Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
Con grande sorpresa di Burton, Kazz fece un passo avanti. — Io uccidere per te. Io non volere essere schiavo.
Afferrò la clava, mentre le guardie si tenevano pronte a trafiggerlo con le lance se gli fosse venuta qualche idea sbagliata. Kazz gettò loro un’occhiataccia da sotto le prominenti sopracciglia, quindi sollevò la clava. Si udì uno schianto, e lo schiavo stramazzò al suolo. Kazz restituì la clava a Campbell e tornò al proprio posto, senza guardare Burton.
Goering disse: — Questa sera tutti gli schiavi verranno radunati, e vedranno cosa capiterà loro se cercheranno di scappare. Faremo rosolare per un po’ gli evasi, poi porremo fine alla loro misera vita. Il mio illustre collega manovrerà personalmente la clava. A lui piace questo genere di cose.
Indicò Alice. — Quella la piglio io.
Tullo si alzò. — No, no. La voglio per me. Tu prendi le altre, Hermann: te le lascio tutte. Ma quella la voglio assolutamente io. Ha un aspetto aristocratico. Sembra… come dite voi?… una regina…
Burton ruggì, strappò la clava dalla mano di Campbell, e saltò sul tavolo, Goering fece un balzo indietro, e la clava mancò il suo naso per un pelo. Contemporaneamente il romano scagliò una lancia a Burton e lo ferì a una spalla. Burton, che brandiva la clava, si girò di scatto e fece saltar via la lancia dalle mani di Tullo.
Gli schiavi, gridando, si gettarono sulle guardie. Frigate agguantò una lancia e col calcio colpì in testa Kazz, che crollò a terra. Monat diede una pedata nell’inguine a una guardia e s’impossessò della sua lancia.
Burton non ricordò altro. Quando si svegliò mancavano alcune ore all’imbrunire. La testa gli faceva male più di prima, costole e spalle erano tutte indolenzite. Giaceva sull’erba entro un recinto dal diametro di circa cinquanta metri. Guardie armate camminavano su una passerella di legno che correva lungo la parete interna del recinto, a cinque metri d’altezza.
Burton si mise a sedere, con un gemito. Frigate, rannicchiato accanto a lui, disse: — Temevo che non ti riprendessi più.
— Dove sono le donne? — chiese Burton.
Frigate si mise a piangere. Burton scosse il capo ed esclamò: — Smettila di frignare. Dove sono, allora?
— Dove diavolo credi che siano? — rispose Frigate. — Oh, mio Dio!
— Non pensare alle donne. Non possiamo far nulla per loro. Almeno per ora. Perché non mi hanno ucciso dopo che ho attaccato Goering?
Frigate si asciugò le lacrime e disse: — Non ci capisco nulla. Forse hanno risparmiato te e me per metterci sul fuoco. Per dare un esempio agli altri. Vorrei che ci avessero uccisi invece.
— Ma come, raggiunto appena il paradiso vuoi già lasciarlo? — replicò Burton. Fece per ridere, ma si fermò subito, perché il dolore gli trafiggeva il cranio.
Si mise a parlare con Robert Spruce, un inglese nato nel 1945 a Kensington. Spruce disse che Goering e Tullo avevano assunto il potere da neanche un mese. Per il momento non avevano aperto le ostilità contro le popolazioni vicine, ma alla fine, naturalmente, avrebbero cercato di conquistare le regioni limitrofe, compresa quella dell’altra parte del Fiume, abitata dagli indiani Onondaga. Nessuno schiavo era ancora riuscito a scappare e a render note le intenzioni di Goering.
— Ma i popoli confinanti possono vedere da sé che i recinti sono stati costruiti dagli schiavi — osservò Burton.
Spruce fece una smorfia e replicò: — Goering ha sparso la voce che sono tutti ebrei, e anche a lui interessa soltanto fare schiavi gli ebrei. Perciò, a loro, che importa? Ma come vedi, non è vero. Almeno metà degli schiavi sono Gentili.
All’imbrunire Burton, Frigate, Ruach, Greystock, e Monat, furono portati fuori dal recinto e condotti a una pietra-fungo. C’erano già un duecento schiavi, vigilati da circa settanta uomini di Goering. I loro graal furono collocati sopra la roccia, quindi si attese. Le fiamme azzurre scaturirono ruggendo, dopo di che i graal furono tolti di nuovo. Ogni schiavo apri il proprio, e le guardie ne tolsero tabacco, liquori, e metà del cibo.
