La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
«Per Gary sarebbe stato esattamente così» aggiunse a bassa voce Harry. «Chi, più di lui, poteva avere il tempo per programmare tutto quello che voleva? Con chi altro potrebbe essere andato nella camera di coltivazione?»
«Oddio!» sussurrò Beth. «Gary? Perché?»
«Non lo so perché, ma chi altro avrebbe potuto predisporre in anticipo ogni cosa? Solo tre persone: Rich, Gary o Alexander.»
Alexander guardò alternativamente Harry e Charlie con un’espressione confusa. Il suo volto si contorse in una smorfia come se stesse per scoppiare a piangere. «Non siamo stati noi» disse scuotendo la testa. «Perché distruggere il nostro unico sogno? Rovinare tutto quello per cui avevamo lavorato?» E scosse la testa con convinzione.
«E poi il nostro straordinario e atletico Gary ha sollevato Rich di peso e lo ha portato in casa percorrendo tutto il corridoio, nella speranza che nessuno lo vedesse trasportare un cadavere di ottantacinque chili» disse Jake con sarcasmo. «Lo ha messo nell’ascensore ed è andato a gettarsi nella Jacuzzi per il rimorso prendendosi la briga di coprire la vasca in modo che la sua vista non risultasse sgradevole per nessuno. Tanto per confondere ulteriormente la situazione, durante il percorso ha fatto in modo di sbarazzarsi dei computerini.» Jake si avviò verso la porta. «Mi offro volontario per preparare il caffè e i panini, ma voglio che un testimone controlli che io non aggiunga dell’arsenico nella zuccheriera.»
«Non è divertente!» gli gridò Laura. «Hai un’idea migliore per spiegare quello che è successo? Almeno Harry ci sta provando.»
«Stai zitta!» le intimò Harry senza neanche guardarla in faccia.
Charlie indicò con un gesto la porta, Constance si alzò e uscì con lui e Alexander.
«È una situazione orribile» disse Alexander accigliato. «Peggiore di quanto mi aspettassi.»
«Lei dice?» domandò Charlie. «A me sembrava che stesse andando tutto abbastanza bene» aggiunse con un sorriso.
Alexander lo guardò allibito con un’aria di riprovazione. "Così giovane" pensò Constance "così intelligente e così ingenuo."
«Ti do una mano per il caffè» propose Beth a Jake. «Ammesso che riusciamo a trovarlo.»
«Vengo anch’io» disse Laura. «So dov’è.»
«Penso che tu sappia troppe cose di Smart House» disse d’un tratto Bruce. «E le sapevi sin dalla scorsa primavera. Eri già stata qui, vero? Alla fine ci sei riuscita ad accalappiare Gary, non è così?»
Laura gli lanciò uno sguardo carico di odio. Prima che avesse il tempo di rispondere, Milton la prese bruscamente per un braccio e la costrinse a distogliere lo sguardo da Bruce. «Vorrei scambiare due parole con te» le disse.
Beth si ritrovò a osservare Harry. Era impassibile come un pezzo di metallo e così anche il suo sguardo. Gli accadeva quando c’era Laura di mezzo, pensò Beth con un brivido. In qualche modo riusciva ad astrarsi. Si trasformava in un pezzo di ferro o in qualche altro metallo freddo e scuro che non lasciava trapelare nulla dei propri sentimenti. Bruce lanciò un’occhiata astiosa a Laura e Milton, si voltò di scatto come se volesse cercare un altro bersaglio su cui sfogare la propria ira ma incontrò lo sguardo granitico di Harry. Bruce si fermò di colpo e, dopo un istante, lasciò il soggiorno in silenzio. Beth esaminò nuovamente il volto di Harry, e capì che se l’avesse guardata con quell’espressione sarebbe fuggita anche lei. Non che avesse un aspetto particolarmente minaccioso, pensò, era qualcosa di peggio. Aveva un che di disumano.
Beth si accorse con sorpresa di essere dispiaciuta per Harry. Non le era mai piaciuto, le era sempre sembrato troppo brusco, troppo determinato, eppure ora gli faceva pena. Nessuno avrebbe dovuto essere costretto a rifugiarsi in un atteggiamento tanto disumano. Si ritrovò a chiedersi cosa provasse Harry quando era felice, quando stava per raggiungere la vetta di una nuova montagna e sapeva di avercela fatta. Beth non aveva mai conosciuto quell’aspetto del suo carattere.
Jake le sfiorò il braccio e Beth si allontanò con lui.
«Nei prossimi giorni verranno fuori molte cose spiacevoli» disse Jake a bassa voce mentre si avvicinavano alla cucina. «Capisco che sia necessario, e suppongo che non se ne possa fare a meno, ma mi dispiace che sia avvenuto in questo modo.»
