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La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]

Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:

Ormai non ci sono dubbi: sotto le spoglie umane di John O’Ryan si nasconde una figura mitica, il leggendario cacciatore Orion. A crearlo è stato l’essere di un lontanissimo futuro che ha scelto di farsi chiamare Ormazd, e che con il suo aiuto intende condurre nel tempo e nello spazio una guerra spietata contro il più acerrimo nemico dell’umanità, Ahriman. Il primo scontro (in Orion, Urania 1038) sembra essersi concluso vittoriosamente, ma in realtà l’intervento di Orion ha causato una frattura nel continuum spazio-temporale, concedendo ad Ahriman e ai suoi neandertaliani un cosmo tutto per loro. Ormazd non ha affatto gradito la cosa e ha deciso di punire Orion strappandogli ciò che ha di più caro, per costringere il cacciatore a riprendere la sua battuta. Questa volta lo scenario-sarà il passato e la posta in gioco il salvataggio di Troia… perché Ormazd è deciso a cambiare addirittura la trama del tempo pur di distruggere definitivamente il suo nemico.
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Scossi la testa tristemente. — Non fa nessuna differenza, Polete. Non per me.

Sorrise come per dire: “Ah, ma aspetta che Ulisse ti copra d’oro e di bronzo, di tripodi e paioli di ferro. Allora sentirai la differenza”.

Mi alzai e passai tra gli Achei in tumulto, cercando Lukka e gli altri soldati hatti. Non dovetti guardare lontano. Avevano messo il loro piccolo campo intorno al fuoco, con il loro bottino: fini coperte, stivali, splendidi archi di osso e avorio, e due dozzine di donne che stavano strette insieme, aggrappate l’una all’altra, fissando quelli che le avevano catturate con gli occhi pieni di paura.

Lukka si mise in piedi quando mi vide arrivare nel buio.

— È questo che avete preso dalla città? — chiesi.

— Sì, signore. Si usa che il comandante scelga la sua metà e gli uomini dividano il resto. Vuoi prendere la tua metà adesso?

Scossi la testa. — No. Dividete tutto tra voi.

Lukka aggrottò le sopracciglia perplesso. — Tutto quanto?

— Sì. E hai fatto bene a riunire tutto così. Domani Agamennone dividerà il bottino più prezioso. Gli Achei potrebbero voler dividere il vostro.

— Abbiamo già messo via la parte del re — disse lui. — Ma la tua…

— Prendila tu, Lukka. A me non serve.

— Nemmeno un paio di donne?

Gli sorrisi. — Nella mia terra, le donne non vengono prese come schiave. Vengono liberamente o non vengono affatto.

Per la prima volta da quando l’avevo incontrato, il valoroso guerriero sembrò sorpreso. Io risi e gli augurai una piacevole notte.

Mentre entravo nella mia tenda pensai che l’andirivieni e le grida del campo mi avrebbero tenuto sveglio. Ma non appena mi sdraiai sul pagliericcio mi addormentai.

Per ritrovarmi ancora una volta in quel vuoto dorato, nel reame dei Creatori. Scrutai nel bagliore che pervadeva ogni cosa e scorsi, debolmente, forme e masse, lontano, molto lontano, come torri e costruzioni di una città distante vista nel bagliore di un sole insopportabilmente luminoso.

Non avevo deciso io di mettermi in contatto con i Creatori. Doveva essere stato il Radioso a chiamarmi, ancora una volta.

— No, Orion, non è stato lui. Sono stato io.

Una forma umana si materializzò a circa venti metri da me. Quello con i capelli scuri e la barba tagliata con cura, quello che io chiamavo Zeus. Invece di vesti dorate, però, indossava una specie di tuta intera, con un collo alto abbottonato sotto la gola. Era di un insolito colore azzurro cielo, e brillava stranamente mentre lui camminava verso di me.

— Dovresti essere contento che Apollo non ti abbia convocato — disse, con un’espressione mista di curiosità divertita e seria preoccupazione.

— È furioso con te. Ti dà la colpa della caduta di Troia.

— Bene — dissi.

Zeus scosse la testa con un movimento netto e misurato. — Non va affatto bene, invece. Con la rabbia che ha in corpo, ti distruggerebbe completamente. Ti ho chiamato per proteggerti da lui.

— Perché?

Inarcò un sopracciglio. — Orion, tu dovresti ringraziare gli dèi per le benedizioni che ti concedono.

Chinai leggermente la testa. — E io ringrazio te, qualunque sia il tuo vero nome…

— Puoi chiamarmi Zeus. — Sembrava deliziato all’idea. — Per ora.

— Ti ringrazio, Zeus.

Il suo sorriso si allargò. — I ringraziamenti più forzati che un dio abbia mai ricevuto, scommetto.

