Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
Esther venne strappata dalla barra: rotolò lungo il ponte fermandosi con violenza contro il bordo del «castello di prua», e lì giacque senza più muoversi.
Burton guardò in alto. La vela era completamente avvolta dalle fiamme, e non c’era più speranza di salvarla. Loghu era scomparsa, il che significava che doveva essere stata scagliata fuori bordo al momento dello scontro. Poi la scorse a poppavia, mentre nuotava verso lo Hadji insieme a Greystock. Intorno a loro l’acqua spumeggiava sotto l’annaspare degli uomini della canoa, molti dei quali, a giudicare dalle loro grida, non sapevano nuotare.
Burton diede una voce ai suoi uomini affinché aiutassero i due a salire a bordo, e passò a ispezionare i danni. Nella collisione la prua di entrambi i sottilissimi scafi gemelli si era sfasciata, e l’acqua vi si stava riversando dentro. Il fumo proveniente dalla vela e dall’albero in fiamme si andava allargando in tutte le direzioni, e faceva tossire Alice e Gwenafra.
Un’altra canoa da guerra si stava avvicinando rapidamente da nord, e le due golette, veleggiando di bolina, si dirigevano verso lo Hadji.
Burton e i suoi avrebbero potuto combattere ancora e causare delle perdite ai nemici, i quali invece volevano evitare di ucciderli. Oppure avrebbero potuto gettarsi in acqua. Ma in entrambi i casi sarebbero stati catturati.
Loghu e Greystock furono issati a bordo. Frigate riferì che non riusciva a far riprendere i sensi a Esther. Ruach le sentì il polso, le sollevò le palpebre, e poi tornò da Burton.
— Non è morta, ma ha perso del tutto conoscenza.
Burton disse: — Voi donne sapete cosa vi accadrà. Potete fare come volete, naturalmente, ma io vi suggerisco di buttarvi in acqua, scendere il più possibile, e respirare una bella boccata. Domani vi sveglierete rimesse a nuovo.
Gwenafra era uscita dal castello di prua. Si strinse le braccia intorno alla vita e guardò in su, con occhi asciutti ma sgomenti. Burton la sollevò con un braccio e gridò: — Alice! Portala con te!
— Dove? — chiese Alice. Guardò la canoa e poi di nuovo Burton. Tossì ancora, a causa del fumo che le si addensava intorno; poi fece qualche passo in avanti, mettendosi sopravvento.
Burton indicò il Fiume con un gesto. — Quando vai giù.
— Non posso farlo — replicò Alice.
— Non vorrai che quegli uomini prendano anche lei. È solo una bambina, ma questo non li fermerà.
Il volto di Alice si raggrinzì, come se ella fosse stata sul punto di scoppiare in lacrime. Ma non pianse.
— Benissimo — disse. — Ora non è più peccato darsi la morte. Lo spero…
— Sì — replicò Burton.
Non aggiunse altro: non c’era tempo per parlare. La canoa distava solo una dozzina di metri.
— Però il prossimo posto potrebbe essere brutto come questo, o anche peggiore — disse Alice. — E Gwenafra, al suo risveglio, si troverà da sola. Sai che abbiamo ben poche probabilità di risorgere nello stesso luogo.
— Non ci possiamo far nulla — replicò Burton.
Alice serrò le labbra, indi le riaprì e disse: — Combatterò fino all’ultimo. Poi…
— Potrebbe essere troppo tardi — osservò Burton. Prese l’arco e tolse una freccia dalla faretra. Greystock aveva perso il proprio arco, così si fece dare quello di Kazz. Il Neanderthal pose un sasso in una frombola e cominciò a rotearla. Lev raccolse la propria frombola e si scelse un sasso. Monat prese l’arco di Esther, avendo perso anch’egli il suo.
Il capitano della canoa gridò in tedesco: — Deponete le armi! Non vi sarà fatto alcun male!
Un secondo dopo, colpito al petto da una freccia di Alice, crollava dalla piattaforma addosso a un rematore. Un’altra freccia, probabilmente tirata da Greystock, faceva cadere in acqua il secondo uomo che stava sulla piattaforma. Una pietra colpì un rematore a una spalla, e quello si accasciò con un grido. Un’altra pietra rimbalzò sulla testa di un secondo rematore, e questi si lasciò sfuggire il remo.
