Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]
La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]

Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:

Ormai non ci sono dubbi: sotto le spoglie umane di John O’Ryan si nasconde una figura mitica, il leggendario cacciatore Orion. A crearlo è stato l’essere di un lontanissimo futuro che ha scelto di farsi chiamare Ormazd, e che con il suo aiuto intende condurre nel tempo e nello spazio una guerra spietata contro il più acerrimo nemico dell’umanità, Ahriman. Il primo scontro (in Orion, Urania 1038) sembra essersi concluso vittoriosamente, ma in realtà l’intervento di Orion ha causato una frattura nel continuum spazio-temporale, concedendo ad Ahriman e ai suoi neandertaliani un cosmo tutto per loro. Ormazd non ha affatto gradito la cosa e ha deciso di punire Orion strappandogli ciò che ha di più caro, per costringere il cacciatore a riprendere la sua battuta. Questa volta lo scenario-sarà il passato e la posta in gioco il salvataggio di Troia… perché Ormazd è deciso a cambiare addirittura la trama del tempo pur di distruggere definitivamente il suo nemico.
1 ... 31 32 33 34 35 36 37 38 39 ... 86
Перейти на страницу:

Un piccolo fuoco ardeva nel focolare. Strappai le fragili tende dalla porta che separava la cucina dalla stanza successiva e le buttai nel fuoco. Bruciarono in una vampata. Poi feci a pezzi il tavolo di legno e alimentai le fiamme. Passando nell’altra stanza, afferrai pagliericci e coperte e buttai nel fuoco anche quelli.

Diedi alle fiamme due case, tre, poi l’intera fila. La gente strillava e gridava. Uomini e donne correvano verso l’incendio con secchi d’acqua attinta alla fontana in fondo alla strada.

Sicuro che il fuoco li avrebbe tenuti occupati, salii la rampa di scale più vicina per tornare al combattimento sulle mura.

Gli Achei si stavano riversando oltre il parapetto, adesso, e i Troiani perdevano terreno. Balzai su di loro da dietro, chiamando Lukka. Lui mi sentì e portò i suoi uomini dalla mia parte, aprendosi sanguinosamente la strada fra i difensori.

— La torre d’avvistamento vicino alle porte Scee — dissi, indicando con la spada ormai rossa. — Dobbiamo prenderla e aprire le porte.

Lottammo per tutta la lunghezza del muro, scontrandoci con i guerrieri troiani che salivano a gruppetti e allontanando i pochi che non uccidevamo. I fuochi che avevo appiccato si stavano propagando ad altre case adesso, e una cappa di fumo nero nascondeva il palazzo alla nostra vista.

La torre aveva poche guardie; la maggior parte delle forze troiane era stata inviata contro Ulisse sul muro occidentale. Entrammo nella stanza delle sentinelle, sfondando la porta con l’impugnatura delle lance, e uccidemmo gli uomini che si trovavano lì. Poi ci precipitammo giù e cominciammo a sollevare le pesanti travi che barricavano le porte Scee. Si alzò un grido lamentoso, e vidi che Alessandro e gli altri nobili scendevano rapidamente le scale di pietra e correvano verso di noi.

Li avevamo messi davanti a un problema. Se permettevano a Ulisse di tenere il muro, il resto degli Achei sarebbe entrato nella città da quella parte. Ma se si concentravano nella difesa del muro, i nemici sarebbero entrati dalle porte che avremmo aperto. Dovevano fermarci da entrambe la parti, e fermarci in fretta.

Gli arcieri cominciarono a tirare contro di noi, ma ciò nonostante gli Hatti continuarono a spingere le porte massicce. Alcuni uomini caddero, ma le tre enormi travi si stavano lentamente muovendo, sollevandosi verso l’alto e infine staccandosi.

Schivai una freccia e vidi Alessandro che correva verso di me attraverso la piazza dietro la porta.

— Di nuovo tu! — mi gridò.

Quelle furono le sue ultime parole. Mi attaccò con la lancia, ma io, chinandomi di lato, gliela feci abbassare con l’avambraccio sinistro e conficcai la mia spada di ferro nella sua corazza di bronzo, fino all’elsa. Mentre la ritiravo, schizzando di sangue rosso brillante gli intarsi d’oro, avvertii una folle ondata di piacere, una gioia sanguinaria per aver tolto la vita all’uomo che aveva causato la guerra.

Alessandro cadde pesantemente a terra. Vidi la luce abbandonare i suoi occhi. Ma in quel momento, una freccia mi colpì alla spalla sinistra. Il dolore si diffuse per un attimo prima che io reagissi automaticamente, respingendolo. Strappai la freccia, la punta tagliente che mi lacerava la carne. Il sangue zampillò, ma chiusi volontariamente i vasi e feci in modo che si coagulasse.

