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La casa che uccide [Smart House - it]

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La casa che uccide [Smart House - it]
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«Sì. Sembrava che Gary avesse lasciato aperta la porta del giardino. Se resta aperta anche solo per un minuto l’odore del cloro penetra dappertutto, e quella sera era misto a quello dei popcorn.» Dal tono Milton sembrava leggermente spazientito, ma poi si raddrizzò sulla sedia e disse: «Erano le undici passate, perlomeno le undici e dieci o e un quarto. A quell’ora ero ritornato in biblioteca.» Rivolse a Charlie uno sguardo acuto. «Questo non era emerso prima.»

Charlie si era già voltato verso Maddie. «Lei è l’ultima» disse gentilmente. «Dopodiché potremo riposarci un po’.»

Maddie scosse la testa. «Non finché non avrà trovato l’assassino di mio figlio. Solo allora potremo riposare.» Il busto della donna era perfettamente eretto e le conferiva un aspetto quasi regale. «Non mi ci vorrà molto. Quella sera sono andata a sdraiarmi in camera per circa mezz’ora, poi ho preso l’ascensore e sono scesa giù. Mi sono messa a parlare con Bruce in cucina e di sicuro non abbiamo discusso animatamente né fatto molto rumore.» Lanciò ad Harry un’occhiata severa.

«Ho sentito come ti ha chiamato» replicò Harry con una punta di rabbia. «Vuoi che ripeta la conversazione che ho sentito prima di andarmene disgustato?»

Maddie sollevò leggermente la testa. «Mia madre diceva che non si può credere a una sola parola riportata da chi origlia. Non stavamo litigando.» Poi, rivolta a Charlie: «Dalla cucina sono ritornata nella sala tv a guardare il film. Cominciavo a sentirmi stanca, così decisi di andarmene a letto… e sa già cosa ho trovato quando ho chiamato l’ascensore.»

«Sì, lo so» disse Charlie, radunando energicamente i fogli. «Grazie a tutti e, per favore, consegnatemi i vostri appunti. Potreste scoprire che questa discussione ha risvegliato nella vostra memoria altri particolari che prima non ricordavate. Se dovesse succedere vi prego di farmelo sapere. Naturalmente dovrò parlare di nuovo con voi, ma questa volta lo farò singolarmente.»

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Uscirono tutti velocemente senza scambiare una parola ed evitando di incrociare gli sguardi. Alexander si dileguò in un attimo. Harry e Laura salirono le scale insieme senza parlarsi né toccarsi. Nessuno prese l’ascensore.

Arrivati al primo piano Charlie e Constance si fermarono e guardarono nuovamente l’atrio. Alcune luci fioche brillavano, gli alberi e le piante in fiore sembravano quelli del giardino dell’Eden, mentre i fari azzurrini della piscina producevano un leggero luccichio sulla superficie dell’acqua. La cascata sollevava uno spruzzo scintillante ed emetteva bagliori con un flusso in eterno movimento. Milton comparve e svanì nel buio dietro alla piscina. Un istante dopo le luci della piscina si spensero. Milton ricomparve, si guardò attorno e uscì dall’atrio. Alcune deboli luci rimasero accese qua e là, l’oscurità aumentò e la stanza assunse una nuova dimensione, sembrò espandersi e diventare quello che loro chiamavano giardino. Charlie emise un leggero rumore gutturale, prese il braccio di Constance e andarono nella loro stanza.

Constance si tolse le scarpe con un calcio mentre Charlie aggiungeva gli ultimi fogli a quelli già impilati sulla scrivania. Guardò il mucchio di carta e aggrottò le sopracciglia.

«Charlie?»

«Uhm?»

«Perché qualcuno dovrebbe darsi la pena di rubare una serie di copie cianografiche dal momento che ce ne sono molte altre in giro?»

«Non lo so.»

«Non per le impronte digitali. Chiunque potrebbe averle prese in mano. Forse c’è una macchia di sangue o qualcosa del genere?»

«Non c’è stato spargimento di sangue» disse con un’aria cupa. Prese una sedia, attraversò la stanza, la incastrò sotto la maniglia della porta, fece un passo indietro e la guardò con aria insoddisfatta. «Lo sai cosa non sopporto? Le stanze d’albergo senza chiavi alla porta.»

