La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Anna Maria Cossiga
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La vendetta di Orion [Vengeance of Orion - it]». Краткое содержание книги:
— Il sangue è vero — commentai.
— Sì, lo so. Ma non prenderanno mai una città fortificata assalendo porte protette.
Dovetti dargli ragione.
— Ci sono abbastanza alberi adatti dall’altra parte del fiume per costruire sei torri d’assedio, forse di più — disse Lukka.
— Comincia a costruirne una. Una volta che il Sommo Re avrà visto che è possibile, sono sicuro che capirà.
— Farò cominciare gli uomini alla prima luce.
— Perfetto.
— Dormi bene, signore.
Quasi risi amaramente. Dormi bene, certo. Ma mi controllai abbastanza per rispondere: — E dormi bene anche tu, Lukka.
Polete tornò poco dopo, il viso solenne nella luce morente del nostro fuoco, i grigi occhi tristi.
— Quali sone le notizie? — chiesi mentre crollava a terra ai miei piedi.
— Il signore Achille è finito come guerriero — rispose Polete. — La freccia ha tagliato il tendine del suo tallone. Non potrà più camminare senza una gruccia.
Involontariamente, le mie labbra si contrassero.
Polete prese il vino, esitò, e mi lanciò uno sguardo interrogativo. Io annuii. Se ne versò una porzione abbondante e la bevve d’un fiato.
— Achille è mutilato — dissi. Asciugandosi la bocca con il dorso della mano, il vecchio sospirò. — Be’, potrà vivere una lunga vita a Ftia. Quando suo padre sarà morto, lui diventerà re, e probabilmente governerà su tutta la Tessaglia. Non è poi così male, penso.
Io annuii, d’accordo, ma mi chiesi come Achille avrebbe preso la prospettiva di una lunga vita da storpio. Come una risposta ai miei pensieri, un gemito straziante si levò dall’accampamento occupato dai Mirmidoni. Io saltai in piedi. Polete si alzò più lentamente.
— Il signore Achille! — ululò una voce. — Il signore Achille è morto!
Io guardai Polete.
— Veleno sulla punta della freccia? — domandò lui.
Io gettai a terra la tazza di vino e mi diressi verso il campo del principe. Tutto l’accampamento sembrava affrettarsi nella stessa direzione. Vidi l’ampia schiena di Ulisse, e il gigantesco Aiace superare tutti con le sue lunghe gambe.
Guardie mirmidoni con la lancia in mano tennero indietro la folla dal loro settore, permettendo il passaggio solo ai nobili. Io mi affiancai a Ulisse e superai il blocco insieme a lui. Menelao, Diomede, Nestore e quasi tutti i capi achei si stavano riunendo davanti all’alloggio di Achille.
Tutti, tranne Agamennone.
Entrammo, oltrepassando soldati piangenti e donne che si strappavano i capelli e si graffiavano il viso mentre gridavano le loro lamentazioni.
Il letto di Achille, appoggiato su una bassa piattaforma all’estremità della baracca, era diventato un feretro. Il giovane guerriero vi giaceva sopra, la gamba sinistra avvolta in bende intrise di olio, la daga ancora stretta nella mano destra, un taglio slabbrato che andava da sotto l’orecchio sinistro sino a metà trachea, ancora gocciolante di sangue rosso e luccicante.
I suoi occhi fissavano ciechi le assi del soffitto. La sua bocca era aperta in quello che avrebbe potuto essere un ultimo sorriso come una smorfia di dolore.
Ulisse si voltò verso di me. — Comanda ai tuoi uomini di cominciare a costruire la torre d’assedio.
Io annuii.
17
Ulisse e gli altri capi si diressero verso la baracca di Agamennone per tenere consiglio di guerra. Io tornai alla mia tenda. L’accampamento era in subbuglio per la notizia: Achille morto per sua stessa mano. No, era una freccia avvelenata. No, era stata una spia troiana. No, il dio Apollo l’aveva ucciso personalmente per vendicare la morte di Ettore e la profanazione del suo cadavere.
Il dio Apollo.
