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Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]

Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:

In una valle sconfinata, lungo le sponde di un fiume immenso, si è radunala tutta l’umanità di tutti i tempi, miliardi di persone che hanno gia vissuto e che si sono risvegliate a una nuova vita in attesa di un destino ignoto. Questi uomini e queste donne continuano pero a conservare la propria mentalità e spesso a ripetere gli stessi errori di un tempo, cercando di dominare gli uni sugli altri. Ma la nuova esperienza può anche costituire una possibilità per raggiungere quegli obiettivi che si sono mancati prima: questa almeno e l’opinione di Francis Burton, il celebre esploratore che trascorse gran parte dei suoi anni in una sfortunata ricerca delle sorgenti del Nilo. Ora per Burton può ricominciare una nuova esaltante avventura…
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Monat era un altro caso di carattere triste, benché talvolta potesse uscire del tutto da tale stato. L’extraterrestre continuava a cercare qualcuno della sua razza, uno dei trenta fra uomini e donne fatti a pezzi dalla plebaglia durante quel linciaggio. Ma sapeva di non avere molte probabilità. Trenta persone mescolate a trentacinque o trentasei miliardi distribuiti sulle rive di un fiume che poteva essere lungo anche dieci milioni di chilometri! Era del tutto improbabile che ne potesse trovare anche una sola. Ma c’era sempre la speranza.

Alice Hargreaves era seduta sulla parte anteriore del castello di prua (Burton ne poteva scorgere solo la cima del capo) e guardava la gente sugli argini tutte le volte che lo Hadji si avvicinava a riva tanto da consentirle di distinguere i singoli volti. Stava cercando suo marito Reginald, e anche i suoi tre figli, e la madre, e il padre, e le sorelle, e i fratelli. Insomma tutti i cari volti dei suoi familiari. Ciò significava che avrebbe abbandonato l’imbarcazione non appena ne avesse ritrovato uno. Burton non aveva fatto alcun commento, ma si sentiva stringere il cuore alla sola idea. Desiderava che Alice se ne andasse e al tempo stesso non lo desiderava. Non vedendosela più intorno avrebbe finito col non pensare più a lei: era inevitabile. Ma egli non desiderava l’inevitabile. Amava Alice come aveva amato quella donna persiana, e perdere anche questa gli avrebbe dato un’analoga sempiterna sofferenza.

Tuttavia non le aveva mai detto una sola parola su quanto provava nei suoi riguardi. Chiacchierava con lei, scherzava, le dimostrava interessamento, irritandosi perché lei non lo ricambiava; e alla fine riusciva a sciogliere un po’ della sua freddezza. O meglio, questo capitava quando era presente qualcun altro: se erano soli, Alice si chiudeva in se stessa.

Alice, dopo quella notte, non aveva più toccato la narcogomma. Burton l’aveva presa una terza volta, e poi si era messo ad accumulare le sue razioni scambiandole con altri generi. L’ultima volta che l’aveva presa, con la speranza di godere un’insolita estasi facendo l’amore con Wilfreda, aveva rivissuto l’orribile episodio che l’aveva angosciato a morte durante la sua spedizione al Lago Tanganica. Nell’incubo c’era Speke, ed egli l’aveva ucciso. Speke in realtà era morto in un «incidente» di caccia che tutti, pur senza dirlo apertamente, avevano ritenuto un suicidio. Speke, tormentato dal rimorso per aver tradito Burton, si era sparato. Ma nell’incubo Burton aveva strangolato Speke allorché questi si era chinato su di lui per chiedergli come stava. Poi, mentre la visione già stava sparendo, aveva baciato le sue labbra morte.

CAPITOLO QUATTORDICESIMO

Certo, Burton aveva sempre saputo di amare Speke al tempo stesso che l’odiava, e di un odio giustificato. Ma la consapevolezza di questo amore era stata fugace e discontinua, e non lo aveva turbato. Durante l’incubo provocato dalla narcogomma, invece, constatando che l’amore costituiva la base profonda del suo odio era rimasto così inorridito che aveva urlato. Si svegliò: Wilfreda lo stava scuotendo, gli chiedeva cos’era accaduto. Wilfreda, sulla Terra, aveva fumato oppio, o l’aveva bevuto nella birra: ma lì, dopo aver provato una volta la narcogomma, aveva avuto paura di prenderla ancora. Il suo terrore proveniva dal fatto che durante l’incubo aveva rivisto una sorellina morire di tubercolosi, e inoltre aveva rivissuto la sua prima esperienza di prostituta.

