolo, e cercava di muoversi con l’incertezza di un uomo che non può fidarsi della propria vista. Eppure i suoi nervi fremevano: era certo che, una volta in città, avrebbe saputo trovare il vicolo. Il filo che l’aveva attirato attraverso l’intero ducato adesso era più solido.
Koris parlò per entrambi, alla porta; e la spiegazione dell’infermità di Simon, accompagnata da un dono passato sottobanco al sergente della guardia, servì a farli ammettere. Il Capitano sbuffò, quando giunsero in fondo alla via e svoltarono all’angolo.
«Se quell’uomo fosse ad Estcarp, gli avrei tolto lo stemma dallo scudo e l’avrei cacciato dalla città prima che avesse tempo di dirmi il suo nome! Si dice che il Duca si sia rammollito, da quando è salito al trono: ma non avrei mai creduto fino a questo punto!»
«Si dice anche che ogni uomo ha il suo prezzo,» osservò Simon.
«È vero. Ma un ufficiale intelligente conosce il prezzo degli uomini che comanda, e li utilizza di conseguenza. Questi sono mercenari, e si possono comprare, nelle cose di poco conto. Ma forse, se il loro codice ha ancora valore, si batteranno coraggiosamente per colui che li paga. Cosa c’è?»
Lo chiese bruscamente, perché Simon s’era fermato, e s’era voltato a mezzo.
«Siamo avviati nella direzione sbagliata. Dobbiamo andare verso est.»
Koris studiò la strada. «C’è un vicolo, quattro porte più avanti. Sei sicuro?»
«Sono sicuro.»
Temendo che il sergente di guardia alla porta fosse più furbo di quanto l’avessero giudicato, procedettero a passo lento: Simon si lasciava guidare. Il vicolo rivolto verso est portava ad altre vie. Simon si soffermò sotto un voltone, mentre Koris andava a controllare il tratto che avevano già percorso. Nonostante il suo aspetto facilmente riconoscibile, il Capitano sapeva bene come non farsi notare. Poco dopo ritornò.
«Se ci hanno messo alle calcagna un segugio, dovrebbe essere più abile dei più abili uomini di Estcarp, e non lo credo. Perciò muoviamoci, prima di dare nell’occhio. La pista conduce sempre ad est?»
Il dolore sordo nella testa di Simon affluiva e defluiva; poteva servirsene, stranamente, come di una guida. Poi una fitta particolarmente acuta lo condusse all’imboccatura di un vicolo tortuoso. Era fiancheggiato da muri ciechi, e le poche finestre che vi si affacciavano erano buie e chiuse da tende.
Affrettarono il passo, e Simon lanciò un’occhiata ad ogni finestra, temendo di scorgervi un volto. Poi scorse la porta della visione. Si fermò, ansimando un poco, non per la fatica ma per il tumulto interiore. Alzò il pugno e bussò.
Non ebbe risposta, e si sentì assurdamente deluso. Poi spinse, e sentì che la porta doveva essere bloccata da una sbarra.
«Sei sicuro che sia qui?» chiese Koris.
«Sì!» Non c’era un chiavistello esterno che Simon potesse forzare. Eppure ciò che cercava, ciò che l’aveva portato fin là, stava dall’altra parte.
Koris arretrò di qualche passo, misurando con gli occhi l’altezza del muro.
«Se fosse più buio potremmo scavalcarlo. Ma adesso verremmo notati.»
Simon abbandonò ogni prudenza e bussò con violenza, come se percuotesse un tamburo. Koris gli afferrò il braccio.
«Vuoi attirare qui tutte le compagnie del Duca? Andiamo in una taverna, e torniamo al cader della notte.»
«Non ce n’è bisogno.»
Koris sollevò l’ascia dalla spalla. Simon si portò la mano sul lanciadardi. La porta si socchiuse e una voce bassa ed atona giunse fino a loro.
Tra il legno della porta ed i mattoni del muro stava un giovane. Era molto più piccolo di Simon, addirittura più di Koris, e molto snello. La parte superiore del volto era nascosta dalla visiera di un elmo, e portava un usbergo di maglia senza l’emblema di un signore.
Guardò prima Simon, poi il Capitano; la vista di Koris, stranamente, parve rassicurarlo, perché arretrò ed accennò loro di entrare. Si trovarono in un giardino, con gli steli fragili dei fiori uccisi dall’inverno disposti in aiuole ordinate, e passarono oltre una fontana asciutta, segnata da un bordo di antica schiuma, dove un uccello di pietra con il becco spezzato cercava all’infinito la propria immagine nell’acqua che non c’era più.
C’era un’altra porta, che conduceva all’interno della casa; e là il torrente di luce era come uno striscione di benvenuto. Il giovane passò in mezzo a loro, correndo, dopo aver sbarrato la porta del giardino. Ma sulla soglia c’era qualcun altro che fece loro segno di entrare.
Simon aveva visto quella donna vestita di stracci, mentre fuggiva davanti a una muta di segugi. E l’aveva vista nel consiglio, avvolta nelle vesti austere del suo ordine. Aveva cavalcato al suo fianco, quando lei era partita insieme alle Guardie, chiusa nell’armatura. Adesso era abbigliata d’oro e di scarlatto, con anelli alle dita e una reticella ingemmata che racchiudeva i capelli corti.
«Simon!» Non gli tese le mani, non gli rivolse altro saluto che quel nome, e tuttavia Tregarth si sentì riscaldare e rasserenare. «E Koris.» Rise, dolcemente, come invitandoli a partecipare ad uno scherzo, e si rivolse a loro con la profonda reverenza d’una dama di corte. «Siete venuti, signori, a consultare la Donna Saggia di Kars?»
Koris appoggiò l’ascia sul pavimento e lasciò cadere le sacche da sella che teneva gettate sulle ampie spalle.
«Siamo accorsi al suo richiamo, o meglio al richiamo che hai inviato a Simon. E quel che faremo qui spetta a te deciderlo. Tuttavia, è bello sapere che sei sana e salva, signora.»
Simon si limitò ad annuire. Ancora una volta, non riusciva a trovare le parole adatte per esprimere sensazioni che preferiva non definire.
Capitolo quarto
Filtro d’amore
Koris posò la coppa con un sospiro. «Prima un letto che nessuna caserma potrebbe offrire, e poi due pasti come questo. Non ho assaggiato un vino simile da quando ho lasciato Estcarp. E non ho mai banchettato in una compagnia tanto piacevole.»
La strega batté le mani. «Koris il cortigiano! E Simon il paziente. Non ci avete ancora chiesto cosa facciamo a Kars, sebbene abbiate trascorso una notte e parte di un giorno sotto questo tetto.»