Io mi strinsi nelle spalle.

— Nonostante questo, la verità è che hai fatto naufragare i piani di Apollo, per il momento.

— Dubito che avrei potuto fare qualunque cosa senza il vostro aiuto — dissi. — Molti di voi si opponevano ai suoi piani per Troia.

Lui sospirò. — Sì, non eravamo uniti su questo. Per niente uniti.

— Quella che io chiamo Era è davvero tua moglie? — chiesi.

Lui sembrò sorpreso. — Moglie? Certo che no. Non più di quanto sia mia sorella. Non abbiamo cose del genere qui.

— Niente mogli?

— Né sorelle — disse lui. — Ma questo non ha importanza. Il punto è: come continueremo il nostro lavoro, con l’opposizione di Apollo? È piuttosto arrabbiato. Non possiamo permetterci una scissione dichiarata, fra noi. Sarebbe catastrofico.

— Qual è esattamente il vostro lavoro? — chiesi.

— Dubito che potresti capirlo — rispose Zeus, fissandomi con uno sguardo duro. — Questa capacità non è mai stata plasmata dentro di te.

— Mettimi alla prova. Forse posso imparare…

Ma lui scosse la testa, vigorosamente questa volta. — Orion, tu non puoi visualizzare gli universi. Quando hai liberato Ahriman e gli hai permesso di lacerare il continuum, non hai pensato che da tutta quell’energia sprigionata si sarebbe formato un nuovo continuum, vero?

Le sue parole fecero scattare in me un barlume di memoria. — Ho liberato Ahriman — dissi lentamente. — Dopo averlo inseguito sino al tempo precedente all’Era Glaciale.

— Prima, dopo, fa poca differenza — fece Zeus spazientito. — Il popolo di Ahriman ora vive in pace nel suo continuum, al sicuro e lontano dal corso che noi tentiamo di proteggere. Ma tu…

— Il Radioso, Apollo: mi ha creato davvero?

Zeus annuì. — E l’intera razza umana. In origine, eravate cinquecento.

Immagini sfocate brillavano nella mia mente come fantasmi, tremolanti e indistinte, ma quasi a portata di mano. — Siamo stati mandati a distruggere la razza di Ahriman, a preparare la Terra per la nostra specie.

Mosse la mano con impazienza. — Questo ha poca importanza, adesso. È stato tutto risolto. — Non gli piaceva pensare al nostro incarico di genocidio. Lui era stato d’accordo, ovviamente, ma non gradiva che gli venisse ricordato.

— E alcuni di noi sono sopravvissuti per dare origine alla razza umana sulla Terra.

— Questo è vero — disse Zeus.

— E ci siamo evoluti, nel corso dei millenni, fino a produrre alla fine… — ricordavo, adesso, — … fino a produrre voi, alla fine, una razza di esseri umani superiori, così superiori da essere simili a dèi.

— E noi abbiamo creato voi — disse Zeus. — Quello che tu chiami Apollo ha guidato questo progetto. Poi vi abbiamo mandato a ritroso nel tempo per rendere la Terra abitabile per noi.

— Uccidendo i suoi originari abitanti: la razza di Ahriman.

— Sono abbastanza al sicuro — disse lui mostrando di nuovo una traccia di irritazione. — Grazie a te.

— E adesso Ahriman ha gli stessi vostri poteri.

— Virtualmente.

Capivo tutto adesso. O quasi. — Ma Troia cos’ha a che fare con questo? — chiesi.

Zeus sorrise appena, come assaporando la sua più vasta conoscenza. — Una volta che si comincia ad alterare il continuum, Orion, si crea tutta una serie di effetti collaterali che devono essere o rigidamente controllati o lasciati al loro corso naturale finché si esauriscono da soli. Apollo cerca di controllare gli eventi, di portare determinati accomodamenti nel continuum, ogni volta che questo può tornare a nostro vantaggio. Ma alcuni di noi si rendono conto che si rischia l’autodistruzione perché ogni cambiamento che facciamo genera altri effetti collaterali, e rende più difficile proteggere il continuum.

Avevo quasi capito. — Allora, mi ha mandato a Troia per aiutare i Troiani a vincere.

— Sì. La maggior parte di noi voleva che la guerra seguisse il suo corso naturale, senza la nostra interferenza. Apollo ci ha sfidato e ti ha mandato in quel punto del continuum. Io credo che avesse intenzione di farti uccidere i capi achei nel loro accampamento.

Scoppiai quasi a ridere. Ma poi un ciuffo di memoria mi fece dire: — Lui ha detto qualcosa su pericoli provenienti da oltre la Terra, e anche tu hai parlato di universi; al plurale.

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