— È una singolare droga psichedelica — aveva detto Ruach a Burton, spiegandogli il significato del neologismo. — Sembra che abbia l’effetto di ripresentare alla mente, con un aspetto per metà reale e per metà simbolico, degli episodi che abbiano colpito profondamente il soggetto. Non sempre, però. Talvolta funziona come un afrodisiaco. Talvolta, come alcuni hanno detto, fa compiere uno splendido viaggio nel mondo dei sogni. Ma io suppongo che la narcogomma ci venga fornita per scopi terapeutici, se non addirittura catartici. Tocca a noi scoprire il modo in cui farne uso.

— Perché non la prendi più spesso? — aveva chiesto Frigate.

— Per lo stesso motivo per cui alcuni rifiutano di sottoporsi alla psicoterapia, o troncano la cura prima che sia terminata: cioè perché ho paura.

— Be’, anch’io — replicò Frigate. — Ma un giorno o l’altro, quando ci fermeremo in qualche posto per un bel po’, giuro che voglio prenderla tutte le sere, anche se mi dovesse tirar fuori tutti i demoni che ho dentro. Naturalmente adesso è facile dirlo.

Peter Jairus Frigate era nato solo ventotto anni dopo la morte di Burton, e tuttavia tra i due c’era un abisso. I loro punti di vista, su moltissimi argomenti, erano discordanti, e se Frigate fosse stato capace di discussioni violente, queste sarebbero capitate ogni momento. Non certo su questioni di disciplina o su problemi di navigazione, ma sul modo di vedere le cose. Tuttavia, sotto molti aspetti, Frigate era assai simile a Burton, e forse appunto per questo motivo era rimasto così affascinato da Burton quand’era sulla Terra. Nel 1938 Frigate aveva trovato un libro di Fairfax Downey intitolato: Burton, avventuriero delle Mille e una notte. In copertina c’era un ritratto di Burton, all’età di cinquant’anni. Il volto duro, la fronte spaziosa, le arcate sopraorbitali prominenti, le folte sopracciglia nere, il naso diritto e largo, la vasta cicatrice sulla guancia, le spesse labbra sensuali, i folti baffi piegati all’ingiù, la fitta barba a due punte, e l’intero volto essenzialmente meditabondo e aggressivo, avevano indotto Frigate ad acquistare il libro.

— Prima di allora non avevo mai sentito parlare di te, Dick — spiegò Frigate. — Ma lessi il libro e di colpo rimasi affascinato. Erano descritti molti tuoi aspetti oltre all’audacia che aveva caratterizzato la tua vita: l’abilità di spadaccino, la padronanza di numerose lingue, i travestimenti da medico o mercante indigeno e da pellegrino alla Mecca; e il fatto che eri stato il primo europeo a uscire vivo dalla città sacra di Harar, e avevi scoperto il lago Tanganica ed eri stato a un pelo dallo scoprire anche le sorgenti del Nilo, e avevi inventato il termine «percezione extra-sensoriale», ed eri stato uno dei fondatori della Reale Società d’Antropologia, e avevi tradotto le Mille e una notte, e studiato i costumi sessuali dell’Oriente, e così via…

«A parte tutto questo, già di per sé affascinante, mi trovai una particolare affinità con te. Mi recai alla biblioteca pubblica. Peoria era una città piccola, ma c’erano molti libri tuoi e su di te, donati per testamento da tuoi ammiratori, e me li lessi tutti. Poi cominciai la raccolta della prima edizione delle tue opere e di ogni altro libro che parlasse di te. Finii col diventare uno scrittore di romanzi, però avevo in mente un progetto: dare alle stampe una tua biografia, poderosa e definitiva, e viaggiare per tutti i luoghi da te visitati, e prendere fotografie e appunti su questi luoghi, e fondare una società per la raccolta dei fondi necessari alla conservazione della tua tomba…

Era la prima volta che Frigate accennava alla tomba di Burton. Questi trasalì. — Dove? — esclamò. — Ah, sì! A Mortlake, naturalmente! L’avevo dimenticato! Il monumento venne poi costruito in forma di tenda araba, come avevamo stabilito Isabella e io?

— Certo. Ma un nuovo quartiere di periferia aveva inghiottito il cimitero, il monumento era stato rovinato dai vandali, sulla tomba erano cresciute le erbacce, e si parlava di trasferire il cimitero in una regione più remota dell’Inghilterra, benché ormai fosse difficile trovare delle regioni veramente remote.

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