Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
— E sei riuscito a fondare quella società e a conservare la mia tomba? — chiese Burton.
Ormai si era abituato all’idea di esser morto, ma parlare con uno che aveva visto la sua tomba gli fece venire per un attimo la pelle d’oca.
Frigate sospirò profondamente. — No — rispose in tono di scusa. — Quando riuscii ad essere in grado di farlo provai un senso di colpa all’idea di spendere tempo e denaro per i morti. Il mondo si trovava in grossi pasticci, ed erano i vivi ad aver bisogno di ogni assistenza. Inquinamento, povertà, oppressione, e così via: queste erano le cose importanti.
— E quella monumentale biografia definitiva?
Frigate parlò ancora in tono di scusa. — La prima volta che lessi di te pensai che ero l’unico a interessarmene, o addirittura a sapere della tua esistenza. Ma negli anni sessanta ci fu un risveglio di interessi nei tuoi riguardi. Molti libri vennero scritti su di te, e perfino uno su tua moglie.
— Isabella? Qualcuno scrisse un libro su di lei? Chi?
Frigate ridacchiò. — Era una donna abbastanza interessante. Una grande seccatrice, devo riconoscere, e penosamente superstiziosa e schizofrenica e mitomane. Ben pochi le perdoneranno d’aver bruciato i tuoi manoscritti e i tuoi diari…
— Cosa? — ruggì Burton. — Bruciato…?
Frigate annuì. — Il tuo medico, Grenfell Baker, parlò di «crudele olocausto seguito a una morte compianta». Isabella bruciò la tua traduzione del Giardino profumato, affermando che non avresti mai voluto pubblicarlo se non per ricavarne del denaro: e naturalmente non ne avevi più bisogno perché eri morto.
Questa fu una delle pochissime circostanze in cui Burton rimase senza parole. Frigate lo guardò con la coda dell’occhio e sogghignò. Sembrava divertirsi al dolore di Burton.
— Bruciare il Giardino profumato non era così grave, benché lo fosse abbastanza. Ma non le perdonai mai di aver bruciato i due gruppi dei tuoi diari: quelli privati, ai quali presumibilmente avevi confidato i pensieri più riposti e gli odii più profondi, e quelli pubblici, col quotidiano resoconto degli avvenimenti. E anche molti altri non glielo perdonarono. Fu una grande perdita: solo un tuo taccuino si salvò, uno dei più piccoli, ma andò distrutto durante il bombardamento di Londra nella Seconda guerra mondiale.
Frigate fece una pausa, poi chiese: — È vero che ti sei convertito alla fede cattolica sul letto di morte, come asseriva tua moglie?
— Può darsi — rispose Burton. — Isabella mi aveva esortato per anni alla conversione, benché non osasse insistere troppo. Può darsi che alla fine, quando ero così malato, le abbia detto che accondiscendevo, giusto per farla felice. Era così addolorata, angosciata, impaurita, al pensiero che la mia anima avrebbe dovuto bruciare all’inferno…
— Allora l’amavi? — disse Frigate.
— Avrei fatto lo stesso per un cane — rispose Burton.
— Malgrado tutta la tua rude schiettezza talvolta riesci ad essere molto ambiguo.
Questa conversazione aveva avuto luogo circa due mesi dopo il Primo Giorno dell’anno 1 d.R. Il risultato era stato abbastanza simile a quello che il Dottor Johnson avrebbe provato incontrando un altro Boswell.
Poi era seguita la seconda fase della loro singolare relazione. Frigate era divenuto più riservato, ma, al tempo stesso, più insopportabile. L’americano aveva sempre evitato di commentare gli atteggiamenti di Burton, senza dubbio perché non voleva irritarlo. Frigate era del tutto consapevole degli sforzi che compiva per non irritare nessuno. Ma anche il suo subconscio compiva degli sforzi, opposti ai primi. L’ostilità di Frigate si manifestava con sottili allusioni, talvolta però non troppo sottili. A Burton questo non piaceva: egli era schietto, e non aveva alcuna paura di irritare gli altri. Forse, come gli faceva notare Frigate, andava troppo in cerca di violente discussioni.
