La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
«Cosa le fa pensare che sia intelligente?» domandò Charlie come se fosse sinceramente interessato a una nuova idea. S’infilò in tasca il secondo sacchetto e andò al lavello dove Constance aveva già cominciato a lavarsi le mani.
«Si dà il caso che fino a oggi gli ospiti di questa casa fossero tutte persone intelligenti» disse Bruce.
Charlie annuì e sorrise. «E casualmente voi due eravate svegli a fare la guardia alla piscina?»
«Io non ero sveglio» disse Jake con uno sbadiglio. «Ho sentito qualcuno sul balcone. Naturalmente ho controllato ma non ho visto nessuno. A quel punto ero più sveglio che mai, così ho deciso che mi ci voleva qualcosa da bere. Ho incontrato Bruce in corridoio, vi stava spiando.»
«È una dannata bugia!» gridò Bruce. «Da dentro non si riesce a sentire nessun rumore sul balcone. Stavo solo scendendo a mangiare qualcosa. Pensavo che foste dei ladri, vi è andata bene che non sono tornato in camera a prendere la pistola!»
Jake si sentì quasi soffocare. «Mio Dio!» esclamò incredulo. «Tu possiedi una pistola?» Fu percorso da un brivido e voltò la testa leggermente da una parte.
«Sì! E sono un ottimo tiratore, per cui stai attento, stronzo che non sei altro!»
Jake ruotò di nuovo la testa verso di loro, la scosse e si capì chiaramente che stava ridendo. «È meglio che mi prepari da bere, visto che sono sceso per questo. Ci dev’essere qualcosa anche qui in cucina. Di sicuro non ho intenzione di andare al bar del giardino, non finché qualcuno non lo avrà ispezionato tutto.» Cominciò ad aprire gli sportelli sorridendo e alla fine trovò una bottiglia di bourbon. «Charlie? Constance?»
Bruce cominciò a rovistare nel frigorifero. Jake versò da bere a Charlie e a Constance, si avviò verso la porta con il suo bicchiere in mano e lo sollevò. «Alla salute. Ci vediamo domani.» Poi, rivolto al socio: «Ah, Bruce, saprai anche da che parte sparare, spero» dopodiché si allontanò.
L’espressione di Bruce era più corrucciata che mai. Tirò mori dal frigo un vassoio di prosciutto affettato coperto da una pellicola trasparente e cominciò a prepararsi un panino. Charlie si unì a lui e mangiò un pezzetto di prosciutto. Era molto buono.
«Ha preso in mano l’unità di controllo quando suo fratello gliel’ha mostrata?» domandò a Bruce.
«No, non mi avrebbe mai permesso nemmeno di toccarla. Ci vuole un po’ di senape» disse, e tornò a prenderla in frigorifero.
«Sto solo cercando di capire cosa si poteva fare con quell’apparecchietto» spiegò Charlie. «Le ha mostrato come funzionava?»
Bruce lo guardò con disprezzo. «Lei non sa un accidente di computer, vero?»
«Esatto.» Charlie aveva assunto un atteggiamento allegro e scherzoso particolarmente crudele. Constance si sedette al tavolo e li osservò.
«D’accordo, d’accordo, le spiego come funziona. Allora, il computer principale opera con un programma e l’unità di controllo invia una sorta di radio segnale che può essere captato dall’unità centrale. Ha guardato l’apparecchietto? Ha una tastiera con dei numeri. Immaginiamo che lo si programmi per accendere le luci quando si preme il tasto A. Quindi parte un segnale che arriva al computer principale il quale riceve il comando e lo esegue. Il portatile viene programmato semplicemente per inviare dei segnali.» L’insofferenza di Bruce era scomparsa, ora il suo tono lasciava trapelare una rassegnata e paziente disponibilità che lo stesso Charlie assumeva quando spiegava qualcosa a uno studente particolarmente sprovveduto. «Questo significa» proseguì Bruce «che si possono usare tutte le lettere, i numeri e le possibili combinazioni per inviare un segnale, avendo come unico limite quello della memoria del computer principale. Il portatile può fare esattamente le stesse cose di quello grande, se viene programmato in anticipo.»
«Mi sembra un po’ rischioso» disse Charlie perplesso. «E se si preme per sbaglio il tasto A?»
