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READ-E-BOOK » Научная фантастика » Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
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Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]

Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:

In una valle sconfinata, lungo le sponde di un fiume immenso, si è radunala tutta l’umanità di tutti i tempi, miliardi di persone che hanno gia vissuto e che si sono risvegliate a una nuova vita in attesa di un destino ignoto. Questi uomini e queste donne continuano pero a conservare la propria mentalità e spesso a ripetere gli stessi errori di un tempo, cercando di dominare gli uni sugli altri. Ma la nuova esperienza può anche costituire una possibilità per raggiungere quegli obiettivi che si sono mancati prima: questa almeno e l’opinione di Francis Burton, il celebre esploratore che trascorse gran parte dei suoi anni in una sfortunata ricerca delle sorgenti del Nilo. Ora per Burton può ricominciare una nuova esaltante avventura…
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Esther venne strappata dalla barra: rotolò lungo il ponte fermandosi con violenza contro il bordo del «castello di prua», e lì giacque senza più muoversi.

Burton guardò in alto. La vela era completamente avvolta dalle fiamme, e non c’era più speranza di salvarla. Loghu era scomparsa, il che significava che doveva essere stata scagliata fuori bordo al momento dello scontro. Poi la scorse a poppavia, mentre nuotava verso lo Hadji insieme a Greystock. Intorno a loro l’acqua spumeggiava sotto l’annaspare degli uomini della canoa, molti dei quali, a giudicare dalle loro grida, non sapevano nuotare.

Burton diede una voce ai suoi uomini affinché aiutassero i due a salire a bordo, e passò a ispezionare i danni. Nella collisione la prua di entrambi i sottilissimi scafi gemelli si era sfasciata, e l’acqua vi si stava riversando dentro. Il fumo proveniente dalla vela e dall’albero in fiamme si andava allargando in tutte le direzioni, e faceva tossire Alice e Gwenafra.

Un’altra canoa da guerra si stava avvicinando rapidamente da nord, e le due golette, veleggiando di bolina, si dirigevano verso lo Hadji.

Burton e i suoi avrebbero potuto combattere ancora e causare delle perdite ai nemici, i quali invece volevano evitare di ucciderli. Oppure avrebbero potuto gettarsi in acqua. Ma in entrambi i casi sarebbero stati catturati.

Loghu e Greystock furono issati a bordo. Frigate riferì che non riusciva a far riprendere i sensi a Esther. Ruach le sentì il polso, le sollevò le palpebre, e poi tornò da Burton.

— Non è morta, ma ha perso del tutto conoscenza.

Burton disse: — Voi donne sapete cosa vi accadrà. Potete fare come volete, naturalmente, ma io vi suggerisco di buttarvi in acqua, scendere il più possibile, e respirare una bella boccata. Domani vi sveglierete rimesse a nuovo.

Gwenafra era uscita dal castello di prua. Si strinse le braccia intorno alla vita e guardò in su, con occhi asciutti ma sgomenti. Burton la sollevò con un braccio e gridò: — Alice! Portala con te!

— Dove? — chiese Alice. Guardò la canoa e poi di nuovo Burton. Tossì ancora, a causa del fumo che le si addensava intorno; poi fece qualche passo in avanti, mettendosi sopravvento.

Burton indicò il Fiume con un gesto. — Quando vai giù.

— Non posso farlo — replicò Alice.

— Non vorrai che quegli uomini prendano anche lei. È solo una bambina, ma questo non li fermerà.

Il volto di Alice si raggrinzì, come se ella fosse stata sul punto di scoppiare in lacrime. Ma non pianse.

— Benissimo — disse. — Ora non è più peccato darsi la morte. Lo spero…

— Sì — replicò Burton.

Non aggiunse altro: non c’era tempo per parlare. La canoa distava solo una dozzina di metri.

— Però il prossimo posto potrebbe essere brutto come questo, o anche peggiore — disse Alice. — E Gwenafra, al suo risveglio, si troverà da sola. Sai che abbiamo ben poche probabilità di risorgere nello stesso luogo.

— Non ci possiamo far nulla — replicò Burton.

Alice serrò le labbra, indi le riaprì e disse: — Combatterò fino all’ultimo. Poi…

— Potrebbe essere troppo tardi — osservò Burton. Prese l’arco e tolse una freccia dalla faretra. Greystock aveva perso il proprio arco, così si fece dare quello di Kazz. Il Neanderthal pose un sasso in una frombola e cominciò a rotearla. Lev raccolse la propria frombola e si scelse un sasso. Monat prese l’arco di Esther, avendo perso anch’egli il suo.