Frigate aveva delle ferite, alla testa e a una spalla, che non sanguinavano più, ma avevano bisogno di punti. Il suo colorito era molto meno pallido, ma la schiena gli faceva ancora male.
— Ed eccoci schiavi — commentò. — Dick, tu avevi studiato a fondo l’istituto della schiavitù. Che te ne pare adesso?
— Quella era schiavitù orientale - rispose Burton. — In questo tipo di schiavitù, lo schiavo non ha alcuna probabilità di tornare libero. E nessun sentimento, tranne l’odio, lega schiavo e padrone. In Oriente la situazione era diversa. Naturalmente, come in tutte le istituzioni umane, c’erano anche lì degli abusi.
— Sei un uomo cocciuto — disse Frigate. — Hai notato che almeno metà degli schiavi sono ebrei? Per la maggior parte, israeliani della fine del ventesimo secolo. Quella ragazza laggiù mi ha detto che Goering è riuscito ad instaurare la schiavitù del graal suscitando in questa regione l’antisemitismo. Naturalmente, per destarsi, questo doveva già esistere. Poi Goering, dopo aver preso il potere con l’aiuto di Tullo, fece schiavi molti dei propri sostenitori.
«Lo strano — continuò — è che Goering, relativamente parlando, non è un vero antisemita. Intervenne di persona presso Himmler e gli altri per salvare gli ebrei. Ma è qualcosa di peggio di un autentico antisemita: è un opportunista. In Germania l’antisemitismo fu un’ondata di marea; per arrivare, bisognava stare sulla cresta di quell’onda. Goering c’è stato lì e ci sta qui. Antisemiti come Goebbels e Frank credevano nei princìpi che professavano. Princìpi perversi e detestabili, d’accordo, ma pur sempre princìpi. Invece quel grasso opportunista di Goering se ne infischiava in un senso e nell’altro, degli ebrei. Se ne è solo servito.
— Va bene — disse Burton, — io, che c’entro? Ah, capisco! Te lo leggo in faccia: hai intenzione di farmi il predicozzo.
— Dick, io ti ammiro come ho ammirato pochi uomini. Ti sono affezionato come è possibile esserlo a un uomo. E sono così contento di aver avuto la fortuna di imbattermi in te, come, ad esempio, Plutarco lo sarebbe stato incontrando Alcibiade o Teseo. Ma non sono cieco. Conosco i tuoi difetti, che sono numerosi: e li deploro.
— In particolare?…
— Quel libro. Ebrei, zingari, maomettani. Come hai potuto scriverlo? Un documento di odio, pieno di idiozie crudeli, leggende popolari, superstizioni! Assassinii rituali, ma guarda!
— Ero ancora adirato per le ingiustizie subite a Damasco…
— Questo non giustifica il fatto che tu abbia scritto delle menzogne su un intero gruppo — lo interruppe Frigate.
— Menzogne! Ho scritto la verità!
— Forse hai creduto che fosse la verità. L’epoca da cui provengo l’ha dichiarata falsa.
— La verità — replicò Burton — è che gli usurai ebrei di Damasco imprestavano ai poveri all’interesse del mille per cento, la verità è che esercitavano questa usura tremenda non solo con i mussulmani e i cristiani, ma con i loro stessi correligionari. La verità è che quando i miei nemici, in Inghilterra, mi accusarono di antisemitismo, molti ebrei di Damasco presero le mie difese. La verità è che io presentai le mie proteste ai turchi quando vendettero la sinagoga al vescovo greco-ortodosso di Damasco per farne una chiesa. La verità è che io mi diedi da fare e riuscii a raccogliere diciotto mussulmani che testimoniassero a favore degli ebrei. La verità è che io protessi i missionari cristiani dai Drusi. La verità è che io avvisai i Drusi che quel lurido e grasso maiale turco, Rashid Pascià, stava cercando di incitarli alla rivolta per poterli poi massacrare. La verità è che quando fui rimosso dalla carica di console per le menzogne dei missionari e dei preti cristiani, e di Rashid Pascià, e degli usurai ebrei, migliaia di cristiani e mussulmani ed ebrei vennero in mia difesa, benché ormai fosse troppo tardi. E la verità, inoltre, è che io non devo render conto delle mie azioni né a te né a chiunque altro!