Nel frattempo, altri Troiani si dirigevano verso di me. Ma si fermarono di colpo quando il gemito scricchiolante di enormi cardini di bronzo mi disse che le porte Scee si stavano finalmente aprendo. Udii una specie di boato, e voltandomi vidi irrompere il muro dei carri achei, che puntavano dritto su di me.

I Troiani si dispersero e anch’io mi tolsi rapidamente di mezzo. Agamennone era sul primo carro. I suoi cavalli calpestarono il cadavere di Alessandro e il veicolo sobbalzò, poi continuò ad avanzare sferragliando, all’inseguimento dei guerrieri in fuga.

Indietreggiai, mentre la polvere dei carri in corsa mi pungeva gli occhi e mi ricopriva la pelle, i vestiti, la spada insanguinata. L’eccitazione della battaglia cominciò a calare e osservai il corpo di Alessandro sollevato e schiacciato da un carro dopo l’altro. Lukka arrivò al mio fianco, uno sfregio sulla guancia e altri su entrambe le braccia. Nessuno sembrava grave, però. — La battaglia è finita — disse. — Comincia il massacro.

Io annuii, improvvisamente esausto.

— Sei ferito — disse.

— Non è grave.

Esaminò la spalla, scuotendo la testa e mormorando: — Sembra già mezzo rimarginata.

— Ti ho detto che non è grave.

Gli uomini si riunirono intorno a noi. Sembravano a disagio. Non spaventati, ma irritati, nervosi.

— Questo è il momento in cui i soldati ricevono la loro paga mi disse Lukka.

Il bottino, voleva dire. Rubare tutto quello che si può trasportare, violentare le donne, e poi mettere a fuoco la città.

— Andate — dissi, ricordando i primi fuochi che io stesso avevo appiccato. — Io starò bene. Ci vediamo all’accampamento.

Lukka si batté il pugno sul petto, poi si rivolse a quello che era rimasto dei suoi uomini. — Seguitemi — ordinò. — E ricordate, non correte rischi. Ci sono ancora moltissimi uomini armati. E qualche donna cercherà di usare il coltello contro di voi.

— Qualunque cagna provi a ferirmi, se ne pentirà — disse un soldato.

— Qualunque cagna che veda la tua brutta faccia, probabilmente, userà il coltello su se stessa!

Risero tutti e si allontanarono insieme. Ne contai trentacinque. Ne erano stati uccisi sette.

Per un attimo rimasi seduto lì vicino al muro, a guardare i carri e i fanti achei che si riversavano dalla porta aperta e indifesa. Il fumo stava diventando più denso. Scrutai il cielo e vidi che il sole aveva a malapena raggiunto la cima del muro. Era ancora mattina presto.

“Così è fatta”, dissi a me stesso. “La tua città è caduta, Apollo. Il tuo piano è fallito.”

Non sentii alcuna esultanza, né gioia. “Questa non è vittoria” mi resi conto. “Uccidere un migliaio di uomini e di ragazzi, bruciare una città che ci sono voluti secoli a costruire, violentare le donne e trascinarle via in schiavitù; questo non è trionfo.”

Lentamente mi misi in piedi. La piazza era vuota adesso, tranne che per il corpo straziato di Alessandro e i cadaveri di altri caduti. Dietro i colonnati dei templi vedevo le fiamme che si alzavano verso il cielo, il fumo che saliva tra le nuvole. “Un sacrificio agli dèi” pensai amaramente.

Sollevando sulla testa la spada insanguinata, gridai: — Voglio il tuo sangue, Radioso! Il tuo sangue!

Non ci fu risposta.

Guardai quello che era rimasto del corpo di Alessandro. “Moriamo tutti, principe di Troia. I tuoi fratelli sono morti. Probabilmente tuo padre sta morendo proprio in questo momento. Alcuni di noi muoiono molte volte. I fortunati, solo una.”

Poi mi colpì un pensiero, come un messaggio telepatico diretto al mio cervello. “Dov’è Elena, la bella Elena che è stata la causa di questo massacro, la donna calcolatrice che ha cercato di usare anche me?”

20

Percorsi a grandi passi la strada principale di Troia in fiamme, la spada in mano, in un mattino reso buio dal fumo degli incendi a cui io stesso avevo dato inizio. L’aria era piena di grida e singhiozzi di donne, e di voci di uomini che sbraitavano e ridevano. Il tetto di una casa crollò in una pioggia di scintille, obbligandomi a indietreggiare di qualche passo. Forse era la casa in cui avevo dormito; non potevo saperlo.

Camminai per il viale in salita, il viso annerito dalla polvere e dalla fuliggine, le braccia spruzzate di sangue. Vidi che il rigagnolo al centro della strada polverosa era diventato rosso. Un paio di bambini mi oltrepassarono di corsa gridando, e un terzetto di Achei ubriachi li inseguivano barcollando e ridendo. Ne riconobbi uno: il gigantesco Aiace, con un’enorme brocca di vino in una mano.

1 ... 31 32 33 34 35 36 37 38 39 ... 86
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)