La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
"C’è qualcosa" pensò. "C’è qualcosa di strano…"
Charlie le andò incontro, e Constance esclamò a bassa voce: «Ma certo!»
Come la raggiunse l’abbracciò, e non riuscì a spiegarsi la sensazione di sollievo che lo investì. «Allora?» le domandò.
«Tu che impressione hai avuto?»
«Che stessi osservando ogni mio movimento. Quanto sei riuscita a vedere?»
«È la stessa impressione che hanno avuto tutti durante il gioco, quella di essere spiati in ogni movimento. E non solo durante il gioco. È questa dannata casa» disse, e la indicò con un gesto. «Persino in questo momento ho la sensazione che ci siano centinaia di occhi puntati su di me.»
«Tesoro» la sollecitò pazientemente spingendola verso la cucina «dimmi cos’hai visto.» In cucina era stata lasciata accesa una tenue luce. Charlie trovò l’interruttore e ne accese qualche altra.
«Oh, be’, non molto. Ti ho visto al bar e poi, quando le luci si sono accese, ti ho visto camminare lungo il bordo della piscina e avvicinarti alla porta. Charlie, c’è dell’altro…» T pensieri le si affollavano nella mente, mentre Charlie la faceva sedere al grande tavolo di quercia e si accomodava a pochi centimetri da lei. Charlie non insistette perché lei continuasse, non le chiese nulla, si limitò ad aspettare e a fissarla.
«Ha a che fare con Gary» disse infine Constance a voce bassissima. «Persino adesso che il computer è spento, è come se la casa mi ascoltasse» disse storcendo la bocca in un sorriso che esprimeva tutto il suo disappunto. «Proviamo un irresistibile bisogno di sussurrare, di guardarci attorno per assicurarci che nessuno ci stia spiando o ascoltando. È la casa. Quanto sarà grande? Diecimila metri quadri, forse di più? Inoltre è tutta esposta alla vista, non c’è intimità da nessuna parte. Si ha la sensazione di essere osservati in ogni minuto, come se gli altri potessero vedere ogni cosa che fai. È colpa di tutto quel vetro, della posizione delle camere e di tutta una serie di cose. È un’enorme vasca per i pesci. A livello emozionale Gary era simile a un bambino, quantomeno questo è ciò che continuano a ripeterci. Gary era come un ragazzino pieno di segreti che amava i giochi, le sorprese e i misteri. Disponeva di molto denaro con cui giocare, non poteva resistere alla tentazione di mettere a punto un sistema segreto per spostarsi senza essere visto. Sono certa che è così, Charlie!»
«Le copie cianografiche scomparse» sussurrò. La guardò con un’espressione quasi intimorita. «Credo che tu abbia centrato il problema.»
«Potrebbe non avere nulla a che fare con gli omicidi» disse Constance. «Se ha visto Rich in giro con le copie cianografiche potrebbe aver fatto in modo di nasconderle per custodire il suo segreto finché non fosse stato pronto a rivelarlo.»
Charlie annuì. Stava ricostruendo mentalmente la camera da letto di Gary e il suo ufficio. La sua mappa mentale era molto accurata. Alcune persone definivano straordinaria l’abilità con cui riproduceva in ogni particolare i disegni degli edifici, delle stanze, dei corridoi, delle scale, dei ripostigli, dell’impianto elettrico, ma Charlie sapeva che si trattava solo di allenamento. Un impegnativo e accurato addestramento come vigile del fuoco lo aveva obbligato a sviluppare questa abilità di cui si era servito per molti anni. Allora lavorava a New York come investigatore specializzato in incendi dolosi, fu soltanto dopo che lasciò il dipartimento per diventare investigatore di polizia. In quel momento stava localizzando mentalmente l’impianto elettrico e idraulico della stanza di Gary. Charlie si alzò. Forse aveva capito dove si trovava la cubatura nascosta.
«Andiamo a dare un’occhiata» disse parlando a bassa voce come Constance.
Pochi minuti dopo Constance lo osservava esaminare la cabina armadio della stanza di Gary Elringer. Una grande porta scorrevole dava accesso alla cabina armadio pannellata di legno di cedro profumato. La cabina era vuota, c’erano solo alcuni attaccapanni di legno appesi a uno dei bastoni. La cabina era attrezzata con scaffali e cassetti, due bastoni per i vestiti e una luce a soffitto. Charlie tastò il legno della parete di fondo. Uscì dalla cabina armadio e passò a esaminare altrettanto minuziosamente la stessa parete dalla parte della camera da letto. Alla fine fece un passo indietro e annuì.
