Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
— Io intendo sterminare gli animali che ci hanno fatto schiavi — replicò Targoff. — Ci sono altri recinti qui intorno. Ho mandato degli uomini per farne aprire i cancelli. Gli altri sono troppo lontani perché li possiamo raggiungere in fretta: sono collocati a intervalli di ottocento metri.
Il fortino in cui si ritiravano le guardie fuori servizio era stato preso ormai d’assalto. Gli schiavi si erano armati, dirigendosi là donde proveniva il rumore della battaglia. Gli uomini di Burton si trovavano sul fianco destro. Non avevano percorso ancora ottocento metri che si imbatterono in morti e feriti, in parte Onondaga e in parte bianchi.
Malgrado la forte pioggia era scoppiato un grosso incendio. Alla sua stessa luce, che aumentava sempre più, videro che le fiamme provenivano dalla «reggia». Sullo sfondo di fuoco si profilavano delle sagome: i fuggitivi cercavano di attraversare la pianura. D’improvviso si staccò un gruppo che prese a correre in direzione di Burton, inseguito dagli invasori che lanciavano grida di giubilo.
— Ecco Goering — disse Frigate. — Il suo adipe non gli gioverà per fuggire, questo è certo.
Indicò un punto, e Burton vide Goering che correva con tutte le forze, ma rimaneva sempre più indietro. — Non voglio che gli Indiani abbiano l’onore di ucciderlo — esclamò Frigate. — È nostro dovere nei confronti di Alice che lo prendiamo noi.
Campbell, con le sue gambe lunghe, era in testa, e Burton scagliò la lancia contro di lui. Allo scozzese dovette sembrare che l’arma sbucasse dalle tenebre provenendo dal nulla. Tentò di scansarla ma era troppo tardi. La punta di selce s’infilò nella carne tra la spalla sinistra e il petto, e Campbell cadde sul fianco. Un attimo dopo cercò di rialzarsi ma fu di nuovo buttato a terra da Burton con un calcio.
Roteò gli occhi, e il sangue gli sgorgò dalla bocca. Indicò un profondo taglio che aveva sul fianco, proprio sotto le costole, e balbettò: — Me l’ha fatta… la tua donna… Wilfreda. Ma io l’ho uccisa, quella cagna…
Burton voleva chiedergli dov’era Alice, ma Kazz, gridando qualcosa nella sua lingua natia, abbatté la clava sulla testa dello scozzese. Burton raccolse la lancia e corse dietro a Kazz. — Non uccidere Goering! — urlò. — Lascialo a me!
Kazz non l’udì perché stava lottando con due Onondaga. Burton vide Alice passargli accanto di corsa. Si protese per afferrarla, e la fece girare su se stessa. Alice strillò e prese a dibattersi. Burton gridò a sua volta, e Alice, riconoscendolo improvvisamente, si abbandonò tra le sue braccia mettendosi a piangere. Burton avrebbe voluto cercare di consolarla, ma temeva che così Goering gli sarebbe sfuggito. La spinse da parte e corse verso il tedesco, scagliandogli una lancia. Lo prese di striscio al capo: Goering gridò, smise di correre, e fece per cercare l’arma. Ma ormai Burton gli era addosso. Caddero entrambi a terra rotolando, e ognuno cercava di strangolare l’altro.
Qualcosa colpì Burton dietro la testa. Intontito, mollò la presa. Goering lo inchiodò a terra, poi si tuffò verso la lancia. L’afferrò, si rimise in piedi, e mosse verso Burton. Questi cercò di rialzarsi, ma le sue ginocchia sembravano di ricotta, e ogni cosa gli girava intorno. Alice afferrò da dietro le gambe di Goering: questi barcollò e cadde in avanti. Burton fece un altro sforzo per rialzarsi, ma riuscì solo a traballare per un passo o due e poi crollò sopra Goering. Di nuovo rotolarono uno sull’altro, e Goering cercò di strozzare Burton. Poi una lancia strisciò sulla spalla di Burton, bruciandogli la pelle, e la sua punta di selce si conficcò nella gola di Goering.
Burton si alzò, estrasse la lancia, e la immerse nel ventre del grassone. Goering cercò di mettersi a sedere, ma ricadde all’indietro e morì. Alice si lasciò cadere a terra e si mise a piangere.