«A me non piace Smart House» disse Constance. Si avvicinò alla porta scorrevole del balcone e si assicurò che fosse bloccata. Non era possibile chiuderla a chiave, ma sapeva che se qualcuno avesse cercato di forzare la serratura a scatto nell’anomalo silenzio di quella casa lei e Charlie lo avrebbero sentito. L’edificio era talmente massiccio che non si udiva neppure il rumore del mare, mentre oltre il balcone la nebbia era così fitta da formare una cortina impenetrabile sia alle luci sia a qualsiasi segno tangibile di civiltà. Constance rabbrividì e voltandosi trovò Charlie accanto a lei. La abbracciò e la strinse a sé.

«Non ho per niente sonno. E tu?»

Constance annuì. «Cos’hai in mente?»

«Un giretto per la casa. Aspettiamo un quarto d’ora in modo che vadano tutti a letto.»

Nei minuti successivi scartabellò tra i fogli che aveva accumulato, studiò a lungo le piantine della casa, radunò gran parte dei fogli e li mise in una delle valigie che chiuse a chiave e nascose nuovamente nell’armadio. Constance si era rimessa le scarpe e aveva trovato una piccola torcia portatile. Charlie sistemò i fogli rimanenti, la maggior parte in una pila, gli altri sparsi qua e là, poi li guardò per un istante. Si voltò con un sospiro verso Constance che chinò la testa senza protestare. Charlie le strappò un capello, tornò alla scrivania, sollevò il primo foglio di carta, posò il capello biondo sopra il foglio successivo sul quale il capello sembrò quasi scomparire e ricoprì tutto con il primo foglio.

«Lo sapevi che i peli degli orsi polari sono cavi all’interno?» le chiese. «Sono trasparenti.»

«Dovresti lavorare con un orso polare» gli rispose amabilmente.

Charlie scosse la testa. «Hanno un brutto carattere e poi non sanno cucinare.»

Tolse la sedia dalla porta, spense le luci e uscirono nell’ampio corridoio che proseguiva curvando in entrambe le direzioni, mentre di fronte a loro risplendeva la vetrata che si affacciava sull’atrio. Charlie prese Constance per mano e la condusse vicino alla vetrata.

«Voglio verificare quanto siano visibili laggiù gli spostamenti di una persona» le disse a bassa voce indicando col mento la piscina e l’atrio in generale. «Tu resti qui a guardare mentre io mi sposto qua e là, d’accordo?»

Le sfiorò lievemente la guancia con le labbra e si allontanò. Dopo pochi passi sparì dietro al corridoio curvo e riapparve dall’altra parte della vetrata. Appena raggiunto il primo piano dell’atrio quasi istantaneamente scomparve di nuovo.

Charlie si chinò nascondendosi dietro a una pianta, poi dietro a quella successiva. Riusciva ancora a vedere Constance, ma dal modo in cui lei si guardava attorno capì che lo aveva perso di vista. Rimase nascosto dietro a piante e alberi e continuò a scendere lungo gli ampi gradini che sembravano formare un terrazzamento naturale. Arrivato al pianterreno si fermò, non riusciva più a scorgere Constance dietro alla vetrata. Raggiunse il bar e i tavoli. L’illusione di trovarsi in una giungla era quasi totale. La debole illuminazione sembrava luce lunare filtrata attraverso una sottile coltre di nubi. Passò dietro a un’altra fioriera con un banano dalle foglie lunghe due metri e mezzo. Proseguì verso la piscina senza fermarsi, ne percorse il bordo e raggiunse il corridoio che portava alla sala idromassaggio e agli spogliatoi. Sul muro vide il quadro di comando delle luci. Accese quelle della piscina, entrò nella sala idromassaggio e si guardò intorno, riattraversò il corridoio, si affacciò nello spogliatoio e ritornò indietro passando nuovamente accanto alla piscina alla ricerca dell’uscita più vicina all’ascensore. Si sentiva molto indifeso e vulnerabile, avvolto da una pallida luce blu che gli sembrò più luminosa di quanto ricordasse. Arrivato alla porta si fermò e agitò le braccia facendo segno a Constance di raggiungerlo. Non era sicuro che lo potesse vedere, dal momento che lui non vedeva nulla al di là della vetrata.

Constance lo vide apparire e scomparire e poi ricomparire di nuovo dopo che Charlie ebbe acceso le luci della piscina. Quando le fece segno di scendere sospirò profondamente, e solo in quel momento si rese conto di aver quasi trattenuto il respiro per cercare di non fare rumore. Lasciò la sua postazione davanti alla vetrata e si avviò lungo il corridoio. Raggiunte le scale, iniziò a scenderle senza nemmeno prendere in considerazione l’ascensore in fondo al corridoio.

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