La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Anna Maria Cossiga
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:
Io la tenni stretta e ascoltai il clamore della battaglia. Non durò molto. Un ultimo grido di agonia, un boato finale di trionfo, poi un rumore sordo contro le porte sbarrate. Lo schianto di legno che va in frantumi, infine il silenzio.
— Sarebbe meglio entrare con gli altri, piuttosto che lasciare che irrompano qui e ti trovino sola — suggerii.
Lei si allontanò da me e lottò visibilmente per mantenere l’autocontrollo. Sollevando il piccolo mento come la regina che aveva sperato di essere, Elena disse: — Sì. Sono pronta ad affrontarli.
Mi avvicinai alla porta di comunicazione, tirai il chiavistello e aprii una fessura. Agamennone, suo fratello Menelao e dozzine di altri nobili achei stavano sciamando nel tempio. Statue coperte d’oro più grandi del naturale erano allineate lungo i muri, sul pavimento di marmo luccicante. All’estremità del tempio, dietro l’altare, torreggiava una statua di Afrodite, ornata di fiori e coperta d’oro e gioielli.
Alla sua base bruciavano centinaia di candele, che strappavano bagliori tremolanti all’oro e alle gemme. Ma gli Achei ignorarono tutti i tesori del tempio. Fissarono invece l’altare riccamente addobbato, e la vecchia che vi giaceva sopra.
Io non avevo mai visto Ecuba. L’anziana regina era distesa sull’altare, le braccia incrociate sul petto, gli occhi chiusi. Le sue vesti erano ricamate d’oro; ai polsi e alle dita portava turchesi e ambra, rubini e corniole. Pesanti catene d’oro e una corona incrostata di pietre preziose erano state posate su di lei. Sette donne, le più anziane con i capelli grigi e le più giovani intorno ai vent’anni, stavano in piedi intorno all’altare, di fronte agli Achei sudati e sporchi di sangue, rimasti a bocca aperta davanti allo splendore della defunta Signora di Troia.
Una delle donne più anziane stava dicendo con calma ad Agamennone:
— Ha preso il veleno appena il re è morto. Sapeva che Troia non sarebbe potuta sopravvivere a questo giorno, che la mia profezia era infine divenuta realtà.
— Cassandra — mi sussurrò Elena. — La figlia maggiore della regina.
Agamennone spostò lentamente lo sguardo dalla salma di Ecuba alla principessa dai grigi capelli. I suoi piccoli occhi stretti brillavano d’ira e di frustrazione.
Cassandra disse: — Non porterai a Micene la Regina di Troia sulla tua nave nera, potente Agamennone. Non sarà mai una delle tue schiave.
Un sorriso cattivo increspò le labbra del Sommo Re. — Allora dovrò accontentarmi di te, principessa. Sarai mia schiava al posto suo.
— Sì — disse Cassandra — così moriremo insieme per mano della tua infedele moglie.
— Cagna troiana! — esplose Agamennone allungandole un violento manrovescio che la fece cadere sul pavimento.
Prima che la situazione precipitasse, io spalancai la porta del santuario. Gli Achei si voltarono, le mani già strette sulle spade. Elena entrò con grazia regale e un’espressione assolutamente vuota sul viso incredibilmente bello. Era come se la statua più splendida che si potesse immaginare avesse miracolosamente preso vita.
Si avvicinò in silenzio a Cassandra e l’aiutò a rialzarsi. Il sangue colava dalle labbra spaccate della principessa.
Io mi fermai a lato dell’altare, la mano sinistra sul pomello della spada. Agamennone e gli altri mi riconobbero. I loro visi erano sporchi, le mani macchiate di sangue. Sentivo l’odore del loro sudore anche a quella distanza.
Menelao, per un attimo stordito dalla shock, si fece avanti e afferrò la moglie per le spalle.
— Elena! — La sua bocca sembrò contorcersi, come se stesse cercando di pronunziare parole che non volevano lasciare la sua anima.
Lei non sorrise, ma i suoi occhi cercarono quelli di lui. Gli altri Achei osservavano ammutoliti.
