Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
Era tipico di Frigate andare a scovare un soggetto irrilevante come quello in un momento così inopportuno. Forse voleva cessare di disprezzarsi, e così rivolgeva contro Burton l’ira e la paura che aveva addosso. O forse davvero sentiva che il suo eroe l’aveva deluso.
Lev Ruach era rimasto a sedere con la testa fra le mani. A questo punto sollevò il capo e disse, con voce cupa: — Benvenuto nel campo di concentramento, Burton! Questa per te è la prima volta, ma per me ormai è storia vecchia. Sono stato in un campo nazista, e fuggii. Anche da qui, forse, potrei fuggire. Ma dove? In un altro campo? Pare quasi che ce ne debbano essere sempre. L’uomo andrà sempre avanti a costruirne e a rinchiudervi dei prigionieri, siano essi ebrei o altro. Perfino qui, dove siamo giunti da poco e dove tutte le religioni e tutti i preconcetti avrebbero dovuto infrangersi sull’incudine della resurrezione, perfino qui ben poco è cambiato.
— Chiudi il becco! — esclamò un uomo accanto a Ruach. Costui aveva capelli rossi, tanto riccioluti che quasi si attorcigliavano, e occhi azzurri, e un volto che sarebbe stato gradevole senza quel naso rotto. Era alto un metro e ottanta e aveva un corpo da lottatore.
— Mi chiamo Dov Targoff — disse, con un vivace accento di Oxford. — Defunto comandante della Marina militare d’Israele. Non date retta a quest’uomo. È un ebreo all’antica, un pessimista, un piagnucolone. Si metterebbe a gemere contro il Muro del Pianto anziché tirarsi su e combattere come un uomo.
A momenti Ruach soffocava dall’ira. — Arrogante d’un Sabra! — esclamò. — Io ho combattuto! Ho ucciso! E non sono un piagnucolone! E tu, coraggioso guerriero, che fai? Non sei uno schiavo come tutti noialtri?
— È la solita storia — commentò una donna. Era alta e aveva i capelli scuri, e probabilmente avrebbe avuto una splendida figura se non fosse stata così macilenta. — La solita storia. Lottiamo tra di noi mentre i nostri nemici ci sconfiggono. Quando Tito assediò Gerusalemme facemmo altrettanto, e uccidemmo un maggior numero dei nostri che non di romani. E quando…
I due uomini le risposero per le rime, e tutti e tre si misero a litigare ad alta voce finché una guardia cominciò a pestarli con un bastone.
Più tardi Targoff, parlando tra le labbra gonfie, disse: — Non posso resistere più a lungo. Presto… bene, quella guardia l’ucciderò io.
— Hai un piano? — chiese Frigate ansiosamente, ma Targoff non rispose.
Poco prima dell’alba gli schiavi vennero svegliati e condotti al fungo, e di nuovo ricevettero una minima porzione di cibo. Dopo aver mangiato furono divisi in gruppi, ciascuno dei quali sì diresse al proprio lavoro. Burton e Frigate vennero portati al confine settentrionale. Si misero al lavoro in mezzo a un migliaio di altri schiavi e sfacchinarono tutto il giorno, nudi sotto il sole. L’unico attimo di riposo fu a mezzodì, quando portarono i loro graal alla roccia e mangiarono.
Goering voleva costruire una muraglia dalla montagna al Fiume, e aveva anche l’intenzione di erigerne una seconda lungo tutti i quindici chilometri della riva del lago, e una terza al confine meridionale.
Burton e gli altri dovevano scavare una profonda trincea e quindi ammucchiare il terriccio estratto. Era un lavoro duro, perché avevano solo pietre per zappare. Dato che le radici dell’erba formavano un groviglio compatto e resistente, potevano penetrare in profondità solo con colpi ripetuti. Terriccio e radici venivano raccolti con badili di legno e gettati su grandi slitte di bambù. Altre squadre trascinavano le slitte in cima al bastione, dove il materiale veniva scaricato per rendere più spessa e più alta la muraglia.
A sera la mandria di schiavi fu rinchiusa di nuovo nel recinto. Per la maggior parte crollarono subito addormentati. Ma Targoff, l’israeliano dai capelli rossi, si accovacciò accanto a Burton.
— Ogni tanto arrivano delle notizie — disse. — Ho sentito del combattimento che tu e i tuoi uomini avete condotto. E ho sentito anche del tuo rifiuto di passare dalla parte di Goering e di quell’altro porco.
