La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
Trovò l’accesso al primo piano dell’atrio e vi si infilò, chiuse la porta scorrevole e cominciò a scendere l’ampio scalone. Non riusciva a scorgere Constance, e probabilmente nemmeno lei poteva vederlo perché in quel punto la vegetazione era particolarmente fitta.
Charlie riemerse al piano terra del giardino e Constance, come lo scorse, abbandonò la propria postazione e gli andò incontro in corridoio. «Sei riuscito a vederlo?»
«No, e tu?»
«Di sfuggita, mentre saliva, ma non saprei descriverlo nei particolari. Cos’hai lì?»
«Della terra. Vediamo se in cucina riusciamo a trovare un sacchetto di plastica o qualcos’altro. E un paio di cucchiai magari.»
Ritornarono in cucina e Constance trovò il cassetto con la pellicola trasparente, il rotolo di alluminio e i sacchetti di plastica. Osservarono il terriccio prima che Charlie lo facesse scivolare cautamente in un sacchettino e lo chiudesse con un fil di ferro. Ripose la carta nel portafoglio e si infilò in tasca il sacchettino. «I cucchiai» disse.
Constance aveva un’aria dubbiosa. «Ci sono un infinità di piante in vaso in questa casa.»
«Lo so» rispose sconfortato. «Se entro un paio di minuti non troviamo niente rimanderemo tutto a domani e lasceremo che se la sbrighi il giardiniere. Ora però proviamoci almeno.»
Arrivati alla porta del giardino Constance si fermò nuovamente. «Sai dov’è l’interruttore generale delle luci?»
Charlie lo sapeva. Raggiunse il quadro elettrico che si trovava in corridoio dietro alla piscina, e provò diversi interruttori prima di trovare quello che accendeva tutte le luci del giardino. Fu come assistere a un’aurora. Lo sconforto di Charlie aumentò: era una giungla. C’erano vasi e contenitori di ogni forma e grandezza, alcuni simili a lunghi trogoli, altri a un mezzo barile, altri ancora semplicemente rotondi. Lo sfagno era ovunque, tra i vasi e sulla terra all’interno di essi. Lì per lì Charlie aveva pensato che sarebbe stato facile trovare il punto in cui lo sconosciuto aveva scavato perché sarebbe bastato guardare la superficie della terra. Adesso però si accorse che non era così semplice.
«Be’, gli è rimasta della terra sotto le scarpe e ha sporcato la moquette. Forse non lo ha fatto solo una volta.»
Constance annuì osservando attentamente ogni vaso. «Non ha preso qualcosa, lo ha nascosto. A seconda delle dimensioni dell’oggetto che ha nascosto potrebbe essere rimasta una montagnola di terra.»
«Perché pensi che non abbia disseppellito qualche cosa?»
«Semplicemente perché non avrebbe molto senso. Queste piante si possono spostare tutte, credo che vengano rinvasate spesso, che le si cambi spesso di posto. Se qualcuno ci avesse lasciato qualcosa, anche per pochi giorni, immagino che il giardiniere lo avrebbe trovato. I vasi più grandi poggiano su rotelle. Suppongo che per alcuni periodi dell’anno vengano messi a rotazione nella serra. Vegetano meglio nella serra» aggiunse quasi sovrappensiero. Pensava alla grande impresa che li aspettava senza decidersi a prendere l’iniziativa.
Charlie cominciò a salire i gradoni di pietra osservando in anticipo ogni gradino alla ricerca di altro terriccio smosso. Ogni alzata era in pendenza ma, a meno di osservarla da vicino, non lo si notava. A ridosso di ogni gradino c’erano dei canali di scolo e, con grande disappunto di Charlie, anche un impianto di irrigazione automatico, il tipo di impianto usato normalmente per i prati in cui la pressione dell’acqua faceva emergere degli spruzzatori che dopo aver bagnato scomparivano nuovamente nel terreno. Non era del tutto certo del motivo per cui la cosa lo rendeva furente, ma la reazione che ebbe fu esattamente quella. A un certo punto capì: se non avessero trovato il vaso giusto l’impianto si sarebbe messo in funzione all’alba cancellando ogni traccia, proprio come il piccolo aspirapolvere si sarebbe staccato dal muro e avrebbe pulito la terra sulla moquette.
Charlie salì un altro gradino, e poi un altro ancora. Il profumo era così intenso da essere nauseante. C’erano fiori bianchi e rosa e poi un vaso più grande con una pianta rampicante… Charlie borbottò qualcosa a bassa voce e si accovacciò. C’era della terra.
Constance lo raggiunse e, prima di concentrarsi sui vasi, osservarono la terra sparsa sul pavimento. Le gardenie erano in fiore ma molti boccioli non si erano ancora dischiusi. Ammassate tutto intorno c’erano piante di verbena e una bella lobelia strisciante interamente coperta di fiori azzurri. Charlie cominciò a rimuovere lo sfagno. Il terreno sotto al muschio del primo vaso sembrava intonso, ma quella terra doveva pur venire da qualche parte, pensò cupamente, e tolse dell’altro muschio.
«Aspetta un attimo» disse Constance. Prese un vaso di gardenia, afferrò la pianta, rovesciò il vaso e sollevò la gardenia scoprendo le radici strette in una massa compatta. La rimise a posto e sollevò quella successiva sotto lo sguardo attento di Charlie. Constance capì che Charlie non aveva mai visto una pianta costretta in un piccolo vaso. «Le gardenie amano riempire il vaso di radici prima di formare i boccioli» gli spiegò, e cominciò a rovesciare anche gli altri. Charlie la precedette per andare a liberare il grande vaso che conteneva la palma. In quello almeno c’era spazio per scavare, stava pensando, quando udì Constance esclamare sommessamente qualcosa. «Charlie! Guarda.»
In una mano reggeva la pianta, nell’altra il vaso, e quando Charlie ci guardò dentro vide un oggetto simile a una calcolatrice. Sapeva benissimo che si trattava del computer portatile. Lo tirò fuori pian piano tenendolo per l’estremità più stretta.
«Cosa cazzo state facendo?»
Bruce e Jake stavano scendendo gli ampi gradini di pietra. Jake era in vestaglia e pantofole, mentre Bruce indossava ancora gli abiti trasandati di quella sera, il maglione sformato, le scarpe da ginnastica con le stringhe slacciate, i jeans.
«È questo l’oggetto di cui parlavate stasera?» domandò Charlie affabilmente, osservandoli mentre si avvicinavano camminando tra la terra dei vasi rovesciata.
Jake emise un fischio e annuì. Bruce allungò la mano per prenderlo ma Charlie lo ritrasse. Jake guardò i vasi, il muschio rimosso e aggrottò le sopracciglia, «Era nelle piante? Come l’avete trovato?»
«Diciamo che è stato un tentativo fortunato. Andiamo in cucina, vorrei lavarmi.»
«Ce n’è solo uno? Magari…» Jake guardò i vasi lì intorno, poi l’intera stanza e alla fine si strinse nelle spalle. «Anche se ce ne fossero altri, potrebbero essere dappertutto» disse.
«Ammesso che ce ne siano altri, aspetteranno sino a domani» replicò Charlie. Attese che Constance rimettesse la gardenia nel vaso, poi li fece scendere e li condusse fuori dal giardino.
In cucina Constance prese un altro sacchettino di plastica e tutti osservarono Charlie infilarci dentro l’unità di controllo e chiudere il sacchetto.
«Merda!» gridò Bruce. «Proprio come nei film! Ha davvero intenzione di rilevare le impronte digitali? Non crede che un assassino intelligente le avrebbe cancellate tutte?»