Io scivolai nella mia tenda e mi sdraiai sul pagliericcio. Intrecciando le dita dietro la testa, pensai che per una volta volevo dormire, volevo andare in quell’altra esistenza e incontrare di nuovo i Creatori. Avevo cose da dire, domande da fare, risposte da esigere.
Ma come potevo passare nella loro dimensione? Il Radioso mi aveva portato da loro. Non potevo farlo da solo.
O sì? Chiudendo gli occhi, rivolsi di nuovo i miei pensieri ai “sogni” che avevo già avuto. Li rallentai al massimo, nella mia mente, dilatando ogni secondo ad un’ora, scrutando sempre più in profondità ogni quadro finché riuscii quasi a visualizzare gli atomi di ogni corpo e a vederli scintillare e brillare nella loro eterna danza di energia.
Uno schema. Cercavo uno schema. Doveva esserci una qualche catena di energie, un qualche allineamento di particelle che formavano un passaggio tra un mondo e un altro. “Sono collegati” mi dicevo “una parte di quello che il Radioso chiama continuum. Dov’è il legame? Come funziona il passaggio?”
Fuori dalla mia piccola tenda, lo sapevo, gli insetti ronzavano e le stelle accendevano le loro sfere. La luna si alzava e saliva nel cielo notturno. La mezzanotte arrivò e se ne andò. Ma io continuavo a giacere lì, in trance, con gli occhi chiusi, a smembrare il momento in cui il Radioso mi aveva fatto passare attraverso la porta che collegava il suo mondo con il mio.
Vidi uno schema. Io avevo risposto ogni volta che il Radioso mi aveva convocato davanti a lui, e vidi lo stesso schema di energie che si disponevano in atomi attorno a me. Visualizzai lo schema, lo congelai nella mia memoria, e poi versai ogni grammo di energia mentale che avevo in quell’immagine. Avvertivo il sudore colarmi sulla fronte, il petto, le braccia, le gambe. Ma continuai a concentrarmi finché non sentii il cervello in fiamme.
Una ventata di freddo passò attraverso di me e poi, improvvisamente come un luce che si accende, sentii un dolce calore che mi riscaldava.
Aprii gli occhi e vidi me stesso al centro di un circolo formato dagli esseri superiori, che avevo già incontrato. Ma questa volta ero al loro livello, in mezzo a loro. E loro sembravano sbalorditi.
— Come osi!
— Chi ti ha convocato?
Io sogghignai alla loro sorpresa. Erano davvero splendidi, con vesti di stoffe ricche e luccicanti. Io non avevo niente addosso se non il mio gonnellino di pelle, mi accorsi.
— L’insolenza di questa creatura! — disse una delle donne.
Scrutai i loro visi in cerca del Radioso. Lui si fece largo tra due uomini e mi si mise di fronte.
— Come sei arrivato qui? — domandò.
— Tu mi hai mostrato la strada.
L’ira brillò nei suoi occhi spruzzati d’oro. Ma l’uomo più anziano con la barba a cui io pensavo come a Zeus fece un passo avanti per mettermisi vicino.
— Dimostri notevoli abilità, Orion — mi disse. Poi, rivolgendosi al Radioso: — Dovremmo congratularci con te per averlo creato così dotato.
Pensai di vedere una traccia di sorriso ironico sul viso barbuto di Zeus. Il Radioso chinò leggermente la testa in segno di ringraziamento.
— Molto bene, Orion — disse — così hai trovato la strada per venire qui. A quale scopo? Cosa vuoi?
— Voglio sapere se hai deciso di far vincere a Troia questa guerra o no.
Si guardarono l’un l’altro senza rispondere.
— Non è cosa che ti riguardi — disse il Radioso.
Io guardai gli altri volti, così perfettamente belli, così incapaci di nascondere le loro sensazioni.
— Da questo — ripresi — devo desumere che state ancora discutendo tra voi su quale dovrebbe essere il risultato. Bene! Gli Achei attaccheranno Troia di nuovo. E questa volta la prenderanno e la bruceranno sino alle fondamenta.
— Impossibile! — disse brusco il Radioso. — Io non lo permetterò.
— Pensi di aver eliminato ogni possibilità degli Achei, uccidendo Achille. Bene, ti sbagli. Noi vinceremo. E nel prossimo attacco.