La canoa continuava ad avvicinarsi. I due uomini della piattaforma di poppa incitavano l’equipaggio a dirigersi contro lo Hadji. Poi caddero, raggiunti dalle frecce nemiche.
Burton guardò dietro di sé. Le vele delle due golette venivano ammainate. Queste si sarebbero accostate allo Hadji per abbrivo, e gli uomini avrebbero lanciato i grappini d’abbordaggio. Ma se le navi si fossero avvicinate troppo, il fuoco si sarebbe propagato ad esse.
La canoa si precipitava contro lo Hadji con quattordici uomini dell’equipaggio morti o troppo feriti per combattere. Un attimo prima dello speronamento, i rimasti lasciarono i remi e impugnarono degli scudi rotondi, di cuoio. Due di questi furono trapassati dalle frecce, che penetrarono nel braccio degli uomini che li reggevano. Ora pertanto erano a venti uomini contro sei uomini, cinque donne, e una bambina.
Ma uno dei sei era un uomo peloso alto un metro e mezzo, munito di una forza tremenda e di una grossa ascia di pietra. Kazz spiccò un salto un attimo prima che la canoa speronasse lo scafo destro del catamarano, e atterrò in essa un attimo dopo che si era fermata. La sua ascia fracassò due crani e quindi squarciò il fondo della canoa. L’acqua irruppe, e in quell’istante anche Greystock saltò giù accanto a Kazz, gridando qualcosa nel suo antico dialetto del Cumberland. In una mano teneva un pugnale, e nell’altra una grossa clava di quercia munita di schegge di selce.
Gli altri dello Hadji continuavano a tirare frecce. Ad un tratto Kazz e Greystock si arrampicarono di nuovo sul catamarano, mentre la canoa affondava col suo carico di morti, morenti, e atterriti sopravvissuti. Alcuni dei superstiti affogarono: gli altri si allontanarono a nuoto, o cercarono di salire a bordo dello Hadji. Questi ultimi però ricaddero in acqua, con le dita mozzate o spappolate.
Qualcosa cadde sul ponte accanto a Burton, e qualcosa ancora si avvolse intorno a lui. Burton girò su se stesso e tagliò la fune di cuoio che gli si era stretta intorno al collo. Balzò d’un lato per evitarne un’altra, e diede un violento strattone a una terza, tirando sullo Hadji l’uomo che l’aveva lanciata. Questi piombò di spalle sul ponte, e Burton gli assestò un colpo d’ascia in piena faccia.
Ma ormai gli uomini di entrambe le golette si stavano gettando sullo Hadji, e da tutte le parti piovevano funi. Il fuoco e il fumo aumentavano la confusione, pur favorendo più gli uomini di Burton che i nemici.
Burton gridò ad Alice di prendere Gwenafra e gettarsi nel fiume, ma non riuscì a farsi sentire. Poi fu attaccato da un grosso negro armato di lancia, che, quasi avesse dimenticato l’ordine di catturare Burton, sembrava intenzionato a ucciderlo. Burton fece volar via la corta lancia, poi indietreggiò menando colpi all’impazzata con l’ascia e riuscì a raggiungere il negro al collo. Continuando a ritirarsi avvertì una fitta dolorosa alle costole, poi un’altra alle spalle; abbatté due uomini e finalmente si gettò in acqua. Cadde tra la goletta e lo Hadji, si immerse, abbandonò l’ascia ed estrasse il pugnale dal fodero. Quando tornò a galla guardò in su e vide un uomo alto, inagrissimo e coi capelli rossi, sollevare sopra il capo con entrambe le mani Gwenafra, che strillava. Poi l’uomo la scagliò in acqua, più lontano che poté.
Burton si tuffò di nuovo, e risalendo scorse il volto della bambina a poche decine di centimetri davanti a sé. Era grigiastro, e gli occhi erano velati. Poi vide il sangue incupire l’acqua intorno a lei. Gwenafra scomparve prima che egli la potesse afferrare. Burton si immerse dietro di lei, l’agguantò, e la mise a faccia in giù. Un corno di pesce era conficcato nella sua schiena.