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Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]

Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:

In una valle sconfinata, lungo le sponde di un fiume immenso, si è radunala tutta l’umanità di tutti i tempi, miliardi di persone che hanno gia vissuto e che si sono risvegliate a una nuova vita in attesa di un destino ignoto. Questi uomini e queste donne continuano pero a conservare la propria mentalità e spesso a ripetere gli stessi errori di un tempo, cercando di dominare gli uni sugli altri. Ma la nuova esperienza può anche costituire una possibilità per raggiungere quegli obiettivi che si sono mancati prima: questa almeno e l’opinione di Francis Burton, il celebre esploratore che trascorse gran parte dei suoi anni in una sfortunata ricerca delle sorgenti del Nilo. Ora per Burton può ricominciare una nuova esaltante avventura…
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Frigate era irritato contro Burton per qualche motivo. Ma Frigate, il vigliacco, non si sarebbe sbottonato finché Burton non l’avesse affrontato a tu per tu tormentandolo fino a farlo impazzire dalla rabbia. Loghu era arrabbiata e sdegnata con Frigate perché questi la trattava con le stesse maniere scontrose che usava con gli altri. Loghu era arrabbiata anche con Burton perché l’aveva respinta una volta che loro due da soli erano saliti sulle colline per prendere dei bambù, alcune settimane prima. Egli le aveva detto di no, aggiungendo che non voleva fare l’amore con lei non per qualche scrupolo, ma perché non intendeva tradire Frigate né alcun altro membro del gruppo. Loghu aveva spiegato che il suo desiderio non nasceva dal fatto che non amasse più Frigate: semplicemente, aveva bisogno ogni tanto di un cambiamento. Proprio come Frigate.

Alice aveva detto che stava ormai perdendo la speranza di ritrovare una faccia nota. Avevano già incontrato, secondo i calcoli, 44.370.000 persone, e Alice non ne aveva ancora vista una che avesse già incontrata sulla Terra. Qualche volta le era sembrato di ravvisare delle fattezze familiari, ma sempre si era dimostrato un abbaglio. E ammetteva di aver passato in rassegna solo una piccola parte di quei quarantaquattro milioni di persone, e neanche con troppa cura. Ma questo non aveva importanza. Alice diveniva sempre più depressa, ed era ormai per lei insopportabile stare seduta tutto il giorno su quell’angusta piattaforma senza altra occupazione che manovrare il timone o le sartie o aprire e chiudere le labbra per dire cose per lo più vacue.

Burton, benché non volesse ammetterlo, aveva paura che Alice se ne andasse. Poteva succedere anche al prossimo scalo: si sarebbe diretta a riva col suo graal e le sue poche cose, dicendo arrivederci. Arrivederci fra cent’anni, o giù di lì. Forse. Il motivo principale per cui era rimasta così a lungo sullo Hadji era dato dalla presenza di Gwenafra. Alice stava impartendo alla piccola antica britanna un’educazione vittoriana, mista ad abitudini da «dopo-resurrezione». Ne risultava un singolare miscuglio, ma non più singolare di ogni altra cosa lungo il Fiume.

Lo stesso Burton era stanco di quell’eterno viaggiare sulla minuscola imbarcazione. Desiderava trovare un’area ospitale in cui fare tappa per riposare e poter muovere di nuovo le gambe sulla terraferma, riprendendo il viaggio quando gliene fosse venuta la voglia. Ma gli sarebbe piaciuto fare tutto ciò avendo Alice come compagna.

— Se un uomo si siede, si siede anche la sua buona stella — mormorò. Avrebbe dovuto darsi da fare con Alice: troppo a lungo si era comportato da gentiluomo. L’aveva corteggiata, sarebbe andato allo scopo. Quando era un giovanotto era stato un amante focoso; poi, una volta sposato, si era abituato a poco a poco a passare dal ruolo di amante a quello di amato. E ora in lui persistevano le vecchie abitudini, i vecchi circuiti nervosi. Era un vecchio in un corpo nuovo.

Lo Hadji affrontò il canale scuro e ribollente. D’ambo i lati si ergevano le pareti di roccia nero-bluastra; l’imbarcazione infilò una curva, e il vasto lago retrostante scomparve. Tutti si davano da fare, balzando per afferrare le vele mentre Burton conduceva lo Hadji a zig-zag lungo il tratto largo quattrocento metri, e la corrente sollevava alte ondate. L’imbarcazione beccheggiava con violenza, sbandando ogni volta che la rotta veniva cambiata di colpo. Spesso si accostava a poche braccia dalle pareti del canale, dove le onde si abbattevano sulla roccia. Ma Burton aveva governato così a lungo l’imbarcazione che ne era divenuto una parte viva, e così a lungo la ciurma l’aveva assistito che poteva prevedere i suoi ordini, benché non li eseguisse prima che fossero lanciati.

