Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]
- Автор: Фармер Филип Хосе
- Серия: il mondo del fiume #1
- Год: 1971
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0017-6
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fiume della vita [To Your Scattered Bodies Go - it]». Краткое содержание книги:
Gwenafra si era fatta più alta. Tutti i bambini stavano crescendo. Entro dodici anni, se la situazione fosse sempre rimasta la stessa, non ci sarebbero stati più fanciulli o adolescenti.
Burton pensando a questo, disse ad Alice: — Quel tuo amico, il reverendo Dodgson, quello che amava solo le bambine… Si troverà un po’ in difficoltà, no?
— Dodgson non era un pervertito — replicò Frigate. — Ma che dire di quelli che provano davvero attrazione sessuale solo verso i bambini? Cosa faranno quando i bambini non ci saranno più? E quelli che provano piacere nel maltrattare o torturare gli animali? Vedete, io mi sono rammaricato per la mancanza di animali. Io amo i gatti, e i cani, e gli orsi, e gli elefanti, quasi tutti insomma. Non le scimmie però, perché sono troppo simili agli esseri umani. Ma sono contento che qui non ci siano animali. Ora nessuno potrà più abusarne. Tutti quei poveri animali infermi che pativano il dolore, la fame, la sete, per colpa di uomini insensati o malvagi… Ora non più.
Accarezzò i capelli biondi di Gwenafra, lunghi già una quindicina di centimetri.
— Provo lo stesso anche per tutti i bambini inermi e maltrattati.
— Che razza di mondo è quello in cui non ci sono bambini? — disse Alice. — E poi, perché niente animali? Se non possono essere più maltrattati o torturati, non possono ricevere più neanche carezze e affetto.
— In questo mondo una cosa compensa l’altra — replicò Burton.
— Non possiamo avere odio senza amore, bontà senza cattiveria, pace senza guerra. Non abbiamo delle alternative, in nessun caso. Gli invisibili Signori di questo mondo hanno stabilito che non ci debbano essere animali, e che le donne non generino più figli. Così sia.
Il mattino del quattrocentosedicesimo giorno del viaggio cominciò come tutti gli altri. Il sole era sbucato dalla cresta delle montagne alla sinistra dei naviganti. Il vento proveniente dal corso superiore del Fiume aveva una velocità stimata intorno ai venticinque chilometri all’ora, come al solito. Il caldo aumentava in fretta a mano a mano che il sole si innalzava, raggiungendo, secondo i calcoli, i trenta gradi all’incirca alle due del pomeriggio. Il catamarano, lo Hadji, procedeva bordeggiando. Burton era sul ponte, e teneva con entrambe le mani la grossa barra di pino alla sua destra, mentre il vento e il sole colpivano la pelle fortemente abbronzata. Indossava un gonnellino a riquadri neri e scarlatti che gli giungeva quasi alle ginocchia, e portava una collana di contorte vertebre di «pescecorno», d’un color nero lucido. Il «pescecorno» era un pesce lungo circa due metri, provvisto di un corno di quindici centimetri che gli spuntava dalla fronte rendendolo simile al leggendario unicorno. Il pescecorno viveva a trenta metri circa di profondità, e non era facile catturarlo. Ma con le sue vertebre si confezionavano splendide collane, e la sua pelle, opportunamente conciata, si trasformava in calzari e corazze e scudi, o si poteva lavorare per ricavarne funi e cinghie, flessibili ma robuste. La sua carne era deliziosa, ma il corno era la parte di maggior valore. Costituiva la punta di lance o di frecce, o veniva infilato in un’impugnatura di legno diventando così un pugnale.
Su un supporto vicino a Burton c’era un arco, coperto da una vescica natatoria trasparente. L’arco era stato costruito con le due ossa che sporgevano ai lati della bocca del «pescedrago». Tagliandole entrambe ad un’estremità, in modo che l’una si potesse infilare nell’altra, si otteneva un arco a due corni. Una volta applicata la corda, ottenuta dagli intestini del pescedrago, solo un uomo assai robusto riusciva a tendere del tutto quell’arco. Burton, quaranta giorni prima, ne aveva adocchiato uno, offrendo in cambio al suo proprietario quaranta sigarette, dieci sigari, e quasi un litro di whisky. L’offerta era stata rifiutata. Allora Burton e Kazz erano tornati indietro, la notte successiva, e avevano rubato l’arco. O meglio avevano fatto un baratto, poiché Burton si era sentito costretto a lasciare in cambio il suo arco di legno di tasso.
