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La casa che uccide [Smart House - it]

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La casa che uccide [Smart House - it]
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«E lei? Anche lei si occupava dell’intelligenza artificiale, vero?»

«Sì, insieme a Gary.» Indicò una porta con un ampio gesto. «È lì che Rich aveva il suo ufficio.»

Come le altre stanze, anche quella era spaziosa, corredata di numerosi computer, tavoli da disegno, larghi scaffali per conservare copie cianografiche, contenitori verticali per materiale da disegno. Una delle stampanti più grandi che Constance avesse mai visto era collegata a un computer. Tutto era minuziosamente ordinato, come se da mesi nessuno avesse più toccato nulla, cosa peraltro assai probabile, pensò Constance osservando ogni cosa. Nessun oggetto personale di Rich era visibile, non c’era nulla di umano. Avrebbe potuto essere una stanza allestita per un’esposizione, il perfetto ambiente di lavoro di un architetto. Constance guardò Charlie. «Comincio da là» disse la donna indicando la parete di destra attrezzata con scaffali su cui erano posate ordinatamente pile di carta millimetrata.

Per un attimo Alexander parve perplesso poi annuì. «State cercando le copie cianografiche?»

«Esatto» rispose Charlie.

«Non penso che siano qui.»

«Nemmeno io, ma da dove le deriva questa convinzione?»

«Si è presentato un avvocato per prendere le cose di Rich. Sa, per definire le questioni patrimoniali. Se le copie cianografiche fossero state qui le avrei trovate, e sarebbero state rispedite a Palo Alto, all’ufficio principale, dove sono conservate le altre copie. Invece non le abbiamo trovate. Certo, non le abbiamo nemmeno cercate accuratamente, a me non è proprio venuto in mente di farlo. Insomma, chi può aver bisogno delle copie cianografiche dopo che la casa è stata costruita? E poi ce ne sarà almeno una dozzina di copie.»

«Ottima spiegazione» disse Charlie, afferrò il braccio di Alexander e lo condusse alla porta. «Grazie ancora per averci fatto da guida. Ora torni su, d’accordo? Noi la raggiungeremo tra pochi minuti.» Charlie non arrivò a dirgli: "E ora fila via" ma il tono era esattamente quello. Alexander arrossì e si allontanò velocemente. Non appena Charlie chiuse la porta prese Constance tra le braccia e annusò il profumo dei suoi capelli. «Mi sei mancata» le disse. «Sei riuscita a sapere qualcosa dalla mammina?»

Constance rise amabilmente e lo allontanò con una leggera spinta. «Questa è una mossa astuta e sleale. E io che pensavo fosse una manifestazione d’affetto!»

Charlie l’avvicinò nuovamente a sé e la baciò. «Chi ha detto che amore e affari non vanno d’accordo? È una bugia. Raccontami tutto.»

Constance rise. «Proprio come diciamo noi del mestiere!»

Quando ritornarono in soggiorno trovarono un vassoio di panini su un tavolo basso e la caffettiera nuovamente piena. Charlie osservò gli ospiti di Smart House. Maddie era tornata. Era pallida, aveva il viso raggrinzito di chi si è appena svegliata, ma sembrava tranquilla e vigile. Gli altri stavano quasi tutti mangiando, bevendo caffè o alcolici. Charlie aspettò che si mettessero di nuovo a sedere.

«Allora» esordì energicamente. «Siamo arrivati a sabato sera, all’ora dell’aperitivo. E dopo?» Non si fece avanti nessuno. «Siete rimasti in gruppo per non essere uccisi finché è arrivata l’ora di cena. Poi cosa è successo?»

Bruce si schiarì la voce. Aveva un aspetto ancora più disordinato, come se si fosse scompigliato i ricci di proposito per farli stare sollevati. I polsini del maglione erano particolarmente allungati, con una manica tirata su sopra il gomito e l’altra fino alla punta delle dita. Sembrava imbronciato. «Probabilmente sono stato io il primo» borbottò. «Rich mi ha ucciso con un serpente velenoso messo dentro al secchiello del ghiaccio nel bar del giardino. Milton ha testimoniato.»

