Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
— A meno che cosa? — ripeté Goering.
— A meno che una certa entità sia unita al corpo umano, un’entità che è l’essere umano. Voglio dire, un’entità che comprenda tutto ciò per cui un individuo è quello che è, e che sopravviva quando il corpo perisce. Per cui, se il corpo viene ricostituito di nuovo, questa entità, che racchiude in sé l’essenza dell’individuo, può essere nuovamente unita al corpo stesso. Ed ecco che l’individuo originale si troverebbe a vivere un’altra volta, e non sarebbe soltanto una copia.
— Per amor di Dio, Pete! — esclamò Burton. — Stai forse suggerendo l’anima?
Frigate annuì e rispose: — Qualcosa di analogo, almeno. Qualcosa che i primitivi intuirono confusamente e chiamarono anima.
Goering scoppiò in una fragorosa risata. Anche Burton avrebbe riso volentieri, ma non intendeva dare a Goering alcun appoggio, né morale né intellettuale.
Quando Goering ebbe smesso di ridere disse: — Neppure qui, in un mondo che è l’evidente frutto della scienza, quelli che credono nel soprannaturale cessano di speculare. Bene, chiudiamo l’argomento e passiamo a questioni più pratiche e immediate. Ditemi, avete cambiato idea? Volete essere dalla mia parte?
Burton lo guardò con odio e rispose: — Io non voglio stare agli ordini di uno che violenta le donne; inoltre rispetto gli israeliani. Preferisco essere uno schiavo con loro che libero con lei.
Goering aggrottò le sopracciglia e disse, con voce roca: — Benissimo. Me l’aspettavo, ma avevo sperato… Ho avuto delle discussioni col romano. Se farà a modo suo, vi accorgerete come sono stato misericordioso verso voialtri schiavi. Voi non lo conoscete. Soltanto il mio intervento ha impedito che ogni sera uno di voi fosse torturato a morte per divertire Tullo.
A mezzogiorno, Burton e Frigate tornarono al loro lavoro sulle colline. Non ebbero la possibilità di parlare a Targoff o agli altri, in quanto non si trovavano nelle immediate vicinanze. E d’altra parte non osarono spostarsi per raggiungerli, perché sarebbero state legnate.
La sera, al ritorno nel recinto, Burton raccontò ai suoi quello che era successo.
— È più che probabile che Targoff non mi crederà. Ci crederà delle spie. Anche se non ne è sicuro, non può permettersi di correre rischi. Così siamo nei pasticci. È un vero peccato che sia andata così. Per questa notte niente fuga, dunque.
Per il momento non accadde nulla di spiacevole. Quando Burton e Frigate fecero per parlare agli israeliani, questi si allontanarono. Spuntarono le stelle, e il recinto fu inondato da una luce intensa come quella della luna piena sulla Terra.
I prigionieri rimasero nelle baracche a parlare a bassa voce, stretti l’uno contro l’altro: malgrado l’estrema stanchezza non riuscivano a prendere sonno. Le guardie, pur non potendo né vedere né sentire gli uomini chiusi nelle capanne, dovevano aver percepito la tensione. Camminavano avanti e indietro sulla passerella, si fermavano a scambiare qualche parola quando si incrociavano, e scrutavano l’interno del recinto alla luce delle stelle e delle torce di resina.
— Targoff non tenterà nulla finché non piove — disse Burton. Ordinò a Frigate di fare il primo turno di guardia, e a Robert Spruce il secondo; egli poi avrebbe fatto il terzo. Si sdraiò sul suo mucchio di foglie, e senza prestare orecchio al mormorio di voci e al movimento degli uomini si addormentò.
Quando Spruce lo scosse gli sembrò di avere appena chiuso gli occhi. Si alzò di botto, sbadigliò, si stirò. Gli altri erano già svegli. Poco dopo si formò la prima nube, e in dieci minuti le stelle erano tutte coperte. Da sopra le montagne si udì brontolare un tuono, e il primo lampo squarciò il cielo.
Un fulmine cadde nelle vicinanze. Alla sua luce Burton vide che le guardie si erano raccolte sotto il basamento delle garitte sopraelevate che si trovavano ad ogni angolo della passerella. Erano imbacuccate nelle salviette per ripararsi dal freddo e dalla pioggia.