Tutte le emozioni che un essere umano può provare guizzarono sul viso di Menelao. Elena rimase semplicemente lì, nella sua stretta, aspettando che lui parlasse, agisse, prendesse la decisione di farla vivere o morire.
Agamennone ruppe il silenzio. — Bene, fratello, ti avevo promesso che l’avremmo ripresa! È di nuovo tua, perché te ne occupi come credi meglio.
Menelao inghiottì con difficoltà e infine trovò la voce. — Tu sei mia moglie, Elena — disse, più per le orecchie di Agamennone e degli altri che per quelle di lei, pensai. — Quello che è successo da quando Alessandro ti ha rapita non è colpa tua. Una donna prigioniera non è responsabile di quello che le succede.
Mi trattenni dal sorridere. Menelao la rivoleva con tanto fervore che era disposto a dimenticare tutto. Per il momento.
Agamennone gli batté allegramente una mano sulla spalla. — Mi dispiace soltanto che Alessandro non abbia avuto il coraggio di affrontarmi da uomo a uomo. L’avrei infilzato volentieri con la mia lancia.
— Dov’è Alessandro? — chiese Menelao all’improvviso.
— È morto — risposi io. — Il suo corpo è sulla piazza vicino alle porte Scee.
Le donne cominciarono a piangere, singhiozzando silenziosamente, senza spostarsi dal feretro della madre. Tutte tranne Cassandra, i cui occhi lampeggiarono di furia non celata.
— Ulisse sta girando per tutta la città a cercare tutti i principi e i nobili — disse Agamennone. — Quelli che rimarranno vivi serviranno come nobili sacrifici agli dèi — e rise al suo gioco di parole.
Così lasciai Troia per l’ultima volta, sfilando insieme agli Achei vittoriosi nella città in fiamme, con Agamennone che portava sette principesse troiane al suo campo e alla schiavitù, e Menelao che camminava fianco a fianco con Elena, di nuovo sua moglie. Una scorta d’onore ci marciava vicino, le spade levate dritte verso il cielo annerito. Lamenti e singhiozzi si alzavano intorno; l’aria era piena del puzzo del sangue e del fumo.
Io notai che Elena non toccava mai Menelao volontariamente, nemmeno per prendergli la mano. Ricordai quello che mi aveva detto quando ci eravamo visti per la prima volta: che tra gli Achei essere una moglie, anche una regina, era poco meglio che essere una schiava.
Non toccò mai Menelao e lui la guardò appena, dopo quel primo incontro carico di emozione nel tempio di Afrodite.
Ma lei si guardò alle spalle più di una volta, guardò nella mia direzione, come per accertarsi che io non le fossi troppo lontano.
21
L’accampamento acheo fu un’orgia gigantesca di banchetti e di baldoria per tutta la giornata e sino a notte inoltrata. Nessun tentativo di fare altro che bere, amoreggiare, mangiare e celebrare la vittoria. I soldati barcollavano ubriachi, avvolti delle sete preziose saccheggiate nella città in fiamme. Le prigioniere se ne stavano rannicchiate e tremanti, quando non venivano percosse e seviziate fino a perdere i sensi.
Scoppiarono litigi. Gli uomini discutevano per una coppa, o un anello, o più spesso per una donna. Il sangue cominciò a scorrere e molti Achei che pensavano di essere al sicuro, adesso che la guerra era finita, scoprirono che la morte poteva trovarli anche nel mezzo del trionfo.
— Domani ci saranno i solenni sacrifici di ringraziamento agli dèi — mi disse quella sera Polete mentre sedevamo vicino al nostro fuoco. — Saranno uccisi molti uomini e molti animali e il fumo delle loro pire verrà offerto ai cieli. Poi Agamennone dividerà il bottino migliore.
Io guardai oltre il suo viso triste e segnato dalle intemperie verso le fiamme della città, che facevano ancora brillare di un rosso cupo il cielo ormai scuro della sera.
— Sarai un uomo ricco, domani, padrone Orion — disse il vecchio cantastorie. — Agamennone non può fare a meno di dare ad Ulisse una grossa fetta del bottino e Ulisse sarà generoso con te; molto più generoso dello stesso Agamennone.