Bruce diede un morso al panino e scosse la testa. «Prima bisogna attivarlo attraverso una sequenza di lettere per avvertire il computer principale che ci si sta connettendo con lui.» Bruce parlava con la bocca piena e le parole uscivano attutite.
Charlie prese un’altra fetta di prosciutto. «Quanto tempo ci vuole per modificare un programma, una volta stabilita la connessione col computer principale?»
Bruce si strinse nelle spalle. «Dipende. Per riprogrammare tutto un paio di minuti. Per uno o due comandi invece, se si conosce il programma da cui iniziare, qualche secondo. Non dimentichi che nessuno di noi lo conosceva, e quindi ci sarebbe voluto un po’ più di tempo.»
Charlie sembrò sorpreso. «Mi sta dicendo che qualcuno avrebbe potuto farlo anche senza conoscere il programma, il linguaggio e tutto il resto?»
«Non si può impedire a un bravo hacker di entrare in un programma, qualsiasi esso sia. Senta, sa qualcosa di musica?»
«So distinguere Wagner da Verdi» rispose Charlie con circospezione. «Perché?» Dall’espressione smarrita di Bruce si rese conto che i nomi erano quelli sbagliati.
«Facciamo finta che sappia qualcosa di musica» propose Bruce. «Diciamo per esempio che sa riconoscere lo stile di Springsteen da quello di Simon o di chiunque altro. Quelli bravi hanno uno stile riconoscibile per cui si capisce chi sta cantando, d’accordo? La stessa cosa succede con i programmatori. Quelli bravi hanno uno stile che alla fine diventa riconoscibile. Tendono a ripetere continuamente le stesse operazioni. Qualcuno magari è più stringato, altri più prolissi, altri ancora usano scorciatoie con le quali pian piano acquistiamo dimestichezza. Forse Alexander è il migliore e possiede uno stile ben preciso. Sa, era il responsabile del gruppo dei programmatori. Insomma, chi conosce il suo stile sa anche dove andare a cercare, sa quale sarà con ogni probabilità la sequenza successiva. Chiunque fosse stato abbastanza sveglio da maneggiare un computer avrebbe potuto penetrare nel suo programma, chiunque, e come ho già detto, fino a oggi gli ospiti di questa casa potevano essere considerati tutti dannatamente svegli.»
Charlie annuì distrattamente. «Mi chiedo perché nessuno ne abbia parlato prima.»
Bruce rispose con un’alzata di spalle e prese dell’altro prosciutto.
«Se era così facile, mi domando come mai suo fratello non abbia riprogrammato il computer per escludere sua madre dal gioco.»
Bruce si pulì le mani sui jeans.
«Oppure mi domando come mai suo fratello abbia pensato che vostra madre potesse confermare la sua tentata uccisione, Bruce, visto che aveva annunciato di non voler partecipare al gioco.» Bruce, nel frattempo, era divenuto immobile, la bocca increspata, lo sguardo penetrante.
«E questo cosa significa?» domandò. «Dove vuole arrivare?»
«Se solo lo sapessi. In quel frangente non le è parso curioso che suo fratello se la prendesse tanto pur sapendo che vostra madre non rientrava tra i giocatori?»
«Gary era uno stronzo.»
«Pensa che abbia manipolato il gioco facendo in modo che fosse lei la sua prima vittima?»
«È possibile. Sarebbe stato tipico del suo modo di fare.»
«A quel punto però, anche se il primo tentativo non era stato registrato, lei avrebbe saputo di essere la vittima di Gary, giusto? Quindi avrebbe potuto cercare di evitarlo. Quando le ha mostrato l’unità di controllo?»
Il volto di Bruce si rilassò di colpo, poi divenne tutto grinzoso come quello di un bambino sul punto di fare una scenata. Charlie si ricordò di come trattava sua sorella Jessica da piccola quando assumeva quell’espressione. "Temporale in vista" le diceva, e lei lo guardava sempre con un’aria sospettosa, aggrottava le sopracciglia e la maggior parte delle volte rinunciava a piangere solo perché lui se lo aspettava. Il ricordo di quelle scene era ancora estremamente vivido nella sua mente. Constance assomigliava a Jessica ogni giorno di più. Charlie si scosse e tornò a concentrarsi su Bruce.