Burton strisciò fuori dalla sua baracca e si diresse carponi alla successiva. Targoff era in piedi appena dietro la porta. Burton si alzò e gli chiese: — Il piano vale ancora?
— Sai benissimo che non è così — rispose Targoff. Un fulmine illuminò il suo volto contorto dall’ira. — Giuda!
Fece un passo avanti, spalleggiato da una dozzina di uomini. Burton non attese altro e passò all’attacco. Ma mentre stava per scagliarsi contro l’israeliano udì uno strano rumore. Si fermò e guardò verso l’esterno. Un altro lampo mostrò una guardia accasciata bocconi sull’erba, sotto una passerella.
Targoff, quando Burton si era girato, aveva abbassato i pugni. — Cosa c’è, Burton? — chiese.
— Aspetta — rispose l’inglese. Come Targoff, non sapeva che cosa stesse succedendo, ma qualsiasi imprevisto poteva risultare a suo vantaggio.
Un lampo illuminò Kazz, accucciato sulla passerella di legno. Impugnava un’enorme ascia di pietra e stava prendendo di mira un gruppo di guardie riunite nell’angolo. Un altro lampo. Due guardie erano crollate. Buio. Al successivo lampo un’altra era caduta, e le due rimaste fuggivano in direzioni opposte lungo la passerella.
Alla luce di un altro fulmine, caduto molto vicino, si vide che le altre guardie avevano finalmente capito quel che stava accadendo: ora correvano sulla passerella, gridando e agitando le lance.
Kazz, senza curarsi di loro, calò nel recinto una lunga scala di bambù, e subito dopo buttò giù un mucchio di lance. Al lampo successivo si vide che stava avanzando verso le guardie più vicine.
Burton afferrò una lancia e volò su per la scala. Gli altri, compreso Targoff, lo seguirono. Il combattimento fu breve e cruento. Le guardie che si trovavano sulla passerella furono trafitte o colpite a morte, e rimasero solo quelle nelle garitte. La scala fu portata all’altra estremità del recinto e appoggiata al cancello. Due minuti dopo, gli uomini si erano arrampicati calando dall’altra parte, e avevano aperto il cancello. Burton ebbe per la prima volta l’occasione di parlare a Kazz.
— Credevo che ci avessi rinnegati.
— No. Non io, Kazz — rispose il Neanderthal in tono di rimprovero. — Sai che ti voglio bene, Burton-naq. Tu sei mio amico, mio capo. Io finto di passare a tuoi nemici perché era unica cosa intelligente da fare. Mi meraviglio che non hai fatto anche tu così: eppure non sei sciocco.
— Certo — replicò Burton. — Ma non me la sono sentita di uccidere quegli schiavi.
Alla luce di un fulmine Burton vide che Kazz si stringeva nelle spalle.
— Io non preoccupato — disse Kazz. — Non conoscere quelli. Poi tu sentito Goering: detto che quelli morire comunque.
— È stata un’ottima cosa che tu abbia scelto questa notte per salvarci — osservò Burton. Non ne spiegò il motivo a Kazz per non confondergli le idee. Inoltre c’erano cose più importanti da fare.
— Questa notte molto buona per questo — replicò Kazz. — Avvenuta grande battaglia. Tullo e Goering ubriacati e litigato, poi cominciato a combattere. Anche loro uomini combattere. Mentre uccidere a vicenda, arrivati invasori. Quegli uomini scuri oltre Fiume… come dici tu? Onondaga, ecco. Loro imbarcazioni giunte prima di pioggia. Loro fatta incursione per rubare schiavi. O per chissà cosa diavolo. Così io pensato: questo è momento per mettere in pratica mio piano e liberare Burton-naq.
D’improvviso, com’era iniziata, la pioggia cessò. Burton udì grida e urla provenire da lontano, in direzione del Fiume. Lungo entrambi gli argini rullavano i tamburi. Disse a Targoff: — Possiamo cercare di fuggire, e probabilmente non ci sarà difficile; oppure possiamo sferrare un attacco.