Il capitano della canoa gridò in tedesco: — Deponete le armi! Non vi sarà fatto alcun male!

Un secondo dopo, colpito al petto da una freccia di Alice, crollava dalla piattaforma addosso a un rematore. Un’altra freccia, probabilmente tirata da Greystock, faceva cadere in acqua il secondo uomo che stava sulla piattaforma. Una pietra colpì un rematore a una spalla, e quello si accasciò con un grido. Un’altra pietra rimbalzò sulla testa di un secondo rematore, e questi si lasciò sfuggire il remo.

La canoa continuava ad avvicinarsi. I due uomini della piattaforma di poppa incitavano l’equipaggio a dirigersi contro lo Hadji. Poi caddero, raggiunti dalle frecce nemiche.

Burton guardò dietro di sé. Le vele delle due golette venivano ammainate. Queste si sarebbero accostate allo Hadji per abbrivo, e gli uomini avrebbero lanciato i grappini d’abbordaggio. Ma se le navi si fossero avvicinate troppo, il fuoco si sarebbe propagato ad esse.

La canoa si precipitava contro lo Hadji con quattordici uomini dell’equipaggio morti o troppo feriti per combattere. Un attimo prima dello speronamento, i rimasti lasciarono i remi e impugnarono degli scudi rotondi, di cuoio. Due di questi furono trapassati dalle frecce, che penetrarono nel braccio degli uomini che li reggevano. Ora pertanto erano a venti uomini contro sei uomini, cinque donne, e una bambina.

Ma uno dei sei era un uomo peloso alto un metro e mezzo, munito di una forza tremenda e di una grossa ascia di pietra. Kazz spiccò un salto un attimo prima che la canoa speronasse lo scafo destro del catamarano, e atterrò in essa un attimo dopo che si era fermata. La sua ascia fracassò due crani e quindi squarciò il fondo della canoa. L’acqua irruppe, e in quell’istante anche Greystock saltò giù accanto a Kazz, gridando qualcosa nel suo antico dialetto del Cumberland. In una mano teneva un pugnale, e nell’altra una grossa clava di quercia munita di schegge di selce.

Gli altri dello Hadji continuavano a tirare frecce. Ad un tratto Kazz e Greystock si arrampicarono di nuovo sul catamarano, mentre la canoa affondava col suo carico di morti, morenti, e atterriti sopravvissuti. Alcuni dei superstiti affogarono: gli altri si allontanarono a nuoto, o cercarono di salire a bordo dello Hadji. Questi ultimi però ricaddero in acqua, con le dita mozzate o spappolate.

Qualcosa cadde sul ponte accanto a Burton, e qualcosa ancora si avvolse intorno a lui. Burton girò su se stesso e tagliò la fune di cuoio che gli si era stretta intorno al collo. Balzò d’un lato per evitarne un’altra, e diede un violento strattone a una terza, tirando sullo Hadji l’uomo che l’aveva lanciata. Questi piombò di spalle sul ponte, e Burton gli assestò un colpo d’ascia in piena faccia.

Ma ormai gli uomini di entrambe le golette si stavano gettando sullo Hadji, e da tutte le parti piovevano funi. Il fuoco e il fumo aumentavano la confusione, pur favorendo più gli uomini di Burton che i nemici.

Burton gridò ad Alice di prendere Gwenafra e gettarsi nel fiume, ma non riuscì a farsi sentire. Poi fu attaccato da un grosso negro armato di lancia, che, quasi avesse dimenticato l’ordine di catturare Burton, sembrava intenzionato a ucciderlo. Burton fece volar via la corta lancia, poi indietreggiò menando colpi all’impazzata con l’ascia e riuscì a raggiungere il negro al collo. Continuando a ritirarsi avvertì una fitta dolorosa alle costole, poi un’altra alle spalle; abbatté due uomini e finalmente si gettò in acqua. Cadde tra la goletta e lo Hadji, si immerse, abbandonò l’ascia ed estrasse il pugnale dal fodero. Quando tornò a galla guardò in su e vide un uomo alto, inagrissimo e coi capelli rossi, sollevare sopra il capo con entrambe le mani Gwenafra, che strillava. Poi l’uomo la scagliò in acqua, più lontano che poté.

Burton si tuffò di nuovo, e risalendo scorse il volto della bambina a poche decine di centimetri davanti a sé. Era grigiastro, e gli occhi erano velati. Poi vide il sangue incupire l’acqua intorno a lei. Gwenafra scomparve prima che egli la potesse afferrare. Burton si immerse dietro di lei, l’agguantò, e la mise a faccia in giù. Un corno di pesce era conficcato nella sua schiena.

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