— Cos’hai sentito sul mio libro infame? — chiese Burton.
Targoff sorrise e rispose: — Non ne sapevo niente. Me ne ha parlato Ruach. Ma le tue azioni parlano da sé. Inoltre Ruach è molto sensibile a questo genere di cose. Non si può dargli torto, con quello che ha passato. Ma non credo che ti saresti comportato come ti sei comportato se fossi stato quello che lui diceva che sei. Credo invece che tu sia un uomo leale, del tipo che cerchiamo. Perciò…
Seguirono giorni e notti di duro lavoro e razioni scarse. Burton, attraverso il «servizio informazioni» del campo, venne a sapere delle donne. Wilfreda e Fatima erano nell’appartamento di Campbell. Loghu stava con Tullo. Alice era stata tenuta da Goering per una settimana, poi ceduta a un suo subalterno, un certo Manfred von Kreyscharft. Si diceva che Goering si fosse lamentato per la freddezza di Alice, e avesse pensato di darla alle proprie guardie del corpo perché ne facessero tutto quello che fosse loro piaciuto. Ma von Kreyscharft l’aveva chiesta per sé.
Per Burton era atroce. Non sopportava l’idea di Alice insieme a Goering e a von Kreyscharft. Doveva fermare quelle bestie, o almeno morire nel tentativo. A notte fonda strisciò fuori dalla capanna che divideva con venticinque uomini, si infilò in quella dove stava Targoff, e lo svegliò.
— Hai detto che sapevi che sarei stato dalla vostra parte — bisbigliò. — Quando intendi darmi la tua fiducia? Ti avviso che se non lo fai subito organizzerò una rivolta col mio gruppo e con quelli che vorranno unirsi a noi.
— Ruach mi ha riferito dell’altro, su di te.
Burton aprì la bocca per dare una rispostaccia, ma la richiuse. Rimase zitto per un po’, e poi parlò con calma: — Le mie azioni sulla terra hanno maggior peso delle parole che posso aver scritto. Ho avuto molti amici ebrei…
— Quest’ultima frase prelude sempre a un attacco contro gli ebrei — disse Targoff.
— Senti — esclamò Burton. — O mi accetti o mi rifiuti. In un caso o nell’altro, sai quello che farò.
— Accetto — disse Targoff. — Forse hai cambiato opinione, e posso farlo anch’io. Ho lavorato con te, ho mangiato con te. Amo ritenermi un buon giudice di caratteri. Dimmi: se dovessi decidere tu, quale piano sceglieresti?
Targoff ascoltò con attenzione, e quando Burton ebbe terminato di spiegare annuì. — Quasi come avevo progettato io. E ora…
CAPITOLO SEDICESIMO
Il giorno seguente, poco dopo il primo pasto, parecchie guardie vennero a prendere Burton e Frigate. Targoff diede un’occhiata penetrante a Burton, che capì cosa stava pensando l’israeliano. Non si poteva far altro che dirigersi verso la «reggia» di Goering. Questi era seduto in una larga poltrona di legno, e fumava la pipa. Pregò i due di accomodarsi e offrì loro sigari e vino.
— Di tanto in tanto — disse — mi piace distrarmi un po’ e parlare con qualcuno al di fuori dei miei colleghi, che non sono eccessivamente brillanti. Soprattutto mi piace parlare con qualcuno che sia vissuto dopo la mia morte. E con uomini che nella loro epoca siano stati famosi. Per il momento conosco pochi di entrambi i tipi.
— Molti dei tuoi prigionieri israeliani sono vissuti dopo di te — osservò Frigate.
Goering agitò la pipa nell’aria. — Ah, gli ebrei! Questo è il guaio. Mi conoscono troppo bene. Quando cerco di parlare con loro diventano scontrosi, e troppi hanno cercato di uccidermi perché io possa sentirmi a mio agio in mezzo a loro. Non che io abbia qualcosa contro di essi. Non amo gli ebrei in modo particolare, ma ho molti amici ebrei…
Burton arrossì.
Goering, dopo aver aspirato una boccata, continuò: — Der Fuerher era un grand’uomo, ma in certe cose si comportava come un idiota. Fra queste, il suo atteggiamento verso gli ebrei. Ma lasciamo quest’argomento. Neppure qui si può evitare di vederseli attorno.