Beth scosse la testa. «Non c’è problema. Lo sapevo già.» Lo sapeva. Non ne conosceva i dettagli, come quando era iniziata o da quanto tempo andava avanti, ma lo sapeva. «Però hai ragione» disse. «Ora le cose verranno tutte fuori. Ricorderemo particolari che avevamo dimenticato, li vedremo sotto una nuova luce. Charlie incute un po’ di paura, vero?»
«È intelligente, sa cosa sta facendo.»
Si erano fermati davanti alla porta della cucina. Beth lo guardò e disse quasi in tono di scusa: «Mentre ripensavo al gioco mi sono ricordata di quanto ero arrabbiata con te, non per il fatto che mi avessi uccisa, ma perché ti stavi divertendo.»
Jake si fece serio e pensieroso. «È vero, avevi ragione tu, Maddie e persino Harry. Quella sera, quando ci siamo incontrati in corridoio e abbiamo sceso insieme le scale, ero muto come un liceale il primo giorno di scuola. Pensavo che ce l’avessi ancora con me, mentre io ero tutto eccitato per la casa e per il gioco che mi stava davvero divertendo.»
Beth accennò un sorriso al ricordo di quanto fosse stato formale e impacciato il loro breve incontro, e rammentò il sollievo provato quando Jake se n’era andato lasciandola in mezzo al grande corridoio vicino alla sala tv.
«E poi abbiamo sentito la risata di Gary» disse Jake con una voce più roca. «Forza, cerchiamo il caffè e tutto il resto.»
«Mi parli di Rich» chiese Charlie ad Alexander mentre si dirigevano nell’ufficio di Rich. Era stato faticoso ma alla fine Alexander aveva raccontato loro qualcosa esprimendosi con esitazione, incespicando nelle frasi e lottando disperatamente con le parole. Raccontò del gruppo che Gary aveva cominciato a mettere assieme oltre cinque anni prima. Constance lo guardò in modo penetrante e Alexander si strinse nelle spalle.
«Andavo ancora all’università quando Gary ebbe l’intuizione di Smart House» disse. «Un sistema integrato che si serve di entrambi i tipi di computer…»
«Basta parlare di computer» lo interruppe Charlie. «Ha detto che Gary formò un gruppo di lavoro. Continui da lì.»
«D’accordo, ma quella è l’idea di base… Va bene. Rich era a capo di uno studio per lo sviluppo di un particolare CAD, un programma di disegno e progettazione per architetti» si affrettò a spiegare. «I giornali avevano parlato di lui, così Gary lo chiamò, si incontrarono, parlarono e Rich si unì al gruppo. Gary gli diede anche una percentuale delle sue azioni perché sapeva che, con l’andare del tempo, il denaro sarebbe scarseggiato, e voleva essere sicuro che Rich non mollasse tutto se la situazione si fosse complicata. Non sarebbe stato necessario, ma Gary era fatto così. Anche a me diede una percentuale di azioni, quando entrai nella squadra. Mi disse che lo faceva perché gli altri avrebbero potuto cercare di estrometterci, di smantellare la squadra, una volta scoperto cosa aveva in mente. In questo modo, invece, non sarebbero riusciti a farlo.»
«D’accordo, ho capito. Ormai la casa era quasi finita, il lavoro di Rich stava per terminare, cosa aveva intenzione di fare Gary?»
Il tormento di Alexander aumentò, e la sua voce divenne poco più di un sussurro. «Questo era un vero problema.» Li condusse attraverso il seminterrato, davanti alla vistosa sala giochi, i tavoli da biliardo e i vari trastulli. Mentre percorreva la stanza Alexander passò la mano sulle superfici lucide dei tavoli da gioco senza soffermarsi a guardarli. «Inizialmente l’intenzione era di costruire Smart House e di mostrarla a gente del settore alberghiero, turistico, a operatori immobiliari, a imprenditori edili. Potevano comprare l’intero sistema o solo una parte. Sarebbe stato Rich a occuparsi di tutto questo, avrebbe assemblato programmi nati separati o li avrebbe integrati a seconda delle necessità. Gary però continuava a cambiare strategia, perché detestava l’idea che gruppi di persone venissero a Smart House per le dimostrazioni. Decise che, quando sarebbe arrivato il momento, Beth avrebbe potuto accompagnare i gruppi durante le dimostrazioni. Odiava le persone che non conosceva e non voleva occuparsi minimamente di questo aspetto, però amava lavorare ai suoi progetti in questa casa. Sembrava convinto di poter continuare a occuparsi solo di questo, evitando contatti con chiunque.»