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La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]

Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:

Ormai non ci sono dubbi: sotto le spoglie umane di John O’Ryan si nasconde una figura mitica, il leggendario cacciatore Orion. A crearlo è stato l’essere di un lontanissimo futuro che ha scelto di farsi chiamare Ormazd, e che con il suo aiuto intende condurre nel tempo e nello spazio una guerra spietata contro il più acerrimo nemico dell’umanità, Ahriman. Il primo scontro (in Orion, Urania 1038) sembra essersi concluso vittoriosamente, ma in realtà l’intervento di Orion ha causato una frattura nel continuum spazio-temporale, concedendo ad Ahriman e ai suoi neandertaliani un cosmo tutto per loro. Ormazd non ha affatto gradito la cosa e ha deciso di punire Orion strappandogli ciò che ha di più caro, per costringere il cacciatore a riprendere la sua battuta. Questa volta lo scenario-sarà il passato e la posta in gioco il salvataggio di Troia… perché Ormazd è deciso a cambiare addirittura la trama del tempo pur di distruggere definitivamente il suo nemico.
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— Ti distruggerò! — disse infuriato.

Io lo guardai con calma. Con mia stessa sorpresa, mi sentivo stranamente sereno dentro di me. Nemmeno una traccia di paura.

— Tu puoi distruggermi, certamente — dissi. — Ma io ho scoperto qualcosa su di voi, che vi autodefinite dèi e dee. Non potete distruggere tutte le vostre creature. Potete influenzarci, manipolarci, ma non potete distruggerci tutti. Ci avrete anche creato, ma ora noi esistiamo e agiamo per conto nostro. Siamo al di là del vostro controllo; non totalmente, lo so, ma abbiamo molta più libertà d’azione di quanto a voi piaccia ammettere.

Zeus disse piano, con una voce simile al brontolio che annuncia un tuono lontano: — Attento, Orion. Stai provocando una collera terribile.

— I vostri poteri sono limitati — insistetti. E improvvisamente capii perché. — Voi non potete distruggerci! Sareste distrutti voi stessi! Voi esisterete finché esisteranno le vostre creature. I nostri destini sono legati attraverso il tempo.

Una delle dee, un sorriso crudele sulle belle labbra, fece un passo verso di me. — Ti lodi troppo, creatura arrogante. Tu puoi essere distrutto, completamente, e molto dolorosamente, anche.

Il Radioso fu d’accordo. — Non occorre distruggervi tutti. Colpire semplicemente una città, con la peste o con un terremoto devastante, di solito è sufficiente a ottenere quello che vogliamo da voi piccoli, miseri vermi.

La dea mi faceva pensare a Era, la moglie di Zeus, secondo gli Achei: bella, astuta, inflessibile e implacabile come nemica.

— Personalmente, io favorisco gli Achei — disse, facendomi passare un’unghia lungo il torace nudo, con forza sufficiente a far uscire il sangue. — Ma se dobbiamo aspettarci la tua vanitosa interferenza, cambierò idea e mi metterò d’accordo con il nostro Apollo, qui.

Il Radioso le prese la mano e la baciò. — Vedi, Orion — mi disse — hai a che fare con forze che vanno molto al di là della tua portata. Forse sarebbe meglio se ti eliminassi adesso, una volta per tutte.

— Come hai eliminato quella di nome Atena? — ringhiai.

— Ancora insolenza!

— Distruggilo subito e facciamola finita — disse uno degli altri maschi.

Il Radioso annuì, con un mezzo sorriso riluttante sulle labbra. — Ho paura che tu sia vissuto più a lungo della tua utilità, Orion.

— Lasciatelo in pace.

Queste parole, pronunciate in un sussurro sibilante, stridente, congelarono tutte le divinità che mi si stringevano attorno.

Si spostarono di lato per fare spazio a una figura massiccia e corpulenta che avanzò lentamente verso di me. Era come se avessero paura di toccarlo, paura di essere fatti a pezzi dalle sue braccia potenti se solo lui le avesse allungate. Aveva le spalle arrotondate, ma larghe, e guizzanti di muscoli. Il suo corpo era pesante, e massiccio, le gambe più corte di quanto mi sarei aspettato, ma ugualmente nerborute e potenti. Il viso era largo, con occhi ardenti sotto le folte sopracciglia.

Diversamente dagli altri, vestiti di splendide tuniche, indossava una casacca di pelle nera e un gonnellino verde foresta lungo sino al ginocchio. Aveva un colorito grigiastro e i capelli neri pettinati all’indietro. Benché fosse leggermente curvo, incombeva su di me come su tutti gli altri.

Mi venne direttamente incontro, brillando come un vulcano che ribolle senza fiamme.

— Ti ricordi di me? — La sua voce era un aspro sussurro affaticato.