Una sera, mentre tutti erano seduti intorno al fuoco sotto una pietra-fungo, Frigate si era messo a parlare di Karachi. Ai tempi di Burton questo villaggio (divenuto più tardi la capitale del Pakistan, la nazione creata nel 1947) aveva solo duemila abitanti. Nel 1970 la sua popolazione era prossima ai due milioni. Passando ad un argomento lievemente diverso, Frigate chiese dei particolari sul rapporto che Burton aveva steso, per conto del suo generale Sir Robert Napier, sui bordelli maschili di Karachi. Il rapporto avrebbe dovuto essere conservato negli archivi segreti dell’Esercito dell’India «orientale, ma era stato trovato da uno dei molti nemici di Burton. Nessuno aveva alluso pubblicamente ad esso, ma era divenuto un’arma contro Burton per tutta la sua vita. Burton si era camuffato da indigeno per entrare nella casa ed effettuare osservazioni che non sarebbero mai state consentite a un europeo. Era orgoglioso del fatto che non l’avessero scoperto: aveva accettato quell’incarico ripugnante perché era l’unico ad esserne all’altezza, e perché il suo capo, Napier, gliel’aveva chiesto.
Burton aveva risposto in maniera un po’ sgarbata alle domande di Frigate. Quel giorno Alice l’aveva mandato in collera fin dal primo mattino (sembrava che la cosa le riuscisse con sempre maggior facilità) ed egli stava pensando al modo di farla arrabbiare. Approfittò dell’opportunità offertagli da Frigate, e si lanciò in un disinvolto resoconto di quello che avveniva nei bordelli di Karachi. Alla fine Ruach si alzò, allontanandosi. Frigate sembrava che si sentisse male, ma rimase. Wilfreda si rotolava per terra dalle risate. Kazz e Monat avevano un’espressione ebete. Gwenafra stava dormendo sullo Hadji, cosicché Burton non fu costretto a trattenersi per riguardo verso la bambina. Loghu sembrava affascinata, ma anche un pochino disgustata.
Alice, il maggior bersaglio di Burton, divenne prima pallida e poi rossa. Alla fine si alzò esclamando: — Prima d’ora, signor Burton, l’avevo ritenuta un uomo davvero volgare. Ma vantarsi di questo… di questo… Lei è assolutamente spregevole, degenerato, disgustoso. Non che io creda una sola parola di quanto lei ha detto. Non posso credere che qualcuno si comporti come lei assicura di essersi comportato, e poi se ne vanti. È proprio vero che lei è un uomo che ama far sbigottire gli altri senza curarsi dei danni che provoca alla propria reputazione.
Dopo di che scomparve nelle tenebre.
— Una volta o l’altra, forse, mi spiegherai cosa c’è di vero in quello che hai raccontato — disse Frigate. — Anch’io non ci credevo. Ma col passar degli anni apparvero delle nuove prove, e un biografo ti psicanalizzò basandosi sui tuoi scritti e su vari altri documenti.
— E le conclusioni? — chiese Burton in tono beffardo.
— Un’altra volta, Dick — rispose Frigate. — Canaglia d’un Dick! — aggiunse, e anch’egli se ne andò.
Ora, reggendo la barra, osservando i suoi compagni che prendevano il sole, tendendo l’orecchio al sibilo degli scafi gemelli che fendevano l’acqua e allo scricchiolio delle sartie, Burton si chiese cos’avrebbe trovato dall’altra parte del canyon. Non certo la fine del Fiume: probabilmente questo continuava in eterno. Ma forse invece era prossima la fine del gruppo. Troppo a lungo erano rimasti riuniti. Troppi giorni avevano passato sullo stretto ponte con null’altro da fare se non chiacchierare o dare una mano nel governo dell’imbarcazione. Troppo tempo erano stati appiccicati uno all’altro. Perfino Wilfreda era diventata tranquilla e taciturna, né Burton aveva cercato di risvegliarla. Per dirla schiettamente era stanco di lei. Non l’odiava, né le augurava alcun male: ne era soltanto stanco, e il fatto di aver potuto avere Wilfreda e non Alice lo rendeva ancora più stanco di lei.
Lev Ruach lo evitava e cercava di parlargli il meno possibile, mentre invece discuteva sempre di più con Esther sulle proprie abitudini dietetiche e sulle fantasticherie nelle quali si immergeva.