«Un metro per un metro» disse continuando a parlare a bassa voce. «Si tratta di una scala o di un ascensore. Scommetto che è un altro ascensore esattamente a fianco di quello grande che si trova oltre quel muro.»
«Riesci ad aprirlo?»
«No, non riesco nemmeno a trovare la porta, ma so che è lì da qualche parte. Probabilmente l’apertura è controllata dal computer.» Charlie prese Constance per un braccio. «Cerchiamo di seguire il percorso che fa e vediamo dove va a finire. Spostiamoci nell’ufficio di Gary.»
«Qui dietro c’è la cantina» disse misurando a passi lo spazio nell’ufficio di Gary. Al di là del muro c’era la cella frigorifera, i bidoni per la lunga conservazione di frutta e verdura e il montavivande. Nella misurazione i conti non gli tornavano per un metro. Charlie canticchiava sottovoce. Anche in quella stanza nulla faceva supporre che ci fosse una porta. L’ufficio era pannellato con un legno dalla tonalità ambrata, un legno costoso, esotico. Sebbene Charlie non fosse riuscito a capire di che qualità fosse, annuì approvandone la scelta. «Proseguiamo» disse infine. «Andiamo al piano terra, nella dispensa. Il tetto lo ispezioneremo domani alla luce del giorno.» Charlie era particolarmente allegro.
Nella dispensa il montavivande si trovava accanto a un freezer, e tra loro e l’ascensore principale c’era il solito metro di spazio apparentemente inutilizzato. Nell’ufficio la pannellatura nascondeva la porta che dava accesso a questo spazio, proprio come accadeva nella camera da letto con la porta scorrevole della cabina armadi. Lì al pianterreno la parete era rivestita alternando il legno bianco a quello scuro, un altro modo perfetto per mascherare una porta. Spense le luci del corridoio intenzionato a fare uno spuntino e andare a letto. Avevano fatto un buon lavoro quella sera, pensò. D’un tratto le dita di Constance si conficcarono nel suo braccio.
«Shh» gli sussurrò la moglie, e si diresse verso l’atrio. Le luci della piscina illuminavano la parte in cui si trovavano loro, mentre la rimanente era avvolta da un’oscurità pressoché totale, rischiarata qua e là da luci fioche. C’era sicuramente qualcuno nell’atrio.
Charlie e Constance si immobilizzarono, sforzandosi di vedere oltre alla vetrata e alle pallide chiazze di luce. Charlie aspettò qualche secondo, poi si avvicinò cautamente al corridoio principale. "L’atrio ha troppe uscite" pensò. "Quattro o sei al pianterreno e almeno quattro al piano delle camere." Un’ombra passò tra lui e uno degli spot.
«Sta’ attenta» le sussurrò. «E non ti muovere da qui.»
Charlie si allontanò velocemente lungo il corridoio e ritornò in cucina, da lì in sala da pranzo e nuovamente nel corridoio principale, ma questa volta arrivò ai piedi della scalinata. La salì di corsa sino al primo piano e si fermò rasente al muro. Anche a quel piano erano state lasciate accese delle luci fioche dislocate in modo irregolare. Fece una pausa per riprendere il fiato e uscì pian piano allo scoperto nel corridoio, si abbassò per non oscurare la luce dell’applique e cominciò a scrutare l’atrio dall’alto, ben sapendo che nessuno avrebbe potuto vederlo. In quello stesso istante attraverso la vetrata colse un movimento proprio di fronte a lui, al di là dell’atrio ma all’estremità del corridoio del suo stesso piano, e imprecò silenziosamente. Il misterioso individuo era riuscito a salire prima di lui. Corse dall’altra parte del corridoio curvo ma non vide più nessuno. Di sicuro però qualcuno era passato da lì, era entrato in una delle ultime due stanze o era sceso giù dalle scale. Si chinò davanti alla porta della penultima stanza e appoggiò l’orecchio ma non udì nulla. Oltrepassò le scale che conducevano nell’ingresso principale della casa e origliò attaccato all’ultima porta. Il risultato fu lo stesso. Lentamente sollevò la mano che aveva appoggiato sulla moquette di fronte alla porta, guardò le dita e poi la moquette. Era terra, terriccio per vasi. Senza far rumore prese il portafoglio ed estrasse una carta di credito con cui radunò la terra e la raccolse. Non ce n’era molta, non più di un cucchiaino, ed era umida al tatto, friabile, con piccoli granuli e palline d’argilla per la messa a dimora delle piante. Avvertì anche un odore di cloro.