— Ahriman — dissi, intimorito dalla sua presenza.

Lui chiuse gli occhi per un momento. Poi: — Siamo stati nemici per molto, molto tempo, Orion. Te ne ricordi?

Io guardai in fondo a quegli occhi rossi brucianti e vidi il dolore e l’odio di una caccia che si protraeva da cinquemila anni. Vidi una battaglia nella neve e nel ghiaccio di un’era remota, e una lotta tra noi in altri luoghi, in altri tempi.

— È… tutto confuso — gli risposi.

— Torna nel tuo mondo, Orion — disse Ahriman. — Una volta mi hai reso un buon servizio, ed ora io ripago il debito. Torna nel tuo mondo, e non mettere ulteriormente alla prova il tuo destino.

— Tornerò nel mio mondo — dissi. — E aiuterò gli Achei a conquistare Troia.

Gli dèi e le dee rimasero in silenzio, anche se potevo percepire l’ira che irradiava dal Radioso.

18

Mi svegliai alle prime luci del giorno, quando uno dei galli dell’accampamento alzò il suo rauco grido nel mattino. Mentre mi infilavo la tunica di lino grigio, notai la sottile linea di un taglio che mi faceva colare il sangue sul petto. Feci in modo di chiudere i miei capillari e il sangue si fermò.

“Dunque il corpo fisico viene trasportato davvero nell’altro mondo” dissi a me stesso. “Non è solo un gioco d’immaginazione, una proiezione delle funzioni mentali. Anche il corpo si muove da un universo all’altro.”

Lukka e i suoi uomini si stavano già dirigendo verso il fiume per abbattere gli alberi con cui costruire la nostra torre da assedio. Gli parlai brevemente prima che se andasse, poi andai da Ulisse, sulla sua nave, per sapere cos’era stato deciso nella riunione del Consiglio.

I Troiani avevano mandato una delegazione a chiedere la restituzione del corpo straziato di Ettore. Pur cercando di mantenere segreta la morte di Achille, gli Achei non riuscirono a evitare che gli emissari Troiani ne venissero a conoscenza: se ne parlava in tutto l’accampamento. Il Consiglio si incontrò con la delegazione troiana, e dopo qualche discussione acconsentì a restituire il corpo di Ettore, suggerendo inoltre una tregua di due giorni durante i quali entrambe le parti avrebbero opportunamente onorato i loro morti.

Una volta che i Troiani se ne furono andati con il cadavere del loro principe, Agamennone parlò al Consiglio della torre da assedio. Venne deciso di sfruttare il periodo della tregua per costruire la macchina in segreto.

Io passai quei due giorni con i soldati hatti, sulla sponda opposta del fiume Scamandro, nascosti alla vista dei Troiani dal groviglio di alberi e arbusti che cresceva lungo la riva. Ulisse, che capiva il valore dell’esplorazione e della raccolta di informazioni più di tutti gli Achei, appostò un gruppo dei suoi uomini migliori lungo la riva del fiume, per evitare che qualunque Troiano si avvicinasse. Speravo che il nostro martellare e segare, che senz’altro i nemici potevano sentire in determinate condizioni di vento, fosse scambiato per un normale lavoro di cantiere.

Per quel lavoraccio arruolammo con la forza dozzine di schiavi e di thetes. Lukka era un ingegnere nato, e dirigeva la costruzione con severa efficienza. La torre prese forma rapidamente, e la sera dell’ultimo giorno di tregua, Agamennone, Nestore e gli altri capi militari attraversarono il fiume per ispezionarla.

L’avevamo costruita orizzontalmente, adagiata sul terreno, in parte perché era più facile farla in quel modo ma soprattutto per tenerla nascosta dietro la vegetazione. Una volta calato il buio, gli schiavi e i thetes erano pronti a tirare le funi che l’avrebbero rizzata.

Agamennone l’osservò attentamente. — Non è alta come le mura della città — si lamentò.

Mentre Lukka e i suoi uomini la costruivano, io avevo programmato come usarla al meglio. Avevamo il tempo per farne solo una, se dovevamo attaccare alla fine della tregua. Quindi dovevamo colpire dove ci sarebbe convenuto di più.

— È alta abbastanza, o re mio signore — dissi — per arrivare alla cima del muro occidentale. Quello è il punto più debole. Anche i Troiani ammettono che quella parte delle loro mura non è stata costruita da Apollo e Poseidone.

Nestore scosse la barba bianca. — Una saggia scelta, giovanotto. Mai sfidare gli dèi, porterebbe solo dolore. Anche se all’inizio sembri avere successo, gli dèi ti faranno presto cadere a causa della tua superbia. Guarda il povero Achille, così pieno di orgoglio: una banale ferita da freccia è stata la sua rovina.

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