Burton, ragionando a mente fredda, era convinto di aver avuto ogni diritto di rubare l’arco. Il suo ex-proprietario si era vantato di aver ucciso un uomo per potersene impadronire. Perciò portarglielo via significava toglierlo a un ladro e assassino. Tuttavia, quando ci pensava, il che peraltro non avveniva spesso, Burton provava dei rimorsi di coscienza.
Burton governava lo Hadji attraverso un canale che si andava facendo sempre più angusto. Prima il Fiume si era mutato in un lago largo cinque chilometri e lungo otto, e ora si era ristretto in un canale le cui rive distavano sì e no cinquecento metri. Più avanti il canale faceva una curva scomparendo tra le pareti di un canyon.
In quel punto l’imbarcazione avrebbe dovuto procedere con cautela, perché la corrente era più violenta e lo spazio utile per bordeggiare più limitato. Ma Burton era passato molte volte attraverso simili stretti, per cui non aveva la minima paura. Quando doveva superarne uno, tuttavia, gli veniva sempre in mente l’immagine della nascita. L’imbarcazione passava da un lago, simile a un grembo materno, a un altro lago, attraverso uno stretto condotto. In entrambi i casi c’erano acque prorompenti, e dall’altra parte si poteva avere la possibilità di avventure fantastiche, o di una rivelazione.
Il catamarano passò davanti a una pietra-fungo, distante solo una ventina di metri. Sulla pianura di destra, larga in quel punto soltanto un chilometro scarso, c’erano molte persone. Queste gridavano in direzione dei naviganti, o agitavano la mano, o mostravano il pugno, o urlavano delle oscenità, che Burton riusciva a capire grazie alle sue numerose esperienze. Ma quella gente non sembrava ostile: il fatto era, semplicemente, che gli estranei venivano sempre accolti dagli indigeni nei modi più disparati. La popolazione di quel luogo era formata da persone con corpo piccolo e magro, pelle scura, capelli neri. Ruach disse che la loro lingua era probabilmente proto-camito-semitica. Sulla terra erano vissuti in qualche zona del Nordafrica o della Mesopotamia, quando quelle regioni erano state molto più fertili. Indossavano i gonnellini, ma le donne avevano il petto scoperto e usavano i corpetti come fazzoletti da collo o turbanti. Quella gente occupava l’argine destro del Fiume per un tratto che comprendeva sessanta pietre-fungo, vale a dire per sessanta chilometri. La popolazione precedente si stendeva per ottanta chilometri ed era costituita in prevalenza da cingalesi del decimo secolo, con una minoranza di Maya precolombiani.
— Il soffio mescolatore del Tempo — aveva detto Frigate commentando la distribuzione dell’umanità. — Il più grande esperimento antropologico e sociale che mai sia stato condotto.
La sua affermazione non era esagerata. Sembrava proprio che popolazioni diverse fossero state mescolate affinché potessero imparare qualcosa le une dalle altre. In alcuni casi i gruppi estranei avevano stabilito un modus vivendi, riuscendo a coabitare in relativa amicizia. In altri casi un gruppo aveva massacrato l’altro, o si erano quasi sterminati a vicenda, o uno dei due era stato ridotto in schiavitù o costretto alla fuga.
Dopo la resurrezione aveva regnato per un po’ di tempo l’anarchia. La gente aveva vagato qua e là, e in pochissime zone si era riunita in minuscoli gruppi a scopo di difesa. Dopo di che si erano fatti avanti i capi nati e gli assetati di potere, e quelli inclini per natura a seguire qualcuno si erano messi in fila dietro ai capi di loro scelta (o in molti casi erano stati scelti dai capi).
Uno dei numerosi sistemi politici così formatisi era quello della «schiavitù del graal». In una data regione il gruppo dominante teneva gli altri in schiavitù. Agli schiavi veniva dato da mangiare a sufficienza, poiché il graal di uno schiavo morto era inutilizzabile. Ma le sigarette, i sigari, la marijuana, la narcogomma, i liquori, e i cibi più gustosi, venivano requisiti.