L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
Baldanders, che pareva aver seguito solo la prima parte del discorso, disse: — Comunque non è completamente distrutta. I muri sono di pietra, molto robusti, e si è salvata anche qualche cantina.
— Esatto. Noi intendiamo restaurare la nostra cara e vecchia casa. Ma cerca di capirci… abbiamo già percorso metà strada del ritorno e il capitale che abbiamo messo da parte non basta ancora. Io propongo…
La cameriera, una giovane magra e dai capelli spioventi, portò una ciotola di crema ai cereali per Baldanders, pane e frutta per me e un pasticcio per il dottor Talos. — Che carina! — esclamò quest'ultimo.
La ragazza gli sorrise.
— Ti puoi sedere con noi? Per ora siamo gli unici clienti.
Lei gettò uno sguardo verso la cucina, alzò le spalle e avvicinò una sedia.
— Forse gradiresti un pezzetto di questo… sarò troppo impegnato a parlare per poter ingoiare un cibo tanto secco. E potrai avere anche un sorso di mocha, se non ti dà fastidio bere dopo di me.
— Forse stai pensando che così facendo avrai da mangiare gratis, ma sbagli — disse la ragazza. — Ci farà pagare tutto a prezzo pieno.
— Ah, allora non sei la figlia del padrone? Avevo paura che lo fossi. O la moglie. Come ha potuto lasciar sbocciare un simile fiore senza coglierlo?
— Lavoro qui solo da un mese e il mio unico stipendio sono le mance. Pensa a voi tre, per esempio. Se non mi lascerete la mancia, vi avrò servito gratis.
— Davvero! Davvero! Ma cosa mi dici di questo? Se noi cercassimo di farti un regalo sontuoso e tu lo rifiutassi? — Il dottor Talos si allungò verso di lei e a me venne da pensare che non solo il suo volto assomigliava a quello di una volpe, paragone anche troppo spontaneo a causa delle ispide sopracciglia rosse e del naso aguzzo, ma in particolare assomigliava a una volpe impagliata. Ho saputo da coloro che si guadagnano da vivere scavando, che non esiste terreno che non contenga resti del passato. Dovunque la vanga rivolti la terra, si trovano pavimenti rotti e metallo corroso. E gli studiosi affermano che la sabbia chiamata policroma dagli artisti non è altro che vetro del passato, ridotto in polvere dagli eoni passati nel mare rombante. Perciò, se veramente sotto i nostri piedi si trovano strati di realtà, in uno dei più profondi la faccia del dottor Talos era una maschera di volpe appesa a una parete. E mi stupivo nel vederla voltarsi verso la donna con un'apparenza sorprendente e realistica di vivacità. — Allora, lo rifiuteresti? — domandò nuovamente. Io mi scossi come se avessi dormito.
— Cosa intendi dire? — chiese la donna. — Uno di voi è un carnefice. Stai forse parlando del dono della morte? L'Autarca, i cui pori luccicano più delle stelle, protegge la vita dei suoi sudditi.
— Il dono della morte? Oh, no! — Il dottor Talos scoppiò a ridere. — Quello te lo porti dietro per tutta la vita. E anche lui. Non possiamo regalarti una cosa che già ti appartiene. Il dono che ti sto offrendo è la bellezza, e la fama e la ricchezza che ne conseguono.
— Se state cercando di vendermi qualcosa, sappiate che non ho denaro.
— Vendere? Niente affatto! Anzi, ti offriamo un nuovo lavoro. Io sono un taumaturgo e questi ottimati sono attori. Non hai mai desiderato di salire su un palcoscenico?
— Mi sembrava che foste strani, voi tre.
— Abbiamo bisogno di un'ingenua. Se ti va, il posto è tuo. Ma devi venire via con noi… non abbiamo tempo da perdere e non ripasseremo di qui.
— Diventare attrice non mi renderà bella.
— Invece sì, perché abbiamo bisogno di te come attrice. È uno dei miei poteri. — Il dottor Talos si alzò in piedi. — Adesso o mai più. Verrai?