Il passaggio richiese circa trenta minuti. Alcuni rimasero in ansia, e senza dubbio Frigate e Ruach erano preoccupati: ma tutti furono rianimati dall’evento. Per un po’, almeno, la noia e la tetraggine se n’erano andate.

Lo Hadji, con sollievo generale, sbucò in un altro lago. Era largo un sei chilometri, e verso nord si stendeva fin dove la vista poteva giungere. Le montagne si allontanavano di colpo, e le pianure su entrambe le rive riacquistavano la solita ampiezza.

Si vedeva una cinquantina di imbarcazioni, dalla canoa scavata in un tronco di pino al battello di bambù dotato di due alberi. La maggior parte sembrava occupata nella pesca. Sulla riva sinistra, a un chilometro di distanza, c’era una delle onnipresenti pietre-fungo, e sulla spiaggia si scorgevano delie sagome scure. Dietro di queste, sulla pianura e sulle colline, si trovavano delle capanne costruite nel solito stile, che Frigate chiamava «neopolinesiano» o talvolta «rivierasco dell’Aldilà».

Sulla destra, a ottocento metri circa dallo sbocco del canyon, c’era un grande fortino costruito con tronchi d’albero. Davanti ad esso stavano dieci robusti moli, anch’essi di tronchi, ai quali erano attraccate numerose imbarcazioni grandi e piccole. Pochi minuti dopo l’apparizione dello Hadji si udirono rullare dei tamburi. Forse erano dei tronchi cavi, o forse dei veri tamburi ricoperti con pelle di pesce o pelle umana. Davanti al fortino era già radunata una folla, ma altra gente continuava a uscire da quello e da una serie di capanne retrostanti: poi prese ad ammucchiarsi nelle imbarcazioni e salpò.

Le sagome scure sull’argine destro stavano mettendo in acqua canoe e battelli a un albero.

Sembrava che entrambe le rive fossero impegnate in una gara di arrembaggio.

Burton faceva compiere allo Hadji un percorso a zig-zag, passando e ripassando in mezzo alle altre imbarcazioni. Gli uomini della riva destra erano più vicini: erano bianchi e ben armati, ma non facevano alcun tentativo di usare gli archi. Un uomo, eretto sulla prua di una canoa da guerra spinta da trenta rematori, gridò loro, in tedesco, di arrendersi.

— Non vi sarà fatto del male!

— Abbiamo intenzioni pacifiche — urlò di rimando Frigate.

— Lo sa benissimo! — esclamò Burton. — È evidente che non vogliamo attaccarli, pochi come siamo!

Ora i tamburi rullavano su entrambe le rive del Fiume. Sembrava che le sponde del lago formicolassero di tamburi: e certamente formicolavano di uomini, e armati. Altre imbarcazioni stavano scendendo in acqua per intercettare lo Hadji. A poppa, quelle salpate per prime lo inseguivano ancora, ma rimanevano sempre più indietro.

Burton esitò. Doveva invertire la rotta, riattraversare il canale, e ripassarlo di notte? Sarebbe stata un’operazione rischiosa, perché le pareti alte seimila metri avrebbero schermato la luce delle splendenti stelle e dei brillanti ammassi di gas. Sarebbero stati quasi ciechi.

Inoltre lo Hadji, almeno per il momento, sembrava più veloce delle imbarcazioni nemiche. Lontano lontano, a pruavia, delle alte vele si dirigevano rapide verso lo Hadji. Per ora erano spinte dal vento e dalla corrente: ma se Burton fosse riuscito a passare in mezzo a loro, forse queste non avrebbero potuto poi invertire la rotta e raggiungerli.

Tutte le imbarcazioni scorte fino a quel momento erano cariche di uomini, il che faceva rallentare la loro velocità. Neanche un battello delle dimensioni dello Hadji poteva competere con questo se fosse stato pieno di guerrieri.

Burton decise di continuare a procedere.

Dieci minuti dopo, mentre lo Hadji navigava di bolina, un’altra grande canoa da guerra gli tagliò la strada. Aveva sedici rematori su ogni fiancata, e a prua e a poppa c’era un piccolo ponte. Su ciascuno di questi stavano due uomini, accanto a una catapulta collocata su una piattaforma di legno. I due uomini di prua collocarono nella cucchiaia della catapulta un oggetto rotondo che emetteva fumo. Uno di essi liberò il nottolino d’arresto, e il braccio della macchina si abbatté sulla trave di fermo. La canoa vibrò tutta, e la ritmica cantilena dei rematori tacque per un attimo. L’oggetto fumante s’innalzò ad arco giungendo a sei metri di distanza dallo Hadji e a tre dall’acqua. Poi esplose con forte rumore producendo una nube di fumo nero, rapidamente dispersa dalla brezza.

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