«A che ora?»

«Intorno alle dieci» rispose Milton. «Abbiamo registrato l’evento, poi sono andato in biblioteca.»

Charlie si rivolse a Bruce. «È rimasto lì con Rich?»

«Solo per qualche minuto. Poi Rich è andato via, immagino in camera a vedere chi fosse la sua nuova vittima e poi a prendere un’altra arma. Io ho finito di bere, sono andato a parlare con Alexander nel seminterrato e poi in cucina.»

«Chi è stata la vittima successiva?»

«Io, credo» rispose Milton dopo una breve pausa. «Sono andato in ascensore nel seminterrato per prendere un’arma alle dieci e dieci. Ho sentito Rich e Jake parlare, ma la porta dell’ufficio di Gary è stata chiusa quando mi sono avvicinato. Sono andato nella sala esposizione e quando sono uscito ho trovato Rich davanti all’ascensore. Mi sono assicurato che non ci fosse nessun altro e siamo saliti insieme.»

Charlie guardò Jake. «E lei dov’è andato?»

Jake diede uno sguardo agli appunti che aveva preso, poi disse con prontezza: «Ho aspettato che fossero saliti, poi sono andato nella mia stanza passando per le scale. Avevo capito che Milton doveva aver preso un’arma, mentre io non sapevo ancora nemmeno chi fosse la mia nuova vittima.» Allargò le braccia e aggiunse: «Si trattava di Rich.»

«In che modo Rich ha aperto la porta dell’ufficio di Gary? La chiusura era computerizzata come quella delle altre porte?»

Jake parve confuso e scosse lentamente la testa. «Non ci ho fatto caso. Forse sì, ed era programmata perché Rich potesse aprirla.»

«Non lo era» si affrettò a dire Alexander. «Gary aveva detto di essere il solo ad averne accesso. Il programma era gestito dal computer che si trovava nell’ufficio, io non potevo nemmeno entrare nella stanza.»

Jake parve ancora più confuso e si strinse nelle spalle. «Non lo so. Ha semplicemente aperto la porta.»

Charlie annuì. «D’accordo.» Si voltò verso Bruce e disse gentilmente: «Ha lasciato Rich ed è andato nel seminterrato a parlare con Alexander, giusto?»

«Sì» rispose Bruce svogliatamente. «Volevo delle informazioni. Gary era scomparso e pensavo che fosse lui a manovrare tutto dal suo ufficio, non il computer.» Rivolse uno sguardo sospettoso ad Alexander che provò un terribile imbarazzo.

«Gary mi aveva avvertito che Bruce avrebbe cercato di farmi delle domande» disse in fretta e furia Alexander. «Mi disse di non raccontargli nulla. Ho fatto solo quello che mi aveva raccomandato Gary.»

«Non voleva nemmeno che entrassi in quel cazzo di laboratorio» disse Bruce infuriato. «Raccontavano tutto a tutti, mentre io non potevo entrare nemmeno nei loro uffici! Alexander continuava a spingermi verso la porta, verso il corridoio. Mi ha persino accompagnato alle scale cercando disperatamente Gary o Rich o qualcuno che lo salvasse da quella situazione. Erano le undici meno dieci e sapevo che presto Gary sarebbe andato a preparare quei dannati popcorn, così sono salito in cucina per aspettarlo. Quando arrivai, però, lui era già lì e stava prendendo l’occorrente, la macchina per i pop-corn, il granturco, il sale. Mi chiese se mi piaceva la sua casa-giocattolo, se mi stessi divertendo, ma quando gli dissi quello che pensavo si mise a ridere e uscì con la macchina da popcorn e tutto il resto.»

Charlie sollevò una mano. «Alle undici meno dieci quindi si trovava nel seminterrato. Diciamo che ci ha messo un minuto per salire le scale e arrivare in cucina. Per quanto tempo avete parlato lei e Gary?»

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