La cameriera si alzò a sua volta, continuando a guardarlo in volto. — Devo andare in camera mia…
— Cosa possiedi che non sia indegno di te? Dovrò insegnarti la parte e il fascino necessario in un solo giorno. Non posso aspettare.
— Dammi i soldi per pagare le colazioni e dirò al padrone che me ne vado.
— Stupidaggini! Dal momento che fai parte della nostra compagnia, devi contribuire ai fondi per i tuoi costumi. Per non dire che ti sei mangiata tutto il mio pasticcio. Paga tu.
La ragazza ebbe un istante di esitazione, ma Baldanders la rassicurò: — Ti puoi fidare di lui. Il dottore ha un modo tutto suo di guardare il mondo, ma mente molto meno di quanto credano gli altri.
Quella voce lenta e profonda parve rassicurarla. — E va bene — disse. — Pagherò.
Pochi minuti dopo, noi quattro eravamo già lontani da quella strada e oltrepassavamo negozi ancora chiusi. A un certo punto il dottor Talos annunciò: — Adesso, miei cari amici, ci dobbiamo separare. Io mi dedicherò a perfezionare questa silfide. Tu, Baldanders, andrai a recuperare le nostre scene e le altre cose alla locanda… credo che non troverai difficoltà. Severian, penso che ci esibiremo alla Croce di Ctesiphon. Sai dove si trova?
Annuii, sebbene non ne avessi la minima idea. La verità era che non intendevo affatto unirmi a loro.
Mentre il dottor Talos si allontanava, seguito dalla trotterellante cameriera, rimasi da solo con Baldanders sulla strada deserta. Ansioso di liberarmi anche di lui, gli domandai dove intendesse andare. Parlare con lui era come rivolgersi a un monumento più che a un uomo.
— In riva al fiume c'è un parco nel quale durante il giorno si può dormire. Starò là fino a quando sarà quasi buio, poi andrò a recuperare la nostra roba.
— Io però non ho sonno. Credo che darò un'occhiata alla città.
— Allora ci vedremo alla Croce di Ctesiphon.
Non so il motivo, ma compresi che aveva intuito il mio proposito. — Sì — risposi, — certamente.
I suoi occhi erano ottusi quanto quelli di un bue mentre si volse per incamminarsi a passi lunghi e pesanti verso il Gyoll. Dal momento che il parco di Baldanders si trovava a est e che il dottor Talos aveva portato la cameriera a ovest, decisi di prendere la strada verso nord e di continuare il viaggio verso Thrax, la Città delle Camere senza Finestre.
Nessus, la Città Imperitura, nella quale avevo trascorso tutta la mia vita pur avendola girata tanto poco, si allargava intorno a me. Mi avviai per un ampio viale lastricato senza domandarmi se si trattasse della strada principale o di una secondaria. Ai lati c'erano marciapiedi sopraelevati per i pedoni, e un terzo al centro serviva da spartitraffico.
A destra e a sinistra le case sembravano spuntare dal terreno come cereali troppo ravvicinati e lottavano per farsi posto. E che case! Non erano ampie e vecchie come la Grande Fortezza e nessuna, credo, aveva muri metallici spessi cinque passi come la nostra torre. Tuttavia la Cittadella non aveva nulla che si potesse paragonare a quegli edifici, per colore e originalità di concezione, per novità e fantasia, nonostante fossero tanto addossati l'uno all'altro. Come succede spesso in città, i piani inferiori erano occupati dalle botteghe, anche se originariamente non dovevano essere stati negozi ma sedi di corporazioni, basiliche, arene, conservatori, tesorerie… e mille gusti contrastanti. Abbondavano le torrette e i minareti, le lanterne, le cupole e le rotonde; gradinate ripide come scale a pioli si arrampicavano lungo i muri impervi e i balconi abbracciavano le facciate e le proteggevano nell'intimità dei cedri e dei melograni.