Quando giunse l’alba la battaglia era finita. Ormai tutti gli schiavi erano usciti dai recinti che erano stati stritolati dai due gruppi di Onondaga e schiavi, come pula tra macine di mulino. Gli Indiani, che probabilmente avevano compiuto l’incursione solo per saccheggiare e procurarsi altri schiavi con i loro graal, si ritirarono. Si imbarcarono su piroghe e canoe e pagaiarono attraverso il lago. Nessuno ebbe voglia di inseguirli.
CAPITOLO DICIASSETTESIMO
I giorni successivi furono pieni di occupazioni. Una stima approssimativa indicò che almeno la metà dei ventimila abitanti del piccolo regno di Goering erano stati uccisi, o gravemente feriti, o rapiti dagli Onondaga, oppure erano fuggiti. Tullo Ostilio si era dileguato. I superstiti nominarono un governo provvisorio. Targoff, Burton, Spruce, Ruach, e due altri, formarono un comitato esecutivo munito di poteri notevoli, benché temporanei. John de Greystock era scomparso. Era stato visto all’inizio della battaglia, e poi nessuno l’aveva trovato più.
Alice Hargreaves si trasferì nella capanna di Burton senza precisarne le ragioni.
Più tardi spiegò: — Frigate mi ha detto che se tutto questo pianeta è simile alla zona in cui siamo (e non c’è motivo di non crederlo) allora il Fiume dev’essere lungo almeno trentamila chilometri. Incredibile, ma anche la nostra resurrezione e ogni cosa che riguarda questo mondo sono incredibili. Inoltre ci devono essere dai trentacinque ai trentasette miliardi di persone che vivono lungo il fiume. Che probabilità avrei di ritrovare quello che sulla Terra fu mio marito? Infine ti amo. Sì, so bene di non averlo dimostrato. Ma qualcosa è cambiato in me. Forse la causa sta in tutto quello che ho passato. Non credo che sulla Terra avrei potuto amarti. Forse sarei stata affascinata da te, ma anche disgustata, o addirittura spaventata. Là non avrei potuto essere una buona moglie per te. Qui sì. O meglio, potrò essere per te una buona compagna, dal momento che non sembra esserci alcuna autorità o istituzione religiosa che possa sposarci. Il fatto che io accetti con tutta tranquillità di vivere con un uomo che non è mio marito ti dimostra quanto io sia cambiata! Bene, questo è tutto.
— Non viviamo più nell’epoca vittoriana — replicò Burton. — Come potremmo chiamare l’era attuale? L’Epoca della Mescolanza? Il Misto Evo? Alla fine diverrà la Civiltà del Fiume, il Mondo Fluviale; o meglio, molte civiltà del Fiume.
— Purché duri — commentò Alice. — È iniziata di colpo, e può avere una fine altrettanto improvvisa e inattesa.
Burton pensò che il Fiume verde e la pianura coperta d’erba e le colline ricche di boschi e le montagne invalicabili non sembravano certo la visione evanescente di Shakespeare. Erano del tutto reali, reali come gli uomini che si stavano dirigendo verso di lui: Frigate, Monat, Kazz, Ruach. Burton uscì dalla capanna e li salutò.
Kazz prese la parola. — Molto tempo fa, prima che io parlassi bene inglese, vidi una cosa. Cercai di spiegartelo, ma non riuscii a farmi intendere. Vidi un uomo che non aveva questo sulla fronte.
Indicò il centro della propria fronte, e ripeté il gesto verso gli altri.
— So — continuò — che tu non puoi vederlo. E neanche Pete, né Monat. Nessun altro può vederlo. Ma io l’ho sempre visto sulla fronte di tutti, tranne di quell’uomo che tanto tempo fa cercai di fermare. Poi un giorno vidi una donna che non l’aveva, ma non te ne dissi nulla. E ora ho visto una terza persona che ne era priva.
— Kazz vuole dire — spiegò Monat — che sulla fronte di tutti quanti noi, egli scorge dei segni, forse delle lettere. Li può vedere solo in piena luce del sole, e sotto un determinato angolo. E tutte le persone che ha incontrato avevano questi segni, tranne le tre che ha detto.
— Dev’essere in grado di captare una banda dello spettro più larga di quella che riceviamo noi — disse Frigate. — Evidentemente gli Ignoti che ci hanno messo questo marchio da bestiame, o come lo volete chiamare, non conoscevano la particolare caratteristica della specie di Kazz. Il che dimostra che non sono onniscienti.